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Prima o poi dovrai pagare pegno

Sabato e domenica passano uguali: io stesa a letto nel tentativo vano di scaldarmi e Matty che mi sta vicino, preparandomi qualche pezzo di pane col miele o passandomi un bicchiere con un po' di vodka. Non è uno dei week-end migliori, ma scopro che Matty ci tiene a me, lo dimostra in modi discutibili, ma ci tiene. Lo noto da come cerca di starmi vicino, da come mi rimbocca le coperte o dalla rinuncia alla solita festa del sabato sera. 

In ogni caso non voglio fraintendere i suoi modi dolci e garbati, non voglio crearmi illusioni strane.

La domenica sera sto quasi bene, scendo per cenare in cucina e guardare un po' di Tv con Matty. Decide di guardare un film horror; uno di quelli con bambine possedute, bambole di ceramica dagli occhi umani e pianti angoscianti da neonato. Subito mi viene in mente l'immagine dolce di Matt e Ariana stesi in divano.
Non posso fare a meno di confrontarmi con loro. Matty è seduto accanto a me, con i piedi poggiati sul tavolino, le mie gambe in grembo e le braccia incrociate dietro la nuca; io sono stesa con la testa poggiata sul bracciolo. Nessun passare lento e continuo tra i miei capelli, nessuno sguardo, nessun contatto tra lui e me, se non di tanto in tanto quando le nostre mani si sfiorano nella ciotola dei popcorn.

Mi accorgo di essermi addormentata solo quando lui mi scuote per salire in stanza. In dormi veglia salgo le scale, raggiungo la camera e crollo sul letto. Lui arriva un po' dopo, si siede accanto a me sfiorando le mie cosce.

-Che film di merda.- commenta posando lo sguardo su di me, alzo le spalle... in effetti ho dormito per metà film -In ogni caso... domani abbiamo scuola, quindi buona notte.- si distende e allunga una mano per spegnere la luce.

-Matty, aspetta. Mi tiri giù i vestiti?- chiedo indicando la mensola. Lui la guarda, poi guarda me e ridacchia.

-Non è ancora lunedì mattina.- affonda la faccia nel cuscino nascondendo uno sbadiglio -E poi tu non hai rispettato i patti.- prende tra l'indice e il pollice la felpa tirandomela.

-Che cazzo vuol dire?- sbuffo alzando lo sguardo al cielo.

-Eh... vuol dire... prima o poi dovrai pagare pegno.- dice mollandomi uno schiaffo sul culo.

-Ahi.- gemo poggiando una mano sopra a dove mi ha colpita -Io non ti do il culo.-

-Lo farai, per estinguere il tuo debito.-

-Ci tieni così tanto ad infilare il tuo pene nel buco dal quale esce la mia cacca?- ridacchio stendendomi.

-No... cioè un po', ma la questione non si limita a questo. Tu non hai pagato la tua penitenza per il mancato studio.- inizia a far scorrere la zip della felpa, lo lascio fare. La sfila e la piega lasciandola in un angolo. Mi guarda e sospira -Perchè ti corpi? sei così bella...- Io arrosisco  coprendomi con il lenzuolo.

-Smettila che poi ci credo.- lui mi bacia sulla fronte e si sistema sotto le coperte, spegne la luce.

-Comunque dico davvero, sei bellissima.- si gira verso di me e sbadiglia -Buona notte.-

-Buona notte.- rispondo in un sussurro soffocato.

I rumori della notte si fanno più distinti; lo scricchiolare del letto sotto il nostro peso, il frusciare inquieto del vento che tenta di intrufolarsi dalle finestre, il ramo spezzato di un albero deforme, il lamento spettrale di un cane alla luna.

La bambola del film mi torna alla mente, i suoi occhi così reali che si spostavano nella stanza in cerca della sua prossima vittima da torturare con l'affilato coltello nascosto nell'ampia gonna di tulle.

Tremo di paura, guardo Matty e il suo  viso sereno illuminato pallido dalla luna. Forse sta dormendo. Forse non si accorgerà se mi avvicino. Silenziosa scivolo verso di lui, il suo braccio si posa sul mio fianco stringendomi.

-Hai paura, bimba?- sussulto, allora era sveglio.

-Io veramente...-

-Mi piace.- mi interrompe stringedomi a lui, passa una mano sulla mia schiena nuda. Io poggio le mani sul suo petto lasciandomi cullare e accarezzare, dalle sue braccia passo a quelle di Morfeo.

