Capitolo Nono (IX)
La partita era terminata da poco. Solange si guardava intorno in cerca di una via di fuga. L'ultima cosa che voleva fare era incontrare gli occhi penetranti di Regan. Il coraggio per chiedergli della visione non lo aveva e, sicuramente, sostenere il suo sguardo era difficile.
Accanto a lei, Jillian e T avanzavano verso alcuni ragazzi: precisamente Jack, Alastor e Regan, il quale era in compagnia del Delfino biondo che lo aveva abbracciato durante la cerimonia di presentazione. Solange vide chiaramente Jillian aprirsi in un sorriso estasiato e abbracciare Jack che ricambiò volentieri il gesto. La ragazza sorrise: era felice di vedere Jill stare così bene.
- Ciao! Io sono Giselle!
Solange si voltò e, presa alla sprovvista, ci mise qualche secondo per focalizzare la mano sottile della ragazza tesa davanti a lei. La giovane era poco più alta di lei; capelli biondi e mossi le ricadevano sulle spalle e un paio di occhi azzurri, come il mare, sembravano trapassarla da parte a parte. La guardava sorridendo, le labbra inclinate in un sorriso enigmatico. Ricambiò la stretta sorridendo imbarazzata.
- Solange.
- Oh, che nome strano. Cosa significa?
Solange esibì un sorriso mesto, mentre sentiva addosso gli sguardi dei propri amici. Nessuno sapeva davvero la sua storia, perfino lei non conosceva davvero la sua identità.
- Non lo so. I miei genitori mi hanno abbandonata da piccola.
Avvertì chiaramente gli sguardi di tutti addosso. Si sentiva fragile, aveva perso tutto il suo entusiasmo. Parlare della sua vita mai esistita con degli sconosciuti era una ferita ancora aperta e sanguinante. T le strinse appena la mano, mentre il resto dei ragazzi riprendevano a chiacchierare evitando quel silenzio pesante. Ricambiò il gesto dell'amico e sollevò lo sguardo sugli altri presenti. Alastor e Jack si divertivano con Jillian, T parlava appena con Giselle e poi c'era Regan che la fissava. Non che fosse una novità. Solange si trovava dappertutto quello sguardo pesante: alla cerimonia, in infermeria, adesso. Cosa stava cercando di carpire guardandola? Era stufa di sentirsi esaminata.
- C'è qualche problema?
Tutti si zittirono, volgendo lo sguardo sui due. Esternamente sembrava che i due ragazzi si stessero uccidendo con lo sguardo: lame di fuoco sembravano fuoriuscire dai loro occhi.
- Nessuno.
Un brivido le scese lungo la schiena nel sentire la voce di Regan rispondere al suo quesito, ma, nonostante questo, mantenne lo sguardo fisso sul ragazzo. Non gli avrebbe dato la soddisfazione di farle abbassare lo sguardo. Mai. Sul viso dell'uomo comparve il solito sorrisino ironico e si rivolse alla ragazza al suo fianco.
- Andiamo via. Sento freddo.
Solange assottigliò appena gli occhi: poteva aver vissuto la sua intera vita in un orfanotrofio, ma non era stupida. Aprì la bocca per ribattere, ma T le afferrò una mano calmandola. Regan e Giselle si allontanarono, non prima che la ragazza bionda si voltasse verso di lei e le rivolgesse un sorriso malizioso.
- Sol, io e Jack andiamo a fare un giro. Ci vediamo in stanza dopo.
Solange annuì in direzione della sua amica ascoltandola a malapena: non riusciva a distogliere lo sguardo dal punto in cui Regan e Giselle si erano allontanati. Alastor si avvicinò ad entrambi, sorridendo a T che ricambiò volentieri.
- Tigre, non ti preoccupare. Non stanno insieme.
Solange spostò lo sguardo sul ragazzo e si mostrò confusa. Non per la frase in sé, ma per il nomignolo.
- Tigre?
- Sei una delle poche che tiene testa a Regan. Di solito le altre non le degna nemmeno di una risposta. Ah, comunque io sono Alastor.
- Solange - quel ragazzo le piaceva.
- E tu devi essere T. Che strano nome il suo, non trovi?
Nonostante si stesse rivolgendo a lei, Solange era certa che Alastor stesse mandando dei messaggi subliminali al suo amico.
- Vi conoscete? - Chiese curiosamente la ragazza.
- No. - - Ci conosceremo presto. -
Esclamarono insieme, fissandosi poi. Alastor si allontanò, salutandoli con un gesto della mano, e Solange vide T arrossire leggermente prima di congedarla.
- Vado in Libreria. Ci vediamo dopo, ok?
Solange annuì, anche se avrebbe ripreso presto il discorso con il ragazzo. Stranamente si fidava di T, c'era qualcosa che la spingeva a farlo, ma sapeva ancora troppe poche cose sul suo conto. La sua identità era ancora avvolta nel mistero e, presto o tardi, avrebbe scovato anche la verità su quel ragazzo.
***
Jack e Jillian passeggiavano tenendosi per mano, senza parlare. Jack si sentiva strano: non provava determinate emozioni per una ragazza da tanto tempo. Era sempre stato affascinante e attraente, raramente una donna si rifiutava di uscire con lui. Inizialmente con Jillian non era stato molto diverso: una bella ragazza come lei non passava certo inosservata. Poi, cominciando a frequentarla, aveva notato che era diversa. Non platonicamente parlando, ma intellettualmente. Era spigliata, intelligente, portava avanti conversazioni molto serie per la sua età. Ventitré anni appena e un carisma unico nel suo genere. Jill era una specie di forza della natura, sempre allegra e positiva.
