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Sirius Black - 31 Ottobre 1981

Sirius Black, il 31 Ottobre del 1981, stava dormendo beatamente nel suo letto.
Regulus: Prendimi Sirius!
Sirius: Quando ti prendo ti concio per le feste!
Le risate dei due fratelli riecheggiavano nel sogno del primogenito.
D'un tratto l'espressione di Regulus cambiò, la risata sparì per lasciar posto ad un sorriso amaro, accompagnato da due occhi feriti.
Regulus: È troppo tardi Sirius... adesso va! Va da lui! Non puoi perdere un altro fratello...
Sirius: Ma cosa stai dicendo Reg?
Il sogno svanì, ed una fitta al cuore fece sobbalzare Sirius. Ci mise un po' a ricordare ciò che il fratello minore, ormai scomparso nel 1980, diceva nel suo sogno. Parlava di andare da un fratello, perché altrimenti lo avrebbe perso. Pensò subito a James, e, preso da un attacco di panico, cacciò fuori uno dei due specchietti che i due ragazzi usavano per comunicare ad Hogwarts.
"James! James! James ci sei?" Sussurrava al frammento di vetro. Nessuna risposta. Voldemort stava dando la caccia ai Potter, ed è per questo che avevano nominato un custode che proteggesse la loro abitazione. James aveva subito pensato a Sirius, che rifiutò l'incarico, ritenendo scontato che fosse lui il custode. Suggerì così di affidarsi al loro amico Peter Minus, perché di lui ci si poteva fidare. "Codaliscia..." Pensò Sirius. Si stava comportando in modo strano in quegli ultimi tempi, ma Lily, nella lettera che gli aveva spedito, attribuiva quel comportamento alla morte dei Mckinnon.
Sirius balzò in piedi, si mise una maglietta ed un pantalone, e corse letteralmente via di casa, diretto all'abitazione di Peter. Pensò che il modo in qui era fuggito di lì era terribilmente simile a quando lo aveva fatto 5 anni prima, quando era scappato da Grimmauld Place numero 12. Prese la moto e, arrivato davanti a casa di Codaliscia, bussò forte alla porta, perché era notte fonda, e probabilmente l'amico stava dormendo. Giustificò così quindi il fatto che Peter non venne ad aprire, costringendolo ad usare un Alohomora contro la serratura, che si aprì con uno scatto. "Peter...?" Provò a chiamarlo, ma di Codaliscia non c'era traccia. Non c'era traccia di niente in realtà, perché sembrava che l'amico se la fosse data a gambe. Pensò che magari lo avevano rapito, per torturarlo al fine di avere informazioni, ma se qualcuno rapisce una persona non fa le valigie, e non svuota i cassetti dai vestiti. E, soprattutto, non c'erano segni di lotta. L'ansia si impadronì del giovane Black, che corse via dall'abitazione di Peter per poi riprendere nuovamente la moto, e arrivare a Godric's Hollow, dove vi era la dimora dei Potter. Per correre più veloce si trasformò nella sua forma da Animagus, un cane nero. Arrivò davanti al cancelletto della villa, e lo scenario che gli si parò davanti gli fece raggelare il sangue nelle vene: la casa era distrutta. Piano piano si avvicinò all'ingresso, dove la porta era stata fatta saltare in aria. Entrò nella casa, e, non avendo la forza di muovere un muscolo neanche per ritrasformarsi in umano, continuò la sua camminata sotto forma di cane. I suoi passi si interruppero quando, arrivato alle scale, intravide un piede che sbucava dal piano di sopra. Senza indugiare un secondo di più, salì con foga le scale, rischiando più volte di cadere. Oh, quanto avrebbe voluto non vedere mai quello che vide, l'immagine che lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni.
James Potter era disteso per terra, il viso, di solito sempre sorridente, era ora pallido, privo di espressione. La testa era china di lato, e lasciava cadere uno dei suoi ciuffi ribelli sulla fronte. Aveva una mano posata sul cuore, come per dire che quell'atto, quello di sacrificarsi nella speranza di salvare moglie e figlio, lo aveva fatto per puro amore. La cosa che fece più male a Sirius fu probabilmente la visione degli occhi del suo migliore amico. Quegli occhi che lo avevano accompagnato in ogni tipo di avventure, sempre vispi, sprizzanti energia da tutti i pori. Il nocciola, pensò Sirius, era un colore abbastanza comune. Ma quelli di James erano capaci di far vivere intense emozioni con un solo sguardo, grazie alle pagliuzze dorate presenti nelle iridi. Ora erano spenti. Non ci sono aggettivi per descriverli meglio, perché nel momento in cui la maledizione senza perdono ha colpito il ragazzo, la luce malandrina che ha sempre caratterizzato i suoi occhi si era inesorabilmente spenta, per sempre. Sirius avanzò nell'ombra, avvicinandosi sempre più al cadavere del suo più caro amico. Quello che aveva davanti era un corpo senza vita, e anche se lui stesso provò a negare l'evidenza più volte, e non solo quella notte, James Potter era morto. Quando realizzò quest'ultima cosa fece uno scatto verso l'amico, ed iniziò a leccargli la faccia con la lingua, come faceva sempre ad Hogwarts, quando l'amico non ne voleva proprio sapere di alzarsi. Perché nella sua immaginazione, il suo Jamie, stava