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BERKELEY





La distanza non aveva spaventato JJ, quasi ogni fine settimana andava a trovare Ren al college e passava la notte di nascosto nel suo dormitorio, ai coinquilini del ragazzo questo non faceva piacere ma lui gli aveva detto che non doveva preoccuparsi. Quell'anno avrebbe compiuto diciassette anni ed aveva già in mente cosa chiedere a Ren.
- Un tatuaggio? – ripeté il moro stupito.
- Sì – gli confermò JJ – tu ed i ragazzi ne avete moltissimi e li trovo stupendi, voglio farne uno anche io –
Quello sorrise – e cosa dovrebbe rappresentare? –
- Mmh ... ancora non lo so – mormorò – vorrei che fosse qualcosa di bello, voglio farmi venire in mente qualcosa! –
Il discorso morì lì, Ren lasciò JJ solo in camera per il tempo in cui aveva lezione, quella sera per il suo compleanno sarebbero usciti insieme ad Alexey e Roman, avrebbero passato la serata a festeggiare.
Quando il moro rientrò nella camera lanciò un occhiata al biondo sdraiato sul letto, quello gli sorrise prima di sollevarsi e andargli incontro, il maggiore tirò fuori dalla tasca un foglio ripiegato, JJ lo prese incerto. Quando lo aprì vide il disegno di un fiore, con dei motivi sottili e delicati, era bellissimo, guadò Ren senza capire.
- E' il tuo regalo di compleanno – disse il moro – per il tatuaggio –
JJ sorrise le sue guance si tinsero appena di rosso – è bellissimo ... un fiore di Loto? Cosa rappresenta? –
- E' una Ninfea, il fiore di Ren – lo corresse – non so ... potrebbe rappresentare me? –
Le labbra di JJ si schiusero in un sorriso candido, sentiva il cuore battere forte e strinse a sé quel foglio avidamente.
- Mi accompagni a farlo? –
- Certo –
Così quel pomeriggio si recarono in un laboratorio di tatuaggi e dopo aver mostrato il disegno, JJ si sdraiò sul lettino e scoprì la pancia, era lì che lo voleva, intorno all'ombelico, in un punto vitale. Ren rimase al suo fianco per tutto il tempo, osservò la punta della macchinetta segnare di inchiostro la pelle di JJ, segnare quel marchio indelebile sopra la superficie del suo corpo. Quella visione aveva procurato una strana sensazione nella mente del ragazzo, lui l'aveva soppressa ancora prima di dargli un nome ma le sue dita si erano mosse comunque lungo il braccio del biondo, fino a stringergli la mano.
Più tardi quella sera Ren e JJ avevano raggiunto gli altri amici al pub ed il ragazzo aveva mostrato fiero la benda che copriva il tatuaggio.
- E' una figata!- esclamò Alexey – non vedo l'ora di vederlo per bene, ti starà da Dio -
- Fa ancora male ma non vedo l'ora di togliere tutto questa roba e vederlo anche io – disse JJ – è bellissimo!-
Roman non aveva detto nulla, non era riuscito a parlare, aveva solo guardato il volto sereno di JJ e lo sguardo vacuo negli occhi di Ren. Soltanto quando erano rimasti soli aveva deciso di dire qualcosa al moro anche se sapeva che era come combattere battaglie con i mulini a vento.
- Potevi almeno restare lucido per il suo compleanno – mormorò quello all'amico mentre gli altri due erano lontani.
Ren aveva fatto finta di non sentirlo, girando lo sguardo lungo la sala e concentrando la sua attenzione su quello strano stato di torpore che la morfina gli procurava.
- Cosa vuoi ottenere con lui? Qualsiasi cosa tu stia tramando non funzionerà, siete diversi – insistette Roman.
A quel punto un leggero sorriso era apparso sulle labbra di Ren – sei ridicolo, tutto questo tuo dibatterti è davvero patetico.-
- Dovresti essere onesto e basta con lui, state cercando cose diverse ... stai solo approfittando della situazione – insistette l'altro.
- Oh, sentiamo ... cosa staremmo cercando, Sherlock? Hai già capito tutto? –
- Lui cerca un amico, cerca il porto sicuro che non è mai riuscito a trovare ... - gli occhi di Roman si era assottigliati – tu cerchi uno schiavo –
- Vuole solo essere posseduto da qualcuno ... credimi, non siamo poi così diversi noi due – disse Ren prima di bere un altro sorso di birra – non è così innocente come credi ... è sempre il solito gioco della vita, il forte ed il debole, la vittima ed il carnefice ... JJ ha solo cambiato il suo ruolo, si è stancato di subire senza mai avere nulla in cambio – sorrise – ora gode nell'essere il mio giocattolo –
********

Dopo tanta fatica alla fine JJ ce l'aveva fatta, era stato ammesso alla Berkeley, era il suo primo anno ed era emozionato. Finalmente era di nuovo con Ren ed i suoi amici, a centinaia di chilometri da sua madre e tutte le persone che disprezzava. Aveva fatto la conoscenza del suo nuovo coinquilino, un ragazzo taciturno che aveva una profonda tristezza infondo agli occhi. JJ ricordava ormai a stento i periodi in cui anche lui aveva quello sguardo, i lunghi anni di sofferenza di Jordan. Soltanto quando tornava a casa la tensione per JJ diventava insopportabile, sotto lo sguardo severo e rigido della madre, il ragazzo fragile e vulnerabile affiorava con prepotenza.
