pattini e skate martoriati
Quella mattina Daichi si era alzato verso le 8:15, quando la sua sveglia del cellulare lo aveva tirato giù dal letto.
Con un motivetto di Britney Spyars - di sicuro i decerebrati dei suoi amici si erano divertiti ad impostargli la suoneria, tra l'altro ad un volume abbastanza discutibile - si era diretto verso il bagno per sciacquarsi la faccia.
Caso volle che quando andò a prendere il suo dentifricio per lavarsi i denti si accorse che era finito e quindi dovette cortesemente chiedere al suo compagno di dormitorio Ennoshita di prestargliene un po'.
Uscendo dal bagno, il povero Sawamura, sbatté contro un mobile del piccolo corridoio che separava le varie camere e si procurò un bel bernoccolo in testa; si era dimenticato di mettere le lenti a contatto.
Finalmente, arrivato in cucina dopo essersi cambiato - dopo un trauma cranico - si lasciò cadere a peso morto, scoraggiato, su una delle sedie della piccola isola del cucinino del suo appartamento universitario.
Ennoshita gli passò una tazza di caffè, mentre aveva la sua in mano, facendogli un segno di saluto con il capo.
"'giorno"
Gli fece Sawamura lentamente, mentre prendeva il manico della bibita calda davanti a sé.
"Svegliato male?"
Ridacchiò Ennoshita, ragazzo gentile e umile con cui Daichi aveva fatto amicizia l'anno prima.
Sawamura sbuffò sonoramente - facendo intuire al coinquilino che forse aveva ragione - e cominciò a sorseggiare il suo caffè.
"Mmm, capisco... vuoi dei pancakes?"
Daichi alzò di corsa lo sguardo verso l'altro, che stava nel mentre prendendo le uova dal frigo. Anche se era di spalle, Ennoshita notò il cambio di tono.
Daichi adorava i pancakes.
"Sì, grazie!"
Gli sorrise il maggiore, d'un tratto felice.
Ennoshita ricambiò il sorriso e incominciò a versare la quantità giusta di latte nella ciotola che aveva davanti, sul piano da lavoro della cucina.
"Certo che ci vuole poco a ritirarti sù il morale, eh?"
Gli disse, divertito dalla faccia ancora assonnata da ebete che stava facendo Sawamura.
"Ah ah, grazie ancora Chikara!"
"Di niente!"
E così la mattina migliorò - di poco, ma sempre meglio di niente - grazie al buon odore di sciroppo d'acero che veniva dalla piccola stanza e dallo sfrigolio della padella sui fornelli.
Ennoshita poi lo salutò, mentre si stava allacciando le scarpe per uscire, e lo avvertì che sarebbe tornato tardi quella sera per studiare in bibblioteca.
Daichi, finalmente uscito dal suo appartamento condiviso, si diresse verso la fermata del bus; quel giorno, anche se non ne aveva proprio voglia, doveva vedersi con il suo gruppo al grande parco dell'università, verso il centro della città.
Mentre aspettava l'autobus - col cavolo che sarebbe andato a piedi, solo un pazzo come Kuroo Tetsuro sarebbe riuscito ad andare contro quella tramontana di novembre - dondolava i piedi, poggiati sulla sua tavola da skate ben levigata è mantenuta in perfette condizioni.
Quella era la sua preferita: regalatagli dal padre quando aveva 9 anni, era stato il suo primo skate di prova, diciamo il suo leggendario compagno di cadute rovinose e successi inaspettati ma appaganti.
Si da il caso che il nostro caro Sawamura, oltre ad essere un fan delle quattro ruote in generale, possedeva un negozio di ricambi, ereditato dal padre stesso, che considerava come una sua seconda casa.
I suoi compari quando avevano bisogno di qualcosa - soprattutto quello sprovveduto di Bokuto che rompeva una tavola ogni due mesi per chissà quali ragioni ignote, no, a dirla tutta Daichi non ne voleva sapere nulla - si affidavano a lui, un mago nelle riparazioni e modifiche di qualsiasi genere.
