19. Questione di gravità
Dal momento in cui uscimmo dalla villa fino a quando non rientrammo all'appartamento, Selena non disse una parola, e io nemmeno, ad essere sinceri: ero arrabbiato e frustrato, e lei lo poteva capire da come continuavo a passarmi le mani fra i capelli, quei pochi secondi in cui non erano occupate a stringere il volante così forte da riaprire i tagli sulle mie nocche scorticate.
Niall, al contrario, non la smetteva di parlare della musica che c'era, e dei cantanti, che, a parer mio, avevano trasformato quei pezzi rock di elevato livello artistico in scarne copie di poco valore; a lui erano piaciuti, tanto che l'aveva definita una delle migliori feste che James Smoke avesse mai organizzato, ma io, al contrario, l'avevo passata in totale, completa ansia. Ansia per Selena, chiaro. Credevo mi si sarebbero staccati i piedi a furia di fare avanti e indietro per passare il tempo, finché lei non fosse tornata. Era stata via solo mezz'ora, per fortuna, e quella mezz'ora mi era bastata per rendermi conto di quanto cazzo mi sentissi protettivo nello suoi confronti, e quanto impotente fossi in confronto a James.
Che cos'è che le aveva chiesto? Che risposta stava aspettando? Selena cosa ne pensava? Di che cosa avevano discusso? Era ferita? Stava bene? Per non parlare poi del vestito! Non m'era sfuggito il modo in cui lui l'aveva guardato, come se glielo avessi rubato per farlo indossare a lei, come se fossimo stati solo due luridi ladri dalle mani unte di peccati. Le aveva detto qualcosa al suo riguardo? Che non era di mia madre?
Le mani mi prudevano di fastidio. Volevo prendere a pugni qualcosa - qualcuno - anche a costo di fratturarmi una nocca. Ora, però, meglio tornare a casa.
«Ragazzi!» esclamò Niall, facendomi sobbalzare leggermente. «Cazzo, Harry, non puoi andare più veloce?»
«Perché?» roteai gli occhi, ma schiacciai sull'acceleratore.
«C'è la replica della finale di quel programma di cucina che guarda Dalia,» spiegò lui. «Cioè inizia fra dieci minuti».
«Tu vuoi farmi rischiare di schiantare la macchina contro qualche casa per vedere il tuo programma di cucina?» lo guardai dallo specchietto retrovisore, sbuffando quando trovai Selena con la testa poggiata sulla sua spalla, di nuovo, e gli occhi chiusi: s'era addormentata.
«È la finale,» precisò.
Ancora, sbuffai. «Spero cinque minuti di ritardo non ti guastino la visione,» bofonchiai, accelerando ancora, distogliendo lo sguardo da lei.
Zayn sghignazzò leggermente. «Oh, Niall,» disse, piano. «Sta dormendo?» e indicò Selena.
«Sì,» rispose. «È così tenera, giuro. Sembra un coniglietto».
«Selena non è un coniglietto,» lo dissi prima di potermi fermare. Selena era una Tigre: chi cazzo è che li voleva, i coniglietti? «Cioè boh, che ne so. A me non sembra un coniglietto,» divagai.
«Vero,» Zayn concordò con me. «Sembra una specie di Biancaneve... scommetto cinque dollari che Niall non ha le palle di baciarla per svegliarla».
«Guarda che quella del bacio magico era la Bella Addormentata nel bosco, cretino,» lo corresse Liam, scuotendo la testa. «Non Biancaneve».
Zayn gli lanciò un'occhiataccia: «Fa lo stesso,» disse. «Se Niall la bacia, gli do cinque dollari».
«Ma tieniteli, cinque dollari, Zayn,» fece Niall. «E poi che cazzo, baciala tu. Così si sveglia e ti tira una sberla così forte da farti restare lo stampo per il resto della vita».
Niall era la mia nuova persona preferita. Dopo me stesso.
«Guarda che scherzo, cazzo. Rilassati,» sbuffò Zayn.
«Non sembrava,» osservai.
«Baciala tu, allora,» e mi diede un piccolo schiaffetto sul bicipite. «Scommetto che ne avresti pure voglia. Minchia, da quant'è che non scopi, Haz?»
«L'altro giorno, in realtà. Sarah Bailes. E mi ha anche detto di salutarti,» ammiccai.
«Ouch,» si intromise Niall. «Harry che va a letto con la scopamica di Zayn... non si fa, eh».
«Scopamica, appunto,» Zayn non ne sembrava affatto toccato. «Mica è la mia ragazza. E poi almeno so che con Harry si diverte tanto quanto con me».