Era successo ancora anche quell'anno, quando il biondo era tornato a casa per Natale dopo i primi mesi di college, un altro sguardo severo, l'ennesima litigata per il suo modo di fare troppo sfrontato, per le sue amicizie poco raccomandabili. JJ si era arrabbiato ed era andato via, percorrendo con fierezza il giardino di casa, ma poi si era ritrovato solo ed al freddo.
Quando aveva cominciato a nevicare il ragazzo aveva lasciato il parco in cui si era rintanato, i suoi piedi avevano dettato una rotta automatica.
Il campanello aveva suonato nel cuore della notte in casa di Ren e quando il moro aveva aperto la porta si era trovato davanti la figura dell'amico. Era bagnato fradicio, con il naso rosso per il freddo e gli occhi leggermente umidi, non si erano detti molto, non serviva, Ren si era fatto indietro facendo entrare il suo ospite.
- Zia Grace, JJ resta da noi per le vacanze – aveva annunciato alla donna che, sentendo il campanello, si era precipitata giù per le scale.
Lei non disse nulla, si limitò ad annuire dirigendosi nuovamente al piano di sopra per rimettersi al letto mentre anche gli altri due la seguivano lungo le scale.
Così anche quella volta Ren era venuto in suo soccorso, leccando le sue ferite e dandogli la considerazione che JJ cercava.
La sera di capodanno si erano vestiti bene perché Alexey aveva rimediato gli inviti ad una festa molto rinomata, si teneva in una grande villa appena fuori San Francisco, sarebbero andati tutti insieme con la macchina del russo.
- Ragazzi questa festa è da paura! – continuava a ripetere il ragazzo emozionato.
- Sembri un bambino a Disneyland – lo prese in giro JJ.
- Spero che abbiano l'open bar – commentò Ren ridendo.
- Non mi sembra di avervi ancora sentito ringraziarmi! – brontolò il moro.
- Grazie Alexey, tu si che sei una vera rock star, con te solo il meglio – disse Roman prendendolo in giro.
L'interno della villa era enorme, come la quantità di gente stipata lì dentro, la musica era quasi assordante e centinaia di gadget venivano distribuiti all'ingresso.
Il gruppo si era gettato nella mischia, cominciando le bevute ed i festeggiamenti, molto presto anche la mente di JJ aveva cominciato a perdersi nella moltitudine di gente, ne era quasi intimidito. Stava ben attaccato a Ren come se avesse paura di perderlo di vista e non ritrovarlo, Alexey passava spesso con nuovi intrugli da bere.
Quando le lancette dell'orologio erano quasi prossime alla mezzanotte, il gruppo si unì al resto della calca sulla pista da ballo, il copro di JJ era attaccato a quello di Ren. Il moro non faceva nulla per tenerlo distante anzi, le sue mani si erano spostate lungo i fianchi del ragazzo attirandolo ancora di più al suo corpo. La quantità di alcol ingerito dava al maggiore tutte le risposte che alla sua mente servivano, le loro labbra si erano toccate infinite volte quella sera, JJ era come circondato da un alone che lo rendeva irresistibile per Ren. Proprio come era successo la sera in cui il piccolo aveva suonato alla sua porta ed il moro lo aveva lasciato entrare, quella notte Ren non aveva smesso di fare concessioni a JJ. Il biondo aveva portato le braccia sopra le spalle del suo amico e lo aveva stretto forte, l'altro aveva abbassato appena la testa in modo da sfiorare la punta del naso di JJ con la sua.
- Perché non ce la svigniamo? – chiese il moro in un sussurrò.
JJ rise – e dove? –
- Ho visto delle scale che portano al piano di sopra ... con tutto questo casino nessuno si accorgerà che siamo saliti ... - rispose l'altro poggiando le labbra sull'orecchio del suo interlocutore.
Quel contatto fece accapponare la pelle sulla schiena di JJ, che si ritrovò ad annuire freneticamente. Così Ren prese per mano il biondo e lo trascinò con decisione fuori dalla massa di gente e con attenzione lungo il corridoio, controllò che non ci fosse nessuno della sicurezza e poi fecero una corsa lungo le scale fino al piano di sopra. Lì la musica si sentiva molto meno, come del resto la confusione e le urla dei ragazzi ubriachi, il corridoio era tranquillo e silenzioso. Il moro continuò a guidare l'altro fino ad una stanza con la porta aperta, si infilarono dentro, era una camera con un enorme letto a baldacchino. Ren chiuse la porta girando la chiave in modo che nessuno potesse disturbarli, il click della serratura provocò uno strano fremito nello stomaco di JJ che era rimasto in piedi senza riuscire a muoversi. Gli occhi di Ren si erano fermati a guardarlo, le sue pozze nere stavano risucchiando la mente del biondo che non aveva la forza di resistere all'estrema vicinanza dell'amico. La mano di Ren si era sollevata lentamente, prima aveva percorso il braccio di JJ, poi era salita lungo la sua spalla e poi due dita gli avevano sfiorato la gola, alla fine il moro aveva afferrato la mascella del biondo avvicinando ancora i loro visi.
- Tu ... - era stato appena un sussurro quello emesso dalle labbra del più grande, una parola lasciata vagare nel silenzio di quel momento, poi aveva unito le loro labbra.
