Uh, fottesega... quello è un coglione
Arriviamo davanti casa, mia madre scende e mi apre la portiera, son costretta a camminare dato che non ci hanno lasciato la sedia sostenendo che non sono grave e che nel giro di un paio di giorni sembrerò come nuova. Il professor Jogia si affaccia sulla portiera e vede con quanto impiccio mia madre cerca di farmi camminare.
-Se vuole posso portarla in braccio.- si offre all'ennesimo sbuffo di mia madre. Beh, prima o poi dovrò camminare da sola, ma fa davvero freddo e non vedo l'ora di cambiare i pantaloni di Matt che mi pizzicano sul fianco a causa di un'etichetta.
-Grazie, mi farebbe davvero un piacere... ecco, basta fino alla porta, poi ci arrangiamo in qualche modo.- annuisce mia madre lasciando lo spazio al professore. Fa passare il braccio sotto le mie ginocchia e dietro la mia schiena, io stringo le braccia attorno al suo collo e mi solleva con leggerezza, attento a non farmi piegare troppo per salvaguardare le mie costole, anche se imbottita come sono di antidolorifici non sentirei comunque nulla. Fa il vialetto, aspetta mia madre che si è attardata a chiudere la portiera, il suo sguardo si abbassa su di me con un sorriso che mi fa arrossire. Finalmente mia madre arriva, apre la porta con le sue chiavi e fa entrare il professore che mi tiene in braccio.
-Matt, Phil, uno di voi due può venire in ingresso per favore?- chiama mia madre, intanto si spoglia del giubbotto e delle scarpe. Dalla porta del soggiorno esce Matty, mia madre alza lo sguardo al cielo, lui si avvicina con un sorriso a noi. -Avevo detto Matt o Phil.- borbotta mia madre a denti stretti.
-Ciao Elizabeth.- dice allegro il moro avvicinandosi a me.
-Non riesco a camminare.- sbuffo, lui alza le spalle.
-A questo c'è un rimedio.- si avvicina al prof, fa passare le braccia nei punti in cui mi sostiene e passo dal professor Jogia a Matty senza sforzo, mi sento un sacco di patate: passata di qua e di là; ma non mi lamento. Quando Matty è sicuro di avermi presa bene fa un cenno al professore che non sembra troppo felice che mi abbia presa lui.
-Ci vediamo a scuola, professore.- dice con tono un po' di sfida, ma lo so, Matty è fatto così.
-Sarò molto felice di vederla lunedì McKibben.- ribatte glaciale. -Signora Gillies, Elizabeth, vi auguro una buona giornata.- fa un sorrisino un po' costretto e se ne va. Matty gli fa il verso sottovoce. Mia madre sospira e poi si passa una mano tra i capelli.
-Ah, signora Bennett, il signor Bennett ha detto di avvertirla che c'è stato un problema con l'operazione del signor Carter e che quindi dovrebbe raggiungerlo in ospedale.- riferisce Matty, mia madre sbuffa e alza lo sguardo su noi due con una smorfia; prende nuovamente il giubbotto e la borsa.
-Immagino sarà una cosa lunga, fate i bravi.- alza lo sguardo su Matty. -Mi raccomando.-
-Si certo, ci può contare signora Bennett, mi curerò io di Elizabeth.- risponde sorridente.
-Ecco, appunto.- sospira mia madre, si china a baciarmi sulla fronte prima di uscire lasciandoci soli.
-E ora che si fa?- chiedo a Matty, lui inizia a salire le scale per camera mia.
-Mh, dimmi un po' tu... come ti senti?-
-Devo togliermi i pantaloni, l'etichetta mi pizzica.- mi lamento, un sorrisetto solca le sue labbra.
-Ogni tuo desiderio è un ordine.- ghigna, percorre il corridoio diretto in camera mia. Incontriamo Matt.
-Elizabeth, sei tornata.- mi lascia un bacio su una guancia, immagino stia uscendo. -Io vado da Ariana, di a tua madre che torno per cena.- annuisco, il riccio fa un cenno a Matty prima di correre giù per le scale.
-E ora siamo a casa da soli.- osserva il ragazzo per niente dispiaciuto.
-E studiamo filosofia perché non sei simpatico al prof e lunedì ti incula...- lui alza gli occhi al cielo.
-Uh, fottesega... quello è un coglione, mi incula comunque.- borbotta, apre la porta di camera mia e mi sistema sul letto.
-Tu studia, a me non mette bei voti a caso, ha capito che sono bravissima.- dico ironicamente.
-Se, va be, continua a dargli il culo.- chiude la porta e fa un giro di chiave.
-Smettila Matty!- ridacchio, lui alza le spalle e si siede sul materasso accanto a me.
-Comunque, se devo studiare lo facciamo a modo mio.- sussurra, posa le labbra sul mio collo.
-Matty... ho due costole rotte, non cammino e mi deve ancora finire il ciclo.- lo informo sull'ovvio.
-Mh mh... un vero capitano solca tutti i mari.- fa un ridicolo saluto da capitano che mi fa ridere, un leggero dolore mi tocca le costole.
-Prenda il libro capitan McKibben.- gli indico la mensola sopra la scrivania, lui si alza sbuffando, prende il libro e torna a sedersi sul letto.
-No, dico davvero, non penserai io mi metta a studiare il 2 gennaio.- brontola, io prendo il libro e sfoglio le pagine. Trovo il post-it con l'ultima interrogazione, conto le varie asticelle delle risposte giuste e quelle sbagliate di entrambi.
-Dunque... se vogliamo essere pignoli siamo due a cinque per me dall'interrogazione.- lui fa un sorrisino. -Quindi direi scarpa, scarpa, calzino, calzino e felpa... sono stata buona.- gli faccio notare mostrandogli le cinque dita alzate. Lui annuisce e si sfila ciò che gli ho detto.
Non ripassiamo molto. Matty fa schifo in filosofia più o meno quanto io faccio schifo in storia dell'arte... no, d'accordo un po' meno di quanto io faccia schifo in storia dell'arte. Ma va bene uguale, restiamo semplicemente stesi a letto a parlare e fumare (beh, lui fuma a me iniziano a far male le costole dopo un paio di tiri) fino quasi alle tre, poi lui ha fame e quindi decide di scendere a preparare qualcosa da mangiare. Lo obbligo a rivestirsi prima di lasciarlo scendere, non si sa mai che incontri mia madre. Mi lascia sola nella mia stanza, mi guardo attorno e vedo sulla scrivania diverse cose che non ricordavo vi fossero: un pacchetto di sigarette (d'accordo, potrei averlo lasciato in giro io), un mazzo di gelsomini bianchi e rossi (può essere un regalo di Matty per il mio rientro), due piastrine di metallo argentato e un ciondolo a forma di pallina. Chi sa come sono finiti lì. D'improvviso una carrellata di diverse immagini mi passa davanti agli occhi, ma non riesco a collegarli. Quando il flash finisce mi lascia confusa e con un dolore pulsante alla tempia. Che vuol dire tutto questo?
-Allora, ho preparato due panini.- mi avverte Matty entrando in camera con un piatto.
-Non ho fame.- rispondo portando la mano alla tempia. -Mi sento stanca, forse è meglio se dormo un po'.- lui alza le spalle e si mette accanto a me.
-Mh, fai pure. Meglio per me: mangio di più.- io mi sistemo così come sono, con solo le mutande e la benda attorno al seno/torace, sotto le coperte e poso la testa sul petto di Matty. Chiudo gli occhi, ma non mi addormento. Continuo a pensare a quelle immagini senza trovarne una spiegazione.
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