A quanto pare così era riuscito a conoscere un bel po' di ragazzi della zona; oltre a ruote per skate, cuscinetti e vernici speciali si occupava anche di elettrici, come bici o monopattini, e spesso arrivava anche della clientela per mettere a posto pattini o roller-blades da corsa.
Avendo il parco molto vicino, il negozio diventò abbastanza popolare - sì, in quella zona erano molto addetti a skate, BMX e quant'altro - e oramai aveva fatto molti incassi, specialmente nella stagione estiva.
Sawamura andava fiero della sua piccola attività e anzi ringraziava sempre il cielo quando poteva perché grazie a quel suo bel negozietto aveva conosciuto una certa persona.
Mentre Daichi si sbrigava a salire i tre gradini nell'entrata del pullman, sospirò al solo pensiero del ragazzo per cui aveva preso una benedetta cotta del cavolo. Dopo un orrendo tradimento da parte della sua fidanzata, una certa Michimiya, Daichi si era prefissato l'obbiettivo di concentrarsi sugli studi e lasciar perdere definitivamente l'amore... o almeno ci aveva provato.
Un tranquillissimo giovedì d'agosto, periodo ideale per andare ad allenarsi su ruote, la piccola campanella della porta d'entrata del suo negozio tintinnò, annunciando l'arrivo di un nuovo cliente.
Sawamura, che stava nel mentre mettendo in ordine un paio di scatole sugli scaffali del reparto freni e manubri per bici, si girò per vedere chi era appena entrato e controllare se per caso avesse bisogno d'assistenza.
Quando si ritrovò davanti un ragazzo poco più basso di lui, dai lunghi capelli chiari-che-razza-di-color-grigio-era-mai-quello-?, occhi grandi di una tonalità sul nocciola assolutamente fantastica e l'espressione leggermente imbarazzata sussultò e arrossì.
Cavolo se era carino...
"Emmm... scusami, hai ricambi per i roller?"
Il ragazzo davanti a lui tirò su un paio di pattini, che stava tenendo per i lacci.
"A-ah, sì sì, misura?"
"Media, una 41, grazie"
Gli porse i pattini e Daichi li prese nervosamente, osservando la ruota anteriore è il freno di gomma manomessi del destro. Si avviarono verso i ricambi per ruote e il bruno si mise subito alla ricerca del numero e la marca giusti del rollerblade per il cliente carino. Quando finalmente trovò l'articolo che voleva prese una piccola scatoletta dal penultimo scaffale e si girò sorridente verso l'altro.
"Allora il pezzo è questo, purtroppo non ne ho del colore giusto-"
"No no, tranquillo, va bene lo stesso"
Lo rassicurò velocemente il cliente.
Daichi, alzando lo sguardo dall'etichetta della scatola che stava controllando, notò che l'altro si era fatto più vicino, forse - pensò - per vedere meglio anche lui il ricambio che aveva trovato Sawamura.
Fu in quel momento che il bruno vide la brutta chiazza violacea sul ginocchio del più basso e che il poveretto camminava con indosso solo dei calzini di cotone.
"...sei caduto per caso?"
"Eh?"
Il ragazzo dagli occhi color nocciola chiaro vide lo sguardo preoccupato di Daichi che andava dalle sue ginocchia scorticate ai calzini impolverati che portava.
"A-ah, emmm, sì; sono caduto mentre facevo una parabolica di corsa è così il pattino è andato a farsi friggere, ma tranquillo non è nulla di grave-"
"Dovresti medicarlo"
Sawamura poggiò per terra la scatola delle ruote e i pattini del ragazzo per poi avviarsi verso il bancone della cassa.
"Siediti un attimo sulla panchina di prova, vado a prendere del disinfettante"
"M-ma non c'è bisogno che ti scomodi-"
"Potrebbe infettarsi se non la pulisci subito"
Gli fece serio da sopra la spalla Daichi, osservando scrupoloso l'aria sorpresa e imbarazzata dell'altro.
"...ok"
Finalmente il ragazzo si sedette.
Quando Sawamura ritornò con l'ovatta e le medicazioni adeguate, si sistemò in ginocchio davanti al ragazzo seduto, guardando la sua ferita.
"Non mi pare profonda... posso?"