JJ si era sciolto, era annegato totalmente in quel bacio, in quella stretta, non poteva fare a mano di pensare a quegli occhi, a quanto fossero belli e pericolosi, e sentiva che guardavano solo lui, come se fosse la cosa più preziosa. Le sue ginocchia avevano cominciato a tremare mentre quel bacio prendeva una piega sempre più selvaggia, mentre le mani di Ren afferravano il suo corpo con una avidità sempre crescente, sentiva quasi il terreno sotto i piedi venirgli meno.
Ad un tratto Ren si era staccato, interrompendo il bacio ma non la sua presa sul corpo di JJ, lo aveva trascinato sul letto, facendolo sdraiare e lui si era posizionato a cavalcioni su quel corpo totalmente abbandonato. Si era soffermato a fissare il viso rosso del biondo, aveva gli occhi lucidi, le labbra umide ed il respiro corto, sembrava una creatura in trappola, ma Ren sapeva che nonostante quell'aspetto innocente non era l'unica preda quella sera. Una parte dannatamente nascosta dell'animo del ragazzo si era resa conta di quanto anche lui stesso era diventato preda di quel gioco, intrappolato nella sua stessa rete, prigioniero di qualcosa che voleva nascondere alla sua vista a tutti i costi, ma non quella sera. Per qualche motivo, in quell'istante Ren sentiva di dover liberare una parte di sé, di dover restituire a quel ragazzo parte di ciò che gli toglieva ogni giorno, quel giorno Beumer voleva dare e non prendere. Questo suonava dannatamente spaventoso per uno come lui.
Le mani tremanti di JJ si erano sollevate appena per sfiorare le labbra carnose del ragazzo sopra di lui, Ren non aveva perso tempo, aveva abbassato il volto per gettarsi a baciare il biondo che era rimasto senza fiato. Sentiva le mani del moro scivolare lungo i suoi fianchi liberandolo della maglietta e sbottonando l'apertura dei suoi pantaloni.
- Voglio sentirti più vicino ... - sussurrò Ren all'orecchio del ragazzo in un sibilo simile ad un ringhio – ad una vicinanza che deve farmi male –
JJ rise, sentiva le guance rosse ed il cuore battere veloce, il corpo del moro bloccava il suo completamente, una delle sue cosce era andata a fregare il cavallo del biondo che adesso aveva cominciato a gemere.
- Nessuna vicinanza potrà mai farci del male, Ren .... – aveva mormorato prima di sentire ancora le labbra del ragazzo su di sé.
JJ aveva chiuso gli occhi e si era lasciato andare alla sensazione della lingua del moro che gli percorreva l'addome, riusciva a sentire i suoi denti pizzicare la pelle e la punta umida della lingua leccare il suo tatuaggio. Ad un tratto sentì le dita di Ren sfilargli l'intimo e cominciare a sfiorarlo con tocco sapiente, l'erezione del biondo era vistosa e pulsante. JJ si abbandonò totalmente a quel massaggio, Ren sapeva perfettamente come muoversi, come farlo sentire in paradiso, come prendersi cura di ogni lembo della sua pelle. Era cominciato tutto con lui, il ragazzo lo sapeva, era cominciato con uno sguardo e poi tutto era diventato tremendamente inteso ed ingestibile, JJ ne era cosciente. Anche se spingeva quella consapevolezza lontano, nei meandri della sua mente, quella realtà restava lì, ad aleggiare nei sospiri, a palesarsi in ogni tocco o sguardo.
- Ren! Oddio ... - JJ non era riuscito a trattenere un gemito quando sentì la lingua di Ren sfiorare la sua apertura ed inumidirla accuratamente.
Il moro era rimasto in silenzio, aveva spostato le dita adesso davanti al sedere dell'altro ed aveva cominciato a penetrarlo lentamente, la schiena di JJ si era curvata e tutto il suo corpo sembrava chiedere ancora di più. Il fremito al centro del petto di Ren stava aumentando, quel bisogno, quella fame viscida e difficile da levarsi di dosso, quelle sensazioni lo avevano spinto a piegarsi ancora di più su quel corpo fragile e pallido.
- Cazzo, JJ ... - sibilò mentre lasciava che fosse la sua erezione a dare piacere al ragazzo sotto di lui – voglio scoparti come non ho mai fatti con nessuno ...-
Ren aveva cominciato a passare le mani sul petto magro di JJ ed il cuore del biondo accelerava sempre di più mentre le spinte del moro cominciavano ad essere più regolari e profonde. In pochi muniti la camera si era riempita di gemiti, il più piccolo aveva stretto le ginocchia intono al bacino del moro. L'altro aveva intensificato le spinte, catturando le labbra del ragazzo sotto di sé, c'erano solo delle brevi e fugaci pause fra un bacio e l'altro. Più il ritmo aumentava più i sussurri di JJ incentivavano Ren a continuare, a seviziare quel corpo e spingerlo al limite, ogni affondo mandava in tilt la mente del biondo.
Lontano da quella stanza la mezzanotte aveva appena rintoccato, scatenando le urla ed gli applausi dei partecipanti alla festa che accendevano fuochi d'artificio e bevevano litri di champagne. Contemporaneamente al piano di sopra, in quella stanza isolata, JJ stava per raggiungere l'orgasmo più sconvolgente della sua vita, stava per provare una sensazione che gli era del tutto nuova, persino nei suoi rapporti con Ren. Quando sentì l'altro liberarsi dentro di sé, il corpo del biondo fu pervaso da una scarica elettrica che arrivò a scuotergli persino le viscere. I loro corpi non erano mai stati così stretti, così liberi da vincoli e regole, JJ aveva assalito letteralmente le labbra di Ren liberandosi con un gemito mozzato nella sua mano che lo aveva stimolato per tutto il tempo.
