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Il sole asciugava ogni singola goccia di sudore sulla sua pelle. Il bruciore alle gambe era diventato quasi insopportabile, ma nonostante tutto Eadan continuava a trascinare i piedi e avanzare, ignorando la fatica e il sempre più prepotente desiderio di fermarsi e accasciarsi al suolo, e chiudere gli occhi per sempre. Gli sbuffi di cenere e vapore che fuoriuscivano dai crateri in ossidiana sparsi sul suolo puzzavano di morte, e rendevano l'aria irrespirabile. Eadan cadde sulle ginocchia, procurandosi fastidiose ferite che contribuivano a tingere la sabbia già rossastra perché illuminata dal tramonto di Deneb, la stella diurna, e l'alba di Vega, quella notturna, e la luce permanente di Altair, la stella di mezzo dì.

Si trovava lì per ordine dei sovrani del pianeta L57B, comunemente conosciuto con il nome di Ignis, il pianeta più piccolo del sistema Z-omega.

Z-omega era un sistema nano, situato al centro del triangolo di luce che formavano le già citate stelle Altair, Deneb e Vega, detto Triangolo Estivo. A causa delle frequenti emissioni di vapore acqueo e cenere e la cappa di anidride solforosa che ricopriva come una coperta il territorio di Ignis ,era impensabile che un essere umano sopravvivesse alle altissime temperature causate dall'unione delle tre stelle. Per gli indigeni di Aquarium, uno nei cinque pianeti abitabili perché lontano sufficientemente dal centro del Triangolo, la permanenza a Ignis era una vera e propria tortura, che veniva inflitta al posto della pena capitale. Il "pianeta blu" era quasi interamente costituito da acqua e anidride carbonica, e i suoi abitanti, le Lucerne, avevano l'aspetto di ciò che noi qui sulla terra chiameremmo 'sirene' e 'tritoni', ma con la pelle di una particolare sfumatura che andava dal ceruleo al verde prato. I pochi abitanti di Ignis erano capitati lì perchè figli degli esploratori Mandradori, abitanti di Mandrara,( l'unico pianeta che potremmo definire simile alla nostra Terra), o perchè nati dall'incrocio di una Dusa e un qualsiasi altro abitante del sistema Z-omega.
Una peculiarità di Ignis era infatti l'assenza di esemplari maschi di Duse. Esse assomigliavano a donne dalla pelle scura e violacea, ricoperta di scaglie verde scuro, viola intenso o nere, che in genere ricoprivano spalle, ginocchia, petto e collo. I loro capelli potevano raggiungere la lunghezza massima di due metri e non crescevano affatto, ma rimanevano della stessa lunghezza dalla nascita, che avveniva tramite la riproduzione asessuata. Come accennato precedentemente, Duse e Mandratori avevano cominciato ad accoppiarsi una volta scoperto che dalle doti fisiche delle prime e quelle mentali dei secondi si poteva dar vita a una specie più forte e resistente: i Tavio.

Ed Eaden si stava recando, non senza fatica, dai sovrani Tavio che governavano Ignis, nonostante la disapprovazione delle Duse tradizionaliste che, abituate a millenni di monarchia sotto un'unica regina, erano indignate dal dover sottostare a due fratelli figli di un Mandratore. Il povero messaggero si fece forza, pensando che la pace del sistema Z-omega dipendeva solo dalla forza delle sue gambe, e ripartì veloce come un fulmine, in direzione del palazzo di ossidiana che scintillava violaceo e atro e si stagliava imponente in contrasto con il cielo coperto di nubi gialle.
Eaden proveniva dal secondo pianeta abitabile, Aria che, come suggerisce il nome, altro non era che una gigantesca roccia liscia e grigia, levigata dai fortissimi venti che la sferzavano. La fisionomia dei suoi abitanti era caratterizzata da un corpo snello e slanciato, per questo erano comunemente chiamati Sìlfidi. La loro velocità nella corsa era leggendaria, per questo non appena raggiunta l'età minima lasciavano la loro patria per diventare i messaggeri dei sovrani e nobili di altri pianeti. Alcuni invece rimanevano ad Aria e formavano la scorta di messi reali del loro sovrano, e non c'era onore più grande. Questo era il sogno di Eadan, ma il governo gli aveva assegnato l'arduo compito di sottostare ai due Tavio, e di conseguenza alla loro corte di Duse e consiglieri, e ospiti provenienti da tutti i pianeti. 'Che lavoro ingrato...' pensò incapace di parlare per la fatica. Vega era alta nel cielo, Altair era già tramontata insieme a Deneb. Nonostante la forte luce che illuminava Ignis, Eaden seppe che era scesa la sera, e con lei il caldo soffocante che gli aveva prosciugato ogni singola goccia di energia si era attutito. Bussò forte, tre colpi secchi e potenti, per far intendere la sua urgenza di entrare a palazzo. Una figura, che a prima vista gli era sembrata una donna alta quasi il doppio di lui, spalancò il portone.