Guardò sù, con uno sguardo di richiesta silenziosa intestato all'altro. Il ragazzo dai capelli chiari fece un segno leggero di consento con il capo.
A quel punto Daichi incominciò a curargli la ferita, continuando a scusarsi ogni qualvolta il più minuto faceva un verso a bassa voce di dolore o fastidio. Ed è così che andò il loro primo incontro: il cliente, dopo averlo ringraziato infinitamente, sia per il ricambio del pattino, sia per la grande garza che gli aveva sistemato Daichi stesso sul ginocchio per non fare inpolverare la ferita, uscì dal negozio chiudendosi la porta alle spalle con un sorriso gentile e solare.
Sawamura da quel momento capì di essere completamente fottuto.
A peggiorare la situazione ci furono i molti casi in cui, o in facoltà o per il parco o di nuovo nel suo negozio, con la coda dell'occhio riconosceva il misterioso ragazzo di cui non era mai riuscito ad afferrare il nome.
Il suono della fermata prenotata del bus lo fece riprendere dal corso di pensieri e ricordi di quell'estate, in cui ogni volta che sentiva suonare il campanello della porta del suo negozietto e vedeva quella chioma chiara e candida entare era un'opportunità per guardare - anzi spiare - un po' il cliente carino, prima che se ne andasse senza aver comprato nulla, di solito seguito a ruota con un altro paio di ragazzi leggermente più bassi. Alzandosi di scatto dal suo sedile, riprese lo skate in mano e si affrettò a raggiungere l'uscita del mezzo, che si stava già aprendo davanti a lui. Sceso sul marciapiede, tirò un sospiro di sollievo vedendo che era ancora in tempo per l'appuntamento prestabilito.
Salito sulla sua tavola, incominciò a muoversi in avanti fino ad arrivare a scorgere la recinzione in ferro che circondava l'intera area verde. Con una mano ben salda intorno alla cinghia dello zaino e un'altra occupata a reggere il telefono acceso, alzò di un poco lo sguardo per capire dove stesse andando. Era all'entrata del parco, al grande cancello mezzo arrugginito, e vide il solito percorso che si diramava in altri sentieri andando verso diversi punti del grande parco. Ritornando a guardare lo schermo del cellulare, dopo essersi assicurato di aver preso la strada giusta per lo skate park, guardò le ultime notifiche su internet che gli erano arrivate - lui era una persona che si informava dei fatti del mondo, sempre a leggere le ultime notizie di mattina presto quasi come un anziano col giornale - ed era seguito dal rumore liscio delle ruote, che viaggiavano lungo quella superficie di pietra qual'era il piccolo percorso che stava percorrendo.
Adesso, se si può ipotizzare, a quell'ora della mattina era una possibilità su cento quella di incrociarsi o imbattersi in qualcuno, e proprio per quello ora Sawamura non stava tanto troppa importanza alla strada che stava percorrendo. Caso volle che tanto bene proprio lui fu l'unico caso sfortunato su quel sentiero. Si distrasse per un millisecondo, quello che gli bastò per scorgere qualcosa sulla sua via - o meglio dire qualcuno - e impanicarsi preso di sorpresa. Un attimo dopo si ritrovò a collidere con un altro corpo e a cercare inutilmente di tenersi in equilibrio sullo skate. Con un tonfo caddero entrambi all'indietro, Daichi provò a tenersi stretto il cellulare per non farlo cadere e la borsa che aveva in spalla fortunatamente attutì il suo peso. Sentì qualcosa rompersi, un suono sordo e netto di qualcosa probabilmente in legno, per poi ritrovarsi a guardare le nuvole e le fronde degli alberi. Riuscì a rendersi conto di quanto accaduto solo quando la fioca luce del sole - ormai nella stagione fredda meno abbagliante - fu coperta dall'ombra del viso dell'altro ragazzo, quello con cui si era appena quasi rotto l'osso del collo. Me la sono vista bruttissima-
"Stai bene??"
La voce preoccupata della persona chinata su di lui fece scattare qualcosa nella mente di Daichi. Spostando meglio lo sguardo verso l'altro, riconobbe finalmente la faccia che gli si era parata davanti: il cliente carino dai capelli chiari.
