30.
Eddie's POV
Non so cosa mi stia succedendo; mi sento sempre di più attirato verso questa ragazza che mi sta guardando con gli occhi pieni di emozione, che credo si rispecchi anche nei miei.
Dovrei lasciar perdere tutto e andarmene prima che la situazione si complichi troppo, ma non ci riesco. Le parole mi escono fuori dalla bocca come la pioggia durante un temporale.
«Erano anni che non venivo più qui.» confesso. «Non riuscivo a farlo, non dopo la scomparsa di mia madre.»
Evito di farle notare la tristezza che mi ha avvolto e mi giro di scatto verso l'oceano. Va bene essere sinceri e assecondare questo strano impulso, ma fino a un certo punto.
«Mi dispiace... io non sapevo...» balbetta, poggiando delicatamente una mano sulla mia spalla.
Sussulto a quel tocco e prego internamente che non se ne sia accorta, ma ci spero poco.
«Non lo sa quasi nessuno a dire il vero, solo Carl e Claire. Non ne parlo volentieri.» ammetto.
«Certo, posso immaginare che non sia facile. E sono contenta che tu ti sia confidato con me.» afferma dolcemente.
«Voglio che tu mi conosca davvero, ecco perché ho voluto dirtelo.» rivelo con sincerità, voltandomi verso di lei.
In questo istante si sta mordicchiando il labbro inferiore e io non resisto più e mi faccio sempre più vicino.
Non so cosa stia facendo, ho azzerato completamente la mente, fissando davanti a me soltanto l'immagine di questa ragazza che fino a poco prima consideravo soltanto una pedina di uno stupido piano. Riesco a percepire solo il battito del mio cuore che continua a tamburellare all'impazzata, rischiando di uscirmi dal petto da un momento all'altro.
Oso ancora di più sfiorandole il viso con il dorso della mano e lei abbassa le palpebre, rilassandosi sotto il mio tocco.
Mi avvicino fino a far toccare le nostre fronti e a respirare la stessa aria; sto per sollevarle il mento, superando tutte le mie remore, quando il cellulare che lei continua a tenere tra le dita comincia a squillarle.
Ci ritiriamo entrambi come se ci fossimo scottati.
«Cazzo. Scusami, ho dimenticato di spegnerlo.» fa lei con una voce che trapela imbarazzo.
Abbassiamo entrambi la testa verso quel suono che è sempre più stridulo e io leggo il nome "Josh" che lampeggia sul display.
Indietreggio sconvolto, come se stessi vivendo un'esperienza extracorporea e adesso mi fossi ritrovato. Ecco che rimetto l'armatura da stronzo.
Che cazzo stavi combinando Ed?
«Il tuo amico ti controlla?» le chiedo, senza riuscire a trattenere il fastidio che sto provando.
Lei arrossisce.
«No, che non mi controlla, io faccio quello che voglio.» ribatte decisa.
«E allora su, Claudia, rispondi.» la esorto, sottolineando tutto il mio disappunto.
«Rispondo quando lo dico io, se non ti dispiace.» e incrocia le braccia al petto.
«Non è che ti vergogni a parlare con il tuo amico perché ci sono io?»
Lei spalanca la bocca e stringe gli occhi.
«Vergogna? E di che cosa dovrei vergognarmi, scusami?»
«Magari non vuoi che io senta ciò che vi dite tu e il tuo caro amichetto, ma tranquilla, mi allontano.» e faccio qualche passo per lasciarla sola.
«Tu non stai bene.» mi dice lei e io faccio una risatina amara. «Stavamo così bene, che bisogno c'era di rovinare tutto?» mi domanda con una nota triste nella voce.
«Hai detto bene, stavamo.» sottolineo e lei sbuffa.
Ce ne stiamo in silenzio per un po' fino a quando non la vedo digitare qualcosa sul telefonino che lampeggia poco dopo in risposta.
«Devo andare.» afferma, guardando fissa di fronte a sé.
Merda, Ed, hai rovinato tutto.
Continuo a stringermi le mani e a sperare di riuscire a riavvolgere gli ultimi minuti, ma non è possibile. Questo non è un film ma la realtà.
«Certo.» e ci avviamo per tornarcene alla macchina.
Entriamo, ci infiliamo la cintura e ingrano la retromarcia, sempre più agitato. Ho fatto un casino, perché sono totalmente un disastro.
«Mi dici dove devo portarti?» le chiedo, rompendo la singolare quiete che si è venuta a creare tra noi dopo l'episodio della chiamata.
«Sulla 52esima tra la quinta e la settima. Grazie.» ribatte secca.
«Andate a fare un po' di baldoria sulla strada del jazz?» la punzecchio, incapace a trattenermi.
Ricevo in cambio un'occhiata furente.
«Se proprio ti interessa farti i fatti miei vado a fare shopping per il ballo.» risponde prontamente.
«Certo, il ballo. Dimenticavo. Tu ci vai con il damerino.» sputo fuori quelle parole facendo trapelare tutto il mio disprezzo per quell'accoppiata.
«Il damerino, come lo chiami tu, si chiama Josh, ed è un mio caro amico.» lo difende, facendomi salire ancora di più il sangue alla testa.
Stringo il volante, facendomi male alle dita, ma evito di controbattere.
«E da cosa vi vestirete tu e il damerino?» insisto nel chiamarlo così perché ho capito che le dà fastidio.
«Non sono fatti tuoi, mi pare.»
«Claudia, Claudia,» scuoto la testa, «Temi che io e la mia dama vi potremmo fregare l'idea?»
«Già, la tua dama...» soffia, «Scommetto che tu andrai con la tua cara amichetta bionda, giusto?»
