28. Fra la realtà e la percezione c'è una differenza straordinaria
«Puzzi, Robbie,» era l'unica cosa che avrei tanto voluto far sapere a mio zio. Puzzava davvero. Sudore, fumo, alcol, sporco in generale: un odore nauseabondo, che stava iniziando a darmi sui nervi -anche perché se ne stava seduto sul divano, e vedevo dalle occhiate che Harry gli lanciava, che la pensava come me. Mica voleva che un ubriacone drogato gli insudiciasse il sofà.
«Glielo dici tu?» mormorai.
Harry sospirò, annuendo, si girò di poco, dandomi le spalle e «Robbie, ascolta,» iniziò. «Perché non vai a farti una doccia?»
«Sto bene così».
«Riformulo,» tossicchiò ancora l'altro. «Vai a farti una doccia. È un ordine».
Robbie grugnì e s'alzò. «Il bagno dove sta?»
«Ti accompagno io,» Harry si rimise in piedi, senza però staccare gli occhi da me. «Potresti chiedere a Joe se ha dei vestiti puliti da dargli, Sel?» e vedendo che non ero molto entusiasta all'idea di aiutare Robbie, aggiunse: «Per favore, Tigre. Mica vogliamo che se ne vada in giro in mutande, mentre i suoi cazzo di pantaloni sono in lavatrice».
Sbuffai. «Bene,» dissi, e pure io spinsi indietro la sedia del tavolo, alzandomi e andando verso la porta. Afferrai il mio zaino con tutti i regali di Natale ancora al suo interno, così da poter dare a Joe e Dalia i loro, almeno.
Stavo per aprire la porta, quando Harry mi richiamò. «Ah, Sel?»
«Sì?»
«Occhio a non cadere dalle scale. Torna tutta intera, grazie,» e sparì oltre il salotto, lasciandomi sola, senza neanche il tempo di ribattere, ma con un mezzo sorriso sulle labbra.
Fu un sollievo uscire dall'appartamento e allontanarmi dalla presenza di Robbie, specie per salutare Dalia e Joe: mi ero ritrovata a considerarli come una sorta di nonna e nonno, e più ci pensavo, più mi rendevo conto di quanto tenessi a loro. L'anziana donna, infatti, non appena mi vide, mi attirò fra le sue braccia, stampandomi un bacio sulla testa.
«Selena! Come stai?» quando si staccò, mi prese il viso fra le mani rugose. «Cos'hai fatto?» chiese, indicando il taglio sulla mia tempia.
«Non è niente, lascia stare,» divagai. «Voi due, invece, come state?»
Il suo viso si incupì un po'. «Siamo stati meglio, ma non ci lamentiamo. Joe ed io non stiamo mai bene quando Harry non c'è».
«Perché?» domandai, mentre lei si spostava di lato per lasciarmi entrare.
«Siamo in pensiero ogni volta che va fuori città. E' normale, siamo vecchi e lui è come un figlio per noi. Ci preoccupiamo troppo, Harry sa quello che fa».
Appoggiai lo zaino sul tavolo della cucina, e ne estrassi i due pacchetti.
«E questi cosa sono?»
«So che manca ancora un mese, ma buon Natale, Dalia,» dissi. «È stupida come cosa, e li ho comprati usando parte dei vostri soldi, ma mi sembrava carino almeno provarci, no?»
Lei rise, abbracciandomi di nuovo, per poi mettere su l'acqua per il tè. «Non dovevi».
«Sì, invece. Mi avete ospitata e mi avete sempre trattata come se fossi di famiglia. Questo è il minimo che possa fare per sdebitarmi,» mormorai. «E poi, come ho detto, non è niente di ché».
«E' anche troppo, Selena, grazie,» rispose. «Accomodati pure,» disse, spostando una sedia del tavolo.
Chiacchierammo qualche minuto del più e del meno, le raccontai un po' di Baltimore e di come Harry sembrasse un'altra persona, quando stava lontano da Smoke Town, per poi decidermi a farle la richiesta per la quale ero venuta.
«In realtà dovrei chiederti un enorme favore,» diedi voce ai miei pensieri. «Cioè, Harry mi ha chiesto di chiedervelo».
«Suona importante. Vediamo cosa posso fare».
«Beh, praticamente avremmo bisogno di un cambio di vestiti per mio zio. Starà con noi un po'-»
Dalia sì girò verso di me. «Tuo zio?» m'interruppe.
