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Si era già trovato in quella situazione, ansimante e con la terra che scottava sotto i piedi. Quella volta il tragitto sarebbe stato più lungo, ma avrebbe fatto una sosta tra un giorno e l'altro. Correva da più di metà giornata, Deneb stava già per tramontare. All'orizzonte vide quello che gli parve un agglomerato di camini fumanti, i cui colori variavano dal nero pece al violetto: era a metà strada. Percorrere il giro di Ignis all'inizio gli era sembrata un'impresa, ma poi si era reso conto che il pianeta era così piccolo da essere paragonabile a uno spillo in confronto ad Aria.

Sorpassò il villaggio, convinto di poter resistere ancora qualche ora. Il tempo scorreva velocemente,  le gambe di Eadan cominciarono a bruciare e i polmoni a faticare nel loro lavoro. Ricordò le parole di Ottavia, prima che lasciasse il palazzo: se davvero quella gente non lo voleva intorno, avrebbe avuto necessariamente bisogno di essere nel pieno delle sue forze, in quanto la sua figura minuta non avrebbe intimidito affatto le Duse ribelli. Pochi chilometri più tardi scorse una costruzione bassa e tozza: sembrava fatta di sassi perfettamente lisci e incastrati l'uno tra l'altro, sormontati da un piccolo camino grossolano da cui fuoriuscivano sbuffi di fumo chiaro.

Si fermò davanti all'entrata priva di porta, con le mani poggiate sulle ginocchia e la schiena ricurva, il sudore che gocciolava lungo le guance ed evaporava a causa della temperatura. "La Tana di Shal" lesse l'incisione sulla pietra. Si tirò i i capelli all'indietro ed entrò.

Era un locale piccolo, ma pieno di esseri di tutti i tipi: Mandradori, principalmente, qualche Dusa e un paio di Tavio. Si sedette su uno sgabello ed appoggiò la fronte al tiepido marmo del tavolino. Era esausto, ma avrebbe dovuto riprendere il viaggio quasi subito. Là su Ignis non esisteva acqua, perciò ogni locale era fornito di particolari borse termiche che preservavano i liquidi al loro stato ideale. Eadan chiese al cameriere, un Mandradore dagli strani capelli viola legati in una corta coda di cavallo. Questi tornò poco dopo, con una cassa dall'aria pesante e delle borracce al suo interno. Il messaggero ne prese una e bevve velocemente, prima che potesse evaporare. Il cameriere dai capelli viola era già sparito dietro il bancone in marmo scuro, quando un silenzio innaturale calò nel locale.

Tutti i presenti, Eadan compreso, si voltarono verso un'alta figura all'entrata. "Dove è Ukuaethaniel?" Tuonò avanzando a passi pesanti. Il cameriere Mandratore lasciò cadere la cassa, producendo un terribile frastuono che attirò l'attenzione di tutti i presenti. Qualche risatina succedette al silenzio opprimente, mentre il cameriere si nascondeva dietro il bancone per raccogliere i cocci.

"Che razza di nome è Ukuaethaniel?" Pensò Eadan seguendo con lo sguardo la figura che si aggirava per il locale con aria furiosa. Questi, distratto dal rumore prodotto dall'infrangersi della pietra, si girò verso il cameriere con i capelli viola, che sotto il suo sguardo sembrò rimpicciolirsi.

Una lama avrebbe potuto tagliare la tensione nell'aria soffocante di quel locale quando, sotto gli occhi terrorizzati di tutti, il Mandratore afferrò il cameriere per il colletto e lo sollevò alla sua altezza.

"Che diavolo hai nella testa?" Sbraitò strattonandolo. "Hai una vaga idea di quanto tempo io abbia passato cercandoti, Ukue?"

Ukue teneva la testa alta guardando il soffitto, inespressivo. Quando abbassò gli occhi, l'altro allentò la presa lasciandolo scivolare a terra.

"Rick..." Cominciò, ma venne interrotto.
"Ci hai fatto preoccupare. A tutti." Mormorò il Mandratore, grattandosi la nuca.

Una Dusa sbuffò agitandosi sullo sgabello.

Rick la fulminò con lo sguardo, prima di dirigersi verso i due posti liberi accanto a Eadan e trascinare Ukue con sé.

"Amico, non ti dispiacerà se ci sediamo qui per un po', no?" Fece minaccioso. Eadan incassò la testa nelle spalle e abbassò lo sguardo. "Certo." Farfugliò.

