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Siamo solo incompresi

Sollevo lo sguardo dalla margherita che stavo facendo a pezzettini strappando petalo per petalo fino a lasciarla spoglia, Liam si siede accanto a me sulla radice dell'albero, ha un album da disegno sotto il braccio e la matita incastrata dietro l'orecchio. Si volta verso di me, come se si accorgesse solo ora che sono seduta qui.

-Ti disturbo?- chiede gentile, io mi limito a scuotere la testa e lui apre l'album scorrendo le pagine in cerca di un foglio bianco da utilizzare. Io abbasso nuovamente lo sguardo sulla mia margherita ormai spelacchiata e continuo il mio lavoro. -Sai, questo è il mio posto preferito per disegnare, amo la calma che c'è qui... beh di solito. Il lago è il più bel posto se si vuole stare soli... sempre che non vi sia una scolaresca in gita, chiaro.- alzo lo sguardo sui miei compagni, i maschi giocano a calcio con un vecchio pallone rattoppato trovato chi sa dove, mentre le mie compagne stanno in gruppetti a spettegolare... e so già di chi.  Avan mi guarda di tanto in tanto alzando lo sguardo dal suo libro. Abbasso nuovamente lo sguardo.

Dopo il pranzo fatto in paese siamo risaliti al campo e ancora su per il bosco fino al maneggio. Siamo rimasti il necessario per imparare le basi per andare a cavallo e abbiamo seguito Liam fin qui; ora i nostri fidi destrieri sono sistemati in un secondo maneggio in riva al lago, mentre a noi è concesso un po' di cazzeggio vicino alla riva sassosa. Con Avan non ho parlato dopo la discussione con Victoria; in realtà non ho parlato con nessuno. Non ne ho voglia.
So che non è da me reagire così, ma infondo me la sono presa tanto perché so che Victoria ha ragione; e comunque ormai tutti sospettano di me ed Avan, quindi la cosa migliore che possa fare è stargli lontana.
Stare sola.

Mi alzo da terra, voglio andare via e stare sola... non vorrei mai che Liam perdesse il suo tempo con una troia come me.

-Hey, ferma! Dove vai?- domanda alzando lo sguardo dal foglio in cui si intravvedono i tratti leggeri di un primo schizzo a matita. -Non scappare così, non mordo mica... te lo prometto.-

-Non vorrei essere io a morderti.- rispondo secca, lui aggrotta le fronte e stringe le labbra. Scuote la testa.

-Temo di non riuscire a seguirti.-

-No beh, sai... la gente pensa io sia una specie di cagna.- la sua espressione muta in un sorriso e con un piccolo sbuffo copre una risata.

-Mh, davvero? E a te interessa quello che ti dice la gente?- abbasso lo sguardo... effettivamente, a me interessa quello che dicono gli altri?
No. O meglio, non dovrebbe.

-Beh... forse un po'.- sussurro combattuta, lui si gratta la nuca e stringe nuovamente le labbra.

-Te lo dico io, no. Sai perché?- aspetta una qualche mia risposta, non ricevendola continua. -No perché alla gente attorno a te non interessa di quello che pensi tu... perché dovrebbe interessarti quello che pensano loro? Dai siediti e non pensarci.- resto in silenzio e accolgo il suo invito a restare accanto a lui. Con un sorriso torna a tracciare i solchi leggeri sul foglio, io colgo un'altra margherita e la giro tra le dita ripensando a quello che mi ha detto. A Victoria non interessa quello che penso io, a me non interessa quello che pensa lei... semplice, no? -Sai, se avessi dovuto dare corda a tutto quello che la gente dice di me non potrei praticamente più vivere.- lo guardo di sottecchi intento nel suo disegno.

-Che mai potrebbe dire la gente su di te? Non sei perfetto così?- mi mordo la lingua arrossendo, forse la cosa che ho detto è molto fraintendibile.
Sento una sua risata.

-Beh ti ringrazio se pensi che io sia perfetto, ma non è così. I miei genitori pensano io sia un mezzo disastro... sai, per via dell'arte. Loro non concepiscono l'idea che io per vivere voglia disegnare; d'altronde come biasimarli? Sono sempre vissuti qui. Per loro il lavoro è svegliarsi la mattina presto, fare il giro in stalla a raccogliere le uova e mungere il latte da portare in città, coltivare quel minuscolo orticello e andare a funghi. Non c'è altro. O meglio, c'è solo il campeggio e nient'altro. Non capiscono che in realtà fuori da questo buco di paese c'è molto di più. L'arte ti rende libero. Disegnare ti rende libero, è ciò che mi fa sognare.- fa un sospiro profondo e scuote la testa.

