Epilogo - Peccatori
Ricordate che questo, nonostante sia l'epilogo, NON è l'ultimo capitolo.
L'ultimo capitolo sarà come una scena post credits che si trova in ogni film Marvel.
(E ovviamente lo troverete subito dopo questo)
Si collegherà ad altri due progetti già usciti della Saga.
Secondo voi a quali?😏
४ ४ ४
Galassia, Nave Asgardiana
in rotta verso la Terra.
Quattro anni erano passati.
Quattro lunghi anni da quella sera sulla Liberty Island.
Su Asgard, la vita stava procedendo tranquillamente, le feste intrattenevano i cittadini, ognuno faceva il proprio lavoro e nulla sembrava poter scalfire quel senso di normalità che si era creato.
E cosa più importante, Loki continuava a fingersi Odino, ingannando tutti.
Almeno fino a quando suo fratello non aveva fatto ritorno nella città d'orata. Thor, dopo aver incontrato Surtur e appreso che ormai la profezia di Ragnarok sarebbe diventata realtà, era accorso su Asgard, per cercare una soluzione.
Ma, arrivato a casa, aveva avuto una bella sorpresa ad accoglierlo. Tutti i cambiamenti e soprattutto quell'enorme -e secondo lui estremamente pacchiana- statua di Loki, gli avevano fatto venire qualche dubbio. Confermato poi dal teatrino che si era ritrovato davanti.
La messa in scena della morte di suo fratello, contro gli Elfi Oscuri e il gran sgomento di Odino, non lo avevano convinto per niente. E così, scoperta tutta la verità, aveva provveduto a sistemare le cose - o a peggiorarle, dipende dai punti di vista.-
Tanti fatti gli erano successi da dopo quella notte a New York. Era tornato ad essere solo Loki, aveva smesso di fingersi Odino, mentre quest'ultimo era asceso nel Valhalla. Lui e Thor avevano scoperto di avere una sorella perduta: Hela, la Dea della Morte, -l'ennesima bugia che il loro padre gli aveva rifilato- Thor aveva perduto il suo martello e poi erano finiti tutti e due su Sakaar.
Un pianeta dimenticato e dalle usanze ambigue, nel quale Loki aveva usato tutte le sue doti da persuasore e seduttore per ingraziarsi il Gran Maestro, colui che governava quel mondo. Ma, ancora una volta, suo fratello era arrivato a rovinare tutto. E così si era ritrovato incastrato in un'improbabile alleanza formata da Thor e chiamata "Revengers", a combattere contro la sua pazza sorella perduta.
Ma di tutte le cose strane che gli erano capitate nella vita, una era imbattibile. E si trattava dei sogni che faceva ogni volta in cui si addormentava. Gli succedeva da quando, quattro anni prima, aveva abbandonato Odino in quella casa di riposo a New York.
Chiudeva gli occhi e appena cadeva tra le braccia di Morfeo, quelle visioni oniriche iniziavano ad invadergli la mente, trasportandolo in una specie di universo parallelo. Sognava una donna, dannatamente bella e determinata. Sognava avventure e mondi mai visti prima, strane creature e importanti battaglie.
Gli sembrava di vivere una seconda vita durante il suo sonno. Ma la cosa che più lo confondeva, era il fatto che sembrasse tutto così reale. Ogni evento che sognava lui riusciva a percepirlo su se stesso, ogni vagheggiamento era come se gli lasciasse addosso una malinconia capace di stringergli il cuore in una morsa letale.
E poi si svegliava, apriva gli occhi e tornava nella realtà, abbandonando la sua psiche e quel mondo fantastico senza il quale ormai non sapeva più stare. Non aveva mai parlato a nessuno di quei suoi sogni, erano un segreto che voleva custodire gelosamente. Un qualcosa che ormai era entrato a far parte della sua vita e senza il quale non avrebbe più potuto resistere.
Durante tutte quelle notti gli era capitato di parlare con quella donna, molte volte. Aveva stretto con lei un vero e proprio legame emotivo, fatto esperienze che gli sembravano meno reali di altre, come se fossero al di fuori di quelle pagine scritte che già aveva letto.
