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Capitolo 12

Sii coraggiosa, mi ripeteva sempre mia madre prima che mi addormentassi. Prima che il fato me la portasse via per sempre.
Penso a quanto possa essere stato coraggioso Ethan ogni singolo giorno della sua vita passato accanto a suo padre.
Penso a quanto sia stato forte. A quanti sacrifici abbia fatto per sé stesso e per sua sorella.
Mentre ci rifletto su, lui nuota nel mare limpido di San Francisco.
Più volte mi ha invitato a fare un bagno ma ho inventato di avere quel problema che almeno una volta al mese tutte le ragazze hanno.
Osservo nei minimi dettagli i suoi movimenti. La gamba sincronizzata perfettamente al braccio opposto, la testa che ruota alla ricerca disperata di aria, la mano a coppa per nuotare meglio e le spalle larghe al pelo con l'acqua.
Le spiagge di San Francisco sono uguali a quelle della nostra città. Sabbiose, morbide e poco frequentate.
Siamo noi, gli unici due pazzi, che stanno a mare durante l'arrivo di una burrasca, segnalato dal cielo ricoperto di nuovoloni grigi carichi di pioggia.
<<Ethan! Sta per piovere, torniamo?>>
I miei piedi sfiorano l'acqua e per un secondo il terrore di essere scoperta mi riscuote, così mi allontano.
Lo osservo tornare in dietro con gli stessi movimenti perfetti.
<<Non avevo notato il cielo grigio, scusami.>>
È molto nervoso, lo capisco dai muscoli tesi e la mascella serrata.
<<Non preoccuparti... Andiamo?>>
Annuisce e andiamo verso casa, dall'altra parte della strada.

Appena entro nell'appartamento, Ethan si chiude in bagno e qualche secondo dopo sento lo scrosciare dell'acqua nella doccia.
Io mi butto qualche secondo sul divano e decido di chiamare mio fratello.

<<Andre!>>
<<Ehi! Come va la vostra piccola fuga d'amore?>>
Sorrido e scuoto la testa. È sempre lo stesso.
<<Ma quale fuga d'amore! Tu?>>
Ridacchia dall'altra parte del telefono e dice
<<Sto studiando, tra un po' ho un esame.>>
Annuisco anche se so che non può vedermi.
<<Papà? La nonna?>>
<<Papà è più sorridente ultimamente... la nonna è la stessa di sempre.>>
Per un attimo il cuore mi si riempe di gioia ma scoppio a ridere appena sento la frase di Andrea.
<<Vecchia alga ringrinzita.>>

Rido così forte che non mi accorgo neanche che Ethan mi osserva, appoggiato con una spalla allo stipite della porta e solo un asciugamano attorno alla vita.
Ah.
Non si fanno queste cose, mio caro Ethan.
<<Dopo questa tua perla, ti lascio ai manuali di psicologia. Ciao granchietto... saluta papà!>>
Lo sento ridere mentre attacco e, ancora con il sorriso sulle labbra, mi giro verso Ethan.
Lui mi sorride e si friziona i capelli con un asciugamano.
I miei occhi, inevitabilmente, vagano lungo il suo corpo soffermandosi sui suoi occhi alla fine.
So di essere rossa.

<<Ti dispiace se invito un mio amico a cena? Forse c'è anche la sua ragazza..>>
<<Figurati! Mi fa piacere conoscere persone nuove, da piccola non ho avuto molte possibilità.>>
Ethan mi guarda seriamente, troppo seriamente. Come se volesse leggermi dentro.
<<Cosa cuciniamo?>>
<<Nulla! Aspettiamo loro e poi ordiamo delle pizze!>>
Annuisco e lui si avvicina a me.
Ti prego stammi lontano.
<<Senti Ginevra... volevo ringraziarti per oggi. Io... io penso che tu stia diventando qualcosa di molto importante per me.>>
Mi guarda dritto negli occhi mentre sento un peso nascere sullo stomaco.
Blu contro verde.
<<Anche tu sei molto importante per me.>>
Sorride e cerca di baciarmi ma io appoggio i palmi sul suo petto per mettere una distanza minima tra noi.
Non posso farcela così.
Il suo sguardo si incupisce e un cipiglio si disegna tra le sopracciglia.
<<Anche tu sei importante per me ma c'è sempre quel piccolo segreto che ci dividerà finché tu non sarai pronto e finché io non avrò sistemato la questione con mia nonna.>>
Lui mi fissa negli occhi e si sposta bruscamente.
Cerco la sua mano per portarla sul mio cuore e fargli ascoltare come va veloce quando lui è vicino a me. Quando mi guarda, quando sento il magone sullo stomaco e quando il cuore rimbomba in tutto il mio corpo.
Non riesco ad afferrargliela in tempo che è già distante. Troppo.
<<Mi stai respingendo di nuovo, Ginevra.>>
Spalanco gli occhi e nego con la testa.
<<Non voglio illuderti, è diverso.>>
Mi guarda dritto negli occhi.
<<Quando sarò pronto ad ascoltare il tuo segreto, quando ti racconterò tutto il mio passato, quando sarai diventata una parte indelebile di me, tu mi abbandonerai come hanno fatto gli altri?>>
Una lacrima riga il suo volto e le sue parole mi impietriscono.
Il suo sguardo e il suo tono... È come ricevere un pugno allo stomaco.
<<No. Perché a quel punto tu sarai diventato una parte indelebile di me.>>
Lo sussurro ma è come se lo avessi gridato.
Non mi importa cosa possa dire mia nonna, Ares e tutto il mondo marino.
Per una volta voglio essere coraggiosa come mi ripeteva ogni notte mia madre.