«Non esserne così sicuro,» lo rassicurai. «Sai che a me fa schifo la sua musica, quindi non è che sia stato proprio il massimo, per lei. Ha quella mania di voler scopare con il punk di sottofondo, e io non capisco affatto questa cosa».
«Nemmeno io, in realtà,» Zayn poggiò la testa sullo schienale. «Ma cazzo, amo troppo la sua figa quindi sopporto anche il punk».
«Selena che musica ascolta?» domandò Liam, sporgendosi di poco dal sedile per guardarla dormire addosso a Niall.
«Michael Jackson,» replicai. «Il padrone del locale dove lavorava era un fanatico di Michael Jackson: metteva solo lui alla radio, quindi era scontato che fosse l'unica cosa che Selena potesse ascoltare, mentre puliva i tavoli o mentre lavava il pavimento. Anche se comunque, se le regalassi un CD dei Pink Floyd, credo ne sarebbe parecchio entusiasta visto che...»
Mi accorsi d'aver parlato troppo, quando le loro bocche si spalancarono e i loro occhi si sgranarono, attoniti.
«Woah,» mormorò Niall. «La conosci bene».
Scossi la testa. «No, è che guardala,» dissi. «Non sembra una che ascolta Michael Jackson?»
«In realtà no,» ridacchiò Liam. «Boh, io avrei detto Madonna».
«Madonna? Ma per favore!» risi.
«Secondo me tu ascolti Madonna, Sel».
«No! Sbagliato!»
«Ah no?»
«No, un altro punto per me! Io ascolto Michael Jackson, Harry».
Sorrisi, fra me e me, e mi accorsi che eravamo praticamente arrivati. Parcheggiai l'auto nel cortile e spensi il motore; mentre loro scendevano, e Selena era ancora addormentata fra le braccia di Niall, che l'aveva sollevata senza fatica, io coprivo la macchina col telo bianco, così nessun uccello ci avrebbe cagato sopra durante la notte.
«Con lei cosa facciamo?» bisbigliò Liam, quando li raggiunsi. «Povera, è sfinita».
«La sveglio, così può guardare la TV con noi,» suggerì Niall. «Perché anche voi guarderete la finale, vero?»
«Io sì,» annuì Zayn. «Son neanche le undici, mica ho sonno».
«No che non la svegli,» mormorai, rivolgendomi al biondo. «Io non sto a guardare quella merda di programma con voi, la porto io a dormire, prima che le venga il torcicollo». Se c'era una cosa che detestavo, era l'essere svegliato: neanche a lei faceva piacere, solo che era più gentile di me e quindi non s'era mai lamentata quando l'allarme di Zayn suonava alle quattro del mattino.
«Sicuro?» insistette Niall.
«Certo che sì, o non l'avrei detto,» annuii. Infilai il braccio destro sotto alle ginocchia di Sel, al posto di quello di Niall, e il braccio sinistro a sostenerle le spalle; poi, la sollevai, togliendola a lui.
Mia! Ha!
Dopo un paio di buonanotte che mi rivolsero, ai quali risposi con un cenno del capo, mi avviai su per le scale, per il secondo piano. Loro si fermarono lì da Dalia e Joe, richiamati dalla TV, mentre io arrestai la mia camminata solo davanti al nostro appartamento. Fu un po' difficile trovare le chiavi nella tasca della giacca con Selena fra le braccia, anche se comunque, alla fine, riuscii nel mio intento. Niente luci, tanto sapevo orientarmi alla perfezione: al buio, la trasportai fino camera sua, adagiandola sul suo letto.
«Harry?» la sentii bisbigliare, quando la sua testa toccò il cuscino.
«Ti ho svegliata?»
«Puoi accendere la luce?»
Mi allungai verso il comodino, esaudendo il suo desiderio, illuminando la stanza e la sua figura. Socchiuse le palpebre, strofinandosi gli occhi. «Ma ho dormito tutto il viaggio?»
«Sì,» annuii. «Ho dovuto portarti qua in braccio. Due piani di scale, Sel. Con te in braccio. Prima e ultima volta, t'avverto».
«Scusa,» disse, mettendosi a sedere.
La guardai per qualche secondo, in silenzio. La treccia che Dalia le aveva fatto s'era rovinata, e molte ciocche di capelli sgusciavano fuori dalla morsa dell'elastico e delle forcine. Il suo trucco era leggermente sbavato, i suoi occhi assonnati. Il vestito era ancora perfetto.
«Forse dovrei toglierlo,» osservò. «Prima che si stropicci del tutto».
