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Nice To Meet You




Nice To Meet You


Quell'anno, il secondo delle superiori, era esattamente come i precedenti, non c'era nulla di minimamente insolito che facesse pensare che fosse l'anno giusto, quello diverso, quello perfetto, quello della ribalta. Jordan Jackson Febers si aggirava mal volentieri per i corridoi della sua scuola, come tutti i giorni, di tutti i mesi, di ogni anno che aveva trascorso sulla terra. Non c'era molto da dire sul suo conto, era lui stesso ad essere d'accordo con quell'affermazione, era solo un tipo qualunque, forse un po' troppo vistoso e questo lo faceva finire spesso nei guai. La sua pelle chiara era frequentemente marchiata da lividi e graffi tanto che il ragazzo ormai pensava che fosse quello il suo colore, una sorta di giallo violaceo.
Proprio quella mattina aveva ricevuto l'ennesima lezione dal fato, il solito gruppo di bulletti lo aveva accerchiato e gli aveva rubato i soldi per la mensa, un'altra giornata a digiuno.
Era stanco Jordan, questa era l'unica sensazione che provava, era stanco di tutto, della scuola, dei compagni, dell'essere trattato sempre come se non esistesse oppure come un bersaglio per abusi e derisione. Era nato con quella condanna, non aveva fatto nulla per meritarsi quel genere di trattamento dall'universo, eppure non c'era scampo. Fin da piccolo era troppo diverso da suo fratello, troppo fragile, troppo delicato, troppo femminile, questo infastidiva profondamente la madre di Jordan che prendeva sempre più una superba distanza da quel ragazzo che a stento chiamava figlio.
Così era rimasto solo, a combattere un mondo che si faceva sempre più ostile e ogni giorno le forze lo abbandonavano sempre di più.
Alle volte fantasticava, sperava che qualcuno lo salvasse dalla sua condizione, che si accorgesse che non era solo da buttare, ogni tanto Jordan desiderava che gli fosse attribuito un valore, come a un oggetto. Desiderava anche essere solo un oggetto, essere posseduto da qualcuno che tenesse a lui, che lo custodisse, che facesse cessare l'odioso mondo in cui viveva.
Andrew Burry era decisamente il principe azzurro per Jordan, ogni tanto lo guardava quando si allenava con la squadra di football e sognava ad occhi aperti. Sperava che un giorno lui gli parlasse, gli dicesse che anche lui lo aveva notato, gli confessasse di essere cotto di lui quanto Jordan. Ma quello era solo un sogno, Andrew era all'ultimo anno, uno dei ragazzi più popolari della scuola, con tutta probabilità non sapeva nemmeno della sua esistenza. Così Jordan aveva tenuto sempre la sua cotta per sé, si era limitato a guardarlo da lontano e sperare che un giorno le loro strade si incrociassero, che lo salvasse dai suoi aguzzini e che lo proteggesse come una cosa preziosa.
Ma l'universo non aveva smesso di giocare con la vita di Jordan, non ancora, così un giorno normale di quelli che ormai si susseguivano rapidamente e senza sosta nella vita del ragazzo, entrò in uno dei bagni della scuola al secondo piano e si ritrovò davanti l'ultima persona che si aspettava. Andrew Burry era lì ad uno degli orinatoi, le guance di Jordan si tramutarono in porpora istantaneamente, cercò di distogliere lo sguardo mentre si rendeva conto di non riuscire a muovere un solo muscolo.
- Febers, ti senti male? –
Il ragazzo non poté credere alle sue orecchie, sgranò gli occhi impercettibilmente, lui sapeva il suo nome? Com'era possibile?
- Io ... Sto ... Bene – il cuore di Jordan batteva ad una velocità inaudita – tu ... Sai come mi chiamo? –
Quello andò a lavarsi le mani con fare non curante – beh, hai vinto le finali di spelling l'anno scorso? Il più giovane vincitore della scuola ... -