solo dormendo, oppure stava facendo uno dei suoi stupidi scherzi. Ma non era così, ed in fondo Sirius lo sapeva. Guaì e guardò un'altra volta gli occhi scialbi di suo fratello. Perché era questo quello che erano loro due, fratelli. Questo era quello a cui Regulus stava alludendo nel sogno, il fatto che lui avesse perso un altro fratello. Trovò la forza di ritrasformarsi, che lo abbandonò subito dopo, facendolo accasciare sulle ginocchia. "P-prongs... Jamie... t-ti prego..." Sussurrò con voce spezzata. Perché era così che si sentiva, spezzato, spezzato nell'animo. Anche una buona parte di lui era morta con James. "T-tu n-non sei morto! Hai capito! Alzati! T-ti imploro" Gridava, piangeva, si disperava. La sua vita prima del loro primo incontro non aveva senso, perché non aveva libertà in quel posto, quello che un tempo lui chiamava casa. Ricordò del fatto che quando aveva raccontato come veniva punito a Grimmauld Place a James, quello lo aveva abbracciato, dicendogli che per lui ci sarebbe sempre stato. Ma ora James non c'era più, perché quello stronzo glielo aveva portato via.
Pianse ancora più forte, quando si ricordò del momento in cui aveva confessato le sue più grandi paure a Prongs, dopo aver commesso l'errore di rivelare a Severus Piton come arrivare alla Stamberga Strillante, in modo da trovare un Remus Lupin completamente trasformato:
Sirius: Ho paura James...Paura di star diventando come loro... HO CERCATO DI UCCIDERE QUALCUNO DANNAZIONE!
Stava gridando, e nel frattempo calciava tutti gli oggetti che gli venissero a tiro.
Sirius: SONO UNA PERSONA CATTIVA! POTREI ESSERE IL PROSSIMO MANGIAMORTE!
James: Ascoltami bene Sir. Hai sbagliato, è vero. Ma tu non sei una persona cattiva, Sirius. Sei una persona buonissima, a cui sono capitate cose cattive. E poi il mondo non si divide in persone buone e Mangiamorte. Tutti abbiamo luce e oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da che parte scegliamo di agire. È questo quello che siamo.
Le parole dell'amico lo avevano colpito a fondo, ed infatti non se ne scorderà mai.
Fu il pianto di un bambino che lo riscosse dai suoi pensieri. "H-harry!" Esclamò, e la speranza che Lily ed Harry fossero ancora vivi si fece spazio nel suo cuore. Gettò un ultima occhiata al corpo esanime dell'amico, e con mano tremante gli chiuse gli occhi. Si avvicinò alla fronte gelida del ragazzo, la baciò e sussurrò "Ti voglio bene amico mio. Mi prenderò cura di loro, te lo prometto."
Le ginocchia gli tremavano ancora, ma riuscì ugualmente ad alzarsi in piedi.
Si spinse oltre le scale, e arrivò davanti alla porta della stanzetta di Harry, che lui stesso aveva dipinto e decorato. Parte della speranza andò in briciole quando vide che Lily Evans era anche lei distesa per terra, con una guancia premuta sul freddo pavimento. I suoi verdissimi occhi però, erano già stati chiusi, oppure lei li aveva istintivamente serrati durante l'impatto con la luce verde. I primi anni ad Hogwarts non la sopportava molto, ma quando finalmente accettò di uscire con James, imparò a conoscere la ragazza, scoprendo che meravigliosa persona si nascondeva dietro alla maschera da acida ragazzina. Vederla morta, quindi, gli fece male, malissimo. Tuttavia, l'altra parte di speranza si era salvata, perché un bambinello di 1 anno era accoccolato nella culla, e piangeva, probabilmente perché aveva visto la sua mamma cadere a terra e non rialzarsi più. Affiancò la culla, e prese il bambino in braccio. "Ehi ehi, sta tranquillo Harry. Adesso ci sono io per te." Gli sussurrò. Si accorse che la fronte di Harry era impregnata di sangue solo dopo averlo calmato un po', probabilmente prima era troppo scosso per fare qualsiasi cosa. Strappò un pezzo della sua maglietta con i denti, tamponandogli la fronte, scoprendo così una brutta cicatrice a forma di saetta. Volle uscire al più presto dalla casa, e mentre scavalcava i corpi dei suoi migliori amici, chiuse gli occhi a lui e ad Harry. Fuori incontrò Hagrid, che gli disse di consegnargli Harry. Inizialmente Sirius era riluttante all'idea di abbandonare il suo figlioccio, ma quando udì il nome di Silente, non fece più storie. Prima di metterlo nelle mani di Hagrid, diede un bacio sulla fronte di Harry, e gli sussurrò, con tono dolce "Quando tutto questo sarà finito saremo una vera famiglia Harry, te lo prometto." Disse al mezzogigante di prendere anche la sua moto, perché ormai non gliene importava più nulla.
Ora desiderava solo vendetta, e così, accecato dalla rabbia, si mise alla ricerca di quel traditore.

*spazio me *
Spero che questa one-shot vi sia piaciuta
Non so perché io l'abbia scritta in realtà, suppongo solo per avere una cosa per cui piangere ancora di più
Mi raccomando, mangiate tanta nutella dopo averla letta, per rimettervi un po' in forze
Non credo di aver fatto un lavoro bellissimo, però mi piaceva l'idea di mettere quella citazione dell'ordine della fenice qui
E niente
Addio

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