Che dio sia con me.
Sawamura dovette prendersi il suo giusto tempo per elaborare a dovere la strana è quasi esilarante situazione in cui si era ritrovato. Si era appena praticamente scontrato con la sua "crush".... bella figura di merda, Daichi.
Una vocina sarcastica gli disse, provenendo da qualche parte della sua mente. In quel momento sarebbe tanto, tanto voluto andarsi a impiccare.
Cosa glielo impediva? ....nulla-
"Hey, mi hai sentito? Sicuro di star bene??"
La voce leggera e gradevole del ragazzo di fianco a lui domandò.
Oh, adesso aveva anche una bellissima voce oltre al sorriso smagliante-
"E-em-m, c-credi di sì?"
...Daichi, ma siamo seri? È una domanda per caso? Ma che cazzo fai?-
Basta, era ufficiale, le doti cerebrali di Sawamura erano andate a farsi fottere completamente. Un classico.
"Oh bene, mi hai spaventato, pensavo ti fossi fatto veramente male"
Il ragazzo carino si spostò un paio di ciocche di capelli dietro l'orecchio, sospirando sollevato. Aiutò il bruno, che stava ancora per terra mezzo rintronato, a ritirarsi su e gli fece un cenno di mortificazione col capo.
Oh cielo Sawamura non svenirmi qui-
"Ah, tu sei il commesso gentile di quella volta"
L'espressione del più basso cambiò da nervosa per averlo fatto cadere a felice di essere stato in grado di riconoscere il bruno.
"A-ah, sì, sono io emm..."
"Non ci siamo presentati decentemente quella volta, scusami"
Disse un tantino imbarazzato l'albino notando la difficoltà di identificazione dell'altro e facendo riferimento al loro primo incontro.
"Già, ad ogni modo, mi puoi chiamare semplicemente Daichi"
Gli porse la mano da quale galantuomo qual'era - in realtà aveva il cuore a mille.
"Ah ah, piacere, mi puoi chiamare semplicemente Suga"
Il ragazz- no- Suga gli strinse energeticamente la mano.
"Scusami ancora se ti sono praticamente volato addosso"
Ridacchiò, meno stressato di prima. Daichi osservò le sue ginocchiere scure e le protezioni per i gomiti che indossava e la memoria gli ritornò immediatamente ai famosi rollerblade, gli stessi che Suga stava usando in quel momento.
"No tranquillo, più che altro..."
Si guardò intorno cercando con gli occhi la sua tavola a quattro ruote.
Fu accolto dalla spiacevole vista del suo skate spezzato a metà per terra.
" ...credo stia messo peggio di me, eh?"
Fece per sdrammatizzare Daichi - in verità in quel momento avrebbe voluto piangere il decesso del suo grande cavallo di battaglia.
"Oh mio- mi dispiace"
Suga corrugò le piccole sopracciglia chiare in uno sguardo addolorato puntato sulla tavola spaccata in due, che nel mentre Swamura si era premurato di raccogliere.
Amico mio, ti ricorderò per sempre-
"Posso fare qualcosa per scusarmi?"
Suga si avvicinò un po' - le ruote dei pattini da professionista procurarono un suono dolce e liscio - rivolgendosi con mortificazione a Daichi.
"Oh, non devi, davvero-"
"Ma è colpa mia, insisto"
Suga mise il palmo fresco della sua mano sul dorso di quella del bruno, che stringeva uno dei due pezzi dello skate martoriato. Daichi si sentì avvampare solo da quel minimo contatto; la pelle, in quel punto dove le loro mani si incontravano, pareva bruciare.
"Emmm, v-veramente non saprei..."
"Mmm... potrei aiutarti con il tuo negozio - il bruno di fronte lo guardò confuso - a quanto ne so non hai molto personale ultimamente... o almeno è quello che ho notato dall'ultima volta in cui sono venuto"
Suga propose, deciso a mostrarsi cortese e disponibile a riparare il danno che gli aveva fatto. Aveva una certa determinazione che accompagnava le note del suono della sua voce oltre il viso di Sawamura, attonito dell'improvvisa proposta.