La mente di JJ era confusa e la testa gli girava mentre cercava di calmare il respiro, era sdraiato sul letto ma sapeva che non potevano restare lì per sempre, anche se quella prospettiva gli piaceva molto. Quando spostò i suoi occhi a guardare il volto di Ren incrociò lo sguardo del ragazzo, le sue iridi nere lo stavano fissando leggermente appannate da un velo di desiderio. La forma allungata di quello sguardo metteva sempre un po' di soggezione nella mente di JJ ma quella volta, nonostante gli occhi di Ren sembrassero più quelli di un rettile che di un uomo, il biondo non era turbato. Nulla di quel ragazzo poteva farlo perché quello che avevano vissuto andava oltre qualsiasi esperienza avrebbero mai fatto, si erano uniti in un modo che andava oltre persino la loro comprensione.
Non avevano detto niente, dopo quel lungo silenzio Ren si era messo in piedi e si era rivestito, dopo aveva aiutato JJ a fare altrettanto, avevano lasciato la camera in perfetto silenzio, perché parlare sarebbe stato solo dannoso e complicato. Le parole non sarebbero state d'aiuto, avrebbero solo macchiato e distrutto quello che già le loro anime stavano urlando, così il silenzio aveva accompagnato i due ragazzi al piano di sotto. La confusione e le urla avrebbero coperto il resto, pensava Ren mentre la sua mano continuava insistentemente a stringere quella di JJ.
- Ma dove diavolo vi eravate cacciati! – esclamò Alexey passando un braccio sulle loro spalle – vi siete persi il conto alla rovescia! –
- Abbiamo festeggiato a modo nostro ... - rise Ren mentre scuotendo le spalle si toglieva di dosso sia il braccio del suo amico che quella strana sensazione che gli era rimasta addosso, pronto ad indossare nuovamente la sua solita maschera di apatia.
Alexey aveva riso – sei sempre il solito asociale! Che diavolo, JJ è qui per godersi una festa da urlo! – poi il russo afferrò il biondo – andiamo a fare stragi in pista JJ! Lascia perdere quel musone! –
Così il russo tirò via il ragazzo mentre Ren si accomodava su un divano dove a poca distanza era seduto Roman che aveva osservato bene la scena ed il volto dei sue ragazzi.
- Tu mi confondi sempre Ren – esordì ad un tratto quello senza riuscire a trattenere la sua perplessità.
Al moro sfuggì una risata – beh, cerca di essere più preciso, cosa avrei fatto adesso? –
- Mi riferisco a te e JJ ... avevo capito che la tua intenzione era essere solo amici –
Calò il silenzio, gli occhi scuri di Ren saettarono e si andarono a piantare sulla figura di Roman che ora sembrava provare una certa tensione.
- Io e JJ? – disse in fine il moro dopo un lungo momento – non credo che siamo mai stati amici –
Altro silenzio, questa volta era stato Roman a restare senza parole, quella risposta così precisa e velenosa lo aveva colpito, ma era deciso a fare chiarezza, così continuò senza lasciarsi intimidire – so di averti sempre criticato ... da quando hai portato JJ da noi per la prima volta, so che non ti piace molto la mia opinione ... ma non sono cieco, ho notato che le cose fra voi due sono cambiate, non trattarmi come se non stessi capendo. Non è un delitto legarsi a qualcuno, Ren –
Altro assordante silenzio, la conversazione si interruppe tanto bruscamente che Roman credette che fosse finita lì eppure qualcosa negli occhi di Ren gli fece comprendere il contrario. Lo sguardo del moro era sempre più severo ed iroso, la luce sinistra che emanavano quegli occhi attanagliava Roman come se ci fosse una mano a strangolarlo.
- Tanto perché ti risulti chiaro Signor Non Trattarmi Come Se Non Capissi – esordì Ren con un tono di assoluto scherno e derisione – non ho intenzione di apportare nessun cambiamento fra me e lui ... puoi ficcarti le tue speranze per il lieto fine su per il culo, Roman. Non sono un fottuto idiota che ha bisogno del grande amore per stare bene, non ho bisogno di un cazzo di niente ... di certo non di lui.-
Quella frase aveva decisamente messo un punto a quella conversazione, Roman sapeva bene quando arrivava il momento di tacere, eppure quella volta Ren non aveva vinto la discussione con una delle sue solite frasi schiaccianti. Nel cuore di entrambi era rimasta una profonda amarezza, un aspra consapevolezza dettata dal fatto che sapevano che il ragazzo aveva torto, una realtà che era chiara persino a Ren.
Aveva mentito, per la prima volta lo aveva fatto in modo chiaro e inequivocabile, aveva scoperto una parte vulnerabile di sé stesso perché lui quel ragazzo lo voleva. Voleva JJ, aveva bisogno di lui, sentiva il desiderio arrampicarsi sul suo corpo e sconvolgergli il cervello, adesso persino Roman aveva capito. Ren si rese conto di non essere più al sicuro, perché il suo adorato cagnolino era tanto fedele e devoto da continuare a vivere in quella farsa che avevano orchestrato, ma non Roman. Lui era una minaccia, lui avrebbe parlato, avrebbe distrutto tutto quanto, mentre Ren osservava l'amico sollevarsi ed unirsi a JJ e Alexey che li stavano chiamando, un disegno si andò a delineare nella mente del moro, un unico pensiero chiaro e semplice, doveva sbarazzarsi di Roman.

