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Capitolo 15

<Lo vuoi proprio sapere?!> sbottò
<Ti farebbe piacere vedere un tuo collega impiccato all'albero qui dietro? Eh?!> vedevo il suo volto cambiare colore, da quel colore leggermente olivastro a paonazzo, poi scattando in piedi si posizionò davanti a lei prendendole i lembi della maglietta e immbolizzandola al muro, proseguì:
<E poi io non ho mai mentito alla mia famiglia! Non ti immischiare mai più in questa storia, capito?! Pensa piuttosto a te stessa e a quanto menti alle persone che ti stanno vicine>

Stavo per raggiungerla però Silvia e Arianna mi fermarono, dicendo che sarebbero andate loro.

Madison mi fulminò con lo sguardo per poi tornare a parlare con le sue amiche e a scusarsi vivamente con la madre di Giulia, di cui non ricordo il nome.

Adam si era svegliato a causa del rumore così lo presi in braccio per riaddormentarlo visto che erano le 23 passate.

<Sergente mi dica> dissi con enfasi quando accettai la sua chiamata.

<Erin dov'è?> potevo cogliere una nota di preoccupazione

<Fuori, perché?>

<Portala dentro al sicuro, noi stiamo arrivando> riattaccò.

Io sbiancai e, nello stesso istante in cui mi alzai, uno sparo riecheggiò nell'aria.

Vidi le due sorelle a terra coperte da Jacobs, un ragazzo della scorta, ma di lei nessuna traccia.

<Jacobs, lei dov'è?!>

Ero terrorizzato e lui non aiutava affatto perché non rispondeva, ma si limitava a guardare il bosco che costeggiava il ristorante. Slegata Makita, le feci annusare la giacchina di Erin e mi feci condurre da lei.

Voci sempre più vicine.
Urla, grida, schiamazzi e un altro sparo.

Cinque uomini erano posizionati in un cerchio, con le pistole e le torce ad illuminare il centro che era composto da Erin e un altro uomo. Quest ultimo disteso a terra; lì per lì non capivo se Erin era ferita, ma quando la vidi alzarsi senza mai distogliere lo sguardo dall'uomo, sentii gli occhi riempirsi di lacrime.

Le passarono le manette e, una volta sistemate, diede il sospettato ad uno degli agenti del nostro distretto che finalmente erano accorsi sul luogo per poi precipitarsi nelle mie braccia in un lungo abbraccio.

Le lacrime presero il sopravvento sull'autocontrollo, lei mi lasciò fare. Mi lasciò bagnare la sua maglietta sulla spalla destra, poi mi prese il volto fra le mani e con delicatezza lo asciugò per poi lasciarmi un bacio lento ma carico di emozione.

<El Dorado è stato catturato. Ora niente più scorta!> annunciò lei felice e non potei fare a meno di baciarla nuovamente.

Una.

Due.

Tre volte.

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