I due cominciarono a parlare fitto fitto nella lingua di Mandrara, mentre il messaggero cercava  di tanto in tanto di comprendere qualche parola: "Sud... i tuoi genitori... guerra... casa nostra..." Non avrebbe saputo dire con certezza di cosa stavano parlando, ma voleva saperne di più. "Scusate..." li interruppe. Entrambi si voltarono simultaneamente a guardarlo con aria truce, nel bel mezzo della lite. Eadan sgranò gli occhi, ma proseguì: "Cosa sapete della guerra civile? Da quel che ho capito non siete qui da molto, e non è il periodo migliore per una gita ad Ignis."

Le guance di Rick, scarlatte di rabbia come i suoi capelli ricci, persero un po' di colore. "Lo sappiamo bene." Tornò a guardare il compagno, inumidendo il labbro inferiore e l'anello nel mezzo di esso. "Ma qualcuno qui aveva voglia di cambiare aria, dico bene Ukuaethaniel?" Quest'ultimo sbuffò, scostando una ciocca di capelli viola dalla fronte. "Ti ho detto di chiamarmi Ukue." Rick sembrò gonfiarsi per la collera: "E io ti avevo detto di non fare idiozie!"

Eadan roteò gli occhi. "Dove avete intenzione di andare? Presto qui ad Ignis chiuderanno le stazioni, e la più vicina dista giorni di cammino."  I due Mandradori sbiancarono, guardandosi prima fra loro, e poi il messaggero, che sollevò un sopracciglio.

"Quanto tempo abbiamo?" Chiese Rick stringendo i pugni. Eadan ci pensò su: la stazione spaziale più vicina corrispondeva all'accampamento delle ribelli, quindi tre giorni di corsa per un Elefero come lui ma... per dei Mandratori litigiosi ci sarebbe voluto il doppio del tempo.

"Sei giorni. E i sovrani sigilleranno Ignis fra dieci, quindi dovreste arrivare in tempo, a patto che le Duse ribelli non vi massacrino semplicemente per il fatto che siete Mandratori." Riferì loro.

"Ribelli?" Fece Ukue. "Sì. Sto andando da loro per consegnare un messaggio da parte dei re." Confermò il giovane.

"Veniamo con te!" Esclamò Rick, alzandosi dallo sgabello e poggiando le mani sul tavolino di marmo. "Avremmo molta più probabilità di arrivare in tempo se ci farai da guida!"

Eadan sussultò: la loro presenza lo avrebbe rallentato, non poteva permettersi di fallire nel suo primo incarico, da lui dipendevano le sorti di centinaia di Duse.

"Va bene." Disse. "Vi aiuterò."

Partirono poco dopo, Ukue si era liberato del grembiule da cameriere e procedeva a passo svelto dietro l'amico. O almeno suppose fossero amici, nonostante le occhiatacce che si lanciavano e i sempre più furiosi battibecchi. "Ma insomma! La vuoi smettere di essere così fastidiosamente infantile?!" Sbraitò Rick. "Non è colpa mia se sei vecchio." Rispose secco. Eadan ridacchiò: Rick non doveva avere più di nove anni di Altair. "In realtà ci leviamo due anni e mezzo. Lui è poco più grande, ma si comporta come se fosse mio padre." Borbottò Ukue.

Gli raccontò di come, in un impeto di ribellione, era scappato da casa e si era imbarcato sulla navicella più vicina, finendo su Ignis senza provviste né idee su cosa fare. Era riuscito a farsi assumere come cameriere nella taverna e a nascondersi per qualche giorno, nel tentativo di preparare un piano per trasferirsi su Aria o Aquarium. Rick, che era stato suo amico e gli aveva insegnato a combattere, lo conosceva meglio di chiunque, ed era determinato a riportarlo dalla famiglia.

In cinque ore di cammino avevano percorso pochissima strada, e il messaggero aveva dovuto esortarli parecchio per aumentare la velocità. Aveva provato a persuaderli varie volte, a spiegargli la situazione in cui si trovava, ma si bloccava ogni volta che apriva bocca: era stato lui a volerli aiutare, non poteva farci niente.

Sbuffò gemendo di frustrazione, quando i due ricominciarono a punzecchiarsi. Si permette le mani sugli occhi maledicendosi per il suo bisogno infantile di avere compagnia durante il suo primo viaggio.

"Sentite, proseguite dritto per questa strada, io vi precedo. Vi aspetterò all'ingresso dell'accampamento, là vi accompagnerò alla stazione. Mi dispiace, ma i Tavio mi rispedita no su Aria se non svolgo bene il mio lavoro, e se entro due giorni di Vega non sarò arrivato dalle Antiregis scoppierà la guerra, e voi non potrete tornare a Mandrara." Snocciolò trattenendo il fiato.

I due smisero contemporaneamente di litigare, fissandolo con le sopracciglia aggrottate. "Ti diamo fastidio?" Chiese Rick seccato.
Eadan arrossì leggermente: "No, certo che no ma..."

"Non c'è problema, possiamo cavarcela." Lo rassicurò Ukue mandando un'occhiataccia al compagno.
"No invece." Borbottò quest'ultimo. Il messaggero lo implorò con lo sguardo, ma il viso di Rick rimase impassibile, mentre gli circondava le spalle sottili con un braccio: anche se era più alto di poco, la sua mole di muscoli lo rendeva minaccioso tanto quanto le Duse.

Quella notte continuarono a correre, e anche il giorno seguente. Infine, spossati e senza fiato, decisero di fermarsi presso un villaggio a qualche ora dall'accampamento delle ribelli. Trovarono rifugio in un'angusto hotel di pietra, in una stanza più simile a una cella che a una camera da letto, e si divisero l'esteso materasso che la occupava per tutta la sua ampiezza. Durante la notte Eadan si agitò nel sonno: sognò squame viola che volteggiavano nell'aria, il fuoco che divampava a palazzo, una mano che stringeva la sua gola in fiamme. Sognò di inghiottire polvere rossa, correndo dietro a un ragazzo vestito con un lungo cappotto nero, di inciampare in un sasso e precipitare nel vuoto denso di zolfo. Poi il buio più assoluto. Si svegliò di soprassalto, la nuca sudata e le guance fredde. Gli tremavano le mani, che passò ripetutamente tra i capelli umidi. Prese la sua sacca ai piedi del letto, scostò le coperte per poggiare i piedi sulla pietra bollente del pavimento e socchiuse la porta della camera alle proprie spalle. Una lama di tenue luce pallida illuminò il volto di Ukue, gli occhi svegli e vigili puntati su di lui. Si guardarono per un po', poi il Mandratore si tirò la coperta fin sotto il naso e finse di dormire.

Eadan glie ne fu grato.

L'umidità si condensava in goccioline che scorrevano sulla sua schiena nuda e si vaporizzavano prima di toccare terra. La pelle bianca brillava nel buio del corridoio, le cui finestre erano state sigillate con pezze variopinte e oscurate da tende nere. Eadan aumentò la cadenza del passo, sentendo il terriccio appiccicarsi ai piedi nudi e la corda della sacca sfregare sotto l'ascella. Le ombre si contorcevano nell'oscurità, solleticate da fasci luminosi che sfuggivano dalle fessure tra le pietre, mentre il messaggero ansimava in cerca di aria fresca. Spalancò una porta in granito sottile, prendendo una grande boccata d'aria e tossendo successivamente la polvere che gli era finita in gola, sputò quella che aveva sulla lingua. Si asciugò la fronte ansando, il petto nudo che si alzava e abbassava a ritmo irregolare.

Era passato parecchio tempo dall'ultima volta che aveva fatto un incubo, ma ricordava perfettamente la sensazione che gli opprimeva il petto, gli teneva stretto il torace in una morsa nauseante e gli toglieva il respiro dai polmoni. Strinse l'orlo dei pantaloncini, conficcando le unghie nel tessuto. Maledisse i re, maledisse le ribelli, maledisse tutta Ignis. Maledisse il suo essere così giovane e incosciente: "Se fossi stato più maturo, non sarei qui a piagnucolare per gli incubi." Ringhiò.

Lo sapeva, stava andando in panico per un motivo futile, e non poteva nulla per impedirlo. L'unica cosa che riuscì a fare, fu farsi forza sulle ginocchia e spiccare la corsa.

• Spazio autrice

Capitolo più breve del solito, sarà perché manca la nostra Ottavia :'(

A quanto pare Eadan si è imbattuto in due ostacoli rumorosi e litigiosi, Ukuaethaniel (ma lui si fa chiamare Ukue, detesta il suo nome) e Rick: che ne pensate? ;)

Ukue sembra più tranquillo e razionale, mentre Rick è un'esplosione di collera, iperprotettività e senso del dovere nei confronti di quello che considera il suo fratello minore.

Invece cosa staranno facendo le Duse a palazzo? Lo scopriremo insieme nel prossimo capitolo:)

Ps. Il disegno l'ho realizzato io.

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