"Beh, potrebbe essere un'idea... va bene, se non ti crea disturbo"
"Scherzi? D'ora in poi ti devo uno skate nuovo di zecca... anche se credo tu ne abbia già tanti"
Gli sorrise ancora una volta. Mmm, forse questa giornata non era poi così male...
"Allora, quali sono gli orari d'apertura?"
"In questa stagione è difficile a dirsi - si grattò la nuca, spostando il peso da una gamba all'altra - ad esempio oggi che è venerdì mi prendo sempre un giorno libero ma di solito apro alle quattro di pomeriggio, dal lunedì a-"
"Ok, allora incomincerò questo lunedì"
Disse disinvolto e parecchio convinto. Sawamura ci mise un po' a elaborare la cosa.
"Aspe- cosa? Fin da subito? Non aspetti il prossimo mese o-"
Suga tagliò corto, annuendo allegramente col capo. Daichi ora era ancora più confuso.
"Hai una penna al volo?"
"Eh? Sì, s-sì, nello zaino"
Sawamura, che era rimasto un'altra volta imbambolato a contemplare la persona che si era appena proposta di risarcirgli uno skate - quindi ricordiamo tutto questo per un comunissimo skate - si chiedeva se fosse solo un sogno quello di incontrare qualcuno con tanta gentilezza e senso del dovere stipati tutti assieme o se Suga era in realtà un dono divino mandatogli dal cielo. Con una goffa mossa si sfilò velocemente lo zaino e aprendo la zip incominciò a trafficare con il contenuto della borsa.
Riuscì a trovare un indelebile nero - che diamine ci fa qui? Da quando in qua ne ho uno? - e lo porse cortesemente a Suga, che lo ringraziò.
"Dammi qua"
Con una presa leggera ma stabile, prese l'avambraccio del bruno e gli alzò di poco la manica della pesante felpa che aveva indosso, poi stappò il tappo dell'indelebile con la bocca e si mise a scrivere sulla pelle fresca ed esposta del più alto. No, non mi dire che-
"Fatto! - fece soddisfatto ad opera completata - adesso potrai dirmi l'orario in cui devo venire al negozio"
Suga alzò lo sguardo su un Daichi mezzo rosso in faccia che fissava ammaliato la serie di segni che andavano dal suo polso fino all'interno del suo braccio. Suga richiuse il pennnarello divertito dalla reazione esagerata del bruno.
"Si lo so, l'ho fatto fa molto vecchio stile ma tranquillo dovrebbe venire via con del sapone - riguardò l'espressione quasi scioccatta di Sawamura - tanto sapone"
E con questo Suga ridiede il pennarello indelebile scuro al suo legittimo proprietario, l'odore leggero di alcol dell'inchiostro nero era ancora percettibile nell'aria. Ricominciandosi ad avviare - Daichi ancora rifilava delle occhiatine incredule al numero di telefono scritto sulla sua pelle - Suga lo salutò con la mano e le ultime parole che gli si sentirono dire furono
"Mi raccomando, scrivimi commesso carino!"
Così si sentì appellare; un secondo dopo anche il rumore dei pattini di Suga non si poté più sentire.
Gli tremavano le gambe, il sangue pulsava intriso di adrenalina pura, le guance non accennavano a fermarsi di scottare...
Cosa stracazzo era appena successo??
Quando sembrò rinvenire da quello stato di sovrappensiero, come prima cosa guardò lo schermo del suo telefono. Aveva fatto tardi. Rialzò il viso verso l'ultimo punto in cui aveva visto Suga.
Di sottofondo parve quasi partire una canzone da telefilm americano, in una di quelle scene in cui la cheerleader gnocca augura buona fortuna al quarterback figo della squadra dell'istituto più rinomato della periferia prima di una partita di fine stagione - e proprio come un giocatore di football americano con la palla sotto braccio per andare a far meta, Daichi si mise a correre da forsennato giù per il sentiero, verso lo skate park.
Oh porca troia! Oh santo signore!!