Ci aveva pensato giorno e notte, Ren aveva lasciato che quel pensiero lo ossessionasse più del necessario, aveva considerato quanto la possibilità che quell'impiccione di Roman rovinasse il suo mondo perfetto fosse concreta. Non lasciava che JJ passasse troppo tempo solo con lui ma quello stava diventando un dispendio di energie trappo grande, doveva trovare assolutamente una soluzione.
Arrivò proprio una sera in cui il gruppo era riunito tutto nella loro camera, avevano organizzato una piccola festicciola, Alexey aveva rimediato degli alcolici, Ren aveva l'erba, JJ si era procurato qualcosa da mangiare mentre Roman doveva solo moderare i lamenti.
Era stata una serata divertente, avevano riso e bevuto fino a notte fonda, nonostante si respirasse un clima sereno e rilassato, la mente di Ren non lo era per niente. Si era ritrovato a non dormire, aveva il corpo di JJ stretto al suo e continuava a fissare la figura di Roman poco lontano perfettamente addormentata, poi l'idea. Si mosse con estrema cautela per evitare di svegliare il biondo, passò oltre il corpo di Alexey e prese una delle poche bottiglie rimaste ancora piene. Versò un po' di alcol sulla moquette e poi recuperò una sigaretta dal suo pacchetto, l'accese dando una lunga aspirata al filtro. Poi la appoggiò sul bagnato, facendo attenzione che aderisse bene e che il tessuto cominciasse a bruciare, alla fine tornò al suo posto stringendo il copro di JJ e osservare la sua opera prendere forma.
Il fumo e la puzza avevano attirato non solo l'attenzione degli altri ragazzi della stanza, che si erano svegliati nel panico, ma anche quella di tutti gli studenti del piano. L'allarme antincendio aveva cominciato a suonare e l'acqua aveva bagnato ogni cosa, facendo precipitare nel dormitorio i responsabili e gli insegnanti, così tutti avevano visto le bottiglie di alcol nella camera.
C'erano state ripercussioni pesanti, i quattro erano stati convocati dal preside e c'era aria di espulsione, ma Ren non era davvero preoccupato, conosceva troppo bene l'animo delle persone.
Roman si era fatto avanti, aveva pensato di lasciare il college, ne aveva parlato altre volte con gli altri, il suo sogno era quello di aprire un club, voleva seguire un corso da barman ed aprire un posto dove i suoi amici avrebbero sempre potuto incontrarsi, un punto di riferimento, era decisamente da lui. Quello che era successo avrebbe fatto perdere il posto alla Berkeley a tutti quanti e questo avrebbe pregiudicato il loro futuro, così aveva detto di essere stato lui, di aver portato gli alcolici e aver bevuto troppo, di aver dimenticato la sigaretta accesa ed aver causato l'incendio. Lui era solo uno studente nella media mentre JJ e Ren erano nell'albo dei migliori studenti del loro corso, Alexey un promettente giocatore della squadra di football. Questo aveva persuaso il rettore ad espellere solo Roman e fare un richiamo formale agli altri per non aver detto ad un supervisore degli alcolici. Aveva spostato Alexey e Ren in camere separate come punizione, assegnandoli l'anno successivo ad altri studenti più miti.
- Tutto questo è fottutamente ingiusto – protestò il russo – non dovevi prenderti la colpa Roman! –
- Va tutto bene – disse l'altro mentre faceva le valige – è meglio così, sarei andato via comunque –
- Ha ragione Alexey – mormorò JJ affranto – non è giusto che ci lasci così ... tu non hai fatto niente di male ... è stato solo uno stupido incidente –
- Certe cose capitano per una ragione ... sono certo che questo non fosse il mio posto – aveva detto Roman scuotendo le spalle – ma voi fate i bravi, prendetevi cura l'uno dell'altro e non fate troppi casini –

Quel pomeriggio era stato Ren ad accompagnare Roman alla stazione, durante il tragitto in auto non avevano detto una parola, soltanto quando furono davanti ai binari il secondo ebbe la forza di parlare.
- Beh ... allora ci si vede ... - mormorò – abbi cura di te, ok? –
-Niente di personale Roman ... ma non era più il tuo posto questo –
Quella frase fece scendere un enorme silenzio, per un po' gli occhi chiari di Roman fissarono il viso scarno dell'amico come se non volessero comprendere, poi lo sguardo del ragazzo si spostò.
- Certo ... avrei dovuto capirlo ... - disse più a se stesso che all'altro – posso chiederti perché? –
- No ... - rispose Ren – è questo il tuo problema Roman, non smetti di fare domande ed interessarti delle faccende ... dovresti cominciare a lasciar perdere qualcosa ... -
- Capisco ... allora ci si vede Ren –
- Certo ... ci si vede –
*******
L'anno successivo si era rivelato ancora più faticoso del precedente, nonostante Roman non fosse più un problema erano arrivate altre persone a turbare la pace che Ren aveva costruito. Altri intrusi si facevano avanti e distoglievano l'attenzione di JJ, come Matt ed i suoi propositi di amicizia, Chris e le sue stupide insinuazioni. Il moro faceva fatica, mantenere in piedi quel regno era sempre più difficile, riusciva a vedere come persino JJ gli stesse remando contro. Per quanto il ragazzo odiasse ammetterlo il biondo era cresciuto, non era più il fragile ragazzino che aveva sollevato da terra, adesso aveva indurito le sue ossa e qualche frase non sarebbe basta a placare il suo animo. Aveva cominciato a fare domande, a pretendere risposte, a scrutare oltre il velo, Ren sapeva di doversi tirare indietro prima che fosse troppo tardi, prima che avesse visto cosa nascondeva.