Un suono proveniente dalla sua stanza ci disrae dal nostro gioco di sguardi, di parole non dette e di sentimenti repressi.
Appena Ethan esce dalla cucina, mi reco sul balconcino e osservo il mare che riflette il cielo scuro, le onde che bagnano la spiaggia, i passanti che prima di una burrasca si affrettano a rientrare nelle loro abitazioni tenendo strette a sé le borse o le cartelle dei documenti.
Poi vedo un foglio, scappato di mano ad una persona, trasportato dal vento.
Vorrei essere libera di prendere le mie decisioni senza essere limitata da un segreto.
<<Il mio amico e la sua fidanzata stanno arrivando. Possiamo chiarire prima che arrivino?>>
Alzo un sopracciglio e rientro in cucina, chiudendo il piccolo balcone.
<<Cosa dobbiamo chiarire?>>
<<Voglio abbracciarti.>>
Sorrido e mi rifuggio tra le sue braccia calde e accoglienti.
Mi bacia la testa e mi stringe a sé, finché non suona il campanello della porta.
Ethan si stacca e va ad aprire.

Vedo entrare un ragazzo completamente diverso da Ethan, magro, alto e biondo con occhi scuri.
Ci sorridiamo un secondo, il tempo di accorgermi che dietro di lui c'è una ragazza.
Ci paralizziamo sul posto e ci guardiamo.
<<Ginevra è tutto okay?>>
Sento la voce di Ethan in lontananza mentre i ricordi della mia infanzia mi passano in frequenza davanti agli occhi.
Ci muoviamo insieme, rifugiandoci una nelle braccia dell'altra.
La stringo a me più forte che posso. Respiro il suo odore inconfondibile di terra fresca e cannella, l'odore della sua terra e dei dolci che amava cucinare.
I suoi capelli biondo scuro mi circondano e sento il suo corpo tremare contro il mio, insieme al mio.
La allontano da me per osservarla in faccia. Ha gli occhi chiari arrossati dal pianto e la punta del naso rossa, come ogni volta che piangeva.
<<Chiara...>>
Lei scoppia a piangere e mi stringe a sé, a quel punto scoppio anche io.
<<Oh Ginevra, mi sei mancata così tanto.>>

È come aver ritrovato una parte di me. La sorella che non ho mai avuto ma che ho sempre desiderato.
L'amica che ti ha visto crescere, che ti ha asciugato le lacrime e che ti ha curato le ferite quando tu non eri in grado.
La mia Chiara.