Già, si stava rendendo conto solo in quel momento che da una parte era veramente in un mare di casini con la tabella di marcia della giornata ma dall'altra aveva scritto sull'avambraccio sinistro, grosso come una casa, il numero di telefono del ragazzo che gli piaceva da più di tre mesi.
OH PORCA TROIA, SÌ!!!
Daichi era troppo felice per prestare attenzione alle parole che biascicò al telefono con Matsukawa quando lo chiamò, stava ancora sfrecciando per i larghi vialetti del parco e non sapeva nemmeno più come respirare - da piccolo soffriva di asma e il fiato corto si faceva sentire.
Da qui in poi lo sappiamo tutti come andò a finire; Sawamura si ripeteva come un mantra il nome del ragazzo - Suga, Suga, Suga - e borbottava di come fosse così bello, troppo carino per essere qualcosa di terrestre, aveva addirittura un buon profumo- Daichi sembri un cazzo di maniaco così però- ma quel sorriso- ok, stava diventato letteralmente pazzo.
Quella sì che sarebbe stata una storiella divertente da raccontare ai suoi compari...
🛹
"AHAHHAHAH- pfffff- ok ok, ripetilo un'altra volta ti prego!!!"
Koutaro strillò per i corridoi della loro facoltà, facendo girare un paio di teste stizzite verso il trio di amici parapleugici.
"No, ti scongiuro, sarà la centomiliardesima volta che ripete 'Suga lì e poi Suga la', mi sono un po' rotto il cazzo, eh-"
"Oh, i suoi capelli erano così belli e splendenti"
Daichi, quello in mezzo ai due armadi quali erano Kuroo e Bokuto, non si preoccupava troppo di dove stessero andando e sembrava lì lì per sbavare al solo ricordo della sua cotta, che tra l'altro quel pomeriggio sarebbe venuto finalmente a lavorare con lui per ripagargli lo skate.
Non è molto ma è un lavoro onesto-
Il gruppetto varcò l'enorme porta a vetri dell'entrata della grande università, imponente più che mai sotto il cielo chiaro e color pastello chiaro. Era una bella giornata, con ottobre alle porte oramai la tramontana era all'ordine del giorno e in giro i rami secchi e spogli degli alberi lasciavano cadere le ultime foglie rinseccolite dai colori gialli e arancioni sgargianti. L'aria sapeva di umido e di caffè, la caffetteria della facoltà più vicina pareva si fosse appena rimessa in moto dopo la pausa studio e il profumo di cappuccino cercava di tentare l'olfatto di parecchi studenti.
Con una pesante sciarpa intorno al collo, Koutaro strofinava il naso rosso nella stoffa calda mentre a Daichi bastava soltanto di tenere in mano il termos del the che si era portato da sé.
Dal canto suo Tetsuro non era un tipo freddoloso, certo si riguardava per non beccarsi una bella influenza, ma non sentiva il bisogno di imbacuccarsi come Shrek - a strati insomma.... somebody once told me-
Mentre calpestavano la ghiaia fuori dall'istituto per dirigersi ognuno ai propri rispettivi dormitori, parlottavano del più e del meno, o meglio Bokuto e Sawamura continuavano a fare commenti su come beh ti posso capire, ho fatto anch'io una figura di merda di fronte ad Akaashi e il bruno rispondeva assorto tra fantasie da quindicenni sognanti ma chi se ne frega, mi ha dato il suo numero, aahhh Suga è un angelo-
"Va beh, voi due continuate a giocare alle amichette infogliate che spettegolano al pigiama party mentre si pitturanonle unghie di rosa, io me ne torno in camera mia a dormire"
Li interruppe drasticamente Kuroo, che si era scassato la minchia - era geloso e aveva paura di rimanere solo? Forse, ma questo non è un problema vostro - e incominciò a percorrere il breccino a falcate invece che a passetti piccoli e lenti come i suoi compagni.
"Oi ma dove vai? Avevi detto che venivi da me oggi"
Protestò imbronciato Bokuto, che si raddrizzò un'ultima volta la spallina della borsa sulla spalla voluminosa a causa del piumino che indossava - era già largo di spalle di suo poi mettici pure il giacchetto e abbiamo fatto.