La cosa giusta, però, era sempre la più difficile da fare, nonostante il ragazzo avesse messo uno spesso muro di sofferenza e distacco fra sé e JJ, la presenza del ragazzo continuava ad ossessionarlo, la sua immagine continuava ad infilarsi nella sua mente. Il bisogno dentro di lui aveva cominciato a crescere in modo doloroso, Ren lo aveva combattuto con qualunque arma conoscesse. Aveva causato dolore a sua volta per lenire il suo animo rabbioso, aveva preso la morfina e bevuto fino a stordirsi, eppure JJ restava sempre lì, al centro del suo cervello, a ricordargli quanto fosse diventato debole, al punto di essere schiavo dei suoi desideri.
Li odiava, odiava i suoi bisogni perché lo rendevano troppo schifosamente umano, troppo spasmodicamente coinvolto, quella brava gli ricordava paurosamente quella del padre. Cosa sarebbe successo se quelle emozioni avessero preso il sopravvento? Doveva impedirlo a tutti i costi, doveva lasciare la sua rabbia lentamente, per evitare di esplodere, doveva tenere tutto sotto controllo. Ma non poteva farlo per sempre, ecco perché accadeva poi, nel cuore della notte il pensiero di JJ tornava, era tanto forte da costringere Ren a prendere il telefono e chiamarlo. Non diceva una parola, non c'era nulla da dire in realtà, si limitava a stare in silenzio ed a sentire il respiro dell'altro, poteva sentire dalla cornetta la sua sofferenza. JJ era infelice, lui era un passo dal tracollo, ma l'importante era che restassero entrambi ad una distanza di sicurezza, che quel tremendo bisogno non entrasse in contatto con la sua fonte di desiderio.
JJ però non era dello stesso avviso, continuava a battersi, continuava ad insistere, più Ren lo colpiva più lui tornava i piedi a pretendere, a chiedere spiegazioni. Il moro sapeva che se voleva davvero allontanarsi, se voleva salvare entrambi da se stesso doveva assestare un colpo tale da distruggere JJ dall'interno. Così il giorno del suo compleanno aveva radunato tutte le paure e le insicurezze del suo migliore amico, aveva creato una bomba nucleare e l'aveva sganciata addosso al biondo, travolgendolo. Costringendolo a piegarsi nel modo più doloroso che fosse possibile, aveva sgretolato ogni attimo, ogni ricordo che avevano vissuto, ogni certezza nel cuore di JJ.
- Ti amo, Ren –
Quelle parole erano il punto di non ritorno, il passo che non doveva mai essere compiuto, ma JJ si era inoltrato, le aveva pronunciate, non poteva sopportare di essere davvero la fine di quel ragazzo. Quella frase non aveva fatto altro che risvegliare la sua brama ancora di più, un conato di vomito era risalito lungo la sua gola, era certo che se fosse tornato con JJ avrebbe finito per divorarlo ed annientare se stesso. Così aveva fatto scoppiare la bomba, la sua unica via di salvezza, forse l'unico lascia passare per entrambi, lontano dal pericolo.
Ren sapeva che dal momento in cui JJ era riuscito a mettersi in piedi e fuggire da quella camera non c'erano più possibilità, avevano chiuso davvero, il biondo era libero ora. Al ragazzo non spettava altro che il compito di farsi odiare mentre altri si sarebbero presi cura di JJ, magari Matt con i suoi saggi consigli o Lyonel con quel suo fare sinistro.
Ren doveva solo rassegnarsi e lasciarlo andare, se solo non fosse tanto egoista ed ossessionato, se solo quella brama non gli annebbiasse il cervello tanto spesso. Si era ritrovato solo, Alexey non sopportava più il suo comportamento inspiegabilmente meschino, Roman non sarebbe intervenuto a sistemare le cose, voleva che JJ gli girasse alla larga, il moro era davvero solo con i suoi pensieri deliranti a quel punto. La parte razionale di sé cominciava a soccombere al pensiero di lasciare che JJ esistesse senza di lui, che doveva davvero trovare un altro modo di vivere.
Con quei pensieri in testa Ren aveva deciso che non voleva concedere al biondo quella libertà, non voleva rinunciare al diritto che si era guadagnato di possedere quel ragazzo. Così prese le ultime pillole della sua scorta tutte insieme, aveva ben in mente che cosa sarebbe successo. Non aveva alcuna garanzia di uscirne vivo davvero o che quel gesto cambiasse le cose, ma in quel momento certi dettagli non avevano importanza. Mentre la sua mente perdeva lucidità ed il suo corpo stramazzava impossibilitato a muoversi, tutto quello che Ren riusciva a pensare era il volto di JJ e il calore delle sue mani che sfioravano nuovamente il suo corpo.


