Capitolo 22
Erin pov's
Come faceva a capire di cosa avevo bisogno soltanto guardandomi? Come faceva?
Forse perché è tuo marito, la persona che ti ama, il padre dei tuoi figli
Adam mi corse in braccio e stringendolo forte a me annuisai il suo profumo, sempre più simile a quello del padre. Lo adorava e lo imitava in tutto e per tutto: dai capelli al vestirsi e io li amavo entrambi.
<Mamma, quando torna nonno Michael?> domandò lui una volta sistemato nel seggiolino.
<Non lo so cucciolo, a casa lo chiamiamo. Va bene?> Vidi Jay che mi guardava con uno sguardo complice.
Forse aveva in mente qualcosa e quando era così, mi divertivo a scoprire le sue sorprese, anche se in generale non le amavo.
Da Brianna:
Ehi sister, non è che verresti da noi?
A Brianna:
È successo qualcosa?
Da Brianna:
Ho combinato un casino
<Amore... Quando abbiamo le ferie?> chiesi ancora con la chat aperta
<Da domani per le prossime due settimane> lo guardai sorpresa perché non ricordavo di averle chieste <Doveva essere una sorpresa...>
<Allora dove ci porti?> a questo punto volevo sapere tutto, mi aveva incuriosito troppo
<Miami. Così Adam vede il nonno e noi possiamo rilassarci un pochino>
Gli diedi un bacio a stampo sulla guancia e poi risposi a Brianna.
Che diavolo poteva aver combinato? Qualcosa di veramente grosso per chiedere il mio aiuto.
A casa, Adam era iperattivo: correva da una parte all'altra della casa rincorrendo Makita che a sua volta rincorreva Jay visto che gli aveva fregato la corda con cui giocavano i primi due. Mentre io, avevo provato a stargli dietro, ma iniziavo a stancarmi più facilmente così decisi di andare a preparare le valigie.
Mi avrebbe fatto bene staccare da Chicago, staccare dagli amici e soprattutto dal ricordo di Owen.
Sobbalzai quando mi ritrovai Jay che con le sue braccia mi circondava la vita e teneva il mento appoggiato alla mia clavicola.
<A che pensavi?> mi chiese sussurrando
<Penso che ci farà bene staccare un po' da questa città.> mi posò uno, due, tre piccoli baci nell'incavo <Tu sei pazzo> lo sentii ridere capendo come sarebbe finita, lo spinsi fuori dalla camera <Qualcuno deve ancora pagare, non è vero Adam?>
Lui mi fece una faccia supllichevole, ma sapevo che aveva ancora un conto in sospeso con il nostro bambino e con il cane. In più se fosse rimasto in camera, anziché preparare le valigie lo avremmo fatto. Sorrisi a quel pensiero.
Bip. Bip. Bip.
Erano le 2:00 quando fummo costretti ad alzarci per recarci in aeroporto. Adam dormiva beatamente appoggiato al mio petto, mentre il papà portava le valigie più Makita.
———————
Dopo alcune ore
Miami.
Uscimmo dall'aeroporto e vidi papà che ci aspettava appoggiato al cofano della sua auto.
Il caldo si faceva sentire e a differenza di Chicago sembrava di stare in Africa.
Adam gli corse in braccio, poi papà mi abbracciò baciandomi la testa e congratulandosi per la gravidanza e salutò Jay, prima di portarci a casa.
Primo giorno di vacanza iniziato.
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