Si era confidato e si era aperto con quella donna, mostrando una parte di sé che aveva sempre tenuto nascosta a chiunque, pesino a se stesso. E ormai, raccontarle come aveva passato la giornata era diventato una specie di appuntamento imprescindibile.
Non erano rare le volte in cui si ritrovavano in quella realtà parallela, lontana da ogni problema. Protetti da quella nebbia scura, seduti su quella sabbia dalla consistenza fin troppo densa.
E parlavano, parlavano per ore.
Lui le diceva ciò che gli era capitato durante quella giornata di inganni o di fuga e lei faceva lo stesso, raccontandogli della sua vita in quel castello desolato.
Lei gli sembrava sempre così triste, quando la guardava dritto in quegli occhi scuri ed essi ricambiavano, esprimendo tutte le parole che non poteva dire. E lui avrebbe voluto poter fare qualcosa, prenderla e portarla con sé nella sua realtà o raggiungerla in quel suo mondo misterioso, ma non poteva.
Entrambi erano destinati a svegliarsi e lasciare andare quell'idillio di momentanea felicità, ricominciando tutto da capo con l'arrivo di una nuova notte.
«Pensi che sia una buona idea tornare sulla terra?» quando Loki pose quella domanda, si trovava accanto a suo fratello, che se ne stava con le braccia conserte, intento ad ammirare l'orizzonte. Entrambi davanti a quella grossa finestra, si godevano la vista che essa offriva della galassia che li circondava.
Distese e distese di stelle, che si alternavano solo ogni tanto a pianeti, scie di luce e astronavi. Dopo che il Ragnarok si era compiuto e Asgard era stata distrutta, Loki, Thor e la popolazione sopravvissuta, erano stati costretti a mettersi in viaggio su quell'astronave, che lo stesso Dio degli Inganni aveva provveduto a rubare da Sakaar, prima della sua fuga definitiva.
«Sì, certo. Lì la gente mi adora, sono molto popolare» rispose per tanto Thor, con tono sicuro.
Loki si lasciò scappare un sospiro, stringendo tra loro le mani dietro la schiena. «Riformuliamo la domanda» disse. «Credi che sia una buona idea riportare me -enfatizzò apposta quel pronome- sulla terra?»
«Forse no, sinceramente» ammise il fratello. «Ma non mi preoccuperei. Ho la sensazione che andrà tutto bene» continuò poi, mentre il silenzio calava su entrambi. Ma proprio come se l'universo si divertisse a prendersi gioco di loro, qualche secondo dopo, gli occhi di entrambi scorsero qualcosa in lontananza.
Un'enorme astronave si ergeva davanti allo sguardo preoccupato di Thor e Loki e sembrava proprio dirigersi verso di loro.
Regni Ultraterreni, Inferi.
Il tempo scorreva come sempre in quel mondo e la vita andava avanti. Nuove anime arrivavano ogni giorno, aggiungendosi alle altre già dannate e costrette a rivivere quelle punizioni all'infinito.
Le creature mistiche venivano accudite con amore, la servitù trattata con rispetto e la divisione dei ruoli era stata completamente abolita. Da quando Lilith era salita al trono, non erano più state fatte distinzioni tra nessuno, ognuno aveva potuto prendere parte alla vita reale e ognuno aveva potuto svolgere qualsiasi tipo di lavoro.
Era stata aperta anche una scuola di arti magiche, rinnovando una vecchia ala del castello, nella quale le apprendiste streghe e i futuri maestri di magia potevano allenarsi per perfezionare il loro potere e scoprire chi fossero davvero.
Incredibilmente, dopo la morte di Mephisto, i rapporti con Agatha erano andati via via migliorando, fino a che le due erano diventate quasi amiche. Si punzecchiavano ancora a vicenda, non si stavano simpatiche fino in fondo, ma avevano capito che la cosa migliore era quella di lavorare fianco a fianco e non cercare di combattersi a vicenda.
Tanto che Lilith, consapevole dello straordinario potere della strega e della sua profonda conoscenza della magia, aveva voluto assegnare proprio ad Agatha la gestione di quella scuola, affiancata e controllata da Hege.