Forse non era stata tutta una fantasia, si disse ad un tratto il ragazzo in preda ai suoi pensieri febbrili, forse anche lui lo aveva notato, forse era tutto vero, esisteva un speranza, un lieto fine.
- Io ... So chi sei – disse con voce tremante.
Quello rise – ci scommetto ... Lo sanno tutti ... -
- Sai .. Magari potremmo uscire una sera ... - Aveva raccolto tutto il coraggio che possedeva, ogni fibra di volontà per cercare di cambiare la sua vita, stava cercando di non avere paura per una volta ed essere se stesso per l'unica persona per cui ne valesse la pena, per ottenere una possibilità – fare un giro ... Tu ... -
Lo sguardo dell'altro era interdetto, quasi come se non avesse capito cosa il ragazzo stesse dicendo, così Jordan tentò di essere più preciso, tentò di non avere paura.
- Sai, tu mi piaci molto ... E ... -
Ma non ebbe il tempo di completare, adesso c'era consapevolezza nello sguardo di Andrew, chiarezza che si trasformò in disgusto e ancora più rapidamente in rabbia. Il ragazzo assottigliò gli occhi e fece rapidamente un paio di passi verso Jordan che indietreggiò atterrito, l'altro torreggiava su di lui e con una mano afferrò il più piccolo per il colletto della maglietta, sbattendolo al muro.
- Che cazzo hai detto frocetto? – Ringhiò a denti stretti.
- Io ... Io ... - Il corpo di Jordan era scosso dai brividi e terrore.
- Mi hai preso per un finocchio come te? –
Prima che il ragazzo potesse replicare un pugno lo colpì in pieno viso, non fu quello a fargli male, ormai c'era abituato, fu la consapevolezza ad ucciderlo di più. Anche Andrew era come tutti gli altri, non esisteva alcun lieto fine per lui, mentre i pugni del ragazzo lo colpivano, era la sua anima a soffrire.
- La prossima volta che ti vedo solo avvicinarti a me o guardarmi nel corridoio ti mando in ospedale sul serio, feccia – disse alla fine scostandosi dal corpo inerme di Jordan.
Non lo avrebbe fatto, non avrebbe più osato neanche avere delle speranze per se stesso, d'altronde era Jordan Jackson Febers, l'uomo nato per perdere, l'uomo nato per soffrire, per abbassare la testa.
Non si rese conto di quanto tempo era passato, il ragazzo non si era mosso da quel pavimento sul quale stava sanguinando, a quale scopo?
- Hey ... Sei morto? –
Ad un tratto una voce aveva parlato interrompendo il silenzio, Jordan aveva spostato gli occhi appena e aveva visto prima un paio di scarponi scuri e poi sollevando appena la testa la figura di un ragazzo che si stagliava sopra di lui. Non riusciva bene a metterla a fuoco, vedeva solo degli occhi neri fissarlo vacui e per un attimo credette che si trattasse del demonio, magari venuto a finire il lavoro e trascinarlo all'inferno. Poi la figura si mosse, piegò le gambe e si inginocchiò accanto a lui.
- Ce la fai ad alzarti? – Chiese la voce.
- Perché? –
- Per uscire di qui –
- Perché? – Era così stanco di combattere ancora.
- Stai gocciolando sangue sul pavimento –
Quella risposta fece sfuggire a Jordan una flebile risata, poi sentii qualcosa che non credeva gli sarebbe mai successo, sentii quelle mani, le mani dello sconosciuto lo stavano afferrando e per una volta non stava provando dolore.
- Ti aiuto ad alzarti, andiamo in infermeria – disse il ragazzo.
Così Jordan si lasciò sorreggere e per la prima volta poté osservare il volto di quello sconosciuto, aveva degli occhi neri profondi come pozzi in cui sembrava ci si potesse perdere, i capelli erano di un castano scuro molto intenso. Aveva paura Jordan, ma le braccia di quel tipo lo stavano sorreggendo saldamente e alla fine smise di tremare e per la prima volta ebbe la forza di muovere un passo per uscire da quel bagno.