Ci misi qualche secondo di troppo a capire che parlava dell'abito. Si alzò dal letto, sfilandosi i tacchi, abbassandosi di dieci centimetri buoni. «Mi dai una mano?» mi diede le spalle, indicandomi la cerniera.
Annuii immediatamente, neanche a pensarci, e forse tirai le cose un po' troppo per le lunghe: mi avvicinai lentamente, posando una mano sulla sua vita ancor più lentamente, cosa che la fece trasalire, e me ne accorsi pure. «Dobbiamo parlare, lo sai, vero?» sussurrai, attirandola contro il mio petto.
«Di?» rabbrividì di nuovo.
«Che cos'è che ti ha detto, Smoke?»
«Tante cose,» rispose.
«Troppo vaga. Prova ancora,» borbottai, stavolta appoggiando lentamente le labbra sul suo collo, dove sapevo le doveva piacere. Piaceva a tutte.
«Harry,» sospirò. «Ne parliamo domani?»
«No,» mi staccai, girandola verso di me, con la zip del vestito ancora chiusa. «Ne parliamo adesso. Cos'è successo con James?»
Un altro sospiro le uscì dalla bocca. «In realtà, non molto,» e se stesse mentendo non avrei saputo dirlo. «Mi ha fatto vedere i quadri della biblioteca, e abbiamo commentato un po' i libri che ha letto. Poi ha preso una pistola e mi ha chiesto di sparargli-»
«Cosa?»
«Lasciami finire,» sbuffò. «Mi ha chiesto di sparargli ma non l'ho fatto, e sai perché?»
Scossi la testa.
«Prova a pensare a cosa succederebbe a Smoke Town se lui non ci fosse più,» disse. «Tutto è uno schifo adesso, credi che senza più leggi funzionerebbe meglio?»
«Io credo, se vuoi sapere la mia,» feci un passo verso di lei. «Che tu non gli hai sparato perché sei troppo buona. Avevi paura. Ed è più che comprensibile, Sel,» addolcii un po' il tono di voce. «Sei piccola e indifesa, e James Smoke ti ha messo pensieri assurdi in quella testolina che ti ritrovi. È un bravo manipolatore, lui».
«Piccola e indifesa,» sbuffò lei. «Detesto quando parli così».
«Quando dico la verità?»
«Quando mi fai sembrare innocua».
«Non è colpa mia se lo sei!» risi. «Sei qui da un mese e mezzo, Selena, che cazzo ti aspetti? Di diventare Wonder Woman e salvare il mondo? Non sei come me o James o la maggior parte delle persone che vivono a Smoke Town».
«Perché devi essere così stronzo?» la vidi assottigliare gli occhi e fare qualche passo in avanti. «Stai sempre a prendermi in giro, per ogni cosa che faccio. Non ti va bene niente! E poi ti arrabbi per ogni minima sciocchezza, e fai lo spaccone come se tutto ciò che non riguardi te sia uno schifo totale,» e si era avvicinata parecchio, tanto che riuscivo a distinguere una certa lucidità nei suoi occhi, prossimi alle lacrime. «E poi, prima mi ignori, poi mi infastidisci, poi mi ignori ancora, poi t'arrabbi, e io non capisco affat-»
La zittii con un bacio. Così, dal nulla, le presi le guance fra le mani, e schiacciai le mie labbra sulle sue, intrappolando le parole che le stavano uscendo dalla bocca come un fiume in piena. Solo quando la sentii rilassarsi improvvisamente, mi permisi di spostare un braccio a cingerle la vita, e staccare di poco il mio viso dal suo.
«Oh, finalmente,» dissi. Era ora, dannazione! Un bacio che aspettavo da giorni, ormai, finalmente ottenuto.
«Finalmente cosa?» invece che allontanarsi, posò la sua fronte sulla mia.
«Finalmente stai zitta un po',» le alzai il mento con la mano libera, e di nuovo le nostre bocche s'incontrarono, questa volta più rudi e brusche, come se quello di prima fosse stato solo l'assaggio al pasto più squisito del mondo, che andava poi divorato con foga, proprio come stavo facendo. Il silenzio della stanza si riempì ben presto degli schiocchi delle nostre labbra, che si esploravano voraci e ingorde, e non riuscii a non sogghignare quando le sue mani s'intrufolarono fra i miei capelli, tirandoli e attorcigliandoli tanto da farmi andare fuori di testa. Perché non capivo più un cazzo di niente, ecco.
