Ció che ho sempre voluto fare
Mette da parte il computer, mi bacia ancora, si sposta sopra di me poggiandosi sui gomiti, io faccio ciò che ho sempre voluto fare, metto le mie mani nei suoi capelli e guido i suoi movimenti. Le sue labbra si spostano sul mio collo, la felpa risulta subito un impiccio e quindi me la sfila e la lascia cadere in terra. I suoi baci scendono lungo il mio collo, sul seno stretto in uno di quei reggiseni che usavo qualche anno fa, ovviamente scelto apposta per l'occasione. Le mie boobs risultano più grosse e non sembra che ad Avan dispiaccia la cosa.
No beh, c'è da dire che non siamo partiti con l'idea di "elevare il nostro rapporto", o meglio lui no.
Dopo essermi annoiata tutto il pomeriggio con Matty e la mia famiglia materna, sono andata di sopra a prepararmi per il cinema con Avan, e diciamo che ho avuto l'idea di spingere un po' sull'acceleratore di questa relazione, che non so se sia una relazione, iniziata solo qualche ora prima.
Dovevamo per appunto andare al cinema, poi abbiamo visto che c'era troppa gente e quindi non sarebbe stato il caso farci vedere assieme in un posto così affollato; dunque Avan ha proposto di guardarci un film da lui. Lungo la strada per casa sua ci siamo fermati a prendere due pizze che ora si stanno raffreddando sul pavimento della sua roulotte accanto al PC ancora alla prima schermata. C'è da dire che è stata sua l'idea di metterci sotto le coperte... già, ed io ho iniziato col fargli "piedino". Lui mi ha messo il braccio attorno alle spalle, io gli ho preso la mano, lui mi ha baciata sulla fronte, io gli ho baciato la mascella e... il film non è neanche partito che ci siamo messi a fare altro.
Con le dita ancora congelate dal freddo gli slaccio i bottoni della camicia e gliela sfilo, lui borbotta qualcosa per le mie mani gelide ma non smette di baciarmi. Il suo petto caldo sul mio mi fa stare bene e mi provoca dei brividi che mi fanno inarcare la schiena, inizio a mugugnare il suo nome.
Dio, non mi era mai capitato di essere così eccitata per dei semplici preliminari. Le mie mani trovano la cintura dei suoi jeans, la sfioro ma non ho coraggio di slacciarla. Sarebbe andare forse troppo in là? Magari Avan vuole solo che ci baciamo e basta.
-Fallo Elizabeth.- lo sento sussurrare sul mio collo. Ogni mio dubbio o remora viene sciolto da quello che prendo come un ordine. Slaccio la fibia, il bottone, la zip e faccio scorrere il tessuto fino a togliere completamente i jeans e a lasciarli in terra; sento il suo pene premere contro la mia intimità.
Il mio cellulare vibra sul comodino, faccio per allungare la mano a rispondere quando ripenso all'altra sera e decido che chiunque sia può aspettare. Tengo premuto il pulsante di accensione e spegnimento, vibra e lo lascio sul comodino.
Avan si mette a sedere sul mio bacino e porta indietro i capelli con le dita, oltre al respiro veloce ha le guance arrossate e trovo che sia bellissimo così. Piego le gambe e le divarico per fargli spazio tra esse, lo osservo mentre con fare sicuro mi sfila gli skinny e li lascia in terra accanto agli altri vestiti.
Posa il suo sguardo di caramello nel mio, un sorriso solca le sue labbra e di riflesso anche le mie.
Fremo come fosse la prima volta.
Inizia a toccarmi attraverso il sottile tessuto delle mie mutandine, gemo e inarco la schiena. Dopo un paio di volte gli fermo la mano, voglio andare oltre. Voglio vedere il suo viso rilassato, voglio sentirlo gemere.
-Avan, ti prego.- ansimo, lui si china in avanti e mi bacia la fronte. No. Non vorrà lasciarmi così. Lo tiro su di me e giro le posizioni. Ora ho io il controllo. Lui si limita a incrociare le braccia dietro la nuca. Prendo tra le dita l'elastico dei suoi boxer, mantengo il suo sguardo mentre glieli sfilo. Sento il mio cuore accelerare, tremo, un po' l'emozione e un po' per il freddo insolito della roulotte.