L'incantatrice aveva deciso di restare lì, negli Inferi e di non fare più ritorno ad Asgard. Dopo quella battaglia e la scoperta di quel regno, si era resa conto di non sentirsi più parte della città d'orata. Aveva iniziato a vederla come il luogo in cui, per troppi anni, le era stato impedito di essere chi era davvero. Mentre lì, per quanto fosse assurdo, dato il poco lasso di tempo che aveva trascorso negli Inferi, si sentiva finalmente a casa.
E non era la sola che aveva preso quella decisione.
«Scusa!» esclamò la bambina dai lunghi e lisci capelli biondi, portandosi le mani alla bocca e osservando preoccupata il punto in cui il suo incantesimo si era schiantato.
Si stava esercitando dentro al castello, in quell'enorme salone all'ultimo piano, ignorando le mille raccomandazioni che Agatha le faceva ogni giorno, proibendole di lanciare incantesimi al di fuori delle aule apposite o del giardino.
Ma lei amava esercitarsi di fronte a quelle grosse finestre, che le permettevano la vista di tutto quel mondo nel quale viveva. Perciò ignorava sempre le parole della strega e faceva di testa sua, causando però di tanto in tanto, qualche piccolo danno.
E quella volta, aveva rischiato di combinarla davvero grossa, perché era stata incapace di controllare appieno il suo incantesimo, facendolo schiantare contro la parete di specchi, proprio nel momento in cui Lilith aveva fatto il suo ingresso nel salone, mancandola di poco.
«Se stai cercando di uccidermi, sappi che questo -toccò quella specie di melma corrosiva, che aveva sciolto completamente uno degli specchi- sarebbe stato totalmente sprecato» rivelò, sorridendo di sottecchi e pulendosi le mani con un panno che aveva appena fatto comparire.
Elin si avvicinò a lei, tenendo lo sguardo basso, per la paura di essere sgridata. Ormai erano passati quattro anni dalla sconfitta di Mephisto e dal suo trasferimento nel castello e Lilith, fin da subito l'aveva sempre trattata come se fosse la sua sorellina minore o una figlia, quasi al pari di Asmodeo.
E nonostante fosse cresciuta, diventando quella che sulla Terra sarebbe stata considerata una quattordicenne, aveva ancora un po' di sano timore verso di Lilith. Stava per scusarsi ancora, quando lei la precedette. «Forza, ricostruiscilo» le disse, indicando quello specchio distrutto.
Con un gesto della mano fece scomparire la melma verdognola e poi osservò l'espressione confusa della bambina. «Non sono in grado» ammise Elin, scuotendo la testa.
«Sì, invece» la contraddì lei, poggiandole una mano sulla spalla. «Sei in grado di fare tutto, soprattutto questo. Distruggere e costruire le cose è la tua specialità naturale, ricordalo sempre» spiegò con tono comprensivo.
«E allora perché continui a farmi studiare anche quegli incantesimi inutilmente complicati?» si lamentò, corrucciando le sopracciglia. Osservò la bellezza e la regalità di quella Dea, con quell'abito nero, lungo e pomposo, decorato da catenelle d'oro e con le spalle rinforzate.
«Perché voglio che le mie streghe siano in grado di fare qualsiasi cosa» le rispose, regalandole un sorriso. «E ora, forza, non uscirai di qui finché non lo avrai ricostruito» la spronò, incamminandosi verso la porta e lasciandola sola.
Si diresse nella sala del trono, pronta per occuparsi di alcune questioni che aveva lasciato indietro. Quando entrò nella stanza, Asmodeo se ne stava comodamente attorcigliato ad uno dei braccioli di quel seggio regale.
«Anche a me piacerebbe passare tutto il giorno dormendo e mangiando come fai tu» si rivolse al suo famiglio, mentre si lasciava ricadere sulla comoda seduta imbottita di quel grosso trono. Il serpente non perse tempo, risalendole il braccio e accomodandosi attorno al suo collo. Sibilò in tutta risposta e poi portò la sua attenzione su quella grossa finestra, che la Dea aveva appena liberato dalla protezione della sua oscurità.
Non potendo più abbandonare il suo mondo, Lilith aveva provveduto a crearsi una vera e propria apertura sull'universo, che era in grado di mostrarle ogni cosa le interessasse. Si trovava posta sul muro, esattamente davanti al trono e protetta da una fitta oscurità.
