Sorrisi e notti d'inverno
Quella sera, a casa Greengrass, l'atmosfera non era delle migliori.
In realtà, il signore e la signora Greengrass erano di un buonumore quasi inquietante e pareva che si stessero trattenendo dal saltellare qua e là per la casa, ma la piccola Astoria sembrava voler compiere un omicidio di massa ogni volta che uno dei suoi genitori apriva la bocca.
'NON CI VOGLIO VENIRE' aveva urlato la sera prima, quando suo padre aveva comunicato, tutto felice, la notizia che un signore molto simpatico che aveva incontrato al Ministero li aveva invitati a casa sua per fare quattro chiacchiere la sera dopo.
I motivi per cui avrebbe preferito ingoiare un Vermicolo vivo invece di andare a trovare il nuovo amichetto di suo padre erano principalmente tre.
Prima di tutto avrebbero dovuto andarci con la polvere volante, e Astoria odiava quel modo di muoversi, con la cenere che le entrava nel naso e la faceva starnutire.
In più, sua sorella Daphne stava male, e quindi i suoi genitori avevano deciso di farla restare a casa a riposarsi. Così non avrebbe avuto nessuno con cui giocare in quella serata che, se lo sentiva, sarebbe stata terribilmente noiosa. Aveva provato a chiedere a Daphne se le poteva starnutire addosso, così da poter starsene a casa a leggere le Fiabe di Beda il Bardo invece che andare a quella stupida serata tra adulti, ma sua madre l'aveva scoperta e trascinata fuori dalla stanza della sorella.
'Stai tranquilla, tesoro, non ti annoierai' aveva tentato di rassicurarla suo padre, quando aveva minacciato per la terza volta di scappare di casa se non avessero cancellato tutti gli impegni di quella sera 'ci sarà anche un bambino dell'età di Daphne e sono sicuro che andrete subito d'accordo.'
E questo era il terzo motivo. Astoria non aveva belle esperienze con gli altri bambini: lei ci provava, davvero, a diventare loro amica, ma poi loro facevano cose cattive come rubarle il naso e, appena si ritrovavano loro senza naso, scappavano subito dalla mamma e non si facevano più vedere. Non era mica colpa sua.
Quando Astoria arrivò nel camino di casa Malfoy, fece solo in tempo a scorgere due occhi grigi da bambino che la guardavano curiosamente prima di cadere a faccia a terra sul pavimento lucido.
Subito sua madre e suo padre arrivarono dietro di lei e ancora più malamente di come era atterrata la tirarono su, rivolgendo scuse impacciate a quelli che dovevano essere i genitori del bambino.
-Ti va di accompagnare la nostra piccola ospite al parco, mentre noi parliamo di cose da grandi?- chiese l'uomo che doveva essere Lucius Malfoy, stando a quello che suo padre aveva ripetuto per tutto il giorno, dopo che tutti si furono rialzati.
Astoria dovette mordersi la lingua per non urlargli che era inverno e fuori probabilmente c'era qualche centinaio di gradi sotto zero, quindi quel signore se lo poteva anche scordare che lei andasse a congelarsi, per di più con quel bambino inquietante che continuava a fissarla.
Ma i suoi genitori non dissero niente, anzi, annuirono convinti, così il bambino dagli occhi grigi si avvicinò a lei un po' impacciato e insieme uscirono dal portone.
-Io sono Astoria. Tu come ti chiami?- chiese Astoria quando furono soli, decidendo di dargli una possibilità.
-Draco- borbottò lui -I tuoi genitori sono maghi, vero?
-Sì, perché?
-Lo immaginavo, mia mamma e mio papà non lascerebbero mai entrare degli sporchi mezzosangue o dei babbani in casa.
-Perché? Cosa gli hanno fatto?
Draco sputò per terra, o almeno ci provò, ma il risultato fu soltanto che la saliva gli andò di traverso e tossì per due minuti buoni prima di rispondere. -Niente. Ma i babbani fanno schifo. Sono stupidi.
-Non è vero!- protestò lei indignata -La mamma e il papà mi hanno insegnato che i babbani sono come noi!
-Allora sono stupidi anche loro. I traditori del proprio sangue fanno quasi più schifo dei babbani.- e sputò un'altra volta per terra.