-Che c'è Elizabeth? Spaventata?- sussurra mordendosi poi il labbro inferiore. Effettivamente devo ancora avere il coraggio di abbassare lo sguardo.
-Io... no.- balbetto, porto i capelli dietro le orecchie e mi siedo sulle ginocchia accanto al suo bacino. Dopo qualche altro istante di imbarazzante silenzio lui si mette a sedere davanti a me a gambe incrociate.
-Non mordo.- ridacchia, abbasso lo sguardo sulle mie mani che giocano nervose con il bracciale d'oro e pietre azzurre. Oh, andiamo! Che mi sta succedendo? Non è la prima vota che mi trovo in questa situazione con un ragazzo. Ecco, forse è questa la differenza, non è un ragazzo, ma un uomo. Dodici anni di differenza e ora li sento tutti. Ma non era proprio ciò che volevo? Si. Ed è ancora ciò che voglio? Si.
Mi avvicino a lui, gli poggio le mani sulle spalle mentre faccio unire i nostri torsi, lentamente mi sposto verso il basso; il suo petto, l'addome, l'ombelico, l'inguine e prendo il suo pene tra le mani, inizio a fare movimenti circolari, così come facevo di solito con Matty. Lui inizia a gemere, i suoi muscoli si rilassano abbandonando il suo corpo e la sua espressione al piacere.
-Ah, Elizabeth...- mugugna, mi prende per i fianchi e mi fa stendere sul letto, mi fa piegare le ginocchia e si sistema tra le mie gambe. Così come faceva lui osservo i suoi movimenti, ciò che fa. Si piega in avanti, le sue mani scorrono dietro la mia schiena per sganciare il reggiseno senza spalline, sento l'elastico allentarsi e sento le guance bruciare. Si scosta dalla pelle, ma Avan lo lascia lì, forse aspetta i miei tempi, che sia io a toglierlo. In ogni caso non mi muovo. Dopo qualche istante d'attesa, prende la fascia e mi scopre. Le sue mani tornano sui miei fianchi, con l'indice segue il segno del mio bacino fino all'elastico delle mie mutandine.
-Oh, avanti, fallo.- lui alza lo sguardo su di me e sorride, si china in avanti e mi bacia sulle labbra. È ancora sopra di me quando sento il tessuto del mio ultimo indumento scorrere sulle mie gambe. Lui torna seduto, mi accarezza il basso ventre ormai bollente e poi infila un dito nella mia intimità, solo questo mi fa gemere.
Un secondo dito, un ultimo.
Cerca nel cassetto il profilattico, con mano esperta lo infila e inizia a penetrarmi. Prima piano, poi sempre più velocemente. Si china in avanti e i nostri torsi combaciano, conficco le dita sulla sua schiena. Gemiamo entrambi sussurrando l'uno il nome dell'altra.
-Elizabeth...- il mio nome sussurrato da lui è qualcosa di dolcissimo.
-Avan...- ansimo, erano almeno quattro mesi che volevo farlo.
Raggiungo l'orgasmo, inarco la schiena un'ultima volta. Qualche spinta dopo viene anche lui.
Si lascia cadere ansimante al mio fianco, le coperte ci coprono ancora come prima. Le tiro più su e lascio fuori solo braccia e spalle. Sento le sue dita intrecciarsi alle mie. Volto la testa e trovo il suo sorriso. Mi chino e gli bacio la punta del naso che arriccia con una smorfia buffa. Lo sguardo mi cade sul cartone delle due pizze ancora poggiate sulla scrivania, il mio stomaco brontola e osservando la sveglia sul comodino noto che non ha tutti i torti: son le undici e non ho ancora cenato.
Avan deve aver avuto la mia stessa idea, si alza dal letto e prende le due pizze. Non posso non pensare che ha un bel culo. Si siede sul bordo del letto poggiando i due cartoni sul piumino. Apre il suo e ne prende una fetta, faccio lo stesso.
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