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Le squame di Ottavia stridevano tra loro. Sapeva di doversi concentrare di più durante gli allenamenti, ma il costante pensiero della guerra alle porte le impediva di impegnarsi al massimo.
"Sei debole." La voce della sua avversaria, affilata come un coltello, la riportò alla realtà. "Sono solo stanca." La contraddisse lei, liberandosi dalla sua stretta attorno al collo. Conosceva Elder da tantissimo tempo, e da tantissimo tempo era la istruttrice nell'arte della guerra.
Il loro rapporto però era più complicato rispetto a una semplice relazione allenatrice-allieva.
Quando combattevano le lunghe spade cozzavano con violenza tra loro, producendo scintille. C'era un'aggressività inaudita nei loro duelli, come se fossero più realistici del necessario. A volte Ottavia si chiedeva se Elder usasse tutta la sua forza anche con gli altri dieci Comandanti. Si era ritrovata numerose volte in condizione di dover arrendersi per non essere uccisa dalla sua stessa allenatrice, ma non aveva mai colto nessuna particolare ostilità nei suoi movimenti. Solo freddo, apatico, distacco.
Ricordava il loro primo incontro, decine di anni di Vega prima: Ottavia era ancora una giovane Dusa con poche squame sul corpo e la pelle del collo liscia. Elder era poco più grande di lei, ma i suoi movimenti meccanici e scattanti e il suo atteggiamento schivo la rendevano misteriosa e temibile agli occhi delle altre Duse. Era arrivata dal Polo Sud di Ignis, la sua tribù era stata distrutta da una rivolta particolarmente violenta delle Antikaralis. Era una dei pochissimi sopravvissuti, e i suoi tratti somatici insieme ai colori chiari spiccavano tra le teste castane del resto della popolazione.
"Solo stanchezza?" Chiese Elder puntando la spada affilata alla gola di Ottavia. Quest'ultima la deviò con un agile movimento del busto, contraccambiando l'attacco. Ruotò le spalle, flesse le ginocchia e, spiccando un balzo, sferrò una serie di colpi che Elder parò, uno dopo l'altro. Schegge roventi del metallo delle spade precipitarono per terra.
Quando i suoi piedi toccarono terra, Elder sfruttò l'occasione di temporanea distrazione per bilanciarsi su una sola gamba e colpirle l'addome, là dove non aveva sviluppato squame. Ottavia indietreggiò di qualche passo, ma si riprese all'istante per puntare al fianco dell'avversaria.
Il sibilare e il cozzare delle armi, i respiri affannosi delle duellanti e, talvolta, gemiti di fatica, riempivano la palestra vuota. Infine Elder, con una furba finta, costrinse Ottavia a spostare la guardia; poi puntò la spada in mezzo agli occhi dell'avversaria.
Quest'ultima sospirò, con aria sconfitta. Abbassò le spalle e il viso, lasciando cadere l'arma. Poi sorrise con scherno: "Prima o poi avrò la meglio. Ci sono andata vicina, questa volta, vero?"
Elder non rispose, le diede le spalle per sistemare le spade, appoggiandole in fila alla parete. Rimase silenziosa anche quando Ottavia la salutò unendo il palmo della mano destra con il dorso della sinistra vicino alla bocca.
Dopo ogni combattimento Elder non parlava, era il suo modo per congedare gli allievi. Ma Ottavia sfruttava quei momenti ugualmente, perché era raro parlare con la sua allenatrice ed essere ascoltata. E in quel momento sapeva di aver superato le sue aspettative, sfidandola in quel modo, combattendo in quel modo.
La Dusa si arrampicò per alcuni corridoi, prima di chiudersi nella sua stanza.
In quello stesso momento Eadan trotterellava ancora dietro Cindi, che con entusiasmo gli stava mostrando ogni angolo del palazzo. "Qui dentro non solo vivono i re, le inservienti, i capi delle guardie e i messaggeri come te: il castello è usato anche come magazzino e banca. A volte vengono organizzati eventi sociali, come banchetti o opere teatrali, ai quali tutti i sudditi sono tenuti a partecipare."
"Ci sono altri messaggeri oltre a me?" Chiese Eadan. Se erano presenti altri Eleferi a Ignis, non comprendeva il motivo di inviare anche lui. Si promise che si sarebbe lamentato con il Comitato per la Distribuzione di Aria, che si occupava di assegnare, in modo quasi sempre casuale, ogni messaggero a un pianeta diverso. Solo che la situazione lì ad Ignis era delicata e anche piuttosto preoccupante: il Comitato aveva scelto appositamente lui per la sua velocità e memoria.