-I miei genitori non sono stupidi! Tu sei stupido!- urlò Astoria, furiosa.
Intanto erano arrivati al parco. Era un piccolo parco abbandonato, con un solo lampione ad illuminare il tutto. Minuscoli fiocchi di neve cominciarono a cadere sui capelli dei due bambini.
-Ma dai, li hai visti i babbani? Corrono di qua e di là con quelle loro automobili ridicole, quando basterebbe smaterializzarsi o usare la polvere volante! E usano le scope per pulire per terra, invece che per volare, ci credi? Potrebbero avere una Nimbus in mano e usarla per pulire le loro sudicie case. E per volare si sono inventati quei cosi enormi, arerei mi pare che si chiamino. Non capisco perché i loro figli debbano venire nelle nostre scuole, sono così stupidi che probabilmente neanche sanno cos'è Hogwarts.
-SMETTILA DI DIRE CHE SONO STUPIDI!- urlò Astoria, fuori di sé -SONO PIÙ INTELLIGENTI DI TE E DELLA TUA MAMMA E ANCHE DEL TUO PAPÀ SE ANCHE LORO DICONO QUESTE COSE! NON CI VOGLIO PIÙ PARLARE CON TE!
Un rumore di vetro infranto e il parco calò nell'oscurità più totale. La lampadina del lampione, ormai ricoperto di neve, si era frantumata. Non c'erano stelle e nemmeno la luna si vedeva per via di tutte le nuvole che oscuravano il cielo.
-D-Draco?- balbettò Astoria.
Non aveva paura del buio. Ne era terrorizzata.
-Sono qui- sussurrò la voce del bambino di rimando. -Hai paura del buio?
Lei annuì e, anche se sapeva che Draco non poteva vederla, seppe che aveva capito.
Allungò le mani e a tentoni trovò il braccio di Draco. Lo strinse forte, come se fosse stato l'unico contatto con la realtà in un mondo invisibile e sconosciuto, in un incubo ad occhi aperti arrivato all'improvviso. La litigata di pochi minuti prima era già del tutto dimenticata.
Si sentiva dannatamente vulnerabile, ad ogni fruscio non riusciva a fare a meno di rabbrividire, per il freddo e per la paura, e tratteneva il respiro, in attesa di qualcosa di improvviso, di un mostro che balzasse fuori da chissà dove, pronto ad aggredirla. E sperava con tutto il cuore in qualcosa che la tirasse fuori da quell'incubo in cui era precipitata.
Non c'era nessuno che potesse tirarla fuori di lì, ma qualcuno che poteva farle sentire che non era sola, che erano insieme e che non l'avrebbe lasciata quando lei aveva più paura c'era eccome. Astoria si lasciò avvolgere dal calore nuovo di quelle braccia da bambino e ricambiò l'abbraccio, perché sentiva che quello di cui aveva più bisogno in quel momento era qualcuno a cui attaccarsi per non perdersi.
D'improvviso un urlo furioso ruppe il silenzio quasi magico che si era creato.
-FUORI DALLA MIA CASA, TRADITORI DEL VOSTRO SANGUE!
-NON SI PREOCCUPI, NON CI RIVEDRETE MAI PIÙ!
I genitori di Astoria comparvero sulla via che portava al parco, le bacchette alzate che illuminavano la strada e le espressioni furiose.
-Andiamo via, Astoria- disse brusco suo padre, prendendola per un braccio e trascinandola via dall'abbraccio di Draco. -Non commetteremo più l'errore di frequentare questa gente.
Ma Astoria non lo stava ascoltando. Salutò con una mano Draco e gli rivolse un sorriso, che lui ricambiò, nella luce flebile delle bacchette.
***
Draco Malfoy non sapeva se ridere o piangere davanti all'ennesimo tentativo di Blaise di invitare una ragazza a Hogsmeade.
Dopo il quinto rifiuto aveva provato a chiedergli se non volesse lasciare perdere e chiedere a Goyle di trasformarsi in una ragazza con la pozione Polisucco in modo da poter invitare lui, ma l'amico l'aveva guardato male e aveva continuato la sua impresa disperata.