"Sono Eaden il Messaggero, sono qui per consegnare ai sovrani la risposta definitiva della minoranza di Duse del sud..." ansimò poco convinto.

"Prego, entra." Lo invitò la Dusa dai capelli scuri tagliati corti e spesse squame viola.
Il castello non presentava un vero e proprio ingresso, bensì un lungo e tortuoso corridoio illuminato dalla luce tetra e fredda di alcune lampade appese al soffitto dalla forma geometrica e spettrale. Gli occhi di Eadan saettavano curiosi, registrando anche il più insignificante dettaglio, come il sottile strato di polvere rossa che ricopriva le mattonelle sbiadite che lastricavano il pavimento, la postura rigida della Dusa e il suo passo deciso e cadenzato.
"Mi chiamo Ottavia, sono una guardia reale e una dei comandanti delle dieci fazioni dell'esercito. Lavoro a servizio dei sovrani Tavio da molti anni, quindi se hai bisogno di qualche consiglio su come rapportarti con loro, dato che d'ora in poi vivrai qui, non esitare a chiedere." La sua voce era atona, come se appartenesse a un automa, ma Eadan vi notò una singolare profondità. Il ragazzo rimase spiazzato dall'improvvisa gentilezza della Dusa, e si chiese, mentre ringraziava educatamente, se anche tutti gli altri abitanti di Ignis fossero così.

"Inizierò con le dritte fondamentali: come ben saprai il nostro pianeta è sempre stato governato da una sola regina, ma dall'arrivo degli esploratori Mandratori la specie dei Tavio ha introdotto la diarchia, in quanto nascono sempre gemelli. Non conosciamo il nome dei sovrani, in quanto tutti siamo obbligati a chiamarli 'maestà' e 'altezza'. Ovviamente quando sono soli si chiamano per nome a vicenda, ma questa è una diceria popolare. Secondo alcuni i due Tavio lo hanno persino dimenticato."

Il giovane messaggero annuiva attento, alternando lo sguardo dalle ampie spalle di Ottavia alle pareti del corridoio che sembrava senza una fine. Si accorse in seguito che avevano imboccato in un vicolo a due uscite una salita che li stava portando progressivamente sempre più in alto. Il terreno sotto i loro piedi era diventato così ripido che Eadan faticava a seguire l'andatura sicura della Dusa.

"E lei che ne pensa?" Chiese distrattamente asciugandosi il sudore sulla nuca con il lembo della canotta sudicia che indossava. Aveva dato per scontato il fatto di doversi rivolgere in maniera formale con Ottavia, ma quella sembrò non approvare. "Scusa... intendevo, tu che ne pensi della faccenda del nome?" Si corresse all'istante.

"Purtroppo a noi guardie non è concesso parlare dei sovrani, ma se devo dire la mia qui a Ignis, dove ognuno è identificato dal suo ruolo nella società, un nome non serve proprio a nulla e ha perso significato. I re sono i re, i sudditi sono i sudditi, le guardie sono le guardie e gli schiavi sono quel che sono. E poi ci sono le minoranze ribelli, che si servono dei nomi per definire le loro identità. Per noi sono soltanto 'ribelli', ma loro si definiscono 'Antiregis', o 'Antikaralis'. Come di certo saprai, sono le Duse tradizionaliste che non approvano la diarchia e in primis la riproduzione sessuata." Mentre parlava si era piegata sulle ginocchia, facendo presa sulle mani per arrampicarsi senza difficoltà su quello che all'inizio era il pavimento, ma a Eadan sembrò un vero e proprio pendio. Il ragazzo la imitò, sorprendendosi per la difficoltà nel trovare un appiglio tra le mattonelle lisce e levigate.

"Ma..." Cominciò, in imbarazzo per la domanda che stava per porre. "Come avete fatto voi Duse ad accoppiarvi con i Mandratori se vi riproducevate tramite la riproduzione asessuata?"

"Semplicemente nasciamo con l'apparato riproduttore, ma non lo usiamo. O almeno le nostre antenate. Le studiose dicono che un tempo esistevano anche Duse maschio, ma che si sono estinti per qualche motivo, la teoria più accreditata è quella di un'epidemia che ha decimato gli abitanti in generale di Ignis e ha indotto un processo a catena di patologie genetiche che modificavano i cromosomi delle generazioni a seguire, facendo sì che nascessero solo Duse femmine. Dato che la riproduzione asessuata è sempre stata usata anche quando erano presenti Duse maschio, non è stato un problema per noi non estinguerci." Fece una piccola pausa di riflessione, guardando in basso per accettarsi della presenza di Eadan alle sue spalle. "Beh, almeno non per noi femmine. Avanti, siamo quasi arrivati."