«Storia lunga. In breve, l'uomo che James vuole far fuori è mio zio Robbie, e Harry ha chiesto se Joe avesse dei vestiti in più da prestargli, finché non sarà il momento di portarlo da Smoke».
«Oh mio Dio,» delle rughe d'espressione si formarono sul suo viso. «Certo che abbiamo vestiti da prestargli. Mi dispiace tanto, cara, per tuo zio-»
Scossi la testa. «Non è una brava persona. Meglio così, credimi».
«Ma è pur sempre tuo zio, Selena».
«Non lo è più da molto tempo,» sospirai. Dalia mormorò qualcosa che non capii, versando l'acqua bollente nelle due tazze, porgendomene una assieme allo zucchero, che appoggiò sul tavolo.
«Vado a prenderti quei vestiti,» disse poi. «Aspetta qui».
Sparì dietro una porta che probabilmente conduceva alla loro camera, per uscirne qualche minuto dopo, portando con sé, piegati, un mucchietto di abiti scuri.
«Ringrazia Joe da parte nostra,» feci, presi un sorso di tè, e «siete fin troppo disponibili,» aggiunsi. «Davvero».
«Gemma lo diceva in continuazione,» Dalia, con un sospiro, si sedette davanti a me.
«La sorella di Harry,» annuii.
«Già,» sorseggiò la sua bevanda. «Era una così brava persona, sai. Lei e Harry si sono trasferiti qui quando i loro genitori sono morti. Io non è che li conoscessi proprio bene, Anne e Des - era Joe che frequentava lo stesso pub di lui, i sabato sera. Puoi immaginare però che colpo quando abbiamo trovato i loro corpi senza vita. Insomma, Harry e Gemma erano così giovani, così indifesi... sono rimasti un paio di settimane nella villa di Smoke, prima di venire a stare da noi».
«Harry ha vissuto nella villa?» mi accigliai. «Questo non me l'ha detto».
«Non lo sa nessuno, Selena. Non è una cosa di cui lui vada particolarmente fiero».
«Perché? Insomma, non dovrebbe vergognarsene, non era di certo colpa sua. Per necessità si compiono azioni inimmaginabili». E io questo lo sapevo bene.
«Devi capire che Harry è un ragazzo estremamente sensibile. Forse non mi crederai, perché a vederlo non sembra affatto così, ma fidati quando ti dico che lo è. Lui, alle persone, si affeziona e ci tiene più di quanto non dia a vedere: raramente dimostra affetto, ma quando lo fa, è una cosa sincera e pura,» mormorò. «Ad esempio, è rimasto così ferito dal tradimento di Daniel, che lui considerava un fratello, da paragonarlo alla morte dei suoi genitori. È stato il periodo più buio per lui, escludendo la morte di Gemma, e io sinceramente non sapevo che fare».
«E come ha fatto a... a...» deglutii, trovandomi con la gola secca e annodata. «A... insomma... riprendersi?»
«Non l'ha fatto, Selena. Harry non si è ripreso, né dalla morte di Anne e Des, né dal tradimento di Daniel, né da Gemma, né da niente. Semplicemente si è chiuso tutto dentro, ed è diventato così burbero e scontroso proprio per non lasciare che i ricordi scappassero fuori. Non è che Harry non voglia far entrare nessuno nel suo cuore, ha semplicemente paura che le persone che ama, che non ci sono più, scompaiano da esso. È comprensibile».
Eppure, c'erano stati dei momenti, brevi e fuggenti, in cui era sembrato veramente felice. Momenti in cui aveva sorriso, e il suo sorriso era arrivato ad illuminargli gli occhi - non era un sorriso particolarmente grande, il suo, ma era sincero. Era bello, da vedere, e non perché Harry in sé fosse un bel ragazzo, ma semplicemente perché quel sorriso ti scaldava fin nelle ossa. Anche se magari non volevi sorridere, vedere Harry così, ti faceva stare bene. Durava poco, certo. Ma ne valeva la pena.
«Harry ha perso tanto, Selena,» ricominciò Dalia. Mi accorsi solo in quel momento che la mia bevanda calda si era raffreddata un po' troppo. «Non lasciare che perda anche te».
«Non gli cambierebbe poi molto, credo,» sospirai.