-Come fai ad essere così preso dal disegnare? Davvero è una cosa che non sopporto... sarà perché ho le doti artistiche di una gallina handicappata.- commento iniziando a spogliare dei petali anche questa margherita.

-Devi essere cresciuta qui per capirmi. Non c'è nulla che un bambino possa fare in questo posto. Non un bambino alternativo come me. Sono sempre stato quello strano nella mia famiglia... Chris e Luke sono sempre stati perfetti per i miei genitori, sono riusciti a trovare il loro posto tra il campeggio e il maneggio... ma io, con la mia arte, le mie cose astratte... sono sempre stato troppo strano per loro.- sento una nota di rammarico nella sua voce, lui scuote la testa e continua il suo disegno.

-Strano? Mh, non vedo perché. Anche per i miei io sono strana. Si insomma... qualsiasi cosa faccia, Matt la farebbe meglio. È stressante essere la pecora nera della famiglia.- lui alza lo sguardo dal suo disegno e mi scruta. Allunga una mano per raccogliere una margherita accanto a lui.

-Noi non siamo strani. Siamo solo incompresi.- dice sistemando la margherita tra i miei capelli. -Eppure io ti capisco perfettamente.-

-Già, anch'io.- concordo abbassando lo sguardo.

Passiamo ancora forse un'oretta sotto l'albero prima che ci chiamino per tornare al campo. Prendiamo nuovamente i cavalli e scendiamo giù tornando al campeggio. Durante il tragitto, di circa una mezzora, ripenso alle chiacchiere con Liam e mi accorgo che, eccezione fatta per Avan, non sono mai stata così bene con un ragazzo. Di tanto in tanto scorgo Avan a guardarmi, sembra ancora perplesso per come ho reagito questa mattina... mi riprometto di spiegargli tutto il prima possibile, se lascio passare il tempo inizierà a insospettirsi di Liam e non voglio che tra noi ci siano incomprensioni.

Così arrivati al maneggio, mentre sistemiamo e curiamo i cavalli, mi avvicino al mio prof senza dare troppo nell'occhio; ho lasciato il mio cavallo a Liam che aveva finito con il suo e ha detto che ci pensava lui.

-Avan, possiamo parlare?- sussurro guardandomi attorno per assicurarmi che nessuno ci stia guardando con troppa indiscrezione.

-Pensavo non me lo chiedessi più.- risponde con un sorriso, la sua voce è particolarmente roca e bassa, come se avesse il mal di gola... quasi non la riconoscevo. Mi guarda un istante, carezza un'ultima volta il muso del suo cavallo già sistemato e acconsente a seguirmi in un posto un po' più nascosto. -Allora? Si può sapere che ti prende?- domanda una volta raggiunto il retro della stalla.

-Sono una scema.- sospiro, un sorrisetto curva le sue labbra.

-Già, questo lo sapevo.- gli tiro un pugno sul braccio e faccio la finta imbronciata, lui mi prende per la vita e mi bacia sulle labbra con delicatezza.

-È stato quello che mi ha detto Victoria. Ho pensato davvero a quello che mi ha detto... tu pensi io sia troppo facile?- mormoro giocando con il bottone della sua camicia, lui mi stringe ancora di più a se.

-Elizabeth... tu sei perfetta.- ciò, detto con la sua insolita voce arrochita, mi fa rabbrividire.

-Hai il mal di gola?- domando scorrendo con indice e medio il suo collo su e giù.

-Non lo so, è tipo da dopo pranzo che sono senza voce... è una cosa strana, non mi sembra d'aver preso freddo, eppure...- io alzo le spalle.

-È molto più sexy così, dovrai assicurarti che la tenda sia ben chiusa sta notte...- un tono malizioso copre la mia voce.

-Mh... sarà meglio che tu non ti faccia trovare fuori dalla tenda, Gillies.- mormora roco.

Mh... si certo professore, starò sicuramente nella sua tenda sta sera.

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