E in quegli ultimi tempi, era solita consultarla più del previsto. Da quando aveva visto la distruzione di Asgard e la volontà del Dio del Tuono di rifugiarsi sulla Terra, teneva d'occhio il suo amante perduto con una frequenza quasi smaniosa.
Sapeva che se egli avesse davvero messo piede sulla Terra, per rimanerci, per loro ci sarebbe potuta essere una nuova possibilità. Avrebbero smesso di potersi incontrare solo nel mondo onirico. E quel piccolo e flebile bagliore di speranza, le aveva donato una nuova e sincera felicità.
Ma quel giorno, in quel preciso momento, ogni suo barlume di fiducia era destinato a spegnersi e a distruggerla emotivamente, ancora una volta.
«Siamo sotto attacco. Ripeto, siamo sotto attacco» questa fu la prima cosa che sentì, quando quella finestra si aprì, mostrandole la nave asgardiana in rotta verso la Terra. Urla indistinte disturbavano quella conversazione e contribuirono a farle mettere ogni nervo sull'attenti.
«Richiesta di aiuto a qualsiasi nave nelle vicinanze» continuò la voce e Lilith stava quasi per rispondere a quella richiesta disperata, quando però, il ciondolo che portava al collo, le mandò una scarica di dolore in tutto il corpo, ricordandole la sua impossibilità a intervenire in qualsiasi cosa che non riguardasse il suo mondo. «Questa non è una nave da combattimento» urlò l'uomo, mentre Lilith si piegava con la schiena in avanti, poggiando i gomiti sulle ginocchia e portandosi le mani sotto il mento.
L'astronave asgardiana stava venendo attaccata brutalmente da un'altra, molto più grande e di origine straniera ai suoi occhi. «Udite e gioite. Avete avuto il privilegio di essere stati salvati dal grande titano» quella creatura, dall'aspetto mostruoso e cadaverico, parlava camminando tra i corpi morti. «Forse voi pensate che sia sofferenza, no, questa è redenzione. La bilancia universale tende verso l'equilibrio grazie al vostro sacrificio. Sorridete -l'ennesimo uomo venne ucciso- poiché anche nella morte siete diventati figli di Thanos.»
Lilith ascoltava e guardava con estrema attenzione quella scena, facendo una cosa che mai aveva fatto prima e mai avrebbe pensato di fare. Nella sua testa stava pregando. Pregava che Loki non fosse su quella nave, che in qualche modo fosse riuscito a fuggire, a scappare prima che fosse troppo tardi.
Ma il suo cuore perse un battito, quando vide quella creatura passare accanto al Dio degli Inganni.
Non era cambiato molto fisicamente, dall'ultima volta in cui lo aveva visto. Era sempre alto, magro ma dal fisico tonico, affezionato al suo abbigliamento di pregiata pelle asgardiana. Solo una cosa era diversa in lui, i capelli, che si era lasciato crescere un po', il che gli donava un'aria ancora più regale.
«So cosa significa perdere. Sentire disperatamente di aver ragione e ciononostante fallire» una seconda voce aveva attirato l'attenzione di Lilith. Il titano aveva appena preso e sollevato il corpo di Thor come se fosse una piuma.
Lilith osservò il Dio del Tuono, notando come sembrasse estremamente stanco e impotente in quella situazione. In tutti quegli anni, in cui aveva imparato a conoscerlo tramite la sua finestra e soprattutto tramite i racconti di Loki, non aveva mai ipotizzato che un giorno avrebbe potuto vederlo sotto quella luce di sconfitta. «È spaventoso, fa tremare le gambe» il titano, che lei aveva ormai riconosciuto come Thanos, si stava incamminando verso Loki, continuando a parlare. «Il destino arriva ugualmente. E ora eccolo, o dovrei dire, eccomi» chiuse la mano, coperta da quel guanto dorato, a pugno, mostrando una luccicante gemma dal colore viola.
«Tu parli troppo» Thor aveva appena espresso il suo stesso pensiero.
«Il Tesseract o la testa di tuo fratello» Thanos si rivolse a Loki. «Presumo tu abbia una preferenza» lo schernì. La Dea non si era resa conto di star trattenendo il fiato, fino al momento in cui il Dio degli Inganni decise di rispondere.