«Su, non diciamo sciocchezze, ora. Lo sappiamo entrambe che a te, lui piace molto,» Dalia mi guardò, seria. «Ed è una cosa buona, mia cara. Vi farebbe bene avere l'uno il conforto dell'altra. Vedi, se non altro potete capirvi, sapete come ci si sente ad essere orfani».
Il sorso di tè che avevo appena preso, faticò a scendere. «Si nota così tanto che lui mi piace più di quanto non dovrebbe?» riuscii a tossicchiare, poi.
«No, affatto. Non preoccuparti».
«Tu come lo hai capito, quindi?»
«Ti ricordi, la settimana scorsa, che avevi la febbre? Ecco, quando stavi dormendo, ho sorpreso Harry seduto per terra vicino a te, che ti guardava e ti carezzava i capelli e ti canticchiava qualcosa sottovoce. Sono rimasta ferma sulla soglia ad osservarvi per un po', e quando lui si è accorto di me, si è subito alzato ed è andato via senza dire una parola. Hai iniziato ad agitarti nel sonno, tu, e ho dedotto lui ti tranquillizzasse inconsciamente. E poi ci sta dietro tutta una serie di altre piccoli, irriverenti azioni e gesti da parte tua, che hanno rafforzato la mia tesi. Quindi ecco».
«Harry cosa?» sgranai gli occhi. «Questo te lo sei inventato, dai».
«No che non me lo sono inventato,» rise lei. «Te l'ho detto che tiene a te e che tu tieni a lui, Selena».
Finii il mio tè con un altro grande sorso. «Se lo dici tu,» bofonchiai. «Fra la realtà e la percezione, Dalia, c'è una differenza straordinaria».
«Fra la realtà e la percezione, Selena, ci sta anche qualcos'altro».
«Del tipo?»
«Non lo so, questo,» scosse la testa. «Sta a te scoprirlo».
Tossicchiai. «Penso dovrei andare, ora,» ed indicai i vestiti. «Avrà finito la doccia, Robbie».
«Certo, meglio che glieli porti,» Dalia ed io ci alzammo all'unisono. «Ma ricordati di quello che ti ho detto, mi raccomando. E passa pure quando vuoi».
«Saluta Joe da parte mia, e ringrazialo tanto,» afferrai gli indumenti, e lo zaino, e dopo averla abbracciata, lasciai il suo appartamento, risalendo in fretta le scale.
. . .
Harry
Era da tanto che non vedevo qualcuno ridotto nelle stesse condizioni di Robbie. Dopo che Selena gli ebbe portato - troppo gentilmente - i vestiti puliti, avevo deciso di apportare un cambiamento radicale alla sistemazione delle persone, nelle varie stanze. Robbie aveva bisogno di un posto in cui stare, un posto che potesse essere chiuso a chiave dall'esterno, tipo la camera di Zayn, e da lì era sorta una bella e tosta questione: Selena dov'è che avrebbe dormito?
Zayn si era già sistemato. I ragazzi, quella sera, una volta tornati a casa, avevano accordato che Robbie mica poteva girare liberamente per l'appartamento, e il caro e vecchio Zayn era finito con Niall, al posto di Louis. Restava Selena, dunque, e quello era un affare spinoso, specie perché lei si era rifiutata di rubare il letto di Louis, sostenendo che preferiva il divano.
Io la volevo con me, però. Troppo. Dormire con lei, quello era ciò per cui mi ero ritrovato a rosicare internamente. Ma come fare? Mica potevo dirle quello che pensavo. E poi, gli altri tre, loro di certo non dovevano saperlo. Era mia, Selena, o meglio, avrei tanto voluto lo fosse. E cosa più incredibile, non mi ero spaventato più di tanto quando avevo scoperto che la desideravo più del dovuto: la vedevo come una sorta di sfida, una corsa contro il tempo. C'erano troppi maschi attorno a lei, e pure l'amicizia che aveva con Niall stava iniziando a non piacermi più.
Come diamine fare?
«Sei sicura di stare bene?» Liam, a tavola, mi fece tornare a galla dal miei pensieri. Stava parlando a lei, che non aveva ancora toccato la sua cena.
«Appunto, Selena. Tutto okay?» fece Zayn.
«Non ho molta fame,» mormorò in risposta, giocando con la pasta, ormai fredda, davanti a sé. La testa ce l'aveva appoggiata sulla mano, i suoi occhi erano bassi e tristi. Avrei scommesso tutto, tutto, sul fatto che stesse pensando a quello che aveva fatto. All'uomo che aveva ucciso. Magari forse anche a Robbie. Quello sguardo, quella sensazione, l'avevo provata pure io. Strano che gli altri non l'avessero ancora riconosciuta.