<<Basta piangere adesso.>>
È sempre stata lei quella più forte tra le due, ma adesso tocca a me.
Le asciugo le lacrime mentre mi sorride ed io sorrido a lei.
<<Voglio presentarti una persona importante per me.>>
Mi prende per mano e ci avvicianiamo al ragazzo.
<<Shawn, lei è la mia migliore amica Ginevra. Ginevra, lui è il mio ragazzo Shawn.>>
Gli stringo la mano e noto un tatuaggio sul polso.
<<Ho sentito molto parlare di te.>>
Mi sorride e nella sua guancia appare una fossetta.
<<Noi già ci conosciamo Chiara. Sinceramente non me lo aspettavo questo colpo di scena. Mi fa piacere.>>
Sorrido e guardo Chiara. Lei mi sorride e mi si avvicina.
<<Devo raccontarti così tante cose!>>
Sussurra piano per non farsi sentire, ma i ragazzi sono molto attenti.
<<Anche io!>>
Lei emette un gridolino di felicità e il suo viso si apre in un bellissimo sorriso spontaneo.
Mi mancavano i suoi ridolini e i suoi sorrisoni.
Ridacchio e osservo Ethan che si è messo di lato con Shawn e mi sorride.
Ricambio il sorriso e mi avvicino a lui.
<<Allora quando ordiniamo le pizze? Io avrei una certa fame!>>
Chiara mi segue a ruota e i due ragazzi, disperati, chiamano e ordinano quattro pizze semplici.
Dopo poco ci ritroviamo seduti in cerchio sul tappeto a mangiare pizza e a ridere delle disavventure di Shawn.
<<Avevo fatto un buco alla banconota e avevo attacato un filo di nailon. Appena l'ho data al tassista ed ho ritirato la mano la banconota mi è salta in dietro e sono scappato. Il poveretto mi ha rincorso per due isolati finché non gli stava per prendere un attacco al cuore! Sono bravo a correre quando Ethan è bravo a nuotare.>>
Ridiamo tutti.
<<Allora sei proprio bravo a correre!>
Ethan mi sorride e mi fa l'occhiolino, io arrossisco e distolgo lo sguardo.
Shawn si pavoneggia un po' finché un lampo non squarcia il cielo seguito da un tuono. Un rumore fortissimo fa tremare i vetri della porta finestra e della credenza in cucina.
Una pioggia scrosciante batte sui vetri ed entra da sotto la porta finestra.
Ethan si affretta a posizionare delle pezze alla base e ad incastrarle per bene.
<<Avete un letto in più?>>
Chiara ha sempre avuto paura dei tuoni e dei lampi.
Shawn alza gli occhi al cielo e inizia a  raccogliere i cartoni di pizza per buttarli, io lo seguo con le lattine e le bottiglie.
<<Chiara. Sono due gocce d'acqua e due tuoni, c'è il tuo principe senza cavallo con te! Di cosa hai paura?>>
Lei si alza e si accovaccia sul divano stringendo al petto un cuscino.
Shawn è accanto a lei e le accarezza i capelli, come per tranquillizzare una bambina piccola.
<<Lo sai.>>
Lo so anche io. Una notte di tempesta era rimasta da sua nonna, in una casetta di legno in campagna circondata da alberi. Quella notte un lampo incendiò la casa e sua nonna morì mentre lei, aveva cinque anni o sei, sopravvisse.
Chiara si accovaccia al petto di Shawn e lui la stringe, baciandole la testa.
Sono felice che abbia trovato una persona che la ami davvero.
<<Se Ethan ci vuole restiamo qui. Altrimenti affronterai la tua paura.>>
Lei scuote energicamente il capo e si gira verso Ethan che è intento ad accomodarsi per terra davanti a loro.
<<Ma figuratevi. Certo che potete restare. Mi dispiace per Ginevra che dovrà sopportarmi per una notte intera.>>
Lui mi guarda con quel sorrisetto e quello sguardo malandrino.
Ah! Ti destesto Ethan Mitch.
Alzo le spalle e mi avvicino ad lui accomodandomi accanto.
<<A Ginevra non dispiace di sicuro, vero sirenetta?>>
Se gli sguardi potessero uccidere lei sarebbe già morta da almeno trenta secondi.
<<Sirenetta?>>
Ethan lo guarda con uno sguardo misto tra presa in giro e indagine.
<<Si sai... ero molto brava a nuotare.
Comunque non mi dispiace dormire con te Ethan, tranquillo.>>
Sudo freddo  finché non lo sento scoppiare a ridere.
<<Lo so!>>
Gli do una gomitata nel fianco e scoppio a ridere insieme agli altri due che ci guardano fissi.

Dopo un'altra ora di chiaccherata e la scoperta che mi ha lasciata senza parole, ovvero che Shawn e Chiara stanno pensando di andare a vivere insieme, mi accomodo nel mio letto.
Per meglio dire, tra le braccia di Ethan.
Mi da un bacio tra i capelli e io mi accoccolo ancora di più a lui.
Ascolto il suo cuore rimbombarmi nelle orecchie e ascolto il mio, sinconizzarsi a quello di Ethan.
<<Buonanotte sirenetta.>>
Sorrido felice.
<<Buonanotte Ethan.>>

È per questo che mia madre mi ha insegnato ad essere coraggiosa. Per potermi godere la mia piccola ma grande ricompensa.
Sii coragiosa Ginevra, sempre.

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