«Oh, certo. Uccidi pure» fu dopo quelle parole che Lilith riprese a far entrare aria nei polmoni. Mentre nella sua testa una vocina la tormentava, dicendole che tutta quella storia non sarebbe finita bene.
Thanos portò la mano coperta dal guanto vicino alla testa di Thor, poggiando la gemma del potere sulla sua tempia e iniziando a colpirlo con quella luce viola. Il Dio del Tuono si ritrovò presto ad urlare dal dolore, un dolore che era troppo da sopportare persino per lui. Loki stava guardando quella scena e Lilith era già consapevole dal fatto che non avrebbe retto. Non dopo il bel legame che si era finalmente creato tra i due fratelli.
«Va bene, fermo!» urlò, cedendo ai suoi sentimenti e dando ragione alla predizione della Dea.
Thor, visibilmente provato, decise comunque di provare a parlare. «Non abbiamo il Tesseract. È stato distrutto su Asgard» disse convinto, mentre Lilith scuoteva la testa, ricordandosi di quando aveva osservato Loki farsi scivolare in tasca quella gemma, prima che Asgard venisse distrutta.
In quel momento maledì il Dio degli Inganni per quella sua strana ossessione per la gemma dello spazio. Piantò un pugno sul bracciolo del trono e fece sussultare Asmodeo.
Loki alzò il braccio, facendo comparire nella sua mano quel cubo azzurro. «Oh, sei davvero il peggiore dei fratelli» commentò Thor, ormai sconsolato.
«Ti assicuro, fratello, il sole brillerà nuovamente su di noi» suonava come una promessa e Lilith capì che lui aveva già in mente un piano.
«Il tuo ottimismo è mal riposto asgardiano» Thanos rise.
«Beh, prima di tutto, non sono asgardiano e secondo poi, noi abbiamo un Hulk» nell'esatto momento in cui terminò quella frase, l'enorme creatura verde sbucò fuori e attaccò il titano. Lo scontro non durò molto, perché, anche se inizialmente il Dottor Banner trasformato sembrava star vincendo, in un battito di ciglia la situazione si ribaltò.
Thor cercò di intervenire, ma venne intrappolato, chiuso dentro a lastre di metallo prese dalla sua stessa astronave quasi distrutta. E mentre Hulk giaceva inerme al suolo, Heimdall invocò la sua magia, aprendo il Bifrost e trasportandolo sulla Terra.
Un gesto che gli costò la vita.
Lilith continuava a fissare quella finestra, incapace di muovere un muscolo. Sentiva il cuore martellarle nel petto, sapendo che era il Ciondolo di Sangue ad avercelo in pugno. Sapendo di non poter fare nulla per intervenire. In quel momento desiderava potersi alzare, trasportarsi su quella nave e far inghiottire Thanos e i suoi figli dalla sua oscurità, uccidendoli e mettendo fine a quella tortura.
Ma non poteva farlo.
Non poteva fare nulla, se non restarsene lì e guardare, sperando che tutto finisse per il meglio.
Thanos riuscì a impossessarsi del Tessercat, rompendo quel cubo e rivelando la gemma che era contenuta al suo interno. Poggiò anche quella sul suo guanto, incastonandola in esso, mentre il potere iniziava a scorrergli in tutto il corpo. «Ci sono altre 2 gemme sulla terra, trovatele figli miei e portatele da me, su titano» ordinò alle altre strane creature che lo circondavano.
Nel momento esatto in cui udì quelle parole, Lilith scattò in piedi, facendo ricadere Asmodeo sulla seduta di quel trono. Thanos voleva mandare i suoi figli sulla Terra e magari poi discendere anche lui stesso, non poteva permettere che invadesse il suo mondo e ci giocasse come se gli appartenesse.
Sapeva che non sarebbe potuta intervenire, se non di comune accordo con Dio. La Terra era un pianeta condiviso tra i due e solo se entrambi si fossero trovati d'accordo avrebbero potuto interferire con gli avvenimenti che la riguardavano. Nel caso in cui i due Dei fossero stati in disaccordo, il Grande Oracolo della Vita avrebbe deciso per loro.