Quando riaprì gli occhi non sapeva che ore fossero o dove si trovasse, quando spostò gli occhi nella stanza si rese conto che aveva le braccia attaccate a delle flebo e capì che alla fine qualcuno lo aveva davvero portato in ospedale, perché prendersi quel disturbo? Pensò per un attimo. Lo sguardo del ragazzo si era spostato nuovamente lungo la stanza e si era posato sulla figura che stava in silenzio seduta accanto a lui. Quando guardò JJ negli occhi, Ren vide chiaramente il fuoco che emanavano, si rese contò che quella sera nessuna delle sue bugie avrebbe fatto sollevare quel ragazzo dalla sedia, quella notte doveva cominciare ad ammettere qualcosa.
Così lo aveva fatto, aveva parlato, nonostante quelle confessioni fossero difficili da pronunciare a voce alta, nonostante quelle ammissioni lo facessero sentire terribilmente vulnerabile. Poi JJ si allungò su di lui, nonostante tutto quello che aveva detto, il biondo voleva stargli ancora vicino. Poggiò le sue labbra su quelle di Ren che per un attimo sentì il petto stringersi, da quanto tempo non lo baciava? Da quanto non sentiva il sapore di quelle labbra? Il contatto con JJ si faceva in ogni momento più intenso, le braccia del moro si erano allungate a circondare le spalle del biondo attirandolo a sé il più stretto possibile.
Forse non erano poi così diversi, forse quel ragazzo tanto fragile in realtà poteva sopportare quello che c'era in fondo alla sua anima, in fin dei conti erano solo delle deboli fiammelle che prima o poi si sarebbero spente. Due fuochi che a stento riuscivano ad illuminare la strada davanti a loro, ma insieme, tutto era diverso, insieme riuscivano ad illuminare il buio abbastanza da trovare una via d'uscita dall'oscurità e l'incertezza.
- Mettiamo ordine nel caos – disse JJ a mezza voce ad un soffio dalle labbra di Ren.
*********
Il ristorante era molto bello e sofisticato ma nulla di troppo appariscente, si trovava in una zona del centro di San Francisco e quando i due ragazzi si ritrovarono all'ingresso il maggiore si fermò. JJ si voltò verso il suo accompagnatore lievemente stupito, rimase in attesa per qualche istante, poi parlò.
- Che ti prende? –
Ren se ne stava rigido e in silenzio mentre fissava la grande porta davanti a sé – io non c'entro molto –
- Non dire cose del genere – rispose JJ prontamente – ti ho chiesto di venire con me, sai che preferisco averti accanto ... -
- Tuo fratello non ti ha mai creato problemi – continuò l'altro con un tono strano che impensieriva il biondo – questa è una cosa di famiglia –
- Ormai sei qui – continuò il più piccolo e lo prese per mano – quindi andiamo e basta –
L'interno del locale era elegante e tranquillo, non c'era confusione quella sera e i due ragazzi notarono subito il tavolo dove Samuel e la sua novella sposa li stavano aspettando. Quando si sedettero al tavolo la coppia li accolse con un caloroso sorriso.
- JJ! Finalmente – disse il fratello – non vedevamo l'ora di vedervi –
La cena cominciò con parecchi convenevoli, racconti sul viaggio di nozze, aggiornamenti sugli studi, Ren osservava con non poco nervosismo quella dinamica di vita familiare, chiedendosi quale fosse il vero scopo di quella serata. La risposta non tardò ad arrivare, fu proprio il fratello del biondo ad introdurre l'argomento, assumendo un espressione molto seria.
- JJ ... so che questi anni sono stati duri per te – il più piccolo parve stupito da quell'improvviso cambio di tono – so che nella famiglia ... nessuno ti ha trattato come meritavi, persino io ... so di non essere stato un buon fratello –
- Sam ... senti io non ti incolpo di niente – si precipitò a dire il ragazzo – la mamma ... ha sempre provveduto a tenervi a debita distanza da me ... eri un bambino, non devi rimproverarti –
- Ora però sono un uomo adulto – intervenne – quindi posso fare un analisi di coscienza e ammettere i miei errori e quelli della mamma. La sua mente è troppo rigida per ammettere di aver sbagliato ma io ho intenzione di rimediare – rivolse un breve sguardo alla moglie – noi ... siamo diversi da lei e so che non ti sei mai sentito parte della famiglia, ma adesso io ne sto costruendo una mia e vorrei che di questa facessi parte –
Ci fu silenzio, JJ era del tutto basito, non si aspettava questo genere di discorso, né di vedere lo sguardo del fratello tanto ardente nel riferire quelle parole.
- Io ... - il biondo era totalmente sbigottito.
- Vorremmo che tu considerassi l'idea di portare a casa nostra le tue cose – continuò Samuel – sappiamo che passi tutto il tempo alla Berkeley ma le vacanze e i giorni liberi in cui fai ritorno a casa non dovrebbero essere incubi pieni di tormenti ... ogni volta che rientri la mamma non fa che darti addosso e francamente sono stanco di assistere a queste meschinità – il ragazzo passò una mano sulla spalla del fratello – dovresti tornare in un posto dove puoi sentirti a casa, dove ci sono persone che sono felici di vederti. La nostra casa è grande, c'è una camera anche per te, un appoggio su cui puoi contare –
JJ era sconvolto ma dentro di sé era felice, sapeva che il fratello lo aveva sempre rispettato ma vedere quanto ci tenesse ad includerlo nella sua vita lo aveva stupito, il ragazzo annuì.
- Certo ... mi piacerebbe ... -
Ad un tratto Ren si alzò in piedi, quel gesto attirò l'attenzione dei presenti ma lui non disse molto.