"Come sei egocentrico, ovvio che si! Anche se siamo su un pianeta piccolo, i nostri sovrani sono molto potenti! Hai una vaga idea di quanti messaggi arrivino dai regni di Mandrara e la Repubblica di Aria? Per non parlare dei detenuti di Aquarium e le proposte di alleanze commerciali dalle varie stazioni spaziali sparse per il sistema Z-Omega!" La voce di Cindi, al contrario di quella delle altre Duse, era fin troppo squillante per le orecchie del messaggero. Con una smorfia di fastidio piegò la testa da un lato, comprendendo però le sue parole: Ignis non aveva veri e propri messaggeri, si serviva di quelli degli altri pianeti per comunicare con loro, ma aveva bisogno di Eadan per quella guerra civile.
Quest'ultimo si sentì sopraffare, invece di essere orgoglioso della sua importanza: avrebbe corso per i seguenti anni, da una parte all'altra di un pianeta rovente, portando dichiarazioni di guerra, richieste di tregue, armistizi, trattative e, forse, dichiarazioni di pace.
Questo significava solo una cosa: dei suoi simili soggiornavano a palazzo. Ed Eadan aveva troppa nostalgia di casa per non cercarli. "So a cosa stai pensando." Cindi roteò gli occhi. "Solo l'Anziana ha accesso alle parti del castello dedicate ai messaggeri. Per di più questi non possono comunicare tra loro, al fine di evitare un eventuale scambio di informazioni." Mentre parlava gesticolava animatamente, come se non vedesse l'ora di spiegargli ogni singolo dettaglio, regola, curiosità a proposito della vita a corte.
Eadan rimase profondamente deluso nell'udire quelle parole, ma dopotutto le cose non sarebbero cambiate più di tanto: solo era, e solo sarebbe rimasto. A meno che non avesse infranto le regole. Scosse la testa: non era nel suo stile. Ripensò ai sovrani senza un viso, avvolti nell'oscurità densa e misteriosa del castello, e fece una smorfia.
"In ogni caso tu non rimarrai isolato. Ci sono io, che sono di ottima compagnia, e poi potrai confrontarti con i capi delle guadie." Cindi scrollò le spalle, facendo ondeggiare i gonfi e voluminosi capelli ricci.
Il giovane messaggero alzò le sopracciglia con un'espressione sconsolata: avrebbe potuto chiacchierare con Ottavia, magra consolazione.
E Cindi? Quella giovane Dusa era fin troppo entusiasta e spumeggiante per i suoi gusti.
Rimasero in silenzio, incontrando solo corridoi orizzontali e nessuna salita impegnativa o difficoltosa.
L'improvvisa assenza di rumore nelle orecchie di Eadan risultò fastidiosa, quindi tentò, sorprendendosi di sé stesso, di riallacciare la conversione.
"Sei giovane. Quanti anni hai?" Domandò. Lì nel sistema Z-Omega il tempo si contava in base al movimento delle tre stelle: un giorno terrestre corrispondeva a un giorno di Vega, un anno di Altair a due anni e mezzo sulla terra.
"Sei. Tu?" Gli sorrise. Aveva più o meno sedici anni terrestri.
"Anche io, tra un po'." Fece il conto sulle dita. "Fra centocinquantasette giorni di Vega." Precisò. Cindi lo guardò sbalordita: gli Eleferi erano abili nei calcoli quanto nella corsa e nella scaltrezza.
Camminarono ancora per un po', scambiandosi informazioni a vicenda:"È vero che su Aria non ci sono piante né acqua, ma solo roccia grigia e liscia?" Chiese la Dusa.
"Non proprio..." Eadan si grattò la nuca. "Anche se pochi, nelle parti non urbanizzate scorrono alcuni ruscelli.
Zero alberi o fiori, tutto il nostro pianeta è grigio, azzurro e bianco. Anche noi Eleferi analogamente lo siamo, pallidi e con gli occhi blu. Solo alcuni hanno i capelli scuri."
Alzò gli occhi con aria pensierosa.