-Oh guarda là, c'è Daphne!- esclamò Blaise, con il sorriso che gli rispuntava sul volto, probabilmente già dimentico del fatto che l'ultima ragazza a cui aveva provato a parlare gli aveva gentilmente consigliato di ficcarsi una zanna di basilisco in posti improbabili del corpo.
-Guarda e impara- sussurrò convinto all'amico e si avvicinò a Daphne. Draco prese seriamente in considerazione l'idea di andare a recuperare qualche zanna di basilisco dalla camera dei segreti e seguire il consiglio della ragazza.
-Ehi, Daphne, sai che stai proprio bene con questa... ehm, divisa scolastica?- stava intanto dicendo Blaise. Draco si schiaffò una mano sulla faccia. Perché aveva degli amici così stupidi?
-Sei ancora più strano del solito, Zabini- rispose Daphne, alzando le sopracciglia.
-Hai visto il mio nuovo taglio di capelli, eh?- replicò con un occhiolino.
-Hai visto il cazzo che me ne frega? Scusa, devo andare a cercarlo- mise fine alla conversazione lei, voltandogli le spalle e dirigendosi verso la Sala Comune.
-Allora ci vieni a Hogsmeade con me?- le urlò Blaise.
-Preferirei uscire con uno Schiopodo Sparacoda!- gridò Daphne di rimando.
-E con questa siamo alla quattordicesima ragazza che ti ha rifiutato oggi. Hai intenzione di continuare?- lo prese in giro Draco.
-Sei ingiusto! Non tutte mi hanno detto di no!
-Hai ragione, avrai un appuntamento memorabile con Mirtilla Malcontenta! Ah dimenticavo, alla fine ti ha rifiutato pure lei per paura che le tirassi dei libri.
-Oh ma taci, come se tu avessi qualcuno con cui uscir- oh guarda, c'è Astoria!
Un'ondata di panico invase Draco. Non doveva incontrarla. -Devo andare in bagno!- annunciò in fretta all'amico e corse via. -Tira un libro a Mirtilla da parte mia- rispose quello avvicinandosi poi ad Astoria. -Ehi Blaise, era Draco quello che è appena corso via?- gli chiese lei. -Già- annuì Blaise -vescica debole.
Restò pensieroso qualche secondo, come riflettendo sulla vescica debole di Draco, poi esclamò -Hai visto il mio nuovo taglio di capelli?
Astoria Greengrass camminava per i corridoi di Hogwarts cercando sua sorella, anche se in realtà sperava di incontrare qualcun altro, qualcuno che aveva visto solo di sfuggita prima che scappasse via.
La stava evitando da quando erano tornati a Hogwarts, lei per il quarto anno e lui per il sesto, e Astoria non riusciva proprio a capirne il motivo. Ma una cosa era certa: aveva intenzione di scoprirlo molto presto.
Finalmente individuò la sorella tra un gruppetto di suoi amici e si avvicinò.
-Ehi Daph- la salutò.
-Oh ciao, tesoro, che succede?- chiese lei.
-Niente di importante, solo che mi servirebbe quel libro sulle Creature Magiche che ti hanno regalato mamma e papà l'anno scorso, abbiamo un tema sugli Snasi da fare per Cura delle Creature Magiche.
-Sì, dovrei averlo da qualche parte in dormitorio- rispose facendosi pensierosa. -Vieni che lo cerco, sempre che quelle due non abbiano ricominciato a litigare come al solito e abbiano fatto casino in tutta la camera.
Ma purtroppo 'quelle due' stavano litigando di nuovo.
-Non avresti dovuto farlo!- stava urlando Millicent quando entrarono nel dormitorio.
-Non è colpa mia! Volevo solo vedere se è vero che i gatti atterrano sempre in piedi!- urlò di rimando Pansy, tirandole un cuscino in faccia.
-Oh, sarà atterrato di sicuro in piedi!- replicò l'altra, prendendo anche lei un cuscino e cercando di soffocare la compagna -Su uno dei tentacoli della Piovra Gigante, però!
-Era un esperimento scientifico!
-E se io per esperimento scientifico ti ficco un Ippogrifo su per il-
-Silencio- disse Daphne con calma, la bacchetta alzata verso le sue compagne di stanza, che si zittirono all'istante, continuando a cercare di uccidersi con i cuscini e ad urlarsi insulti in labiale.
-Ah, grazie Tracey di averle disarmate, penso che dei nati babbani con una bacchetta farebbero meno disastri di loro- disse poi rivolta alla ragazza seduta sul suo letto, che rise piano alla sua battuta.
Astoria invece fece una smorfia, ma non disse niente: sapeva che discutere con sua sorella era inutile, non aveva mai appoggiato le idee pacifiste che caratterizzavano la sua famiglia, ma aveva sempre scelto di fare di testa sua, avvicinandosi sempre di più al mondo dei Mangiamorte.
-Comunque ecco qui il tuo libro!- esclamò Daphne, tirando fuori da sotto un mucchio di vestiti sporchi un volume a dir poco enorme.
-Ti adoro, Daph!- squittì Astoria schioccandole un bacio sulla guancia.
-Sai per caso dov'è Draco?- chiese poi fingendo noncuranza, ma sperando disperatamente una risposta affermativa.
-L'ho visto stamattina insieme a Zabini, ma non ho idea di dove sia ora, Zabini si è fissato con l'idea assurda che qualcuno possa accettare il suo invito a Hogsmeade e sono dovuta scappare.- rispose lei con un'espressione esasperata sul viso.
-Ah, fa niente.- mentì Astoria e poi aggiunse, rivolta a tutte -Ci vediamo a cena!
Ma invece di un saluto arrivarono strani lamenti: Millicent stava schiaffeggiando Pansy con una cioccorana che cercava di saltare via. -O almeno lo spero...
Draco non aveva nessuna intenzione di passare la sera nella Stanza delle Necessità.
Non ne poteva più, si sentiva gettato di peso in un incubo non suo, come se avesse dovuto essere qualcun altro a compiere le sue azioni.
Non riusciva a smettere di pensarci.
Uccidere Silente... Queste erano le due parole che rimbombavano nella sua mente, pronunciate dalla voce fredda e affilata che gli aveva annunciato quale sarebbe stato il suo compito.
Continuava a sentire i pianti di sua madre, le sue suppliche al Signore Oscuro, la voce sprezzante di Piton che gli diceva che aveva fatto soltanto tentativi stupidi e che così sarebbe stato scoperto e che il Signore Oscuro avrebbe ucciso anche lui...
Continuava a sentire la paura, l'enorme, profonda paura che si insediava in lui come veleno di Basilisco, distruggendolo rapidamente e dolorosamente.
E continuava a sentire la sua delusione, perché lo sapeva che lei sarebbe stata delusa. Delusa dalla sua mancanza di coraggio, dalla vigliaccheria con cui lasciava morire decine, se non centinaia, di altre persone per paura della propria morte. Delusa dal fatto che proprio la persona di cui si fidava di più sarebbe stata quella che avrebbe tradito tutti gli studenti di Hogwarts, che avrebbe fatto entrare i Mangiamorte, che avrebbe causato la morte di chissà quante persone.
Forse anche la sua morte... gli suggerì una vocina nella sua testa. No, non doveva, non poteva pensarci. Non avrebbe mai sopportato di essere la causa della morte della persona più importante della sua vita.
Forse, in quel caso, la propria morte non sarebbe più sembrata tanto orribile.
Chiuse gli occhi, cercando di scacciare via le lacrime e di mandare giù quel nodo in gola che sembrava ogni giorno più pesante.
Quando li riaprì, però, un'onda di sconforto lo avvolse: Astoria era a qualche decina di metri da lui che parlava con Blaise. Forse il suo amico era finalmente riuscito a trovare qualcuno che accettasse il suo invito? Sarebbero usciti insieme?
L'idea gli faceva ribaltare lo stomaco in modo orribile. Ma era così che dovevano andare le cose, la stava evitando e cosa pretendeva, che nessun ragazzo le si avvicinasse per il resto della sua vita? Non l'avrebbe mai ammesso, ma in cuor suo sì, l'aveva sperato.
In altri casi sarebbe andato subito a prendere a pugni Blaise, e doveva ammettere che la tentazione era forte anche ora, ma ora non poteva farsi vedere da lei.
Non sarebbe riuscito a sopportare la delusione in quei luminosi occhi verdi. Avrebbe preferito qualsiasi altra cosa, persino la rabbia, l'odio. Preferiva vedere fulmini che lacrime nel suo sguardo. Era per questo che voleva evitarla a tutti i costi.
D'un tratto Astoria si girò di scatto e lo vide.
Draco sentì una punta di panico insinuarsi orribilmente nel suo stomaco e corse via, fuori dal castello, non sapeva nemmeno lui dove, ma più lontano possibile da lei. Corse, inciampando nella neve fresca ad ogni passo, senza mai fermarsi.
Ma all'improvviso sentì una mano stringere il suo braccio, quasi dolorosamente, come aveva fatto tanti anni prima in un parco, nello stesso gelido buio di quella sera.
Si voltò e si costrinse a guardare il suo volto, per quanto riuscisse a vederlo nell'oscurità. I suoi occhi sembravano brillare anche nel buio di quella notte e Draco si trovò ipnotizzato da quel verde intenso.
-Perché mi stai evitando?- parlò infine lei, e sembrava più un'accusa che una domanda.
-Io n-non- cercò di convincere la sua voce a non tremare -non ti sto evitando.
-Oh certo, quando mi vedi scappi per sport, giusto? Non prendermi per il culo, Draco.
-Io non- cominciò lui, ma poi capì che era inutile. Non era stupida. -Il Signore Oscuro...
-Lo so che cosa ti ha detto di fare Voldemort. Me l'ha già detto Daphne.- disse lei con tono fermo, anche se la sua voce tradiva la paura. -Ti sto chiedendo perché mi stai evitando.
Draco esitò un attimo e poi disse: -Ti ricordi quando eravamo piccoli e tu avevi paura del buio?
Lei annuì nell'oscurità e, come molto tempo prima, seppe che Draco aveva capito anche senza vederla.
-Io sono il buio.
La voce di Draco sembrò risuonare nell'aria fredda per qualche minuto. Per la prima volta si chiese cosa fosse meglio: essere il buio, costretto a sopprimere la luce, o essere l'unica luce nell'oscurità e lottare incessantemente per non essere soffocati.
-Lo sai che cos'è l'arcobaleno?- chiese poi Astoria in un sussurro.
-Certo che lo so- rispose lui, un po' spiazzato dalla domanda. Poi, visto che Astoria se ne stava in silenzio aggiunse -È un arco di colori che arriva alla fine della pioggia, è come una rinascita dopo il temporale, come un sorriso dopo le lacrime.
E pensò, suo malgrado, che era lui il temporale.
Astoria non rispose per un po', tanto che Draco si chiese se non se ne fosse andata senza che lui se ne accorgesse. Ma poi lei gli prese le mani e si avvicinò.
-Come può essere la fine della pioggia, se rainbow significa letteralmente arco di pioggia?L'arcobaleno è un sorriso bagnato di lacrime. L'arcobaleno è la forza che ha la luce del sole per alzarsi nel bel mezzo della tempesta, bussare alla porta del temporale e cercare di convincerlo a non essere più così oscuro. L'arcobaleno è la forza che ha la luce nell'insistere, anche quando il temporale non vuole saperne. L'arcobaleno è la forza che ha la luce di abbracciare il temporale. E l'arcobaleno è la forza che ha il temporale nel lasciarsi abbracciare.- e lo strinse teneramente tra le sue braccia. -L'arcobaleno non può esistere senza il temporale. Un lampione non si accende finché non è notte. Una stella ha bisogno dell'oscurità per brillare. E il sole che splende in cielo può essere bello, ma serve il buio per poter ammirare il tramonto.
-Ma io non voglio essere il buio.
-Allora farò in modo di brillare abbastanza da cacciare via tutto il buio che c'è in te.
Quando le loro labbra si sfiorarono sentirono un brivido nuovo, mai provato prima, che stavolta non aveva niente a che fare con il freddo della neve che li circondava.
E sorrisero entrambi, in quel bacio, perché, insieme, quella notte, erano un arcobaleno meraviglioso.
***
Draco si avvicinò alla tomba e per la prima volta non dovette trattenere le lacrime.
Le lasciò libere di scivolare senza controllo sul suo viso, mentre i singhiozzi lo scuotevano violentemente. Non aveva mai pianto per non mostrarsi debole davanti a Scorpius, ma ora non ci riusciva davvero più.
Guardò la lapide con la vista annebbiata dal pianto e crollò in ginocchio nella neve, piangendo silenziosamente.
Non sarebbe dovuta morire. Sarebbe dovuto capitare a lui.
Lei meritava di vivere. Lui no. Lei aveva rischiato la vita per combattere dalla parte giusta. Lui aveva avuto troppa paura per seguirla, alla fine.
Lei l'aveva persa, la vita. E lui invece l'aveva ancora, una vita degna di un uomo indegno di vivere.
Lui avrebbe dovuto avere quella maledizione nel sangue, lui avrebbe dovuto essere in quella dannata bara, la sua foto avrebbe dovuto sorridere su quella lapide. E invece era il viso sereno di sua moglie a guardarlo da quella foto babbana.
Draco la guardò e gli sembrò di vedere di nuovo i suoi occhi verdi brillare. Accarezzò la sua foto, scostando alcuni fiocchi di neve che si erano posati sopra di essa, e seppe che avrebbe dato la sua stessa vita per poterla riabbracciare di nuovo.
Ma non sarebbe stato giusto. Scorpius aveva più che mai bisogno di un papà in una situazione come quella. E lui si sentiva la persona meno adatta a quel ruolo. Non sapeva com'era un papà.
Il suo era stato un padre: attento alle sue esigenze, sempre pronto a dargli ciò che gli serviva, anche a viziarlo molte volte, ma l'affetto paterno, quello no. Non l'aveva mai ricevuto. E adesso non sapeva come comportarsi.
E si sentiva dannatamente in colpa, perché lui non l'aveva voluto quel figlio.
Astoria era troppo debole per affrontare una gravidanza e lui teneva più a lei che a qualsiasi stupido bambino sarebbe potuto nascere.
Aveva paura di rimanere senza di lei. Non gli interessava avere un figlio se non poteva più sentire la sua risata cristallina, se non poteva più vedere i suoi occhi risplendere nel buio, se non poteva più avere la certezza di averla al suo fianco.
Quando gli aveva detto che era incinta non aveva avuto cuore di mettere fine al suo entusiasmo e l'aveva abbracciata fingendo di essere felice.
Aveva pianto tutta la notte, soffocando i singhiozzi nel piumone, col terrore che lei si svegliasse, o che non si svegliasse più.
Ma con il tempo aveva imparato ad amare quella piccola creatura che cresceva dentro la pancia di sua moglie e quando Scorpius era nato aveva sentito la gioia scoppiargli nel petto.
Suo figlio. Suo e della donna che amava più di se stesso.
Non riusciva a crederci. E non riusciva a credere come avesse fatto a non volerlo.
Non riusciva a capacitarsene nemmeno ora, davanti a quella lapide illuminata dal lampione ricoperto di neve posto proprio sopra di essa.
Era stato Draco a volerlo, quando era ancora nel primo mese di lutto.
Aveva pensato che la sua luce si fosse spenta, ma che non avrebbe sopportato che lei rimanesse al buio.
Solo poi aveva capito che la sua luce non si sarebbe mai spenta. Perché ci era riuscita. Era riuscita a brillare abbastanza da cacciare via il buio che c'era in lui. Ed era riuscita a donargli un po' della sua luce.
La sua luce non si sarebbe mai spenta del tutto, perché Draco l'avrebbe sempre portata con sé. E se lei ora non riusciva più a brillare come una volta, sarebbe stato lui a brillare abbastanza per entrambi, come aveva fatto lei per così tanto tempo.
Perché non era più il temporale oscuro, ormai. Perché si era lasciato abbracciare dalla luce. E adesso era parte di un arcobaleno che non sarebbe mai scomparso, qualunque cosa fosse successa.
Nell'aria che odorava di neve sembrò risuonare il ricordo sbiadito di un sussurro.
L'arcobaleno è un sorriso bagnato di lacrime.
E Draco, tra le lacrime, sorrise.
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