Ad un certo punto la sollevai, e tutto iniziò a precipitare in picchiata. Io mi sentivo precipitare: un inarrestabile caduta nel vuoto, era quel bacio che non sarei riuscito a fermare neanche se avessi voluto. A contrastare la gravità si rimaneva stecchiti. Ma sì, chiamiamola pure gravità. Non c'era differenza fra un bacio e la gravità, specie se era di Sel che si stava parlando. Tanto, se qualcuno fosse caduto sarebbe stata lei; io, al momento, ero al sicuro coi piedi ben saldi a terra. Mica mi innamoravo, io.
La sua schiena venne a contatto con la porta della stanza, che si chiuse con un colpo secco, e le sue gambe circondarono i miei fianchi, mentre mi avvicinavo, se possibile, ancora più a lei. «Harry,» ansimò, staccandosi di poco. «Credo di aver trovato il tuo nome in codice».
«Cosa?» pressai la bocca sul suo collo, e poi sulla clavicola, e la mascella, tenendola ben salda con una mano sotto la sua coscia, così da non farla rovinare al suolo.
«Bucky,» mormorò. «Come il supereroe del fumetto che hai sotto al cuscino».
«Come sai che ho un fumetto sotto al cuscino?» e mi fermai di colpo, tornando a guardarla negli occhi.
«Riordinavo la tua stanza, l'altro giorno,» disse solo. «Non ti facevo tipo da fumetti».
La staccai dalla porta, facendo un passo indietro parecchio traballante, sbilanciato dal suo peso. «Bucky mi piace,» annuii. «Tigre». Quando il retro delle mie gambe incontrò la cornice del suo letto, mi sedetti lì sul bordo, avvicinandola ancora. «Tu vieni con me, lunedì, comunque,» e la baciai di nuovo.
«Cosa-»
«Smettila di parlare,» biascicai. Dopo tutto quello che era successo oggi, non c'era verso che Sel sarebbe rimasta qui mentre io ero fuori città. Non mi fidavo di certo a lasciarla a casa da sola mentre i ragazzi erano lavoro, non dopo quello che era successo alla festa: ero sicuro che James avesse in mente di vendicarsi e farla pagare sia a me che a lei, soprattutto considerando che l'avevo posto in una situazione precaria davanti ai suoi ospiti. O forse era solo una scusa, e volevo Selena tutta per me un paio di giorni, senza rotture di scatole? E poi c'era anche la ripulita della città di martedì. Quello sì che era un problema.
«Harry,» ancora una volta, interruppe il contatto fra le nostre labbra. «Grazie dell'offerta, ma-»
«Non era un'offerta, era un ordine,» precisai.
«E Daniel?»
«Daniel si farà andare bene la tua aggiunta».
Si allontanò ancora, posando le mani sul mio petto, notando la strana posizione in cui eravamo messi, lei seduta sopra di me, i miei occhi ad altezza tette, e un improvviso rossore imbarazzato s'impossessò delle sue guance che, fino a poco prima, stavo stringendo. «Uhm...»
«Perché ti sei fermata?» non riuscii ad evitare di chiederglielo quando, goffamente, si alzò in piedi. «Sel?»
«Lascia stare».
«Ma perché?»
«E tu perché mi hai baciata?» inarcò un sopracciglio.
«Per farti tacere».
«Bastava chiederlo».
«Eccheccazzo, Selena,» sbuffai, tirandomi su dal letto, tornando sui miei passi. «Uno mica deve avercelo un motivo. Eri lì e ti ho baciata, punto. Non c'è un motivo, mi andava di farlo e basta».
«Io volevo solo che tu mi togliessi il vestito, mio Dio,» sbuffò, e quando si rese conto di quello che aveva detto, avvampò ancora di più. «Cioè la cerniera, intendo-»
«Posso farlo ora,» ammiccai, allungando una mano, che lei prontamente schiaffeggiò.
«Scordatelo, Harry. E poi è tardi,» si guardò il polso, che non aveva orologi.
«Quindi?»
«Quindi dovresti andare, perché io devo dormire».
«Bene,» contrassi la mascella. «Sogni d'oro, allora,» sputai, col tono più duro che potessi trovare. Mi avviai alla porta a grandi passi, e quando la aprii, quasi mi aspettavo che mi richiamasse: non lo fece; passai allora oltre la soglia e me la richiusi alle spalle, sbattendola un po' troppo forte.
Non mi mossi di lì, però, me ne rimasi in corridoio, ad ascoltare: fui quasi del tutto certo di sentire, lontano e indistinto, il fruscio di un vestito da sera leggero, mentre cadeva a terra.
. . . . . . .
A parte il fatto che si sono baciati, fa schifo come capitolo ma okkk
volevo solo dire che ho mangiato una punta di peperoncino tanto per vedere se fosse piccante e ora ho la bocca in fiamme lol
Un bacione, alla prossima!
Lottie x
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