"Me ne viene in mente uno, un mio vecchio amico: si chiama Mars, ha lunghi capelli neri ma occhi chiari come il ghiaccio." Si diceva che i poteri degli Eleferi con i capelli neri fossero pressoché illimitati, ma questo Eadan non lo disse, non per mancanza di fiducia in Cindi, ma perché neanche lui ne era certo. Con Mars aveva passato solo i primi anni dell'infanzia, poi si erano trasferiti dall'altra parte di Aria che, al contrario di Ignis, era un pianeta piuttosto grande.
La Dusa aggrottò le sopracciglia. "Ma come è possibile? Gli Eleferi non sono semplicemente veloci nella corsa e abili menti?"
Il messaggero le spiegò che su Aria era leggenda popolare che, quando il grande pianeta Obscura -sussurrò quelle parole, come per paura che i suoi abitanti potessero risvegliarsi dal sonno eterno ed assediare nuovamente il sistema Z-Omega- aveva assoggettato il resto dei pianeti abitabili, alcuni soldati si erano innamorati delle donne Eleferie, generando con loro figli ibridi, intelligentissimi e dai vasti poteri.
Essendo solo dicerie, per di più risalenti a decine di anni di Altair prima, il governo aveva deciso di non indagare a proposito.
Cindi ascoltava, rapita da quelle parole. Aveva le labbra socchiuse e gli occhi sgranati, come un bambino curioso.
Avevano intanto raggiunto i magazzini, dove un pungente odore di incenso saturava l'aria e la polvere rossa fluttuava come nebbia.
"Immagino tu sappia già tutto riguardo al nostro pianeta, e alla sua storia." Mormorò con disappunto.
"Ottavia è stata piuttosto esaustiva a proposito. Sembrava cavarmi le domande su cui mi arrovellavo direttamente dallo stomaco."
Sollevò gli angoli delle labbra.
"Oh, Ottavia." Uno scintillio di ammirazione balenò nei suoi occhi scuri, giusto per un istante.
"Provo molta stima nei suoi confronti. Può sembrare un po' dura all'inizio, ma è solo una corazza. Ed è seconda soltanto ai Sovrani, all'Anziana e a Elder." S'infervorò pronunciando quelle parole gesticolando violentemente.
Sembrava un'adolescente che parlava della sua celebrità preferita.
"Ovviamente io l'ho vista solo da lontano, non oserei mai... Insomma... Hai una vaga idea di quanto tu sia stato fortunato anche solo a parlarle? È praticamente il mio idolo! Si dice a palazzo che stia progettando di prendere il posto di Elder!"
I pensieri di Eadan attutirono il resto degli schiamazzi di Cindi.
Ottavia aveva intenzione di scavalcare Elder?
Non la conosceva da molto, anzi non la conosceva proprio, ma per quel poco che avevano parlato le era sembrata una Dusa mite e temperata, molto prudente e devota ai suoi superiori.
Tranne per quello scambio di sguardi misterioso avvenuto davanti alla sala del trono.
Cosa significava? L'indole discreta del giovane gli intimò di non interessarsene ad oltranza, e così lui e Cindi tornarono a chiacchierare spensieratamente delle loro vite.
Percorsero l'intricata rete di corridoi quasi del tutto spogli, a eccezione delle lampade azzurre e di qualche arazzo che ritraeva lo stemma reale.
Non una singola finestra apriva una breccia nelle spesse pareti di ossidiana.
Infine tornarono nella sala comune delle Duse, stranamente deserta. "Anche se non sembra, è notte fonda. Sono tutte a dormire, e faresti bene a imitarle." Il messaggero sapeva bene che le notti di Ignis erano luminose come il giorno, a differenza di quelle del suo pianeta dove Altair e Deneb erano lontane e risultavano poco più grandi di puntini.
Era l'assenza di aperture sull'esterno il problema.
"Oh, non preoccuparti. Abbiamo messo un orologio nella tua camera, sicché è impossibile ripulire mezzo castello ogni volta che viene aperta una finestra. Avrai ben notato, spero, tutta quella polvere..."
Eadan annuì esausto, trascinandosi davanti alla porta in ossidiana dal pomello di quarzo.
"Allora buonanotte." Sorrise, un piede già dentro la camera.
"...'Notte" rispose allegra Cindi, trotterellando fuori dal campo visivo del giovane, che si gettò con pesantezza sul letto non appena l'ultimo ricciolo della Dusa fu scomparso dietro a un angolo del corridoio.
Nonostante la forte luce di Altair e Vega, la stanchezza prese il sopravvento, e il buio lo avvolse.
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