-Oh cazzo!- l'imprecazione di Matty è la prima cosa che sento, mi scuote una spalla -Elizabeth, svegliati. Siamo in ritardo per la scuola.- apro gli occhi di colpo, cerco la sveglia sul suo comodino: 8:34. Mi tiro su liberandomi dalla sua stretta. Mi stropiccio gli occhi cercando di svegliarmi completamente. Sento un suo dito scorrere sulla mia spina dorsale fino all'inizio dei boxer, sussulto. Mi volto a cercare il suo sguardo per rimproverarlo -Dovevo farlo, tu non sai quanto sia eccitante la tua schiena.- lo fa di nuovo, lo stesso brivido.

-Smettila.- gli ordino alzandomi -Siamo in ritardo e dobbiamo fare presto.- mi volto verso di lui -Hai capito?- un sorrisino compare sulle sue labbra, alzo gli occhi al cielo e lo spingo giù dal letto. Impreca quando il suo culo sbatte sul palchè chiaro... più o meno il mio risveglio giornaliero.

-Entriamo alla terza.- mi avverte alzandosi, si massaggia il culo.

-Se mai alla seconda.- lo correggo.

-Non dopo che ti ho vista così.- sussurra al mio orecchio prendendomi per i fianchi. Sbuffo.

-Va bene, ma intanto facciamoci la doccia. Dopo un week-end così dobbiamo lavarci.- lui annuisce, mi carica sulla spalla come un sacco di patate e mi porta in bagno. Io cerco di liberarmi, la doccia la usavo come scusa per chiudermi in bagno e vestirmi.

Lui chiude la porta a chiave, mi poggia sul bordo vasca e nasconde la chiave sopra l'armadietto dei medicinali. Ridacchia al mio sguardo contrariato.

-Non mi freghi, ti conosco troppo bene.- alzo gli occhi al cielo e lascio che lui apra l'acqua calda. Si spoglia e butta tutto a lavare, poi mi guarda un poco aspettando che anche i miei indumenti (ovvero i soli boxer di Matty che indosso ora) raggiungano i suoi. Quando capisce che non ho intenzione di muovermi, mi spoglia lui e mi bacia sul collo cercando di convincermi a raggiungerlo sotto il getto.

-Non ho voglia.- mugugno tra un bacio e l'altro.

-Non m'interessa.- geme lui scontrando i nostri bacini, la sua erezione mi fa sussultare. Mi sbatte sul muro e fa combaciare perfettamente i nostri corpi -Ti ho aspettata per un week-end intero.-

-Va bene!- sbuffo. Mi inginocchio, carezzo un poco il suo membro facendo accrescere la sua erezione, poi lo prendo in bocca. Lui mi prende i capelli accompagnando ogni mio gesto. Geme. Sussurra il mio nome. Geme. Poi mi viene in bocca, ingoio.

-Dio, non sai quanto ti amo.- lo guardo, lui diventa paonazzo appena realizza ciò che ha detto davvero -Voglio dire amo come... si insomma hai capito.- prova a giustificarsi. Io alzo le spalle e mi riempio la bocca d'acqua per cambiare sapore.

Dopo qualche altra coccola e uno shampoo ben fatto usciamo dalla doccia, mi ridà i miei vestiti e ci prepariamo per la scuola. Ovviamente andiamo in macchina.
Matty sfreccia per le strade deserte del centro. Oggi piove, e io mi diverto a rincorrere le gocce d'acqua che disegnano strani intrecci sul vetro dell'auto. Ne io ne Matty parliamo, ci limitiamo a canticchiare nella mente la melodia di "21 guns" riprodotta alla radio.

Arriviamo davanti a scuola, il cortile è chiuso quindi Matty parcheggia in una vietta parallela. Scendiamo e lascio che la pioggia mi bagni mentre cammino naso all'insù per entrare a scuola. 

Appena entriamo suona le terza ora, saliamo le scale e raggiungiamo la nostra classe. La prof di storia dell'arte è appena uscita. Io e Matty entriamo.

Come al solito i soli posti liberi sono quelli in primo banco, ma non possiamo lamentarcene. Butto al mia borsa sul banco e mi rivolgo a Sinjin:

-Che materia abbiamo adesso?- lui abbassa lo sguardo, legge l'orario segnato sul foglietto  inserito nell'astuccio.

-Filosofia.- risponde, due secondi dopo la porta si chiude e lui è lì, con il suo sguardo di caramello fisso nel mio.

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