Io ridacchio.
«Esatto, vado con Claire, con chi sennò? E comunque, per la cronaca, noi abbiamo già il nostro costume, ci vestiremo da Bruce Wayne e Catwoman.» la rassicuro.
«Wow, in quanto a disagio non avrete rivali.» continua lei sempre più infastidita.
«Ma povera Claire!» esclamo divertito, «Occhio che se non ti conoscessi penserei che sei gelosa, Claudia.» proseguo e lei penso che se l'omicidio fosse legale mi avrebbe fatto fuori seduta stante per l'odio che riesco a leggerle negli occhi.
«Io? E di chi dovrei essere gelosa?» chiede con un tono più alto di qualche ottava.
Scoppio a ridere.
«Ma di me, ovviamente, dai è chiaro come il cristallo che sei gelosa marcia del sottoscritto.» continuo a stuzzicarla e a ridacchiare al contempo.
«Stai attento che questo cristallo è opaco.» e lo dice in una voce così strana che temo che stia esagerando, quindi, tengo nuovamente a freno la risposta e continuo a guidare tra le strade affollate di New York.
Accendo la radio per spezzare la tensione che si è venuta a creare e proprio in quell'istante stanno passando "Fluorescent Adolescent" degli Arctic Monkeys. Nemmeno a farlo apposta.
Scuoto la testa, ammettendo di essere un coglione e di averla fatta arrabbiare e forse anche offendere, eppure, non riesco a trattenermi quando vedo o sento parlare di quello stronzo del figlio del senatore, è una cosa che è fuori dal mio controllo, letteralmente.
Sospiro mentre le ultime note della canzone si allontanano, portando dietro di sé anche il calore che hanno provocato e provo a parlarle, sperando di farle sotterrare l'ascia di guerra. Solo che io non sono bravo in questi casi e conosco o lo stuzzicare o il sarcasmo ed entrambi mi sembrano poco adatti.
«Allora? Me lo dici da che vi vestite?» domando, facendola trasalire.
Lei rotea gli occhi e li alza al cielo.
«Mi darai il tormento fino a che non lo saprai?»
«Beh, più o meno, sono curioso. La curiosità è un'altra mia caratteristica, per la cronaca.» la informo.
«Tu e la tua bipolarità mi manderete alla neuro, comunque lo vedrai al ballo il mio vestito.» ribatte decisa.
«E dai, un piccolo spoiler?» le faccio gli occhi da cucciolo e lei fa una mezza smorfia.
«Sei peggio di una piaga. Ci vestiamo da Elizabeth Swan e Will Turner, okay?» ammette, infine, sfinita.
«Ohhhhh, e ci voleva tanto? Visto che era facile?»
Lei mi risponde con un gesto poco amichevole.
«Wow, riesco a tirare fuori davvero il peggio di te, eh?»
«Già. Così ci si conosce meglio: tu mi mandi alla neuro e io ti mando a quel paese!» ribatte e io scoppio a ridere.
Imbocco la 52esima e comincio a percorrerla.
«Vuoi dirmi esattamente in quale negozio devo lasciarti?»
«Perché? Vuoi seguirmi?» mi fa lei sempre più scontrosa.
«Mh, potrebbe essere una buona idea. Oppure potrei andare a prendere Claire e raggiungervi...» mi gratto il mento, sempre con un sorriso beffardo sulle labbra.
Lei si gira di scatto, sempre più sconvolta.
«Dimmelo subito che cambio negozio!»
«Addirittura? Ti faccio così schifo che vuoi evitarmi? O ti fa schifo che i tuoi amici damerini vedano che parli con me?» incalzo con le domande, temendone fottutamente una risposta positiva.
«Ancora con questo schifo?»
«Beh sì, visto il giro di amicizie che frequenti di solito e la cattiva nominata che ho io, non so quanto ti convenga farti vedere con me!» confesso con sincerità, fissando il semaforo di fronte a me e accostando.
«Tu hai qualche tara mentale, fatti vedere!» mi suggerisce prima di scendere dalla macchina.
Vorrei fermarla, ma mentre sto per scendere, noto due volti familiari davanti al negozio di costumi più famoso della zona, Jerk's costumes, quello della ragazzina biondina e quello di quello stronzo del damerino.
Faccio dietro front con il pensiero e l'unica cosa che riesco a fare è avvicinarmi al marciapiede, dove Claudia sta ancora camminando.
Abbasso il finestrino e mi sporgo.
«Ehi, non si saluta nemmeno?»
«Naaaaaaah.» afferma lei, imitandomi, accompagnando il tutto con il movimento della mano.
«E comunque, ricordati una cosa,» continuo io, «Lo sanno tutti che in realtà Elizabeth Swan è pazza di Jack Sparrow.»
Lei mi rivolge un sorrisetto enigmatico e poi entra nelle grandi vetrate seguita dai suoi amici. E io do di gas subito per evitare di seguire il mio primo impulso e prendere a schiaffi quella faccia di cazzo del figlio del senatore.
ATTENZIONE⚠️: quest'opera è protetta da copyright © - sono vietati plagi, anche in modo parziale.
***
ciao a tutt*,
eccomi anche con un nuovo capitolo di questa storia **
allora, che ne dite? vi piace? povera Claudia che deve avere a che fare con gli sbalzi d'umore repentini di Ed :DDD
Avete notato il richiamo al rammarico di Ed con la canzone degli Arctic? **
anyway, fatemi avere i vostri commenti e opinioni e, se vi sta piacendo questa storia, vi chiedo gentilmente di supportarla con una stellina **
Grazie **
Effy
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