«Sel,» mormorai. «Non è colpa tua».
Alzò piano la testa, mi guardò dritto in faccia. «Sì che lo è».
«Cos'è successo?» domandò Niall, facendosi serio - era sempre una novità quando lui diventava serio, accadeva così di rado.
E in quel momento, senza preavviso, Selena scoppiò in lacrime. Non pianse forte, quello no, ma acqua silenziosa e cauta le scivolò dalle guance, mentre cercava di sopprimere i singhiozzi.
«Ho detto qualcosa che non va?» Niall si alzò in piedi. «Mi dispiace, Selena, cioè oddio-»
«Cosa sta succedendo?» disse ancora, Liam. «Harry?»
Sbuffai. «È successo, ragazzi. Anche lei l'ha fatto».
«Parli del sesso o dell'altra cosa?» Zayn si accigliò.
«Oh mio Dio, Zayn,» ringhiai. «Parlo dell'altra cosa».
Si ammutolirono tutti e tre. Nessuno si mosse per un lasso di tempo che mi parve infinito, solo Selena singhiozzava sommessamente, le sue spalle che si alzavano e si abbassavano. Questo fino a quando Niall non la avvolse con le sue braccia, e lei non seppellì la sua testa nel suo petto. «È okay, Selena,» mormorò. «Su, non pensarci».
Anche Zayn e Liam andarono dritti da lei, uno che le carezzava la schiena, l'altro che non sapeva bene cosa fare. Io, dal canto mio, la guardai e basta.
«Com'è successo?» domandò Liam, a me. «Insomma, non me l'aspettavo».
«Lascia stare,» replicai, e mi alzai pure io. Delicatamente, senza sembrare troppo brusco, staccai Selena da Niall. «Andiamo. Facciamo un giro».
«Un giro dove?» Zayn mi fermò. «Ma non lo vedi che sta male?»
«Starà male in ogni caso».
«Beh, che cazzo. Non mi sembra un buon momento per andare a fare un giro».
Lo ignorai. «Sel? Te la senti?»
In un primo momento non disse nulla, tanto che credetti non avrebbe neanche risposto; Zayn stava già gongolando per la vittoria, come se gli importasse di più avere l'ultima parola che la salute mentale di lei, quando «sì,» gracchiò Selena. «Forse è meglio,» e Niall la lasciò andare subito.
«Dai, non fare cose stupide. Non sei nelle condizioni-»
«Zayn,» scattò il biondo, interrompendolo. «Basta».
«Andiamo,» ripetei, prendendole delicatamente il polso, tirandola leggermente. Afferrai le nostre giacche, aprii la porta dell'appartamento, e uscimmo dalla stanza diventata troppo soffocante anche per me. La prima cosa che feci, una volta fuori dal raggio visivo di quei tre, fu attirarla contro il mio petto, e la strinsi così forte da soffocarla. Quasi.
«Sel,» sospirai. «Lo so che è difficile-»
«Non dire nulla, per favore,» mi interruppe. La sua voce era tornata normale. «Adesso sto bene».
«Lasciami finire,» continuai. «So che è difficile, ma che cazzo, sei più forte della tua coscienza. Sei una tigre, Sel. E pretendo che tu smetta di incolparti per qualcosa che hai fatto».
«Avrei potuto sparargli una gamba».
«Così la ferita sarebbe infettata e sarebbe morto a distanza di due giorni, con infinite sofferenze,» mi staccai da lei, tenendole le spalle, guardandola negli occhi. «Ora non dire cazzate».
Sbuffò sonoramente. «Che giro facciamo, allora?» e cambiò argomento.
«Veramente era una scusa per sottratti alle loro grinfie, ma un giretto in moto ci starebbe, no?» e le sorrisi.
«In moto?»
«In moto,» confermai: forse, accidentalmente, avevo preso il giubbotto di Zayn, anziché il mio. «Chi arriva prima di sotto, vince».
Si infilò la sua giacca, e contò fino a tre. Partimmo all'unisono quando esclamò un «via!» agitato è divertito, e sfrecciammo giù per le scale come se avessimo avuto un esercito alle calcagna.
«Ho vinto,» dissi, toccando la porta d'ingresso, spingendola con la spalla e uscendo in giardino.