Il messaggero scosse con vigore la testa per allontanare gli umidi capelli biondi che gli erano finiti sugli occhi. Gradualmente il pavimento ricominciò ad essere orizzontale, e Ottavia e il ragazzo si fermarono difronte a un'enorme porta di cristallo nero, verde e viola. "Questa è la sala del trono. Ma credo ti serva una ripulita, prima di presentarti ai re." La Dusa storse il naso, soffermandosi a guardare la polvere rossa sulla faccia sudata di Eadan. "Sì, lo penso anche io." Commentò quest'ultimo.

Si recarono presso un'ampia sala, dove un vasto assortimento di pietre e cristalli profumati illuminava l'ambiente tetro con cui il ragazzo si era ormai rassegnato a convivere.

"Ecco, strofinati il corpo con queste e vedrai che in meno di dieci minuti sarai come nuovo. Io ti aspetto davanti alla sala del trono, non metterci troppo." Lo avvertì Ottavia mentre si chiudeva la porta alle spalle.

Eadan prese a caso una gemma azzurra da una cesta, e se la sfregò con forza sulle braccia e sul viso, lasciando una scia di profumo fresco e rimuovendo la polvere. La passò poi tra i capelli, che recuperarono la loro naturale tonalità dorata, e sui vestiti.

Posò poi con cura lo strano oggetto, osservando curioso la vasta varietà di ninnoli e cianfrusaglie che ingombravano la stanza dall'aspetto di un magazzino. Prese tra le mani una scatoletta di ambra delle dimensioni di una noce che se ne stava riposta in uno scaffale, attirato dallo scintillio che produceva, ma dei colpi alla porta lo fecero sobbalzare: si mise la scatoletta in tasca e si affrettò ad aprire la porta, ritrovandosi lo sguardo freddo e apatico di una Dusa, poco più bassa di Ottavia ma più massiccia, ad osservarlo corrucciato.

"Chi sei?" Chiese diretta, scansandosi per lasciar passare Eadan.
"Io..." Cominciò il ragazzo, ma fu interrotto dalla voce conosciuta di Ottavia.

"Elder! Che ci fai qua? Pensavo ti avessero spedito dall'altra parte di Ignis." La Dusa avanzò a passo sicuro, circondando le esili spalle del messaggero con un braccio massiccio e muscoloso.
"Questo pianeta è piccolo, Ottavia." Rispose l'altra, sollevando un angolo delle labbra. Le sue parole suonavano piatte e atone, distaccate proprio come la sua espressione nonostante il notevole sforzo di sembrare amichevole.

Eadan sollevò le sopracciglia, mentre le due Duse si scambiavano sguardi impossibili per lui da interpretare.
"Lui è il messaggero dei re." Ottavia rafforzò la stretta attorno alle spalle di Eadan.
Il sorrisetto di Elder si smorzò. I suoi occhi smeraldini saettarono dallo sguardo del ragazzo a quello della compagna.

"Bene, allora non ho nulla di cui preoccuparmi." Concluse la Dusa, congedando i due con il saluto ufficiale di Ignis: unendo il palmo di una mano sul dorso dell'altra, e poggiandole sulle labbra.
Si voltò, facendo ondeggiare una massiccia treccia bianca che le sfiorava le caviglie. Era una razza di Dusa ormai quasi estinta, pensò Eadan: con quelle rare squame verdi proveniva sicuramente da uno dei poli di Ignis, dove la temperatura era tale da permettere colori di occhi e capelli più chiari.

"Andiamo?" Lo esortò Ottavia, con le mani sulle maniglie del portone, davanti alla sala del trono.

Il messaggero annuì con forza, più per dar conferma a sé stesso che per risponderle.

Per infondersi ulteriore sicurezza, poggiò le sue mani sui battenti di vetro sfaccettato, ritirandole all'istante: era bollente.

"Avanti, su!"La Dusa fece forza sulle braccia, la voce strozzata per lo sforzo. Eadan si massaggiava i palmi imbarazzato per non poter essere di alcun aiuto, ma il portone sembrava essere -oltre che di una pesantezza inaudita- intoccabile per chi, come lui, non era ancora abituato alle alte temperature di Ignis.

Le vene ingrossate del collo e dei bicipiti di Ottavia sembravano voler scoppiare, o schizzare fuori dal suo corpo, finché i battenti non si aprirono di scatto e una musica solenne proveniente da quattro grandi corni di ossidiana riempì le orecchie del ragazzo, che fu costretto a coprirsele con le mani.

Un colpetto alla schiena da parte di Ottavia lo esortò ad avanzare. Alzò lo sguardo e vide, imponenti e terribili, i due sovrani Tavio.

• Spazio autrice

Questa è una storia nata quasi per caso, ma anche per caso è riuscita a farmi innamorare dei miei stessi personaggi, spero vi piaccia <3.

Il disegno l'ho fatto io, raffigura Eadan e Ottavia che si arrampicano per i corridoi del palazzo reale.

Gli aggiornamenti saranno settimanali salvo casi eccezionali.

Mi scuso in anticipo per gli eventuali errori:')

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