Doveva esserci sicuramente un motivo per cui era diventata un Leone: la sua lealtà e il suo coraggio prima di tutto. L'aveva vista, negli ultimi tempi, sempre legata a quello strano ragazzo che popolava la Libreria e alla nuova arrivata. Già, la piccola orfana che aveva stravolto la quotidianità del suo migliore amico. Regan era completamente ossessionato e, anche se faceva fatica ad ammetterlo, Jack sapeva benissimo che pensava a Solange continuamente. Alastor, d'altro canto, aveva solo approfittato della situazione per conoscere meglio quel ragazzo.
T.
Ma chi mai si sarebbe chiamato con una sola iniziale?
- Ti vedo pensieroso.
Un'altra cosa che apprezzava di Jillian? Lo leggeva come se fosse un libro aperto, perfino i suoi amici a volte faticavano a capire cosa gli passasse per la mente.
- Preoccupazioni inutili. Vogliamo fermarci qui?
Jillian annuì alle parole del ragazzo. Jack era calmo, fin troppo per i suoi standard. Probabilmente per quel motivo lo trovava così affascinante: era il suo esatto opposto. Jillian non era una che pensava molto, agiva e basta. Molte volte non teneva conto delle conseguenze e questo le creava non pochi problemi. Jack, invece, era riflessivo e taciturno. Si lasciò guidare dal ragazzo sull'erba fresca e fissarono il cielo davanti a loro. Sembrava una scena poetica, effettivamente, ma Jillian fremeva per poterlo baciare. Non era una ragazza che si faceva problemi a saltare le tappe; Jack, invece, sembrava proprio quel tipo.
- Jack, io ti piaccio?
Il ragazzo parve spiazzato dalla domanda.
- Difficilmente frequento qualcuno a cui non sono interessato.
- Allora perché il nostro unico contatto fisico, in settimane, sono stati degli abbracci?
Jillian si voltò completamente verso il ragazzo guardandolo fisso negli occhi. Jack osservò che quelli di Jillian tendevano al marrone, quel giorno, nonostante normalmente fossero due smeraldi.
- Non lo so.
Jillian spalancò gli occhi: cosa diavolo significava "non lo so"? Prima che potesse porgli la domanda, il ragazzo l'anticipò.
- Solitamente non aspetto tutto questo tempo per "dichiararmi", ma tu mi confondi. Nel senso buono del termine. Sei diversa.
La ragazza alzò un sopracciglio. - A fronte di questa profonda riflessione, sei giunto alla conclusione che dobbiamo rimanere amici?
- No, non intendo questo. Assolutamente io... - Jack si affrettò a rimediare, ma Jillian sbuffò sonoramente.
Gli afferrò il mento tra le dita e fece combaciare le loro labbra. Jack rimase spiazzato, inizialmente, poi le poggiò una mano dietro la testa approfondendo il bacio. Jillian sorrise sulle labbra di lui e si avvicinò ulteriormente. Rimasero ad assaporarsi, sorridendo, per parecchio tempo, tacendo ogni sorta di dubbio. Poi, Jillian si separò dal ragazzo per respirare.
- Parli e pensi decisamente troppo.
- Vedrò di rimediare. - Prima che Jill potesse replicare, le labbra di Jack furono nuovamente sulle sue.
***
Una volta accomodatosi nella Libreria, T si sentì decisamente più al sicuro: quello era il suo luogo di gioia. L'unico posto in cui riusciva a sentirsi se stesso senza nessuno pronto a giudicarlo. La sua intera esistenza era stata decisa da un fato non meglio specificato. Voleva sentirsi uguale agli altri, uguale a Jillian, Jack o Regan, invece era sempre stato diverso. Forse per questo aveva trovato tanta affinità con Solange. Lei era come lui: qualcosa di più grande li attendeva.
Afferrò un paio di libri e continuò la sua ricerca. Era da giorni che tentava di mettere insieme i tasselli della vita di Solange e, di conseguenza, della sua. Aveva scoperto tante cose nuove sui suoi poteri e sulle sue potenzialità e, stavolta, aveva intuito quanta verità ci fosse in Solange. Doveva solo trovare il tomo giusto. Improvvisamente, come era successo giorni addietro, un libro gli si aprì davanti. Questo, però, lo conosceva bene: era lo stesso che aveva letto a Solange durante il loro secondo incontro, spiegandole la storia dell'istituto. Sfogliò le pagine, incuriosito, ritrovando le parole che aveva già letto in precedenza.
Una pagina si aprì di fronte a lui, spingendolo a leggere. Erano i fogli strappati in precedenza: per magia erano tornati al loro posto e finalmente T poteva attingere alla loro conoscenza.
Nel 1996, però, i fondatori entrarono in contatto con qualcosa di assolutamente stupefacente. La Regina, dopo anni, era riuscita a donare un'erede al trono. Una bellissima bambina dagli occhi color cioccolato era nata dall'unione dei due sovrani. I due non avrebbero potuto essere più felici, o almeno così credevano. I Maestri capirono fin da subito che la bambina non era come gli altri.
Era speciale.
Consigliarono caldamente di proteggere la piccola: un esserino così importante non poteva rischiare di finire in pericolo. Un giorno di fine estate, però, ella venne rapita. La corte cadde nello sgomento più totale.
I Maestri si disperarono: quella bambina era la loro ultima speranza. I sovrani, distrutti dal dolore, decisero di abbandonare il trono e ritirarsi nel loro dolore affidando il compito di reggente ad uno dei Maestri, un uomo saggio e colto che governò al meglio il regno.
T continuò a leggere, sempre più sorpreso e sgomento. I loro sovrani non regnavano più da anni e nessuno aveva saputo la verità. Ma, soprattutto, quella bambina rapita.
La legittima erede al trono.
La loro ultima speranza.
Era Solange.
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