Una reliquia che aveva scritto e custodito dentro di sé tutta la storia passata, presente e futura di tutto l'universo e anche dei paralleli a quello in cui abitavano. Un contenuto dal valore inestimabile, praticamente impossibile da scoprire, che si porgeva al loro servizio solo in caso di disaccordo su un evento di importante rilevanza.
Ma Lilith era certa che Dio sarebbe stato d'accordo con lei. Insomma, come avrebbe potuto permettere che un estraneo mettesse piede sulla Terra e la trattasse come se fosse sua, usandola per soddisfare un suo capriccio.
«Scusate se mi intrometto» la voce di Loki la costrinse ad abbandonare i suoi pensieri. «Sulla Terra forse vi servirà una guida. Io ho un po' di esperienza in quell'arena» disse.
«Loki, ti prego, fai silenzio» sussurrò la Dea, avvicinandosi a quella finestra, con le mani incrociate e gli indici alzati, intenti a picchiettarsi nervosamente la punta del naso. Fino a quel momento, Thanos aveva la gemma dello spazio e c'era ancora la possibilità che lasciasse la nave senza fare altre vittime. Perciò Lilith sperava che il Dio degli Inganni non combinasse altri guai.
«Sì, soprattutto esperienza in fallimenti» gli ricordò il titano, con tono divertito.
«Io considero l'esperienza, esperienza» rimbeccò, iniziando ad avvicinarsi a lui. «Onnipotente Thanos, io, Loki, Principe di Asgard -fece una piccola pausa, come se stesse cercando il coraggio per pronunciare le sue prossime parole- figlio di Odino -lanciò un'occhiata al fratello, che con quella placca sull'occhio mancante scosse impercettibilmente la testa- legittimo Re di Jotunheim, Dio dell'Inganno, ti faccio promessa della mia immortale fedeltà» dopo aver finito di elencare tutti i suoi titoli si inchinò a lui.
Lilith avrebbe voluto urlare, entrare nella sua testa e gridargli di non farlo, di non commettere gesti avventati. Ma rimase in silenzio, con il cuore in gola e le budella attorcigliate, attendendo il finale di quella storia, che era diventata un vero e proprio incubo ad occhi aperti.
Sussultò, quando vide Loki alzarsi di scatto e provare a pugnalarlo alla gola con uno dei suoi coltelli. Venne fermato da Thanos, che bloccò i suoi gesti grazie all'aiuto delle gemme. «Immortale? Dovresti scegliere i termini con più cautela» gli disse, abbassandogli poi il braccio e facendo cadere quel pugnale per terra.
Anche Asmodeo non riusciva a distogliere lo sguardo da quella finestra, mentre avvertiva la tensione scorrergli in tutto il corpo. Aveva paura. Nonostante quel Dio non gli stesse simpatico, sapeva quanto fosse importante per la sua padrona e l'ultima cosa che voleva era vederla soffrire di nuovo.
Il respiro di Lilith si spezzò, nell'esatto momento in cui la mano di Thanos andò a stringersi attorno al collo di Loki. E mentre il Dio degli Inganni veniva sollevato da terra, la strega si portava una mano al cuore. Sentiva quel muscolo lottare e contorcersi per liberarsi dalla morsa del Ciondolo di Sangue e avvertiva come tutti quelli sforzi fossero vani.
Non poteva fare nulla.
Non poteva liberarsi dalla sua condanna e non poteva aiutare Loki.
Lo sapeva, ma non lo accettava.
I suoi non erano gli unici sforzi vani, anche Loki stava cercando di perdere aria, evitando di morire asfissiato. «Tu, non sarai mai, un Dio» quelle furono le sue ultime parole. Un gemito di dolore venne emesso da Lilith, che si portò le mani a coprirsi la bocca spalancata per lo sconvolgimento.
Il dolore la pervase completamente, quando sentì quel suono, che l'avrebbe perseguitata per sempre, per il resto della sua immortale vita. Il suono del collo di Loki che si rompeva, seguito subito dopo da quello del suo stesso cuore che riportava su di esso l'ennesima cicatrice.
«Nessuna risurrezione stavolta» disse Thanos, mentre il corpo di Loki giaceva a Terra, morto. Lilith lo fissò dritto in quei suoi occhi azzurri, ormai vitrei e sporcati dal suo stesso sangue. Le lacrime sgorgavano incontrollate lungo le guance della Dea e aumentarono nel momento in cui Thor, finalmente libero, potè raggiungere il fratello.