«Hai barato,» rispose. «E poi tu conosci il posto meglio di me, sai correre al buio. Io no».
«Ah, quante scuse,» scossi la testa, tenendole aperto l'uscio, lasciandola passare.
«Quindi dove andiamo?» chiese, calciando un sassolino che stava lì abbandonato sul cemento del vialetto.
«Boh, dove vorresti andare?» mi issai sul sedile della moto, inserendo le chiavi e accendendo il motore.
«Non lo so-» si bloccò di colpo. «Ma il casco?»
«È su nell'appartamento, e ce n'è solo uno,» spiegai. «Se vuoi fare una corsa a prenderlo, così lo indossi tu... forse sarebbe meglio, sì. Hai ragione».
«No, no,» scosse la testa. «Lasciamo stare il casco. Tanto non ci farai schiantare da nessuna parte, giusto?»
«Giustissimo».
«Perfetto, allora,» mi guardò ancora un attimo, prima di fare un passo verso di me.
«Metti il piede sinistro lì,» le indicai un punto sopra il cavalletto. «E la gamba destra falla passare oltre la sella».
Roteò gli occhi: «Sì, so come si fa».
«Sei già andata in moto con un ragazzo?»
«Oh, sì. Un mucchio di volte,» replicò. «Da piccola, con mio padre. Era divertente».
«Oh,» mormorai, quando si issò dietro di me.
Più vicina. Per favore.
«Dove... dove mi tengo? Non c'è tipo una maniglia o-»
«Non credo,» borbottai.
«Okay...» sospirò, e sentii il suo corpo a contatto con la mia schiena, le sue braccia che si avvolsero attorno al mio torace, e la sua testa che si posò sulla mia spalla. Potevo anche morire, e non me ne sarei neppure accorto.
«Posso partire?»
«Mh-hm,» annuì lei. «Vai».
Con un colpo di acceleratore, la moto fece un salto avanti; non l'avevo mai guidata, ma questo non glielo feci sapere - non era poi tanto diversa da quella di Lee. Piano piano mollai la frizione, e prima che me ne accorgessi, eravamo già in strada. Non sapevo bene dove portarla, in realtà: alle otto del mercoledì sera, a Smoke Town, mica c'era tanto da fare. La domanda era, però, se volessi o meno stare solo con lei, e se le fosse dispiaciuto o meno stare sola con me. Io non avevo idea di quello che avrei potuto fare, se mi fosse ricapitata l'occasione di baciarla. Se fossimo rimasti soli di nuovo.
Alla fine, decisi di portarla a bere - stupido e cliché, ma non m'era venuto in mente altro. Parcheggiai la moto all'entrata di The Old Bug, e la aiutai a scendere dalla sella. «Ti offro qualcosa, che ne dici?» le feci sapere.
«Immagino tu ordinerai un bicchiere d'acqua,» ridacchiò, cercando di sistemarsi un po' i capelli, che erano un completo disastro a causa del vento che li aveva scompigliati.
«Con del ghiaccio, questa volta,» la corressi.
. . . . . . .
Hey!
Come avete notato (o forse no) quest'ultima parte della moto è inedita; diciamo che ho completamente rivisto il capitolo perché quello di prima mi faceva schifo, è per questo che ci ho messo tanto ad aggiornare. La trama non cambierà ovviamente ahahah e le scene che ho tolto verranno infilate nei prossimi capitoli.
Volevo chiedervi, nel caso aveste una qualche mancanza (quelle odiose, infide mancanze!) di passare a dare un'occhiata al mio nuovo libro sul mio profilo, L'Arte di Essere il Non Essere. È un manuale su come sopravvivere e contrastare, appunto, le mancanze, attraverso la storia d'amore di Julia e Dante e di altri personaggi emblematici che verranno fuori. La aggiorno ogni mercoledì, e ho già nove capitoli scritti quindi siete a posto per nove settimane, se voleste passare a darci uno sguardo. Anche perché tengo tantissimo a quella storia, e vorrei davvero una vostra opinione a riguardo.
Inoltre, visto che alcune di voi ancora me lo chiedono, ho deciso di riaprire il gruppo WhatsApp di Smoke Town a nuove entrate, dunque se volete partecipare per ricevere news, curiosità, anteprime, e conoscere ragazze nuove, mandatemi il nome ed il numero in chat privata che vi aggiungo :)
Grazie ancora del milione, ci sentiamo alla prossima! Vi voglio bene!
Lottie x
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