L'infermeria era deserta, Jordan si lasciò andare su uno dei lettini socchiudendo le palpebre, cominciava a girargli la testa.
- Posso portarti in ospedale se vuoi – disse l'altro mentre tirava fuori del disinfettante – l'infermiera sarà in pausa ... -
- Va bene così ....-
Il ragazzo si rese conto di averlo già visto altre volte, il suo nome era Ren Beumer, sapeva che anche lui era all'ultimo anno ma la sua fama non era lusinghiera. Metà della scuola lo temeva, per via del suo aspetto minaccioso e delle risse che gli erano state attribuite, l'altra metà gli girava alla larga per evitare ogni guaio.
- Come ti chiami? – Chiese con tono distante mentre inumidiva un batuffolo di cotone con il disinfettante.
- Jordan Jackson ... - Rispose il ragazzo mal volentieri, detestava persino il suo nome.
- Che tono ...- Rise l'altro – sembra che tu abbia appena mangiato merda –
Jordan arrossì leggermente, non che si notasse sotto i lividi ed il sangue – non mi piace molto ...-
- E come ti piace essere chiamato? – Domandò poggiando il batuffolo e cominciando a pulire la ferita che l'altro aveva sul labbro.
Jordan restò in silenzio, nessuno lo chiamava mai, nessuno voleva nulla da lui e di certo i suoi aguzzini non perdevano quel genere di tempo.
- Posso darti io un nome - continuò Ren sapendo che la risposta non sarebbe mai arrivata – JJ ... Ti piace? –
Jordan restò interdetto per qualche secondo mentre il moro continuava a fasciarlo e mettergli dei cerotti.
- Perché lo fai? Cosa vuoi? –
- Se non sei morto allora meriti di vivere ... - Rispose.
Lo sguardo di Ren si perse per un attimo nella contemplazione del volto di Jordan, era pesto e gonfio, le poche parti del suo corpo che non erano coperte dai vestiti erano cosparse di lividi, alcuni recenti altri più vecchi.
- Conosco il tuo dolore, non aver paura di me ... – Sibilò il moro.
Jordan accennò un sorriso - JJ ... Mi piace ...- Disse.
- Perché non mi dici chi ti ha ridotto così –
- Solo una persona che non avrei dovuto disturbare - confessò amaramente.
- Ti piaceva questa persona? – L'altro rimase in silenzio – sono le persone per cui proviamo amore a ferirci maggiormente .... I sentimenti ci rendono esposti ... Io posso insegnarti. Posso renderti un muro, posso fare in modo che tu non debba mai più soffrire, vuoi smettere di soffrire JJ? –
- Lo voglio. –
E quando gli occhi del ragazzo si sollevarono a guardare quelli di Ren non era più Jordan, in quel momento lui era diventato JJ, il ragazzo nato dal dolore.
- Ti darò tutto quello che ti hanno tolto ... -
Non era il diavolo, pensò JJ, Ren era un angelo, una creatura infinitamente buona che si era inginocchiata e che per la prima volta lo aveva aiutato a sollevare la testa. Qualcuno a cui importava, l'unico essere sulla terra a guardarlo davvero, a vederlo, quando uscirono dall'infermeria nel petto di JJ regnava una sensazione che non aveva mai provato prima, un gioia difficile da gestire, aveva trovato un amico.