"Mmm, stasera faccio uno strappo da te allora, ora devo proprio scappare: ho sonno, ho un grande istinto suicida dopo le cinque assegnazioni di oggi e devo andare a controllare che quei due non mi abbiano distrutto l'appartamento"
Daichi e Koutaro non ribatterono, anzi lo salutarono con fare svogliato e cambiarono direzione per dirigersi verso alla fermata del bus secondaria. Kuroo sbuffò. Che stronzi che siete. Borbottò tra sé e sé. Nel frattempo era finalmente uscito dal perimetro del grande edificio universitario e si incamminava lentamente verso i dormitori del terzo anno, quelli più vicini alla facoltà in cui studiava lui. Adesso, per non farla complessa e a livello informativo, vi illustrerò la disposizione dei dormitori dati come abitazione personale a tutti gli studenti che non possiedono un appartamento proprio: l'università è un po' come il centro, il fulcro di tutto, ed intorno ad essa troviamo vari tipi di sistemazioni per facoltà e anno di corso. La sua ala, quella a nord, accoglieva solo ed esclusivamente gli studenti dal terzo anno in poi nelle facoltà di economia e chimica, a volte potenziata, più chi frequentava corsi aggiuntivi di lingue e scambi culturali per lavoro su campo.
A nord-ovest abbiamo gli appartamenti misti - quindi qualsiasi ragazzo/a di qualsiasi anno poteva usufruirne - riservati agli studenti delle seguenti facoltà: sociologia, scienze statiche e sociali, ingegneria e ingegneria potenziata, lettere e filosofia. Questi erano i palazzetti dove stavano Daichi, Ennoshita e Bokuto, per capirci meglio. A sud e a sud-est abbiamo i dormitori delle matricole e di quelli dal secondo/terzo in poi, gli alunni qui ospitati corrispondono alle facoltà di lingue e cultura sociale - in particolare a sud-est - , medicina, beni ambientali e culturali e architettura - è lecito dire che tutte queste facoltà non erano concentrate in una sola mega struttura ma in più università della circoscrizione, quindi molti studenti venivano da altri posti. Infine a ovest e a sud-ovest abbiamo i dormitori delle facoltà di design, architettura professionale, scienze sociali, informatica e facoltà di comunicazione. I primi riservati agli studenti del primo e secondo anno.
Insomma, una cosa abbastanza organizzata dal punto di vista tecnico, l'unico problema era la distanza fra un dormitorio e l'altro e spesso Kuroo si era ritrovato a dover usare i mezzi pubblici, una vera e propria seccatura. La frangia color pece lunga, quella mattina più sfatta del solito, gli ricadeva floscia in fronte e mentalmente si annotò di trovare delle forcine o qualcosa del genere per non avere sempre i capelli in faccia, anche se oramai era da una vita che pareva avesse un nido di uccelli al posto della cute.
Bene adesso devo solo tornare a casa prima che mi decomponi sul marciapiede.
La figura alta e snella del ragazzo si faceva strada tra il viavai dei vari pedoni e i clacson sonori della città, diretto verso casa pensando a cosa avrebbe potuto ordinare d'asporto per cena.
🛹
«𝑑𝑎𝑖𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑑𝑜𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑖 𝑝𝑎𝑛𝑐𝑎𝑘𝑒»
━━━♔𝒂𝒖𝒕𝒉𝒐𝒓
a/n: io: oh questa ff verrà aggiornata con frequenza,,,,sempre io: doubt,,,
ebbene sì incredibile ma vero ho finito il secondo capitolo persone disperate
sorpresa?!,,, sì, sono sorpresa anch'io,,, l'ho finito ieri sera alle una e mezza,,, una bazzecola insomma,,,
ve lo dico è stato un parto e l'unica cosa buona è che ora potrò starmene tranquilla per un paio di settimane,,,,mesi*,,,,emmm volevo dire spero che vi sia piaciuto - daichi pare mpo un pirla qui ma lo amiamo comunque - e nel prossimo ci sarà l'entrata del disagio vero e proprio quindi aiut😳😳
mi scuso per gli eventuali errori di battitura
asta la vista
-glo
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