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Sì, sono una donna.

-Sono felice di presentarvi il vostro nuovo sindaco, la signorina Kai Hill!- tutti applaudirono.
-Complimenti. Ha qualcosa da dire?-
Proprio nel momento in cui stavo per aprire bocca, un gruppo cominciò ad urlare.
-È UNA DONNA! NON SARÀ UN BRAVO SINDACO.-
Alzai la testa, decisa.
-Non concordo. Sentite la mia storia, poi giudicate.- e cominciai a raccontare.

"Fin dalla più tenera età tutto il mondo attorno a me ha provato ad inculcare nella mia testa i pregiudizi, gli stereotipi, ciò che mi era concesso e cosa no.
-Vuoi fare danza tesoro?- -Cosa vuoi fare da grande? Scommetto la ballerina!- -Non giocare a calcio, vai dalle altre bambine!- -L'azzurro è per i maschi, tu sei una signorina, devi indossare il rosa!-

Alle elementari giocavo a calcio e mi prendevano in giro perché volevo fare l'astronauta.
-L'astronauta è un lavoro da maschi!- mi urlavano le bambine.
-Ma vai a giocare con le bambole, di sicuro farai schifo a calcio!- mi prendevano in giro i compagni; però, ogni volta, venivano stracciati.
-Sei proprio sicura di voler giocare a calcio, Kai?- mi chiedeva il maestro.
E io, imperterrita, continuavo.

Alle medie appena mettevo una magliettina che mostrava leggermente di più le mie forme appena sbocciate facevano battutine.
Appena mi truccavo leggermente mi additavano.
-Guardala, vuole fare colpo su qualcuno quella cretina!- sparlavano alle mie spalle.
-Kai, che fai stasera? --Vuoi venire a casa mia?- mi chiedevano i ragazzi con facce ammiccanti.
Poi c'erano i professori.
-Hill, okay che sei una donna, ma applicati un po' di più!-
-Hill, ti pare il modo? Le signorine non urlano e non fanno i maschiacci!-

Al liceo, quelli che non mi conoscevano mi additavano come stupida, come oca, come "facile", solo perché mi piaceva mettere i jeans attillati ed ero una persone solare, che amava stare con i gli esseri maschili.
-Ecco qui che arriva la Hill!- sussurravano i miei coetanei al mio passaggio, le ragazze con invidia, i ragazzi facendo film mentali.
Sapevo che le persone mi giudicavano a causa del mio aspetto, per questo mi impegnavo il doppio per farmi valere, per far riconoscere le mie capacità.
Ma, nonostante tutto, continuavano a concentrarsi di più sul mio lato b che sul mio cervello.
-Hill, l'unico lavoro per cui ti accetteranno mai sarà la modella dato che altro non sai fare!- mi schernivano i miei compagni.
Già, non sapevo fare nulla, tranne, ovviamente, sapere più cose rispetto a loro e studiare.
Le professoresse, invece, mi davano sempre voti bassi poiché, come poi rivelatomi dalla professoressa di scienze della comunicazione, l'unica a darmi voti decenti, "erano invidiose di me". I professori, al contrario, erano dei maledetti pervertiti, perciò mi davano voti alti, nella speranza di altro.

All'università, invece, si ripeté la storia delle medie, ma, per fortuna, riuscii a far cambiare loro opinione, dopo tanto.
Sono diventata la migliore del mio corso e mi sono laureata a pieni voti in legge, risultando quella uscita con il punteggio più alto.
Ma, nei miei primi anni nel mondo del lavoro, non tutto è stato semplice.
Continuavo ad essere discriminata, non solo per la mia giovane età, ma l'essere una donna mi toglieva molte opportunità.
-In questo studio cerchiamo solamente gente con esperienza... Tra l'altro, sei una donna, non sei adatta.-
-Ah, lei è una donna... Mi rivolgerò ad un altro avvocato.-
-Avvocato Hill, di sicuro perderà questa causa. Dopotutto è una donna.- Inutile dire che trovai solamente giudici maschilisti.

All'età di ventotto anni suonati, ancora non avevo avuto un ragazzo.
Tutte le mie "amiche" mi incoraggiavano, senza sapere che io puntavo ad altro, ero già realizzata; non mi serve un uomo per essere felice.

Negli ultimi anni sono cresciuta, ho fatto esperienze, ho incontrato l'uomo della mia vita e ho dei figli, sono a capo del mio studio legale e uno degli avvocati più stimati della città. E, adesso sono il sindaco."

-Non so se sarò un buon sindaco o no, ma di sicuro mi impegnerò con tutta me stessa.
Sì, sono una donna, ma non sarà il mio essere donna ad influenzare ciò, poiché, come avete potuto sentire, ho molte più capacità di buona parte di voi che criticate.
Grazie.- avevo le lacrime agli occhi, come molte donne presenti.
Ma era giusto.
Questa storia probabilmente anche loro l'avevano passata, si rivedevano nel mio racconto.

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