************


Così era iniziata, in un anno qualunque e senza prospettive, la nuova vita di JJ era cominciata al fianco di Ren, chiacchieravano spesso ed il moro lo riportava a casa dopo la scuola. Quando i bulletti lo vedevano girare con lui non si avvicinavano neanche a due metri e c'erano dei giorni in cui il ragazzo tornava a casa senza che nessuno lo avesse pestato.
Una mattina mentre camminava per il corridoio JJ aveva notato qualcosa di strano, c'era fermento fra gli studenti e molti chiacchieravano a bassa voce e con sguardo preoccupato. Si era diretto al suo armadietto cercando di ignorare quella strana atmosfera ma due ragazzi stavano parlando e lui non resistette alla tentazione di ascoltare.
- Ne parla tutta la scuola, incredibile ... -
- Ma come sta? Povero Andrew essere pestato in quel modo ... -
- Io non lo so ... Si dice sia in coma, ma sai qui esagerano sempre .... Non credo che tornerà tanto presto a giocare però –
- Ma chi è stato? Si sa perché? –
- Ho sentito dire che forse lo volevano derubare, ma stava facendo jogging, figurati se aveva soldi con sé ... Forse ha pestato i piedi a qualcuno –
- Io ... Ho sentito una cosa ... Della gente mi ha detto che forse è stato Beumer –
JJ chiuse l'armadietto e ad un tratto il suo cuore aveva cominciato a battere forte, lasciò il corridoio e si diresse a passo svelto nell'unico posto in cui sapeva di poter trovare Ren. Il ragazzo era proprio lì, nel cortile, seduto sulle scalinate a fumare una sigaretta con indosso la sua solita aria distante.
- Dimmi che non sei stato tu ... - Esordì JJ con il fiatone – che non è vero quello che dicono ... -
Sollevò pigramente lo sguardo, era più cupo del solito, spense la sigaretta a terra senza abbandonare gli occhi del ragazzo.
- Buongiorno anche a te JJ – disse poi con un mezzo sorriso – che hai da sbraitare? –
- Lo sai dannazione! – Non sapeva il motivo per cui era tanto agitato ma osservare la calma nello sguardo di Ren lo metteva ancora più a disagio – hai pestato Andrew? –
- Può essere ... - Rispose il moro sorridendo appena, era divertito.
- Perché?! – JJ era pervaso dalla paura, se la polizia lo avesse scoperto? – Ti ha dato di volta il cervello? –
A quel punto Ren si sollevò e si piazzò davanti a JJ, la sua figura torreggiava sull'altro ma non c'era paura nel volto del più piccolo. Ren mosse una mano ed afferrò saldamente la mascella di JJ, la strinse e la portò più vicina al suo viso.
- L'ho fatto per te piccolo ingrato, dovresti ringraziarmi ... -
Quella frase rimase ad aleggiare per un po' nel silenzio, gli occhi azzurri di JJ erano immersi nel profondo nero di quelli di Ren. Lui sapeva, si disse il ragazzo, anche se non aveva mai fatto il nome di Andrew, Ren sapeva che era stato lui, che quel tizio lo aveva umiliato nel profondo, che lo aveva ferito e respinto. Le labbra di JJ non poterono più trattenere un sorriso, che spuntò fuori così dolce da rasserenare lo sguardo di Ren, che non era più severo.
- Grazie Ren ...- Disse ad un tratto il più piccolo.
- Nessuno può più toccarti JJ ... Nessuno può più segnare la tua pelle in quel modo, finché avrai me non ti servirà nient'altro. –
- Non voglio nient'altro. –

ANGOLO AUTRICI:

Ecco che comincia la nostra piccola avventura! Per chi seguirà questo breve Spin off informiamo che sono cinque capitoli molto intensi XD questo è abbastanza breve ma abbiamo preferito concentrarci sul loro primo incontro, qualcosa di estremamente intenso, successivamente percorreremo altri eventi di cui avete sentito parlare in Overcome e poi qualche extra dopo la Berkeley! Vi ricordiamo che JJ qui vede Ren per la prima volta mentre Ren lo osservava già da tempo come Roman ha riferito al biondino in Overcome! Inoltre in questo capitolo l'occhio narrativo era più focalizzato su JJ ma negli altri capitoli anche i pensieri e i sentimenti di Ren saranno trattati. Ci auguriamo che la storia vi piaccia! Al prossimo capitolo.

Un bacio

BLACKSTEEL

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