- Vado a fumare – furono le uniche parole che pronunciò prima di lasciare il tavolo.

Il moro si accese una sigaretta lasciando che la brezza notturna gli sfiorasse il viso, impose alla sua mente la calma mentre ripassava nella sua testa la scenetta a cui aveva assistito. C'era una profonda irritazione che si era fatta strada fra i suoi pensieri e anche se cercava di soffocarla quella tornava a galla.
- Ren – la voce di JJ raggiunse l'orecchio dell'altro facendolo voltare – va tutto bene? –
- Sì – disse con tono neutro aspirando altro fumo – avevo voglia di una sigaretta ... vi ho lasciato un po' di privacy ... magari ha altre confessioni da fare –
JJ sorrise leggermente e si avvicinò al moro – mi dici cosa c'è che non va? –
- Ho detto niente ... torna dentro –
- Ren – il tono del biondo si fece serio tanto che il maggiore spostò lo sguardo su di lui e lo trovò intento a fissarlo con sguardo severo – puoi smettere di fare il bambino e parlarmi per favore? –
Quello sbuffò ad un tratto pervaso dalla rabbia gettò a terra la sigaretta e si voltò a fronteggiare il biondo – cosa c'è che non va? Intendi a parte tuo fratello che ha rivestito il ruolo del paladino della giustizia? Che si inginocchia ad aiutare i deboli? Dopo anni si risveglia e cosa vuole fare? Fornirti un porto sicuro? Crede che ti serva adesso? –
- Ha solo riconosciuto i suoi sbagli ... -
- Beh, potrebbe farsi fottere – ringhiò e afferrò JJ per un braccio strattonandolo appena verso di sé – io sono stato il tuo dannato porto sicuro per tutti questi anni ... io ti ho dato un posto dove stare ... mi sono preso cura di te ...ed ora tu che fai? Quello ti offre una casa e tu sei felice di accettare? Rispondi! – il battito del cuore di Ren si era fatto convulsamente rapido nel suo petto, tanto da rendere il suo respiro affannoso – ti trasferirai da lui ... andrai ... a vivere lì, a dormire ... a passare le vacanze, a giocare alla famiglia felice ... a –
Non continuò, JJ aveva fatto una scatto nella sua direzione ed aveva interrotto quel delirio unendo le loro labbra, si era lasciato afferrare ancora di più dalle braccia di Ren che adesso lo stringevano bisognose.
- Ren ...- mormorò il più piccolo staccandosi dal bacio – non mi interessa giocare alla famiglia con loro, ma lui è comunque mio fratello. Non riesco più a vivere con mia madre, è solo un inutile agonia, quindi sposterò la mia roba da lui visto che mi ha offerto un tetto e non metterò più piede a casa di quella donna ... - poi portò le mani a sfiorare il volto rigido del ragazzo davanti a lui – questo non significa che io voglia stare sempre con loro o che dimentichi il passato – JJ sorrise – amo da morire passare le vacanze da te, con Grace, dormire insieme ... passare i pomeriggi da Alexey ... questo è il mio mondo, voi ... tu ... niente di quello che è stato cambierà, anche se porto lì la mia roba –
L'agitazione nel petto di Ren stava diminuendo, sentire il calore delle mani di JJ su di sé stava lentamente convincendo i suoi demoni a placarsi – non intendevo ... dire che non dovresti andarci ... io ... non so cosa intendevo dire ... mi ha ... -
- Ti ha fatto incazzare quella proposta – rise JJ e portò le mani ad intrecciarsi dietro il collo del maggiore – ma non hai nulla da temere ... non devi essere geloso perché tu non hai rivali –
- Non sono geloso – mormorò Ren accostando le labbra all'orecchio del biondo, ma il tono ancora risentito fece intendere il contrario.
Il più piccolo prese per mano il moro tirandolo appena verso il ristorante – torniamo dentro e finiamo la cena, così poi posso darti altre rassicurazioni private – rise.
Ren si unì a quella risata, anche se a differenza di quella di JJ che era allegra e frizzante, la sua aveva un tono più basso e carico di desiderio – sei decisamente un moccioso sfrontato che gioca con il fuoco –
- Esattamente il genere di moccioso che ti piace, o sbaglio? –
- Vediamo di chiudere questa serata ... - replicò Ren in tutta risposta lanciando ancora un'occhiata penetrante a JJ – e tu torni a casa con me stasera ... non azzardarti a lasciare camera mia fino alla fine delle vacanze, te lo proibisco –
JJ sorrise – non c'è nessun altro posto in cui passerei le vacanze! -


ANGOLO AUTRICI:

Siamo quasi giunte alla fine, qui alcune linee temporali si incrociano con la storia di Overcome ed è un ottima occasione finalmente per sbirciare dietro la tela del ragno e scoprire quali sentimenti alimentavano Ren durante quel periodo. Fortunatamente tutto è bene quel che finisce bene e sembra che i nostri due piccoli combina guai stiano cercando un equilibrio insieme! Il prossimo aggiornamento sarà l'ultima di questa storia e visto che i nostri cari personaggi non hanno avuto una OS nel futuro l'ultimo capitolo servirà proprio a dare uno sguardo in avanti nella loro vita, speriamo sia di vostro gradimento. Vi lasciamo con un augurio rivolto alle nostre care lettrici donne e speriamo che il capitolo sia stato un bel regalo! Un bacio e alla prossima, speriamo di sentirvi!



BLACKSTEEL

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