Il Dio del Tuono poggiò la sua mano sul petto di Loki, poi poi accasciarsi su di lui e piangere sommessamente. Lilith corse verso quella finestra, mettendo la mano su di essa e restando immobile, in religioso silenzio, mentre osservava Thanos fare la sua ultima mossa.
Il titano utilizzò la gemma del potere per distruggere tutto ciò che aveva intorno e quella dello spazio per trasportarsi sulla sua astronave. Passarono pochi secondi, che alla Dea sembrarono ore intere, prima che la nave asgardiana esplodesse.
Un urlo lasciò le labbra di Lilith, mentre si accasciava a terra, in ginocchio, stremata dal dolore e un'oscurità densa di sprigionava dal suo corpo, colpendo ogni cosa e persona si trovasse in quel Regno.
Asmodeo era rimasto immobile, terrorizzato e dispiaciuto. Agatha, che si trovava nella scuola, dopo essere stata colpita da quella nube scura e scaraventata contro un muro, sgranò gli occhi, intuendo che nulla di buono dovesse essere successo.
L'urlo di Lilith riecheggiò, assieme alla sua oscurità, raggiungendo le orecchie di tutti. E mentre, Hege apprendeva con orrore ciò che era appena accaduto a quella sua vecchia conoscenza, le mani di Elin tremavano e le gambe avevano preso a muoversi per raggiungere colei che le aveva cambiato la vita.
La Dea dell'Oscurità rimase a terra, ogni cosa attorno a lei sembrava essersi fermata. Si sentiva senza forze e per una frazione di secondo le sembrò di non avere più uno scopo per vivere. Quando però, Asmodeo la raggiunse e dalle porte di quella sala accorsero Hege ed Elin, stringendosi a lei, quell'orribile pensiero abbandonò la sua mente sconvolta.
Avrebbe continuato a vivere, ma la consapevolezza di aver guardato la morte dell'uomo che amava, senza essere potuta intervenire, avrebbe pesato sul suo cuore per sempre.
Lilith si ritrovò a chiedersi se quello fosse stato davvero il capolinea della storia tra quei due peccatori, provenienti da mondi opposti, destinati ad amarsi, ma non meritevoli di un lieto fine.
E mentre si domandava ciò, in quella finestra apparve una figura. Occhi rossi, capelli neri e un sorriso sghembo.
Le due donne accanto a lei si allontanarono di poco, spaventate da ciò che stavano guardando. Lilith alzò la testa, fermando le sue lacrime e fissando quell'ombra ormai fin troppo conosciuta. Quell'ombra che il suo stesso straziante dolore aveva richiamato.
«Non siamo destinati ad essere felici, mia amata» Mephisto le rivolse quelle parole, mentre la guardava alzarsi in piedi, sistemarsi il vestito, asciugarsi le lacrime e stringere i denti.
In un attimo aveva stoppato tutte le sue emozioni, facendo ritornare sul suo volto quello sguardo che avrebbe messo terrore in chiunque.
Il cuore di Lilith si era rotto una volta di troppo e il suo passato, i suoi fantasmi, erano tornati a tormentarla.
🌟🌟🌟
Eccomi qui, l'epilogo è arrivato!
Non vi mento quando dico che ho pianto scrivendolo e so che probabilmente voi avete fatto lo stesso leggendolo.
Mi scuso già per avervi fatto rivivere in modo così estremamente dettagliato la scena della morte di Loki... ma era necessario.
In ogni caso, come potete aver notato, Mephisto non è morto del tutto. Secondo voi perché? Perché la tristezza di Lilith lo ha inconsapevolmente richiamato?
E soprattutto, cosa accadrà ora? Cosa farà la Dea dell'Oscurità?
Per scoprirlo non dovrete fare altro che leggere l'ultimissimo capitolo 😈
Lasciate una stellina nel caso il capitolo dovesse esservi piaciuto e non dimenticatevi di commentare facendomi sapere cosa ne pensate.
Per qualsiasi cosa non esitate a scrivermi.
Seguitemi su Instagram: _madgeneration_ per non perdervi nessuna novità.
XOXO, Allison 💕
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro