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Capitolo 25

Jay pov's

... E iniziò a correre per tutta la casa, finché non la lanciai in piscina.

<Lo sai che questo costume mi fa impazzire...> l'avvicinai ancora più a me prima di baciarla.

Quando il pranzo finì ci dileguammo in diverse parti della casa, io con Michael e Noah stavamo beatamente sotto l'ombrellone a parlare e venne fuori il discorso della ragazza di quest'ultimo.

<Com'è?> domandai

<È bella. Ha gli occhi azzurri, i capelli sono riccissimi ed è bassetta. Aspetta ti faccio vedere una foto> affermò con dei luccichii agli occhi. Si era veramente carina, forse prima di conoscere Erin avrei potuto perdere la testa, ma ora mi era impossibile. <Magari uno di questi giorni che siete qui ve la faccio conoscere, lo stesso varrà anche per il ragazzo di Brianna. Che ne dici papà?>

<Sì, va bene> rispose lui orgoglioso del figlio. <A proposito è femmina?>

<Sì.> replicai io prima di essere interrotto da un messaggio da parte di Hank. Il testo del messaggio era il seguente:

''So che siete in ferie, ma c'è stato un attentato al Millennium Park e ci serve tutto l'aiuto possibile''

Scattai in piedi dicendo che dovevamo tornare a Chicago senza Adam e di corsa salii le scale del piano. Sfondati letteralmente la porta della nostra camera da letto e trovai Erin e Brianna abbracciarsi con le lacrime agli occhi.

<Scusate> dissi rendendomi conto di come ero entrato <Erin dobbiamo tornare su. C'è stato un attentato al Millennium Park.>

Fece esattamente quello che feci io prima di piombare sull'auto e correre a prendere il primo volo.

————-

3 ore e 10 minuti dopo

Ad aspettarci all'aeroporto c'era la pattuglia di Burgess che inserì i lampeggianti non appena avesse scattato la chiusura dell'ultima portiera.

Ci portò al Millennium e quello che vedemmo fu spettrale. Era il giorno del mercato, le bancarelle erano state posizionate a ferro di cavallo, decine di corpi erano riversi a terra chi supino chi prono segnati da fori di proiettile e immersi in pozze di sangue. Buste volavano rotolandosi per terra insieme ai palloncini ancora gonfi che non erano stati bucati dagli spari o che non erano volati. Paramedici, vigili del fuoco, poliziotti si affrettavano a caricare sui propri mezzi i feriti e alcuni rimanevano sul posto a curare le persone ancora vive. Andava via un mezzo né arrivava un altro. Le bancarelle erano distrutte. In una soprattutto riuscivi a vedere la ferocia dell'attentatore, era una bancarella che vendeva vasi e altri oggetti in porcellana, uno forse due erano sopravvissuti, il resto era tutto per terra frantumato in mille pezzi.

Camminavamo facendo attenzione a non calpestare i corpi, erano pur sempre delle persone con una vita che era stata spezzata.

L'occhio mi cadde dietro ad un cespuglio, andai a controllare e c'era un bambino. Un bambino dell'età di Alexis e Josh era disteso per terra, immobile, cercai il battito ma era aquasi inesistente così non ci pensai due volte a caricarmelo in braccio e farlo salire sull'auto che ci aveva portato. Erin se ne accorse e mi accompagnò, solo dopo, arrivati in ospedale, scoprii la sua identità.

<È Carl. Carl Donovan, è un compagno di classe di Josh e Alexis> a questi due nomi la voce di Erin si incrinò.

Morì poco dopo per lesioni da schiacciamento. Aveva quasi 10 anni.

Non so cosa lei fece dopo. Sapevo solo che si allontanò da questo luogo e io mi sentivo impotente perché non potevo fare niente. Niente di niente. Era incredibile come la giornata cambiasse. Poche ore prima eravamo a Miami e ora qui a Chicago a cercare un attentatore.

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