Capitolo 8
Heal
-Tom Odell
Mentre Emiliano guida tranquillo verso lo studio privato della mia tutor, io penso a tutto ciò che mi ha detto.
Mi dispiace molto per tutti i brutti momenti che ha passato in questi anni, mi dispiace che si dia colpe che non ha e che si tormenti per questo.
Ma tutto ciò che mi ha raccontato fa parte del passato e, quel passato, bello o brutto che sia, lo ha reso la persona che è oggi.
E io sono felice di averlo conosciuto.
Sta notte è stata diversa, ho sentito il suo dolore come se fosse anche il mio e, ovviamente, non ho perso tempo nel fare la fontana mentre lui soffriva nel rivivere tutti quei ricordi.
Sempre la solita.
Ma la sua storia mi ha davvero toccata, anche se so che non è finita qui.
Accosta davanti allo studio e scendo velocemente, ringraziandolo con un sorriso.
Quando apro la porta, mi ritrovo davanti la segretaria della mia tutor intenta a filtrare spurodatamente con un mio ex collega di università.
Entrambi si girano verso di me e io non capisco che cosa ci sia da guardare, finché non mi rendo conto che dietro di me c'è Emiliano.
<<Potevi aspettarmi in macchina, ci avrei messo un attimo.>>
Lui alza le spalle e continua a rimanere in silenzio, un passo dopo di me.
Apprezzo la sua presenza alle mie spalle, mi sento al sicuro.
<<Ma guarda chi si vede! Lara, come stai?>>
Alzo gli occhi al cielo. Max non perdeva un attivo per rompermi le palle all'università, figuriamoci ora.
<<Bene, Max.>>
Sposto lo sguardo sulla segretaria e faccio un cenno verso lo stretto corridoio che porta allo studio della mia tutor.
<<Sei sempre più bella. E lui chi è, il nuovo caso umano?>>
Lo ignoro e butto un'occhiata ad Emiliano che sta stringendo la mano in un pugno.
<<Senti, non ho tempo per parlarti della mia vita. Posso andare?>>
La mia ultima domanda è rivolta alla segretaria che si preoccupa soltanto di apparire presentabile.
Max pare infastidito dalla mia risposta e si leva di torno, riportando l'attenzione sul suo telefono.
<<Sì, ti sta aspettando.>>
Prendo Emiliano per mano e me lo tiro dietro, verso lo studio.
Busso piano e dopo aver sentito un "Entra Lara!", apro la porta.
La mia tutor si chiama Catia ma vuole essere chiamata prof, evidentemente si sente figa se qualcuno la chiama così.
<<Buongiorno Prof, le ho portato i disegni di Gabriele Russo e la mia relazione.>>
Il suo sguardo è concentrato su Emiliano, poggiato con le spalle al muro, appena fuori la porta.
La mia tutor mi ignora palesemente e va verso di lui.
Alzo gli occhi al cielo e la seguo.
Possibile che nessuno abbia visto un ragazzo bello in vita sua?
C'è bisogno di convenevoli e altre cose? No.
Mi infastidisce il modo in cui lo guarda.
Sembra una leonessa pronta a mangiare il povero gnu di turno.
<<Tu sei?>>
È una donna bella anche se è sulla cinquantina, però dovrebbe capire che non ce l'ha solo lei.
<<Lui è un mio amico.>>
Lei si gira verso di me e mi scocca un'occhiataccia.
<<Ho detto a te?>>
Antipatica.
Emiliano si schiarisce la voce e porge la mano.
<<Mi scuso per la mia maleducazione, sono Emiliano.>>
Lei sembra molto contenta di questa voglia da parte di Emiliano di fare conoscenza e io vorrei tirarle il collo come si fa con le galline.
Questo è.
Sta stronza.
<<Piacere mio.>>
A me lo dici.
<<Sono un amico speciale di Lara e il fratello di Gabriele, il vostro paziente.>>
Lei sembra sorpresa quanto me di questa definizione.
Amica speciale? Che cazzo significa?
<<Amica speciale?>>
Lui annuisce convinto e si passa una mano tra i capelli, incantando sia me che lei.
Ma soprattutto lei.
<<Amica speciale.>>
Mi scocca un'occhiata e capisco che sta scherzando, ridacchio piano e torno subito seria quando la tutor mi guarda.
Mi strappa la cartellina dalle mani e fa un cenno ad Emiliano di accomodarsi dentro.
Tanto fra un po' andiamo via, acida.
<<Grazie, Lara.>>
Le sorrido solo per essere educata. Spero che non si veda troppo la voglia di ucciderla ma la risata trattenuta di Emiliano mi fa capire che si vede, eccome.
<<Emiliano, hai avuto il modo di assistere ad un incontro tra tuo fratello e Lara?>>
Aggrotto le sopracciglia.
Non capisco dove vuole andare a parare.
<<Certo, è un'ottima psicologa. Mio fratello non è più arrabbiato con me, mangia e parla molto più di prima. Devo davvero ringraziarla. Chissà cosa avrei fatto senza di lei.>>
Lo so che dietro queste parole c'è molto di più.
Si sta riferendo a sta notte e io non posso fare a meno di sorridere.
<<Capisco. Potete andare.>>
Faccio un cenno alla mia tutor e vado verso la porta, preceduta da Emiliano.
<<Ah, Lara.>>
Mi fermo sul posto e le concedo l'ultimo minuto d'attenzione.
<<Mi dica.>>
Lei si sistema gli occhiali squadrati sul naso e mi guarda come se avesse appena iniziato una sfida.
<<È consigliabile non avere nessun legame con i parenti dei pazienti.>>
Scaccio con una mano ciò che ha appena detto e la guardo con tutta l'innocenza possibile.
<<Oh ma io non sto facendo nulla, sta facendo tutto Emiliano. Stia tranquilla è tutto sotto controllo.>>
Quando chiudo la porta alle mie spalle non riesco a trattenermi più e scoppio a ridere seguita dal bellissimo ragazzo che mi accompagna.
<<Tu sei pazza.>>
Raggiungiamo velocemente l'uscita e ritorniamo in macchina.
Dopo una breve sosta al supermercato dove ho comprato ciò che serviva a mia sorella, ci stiamo allontanando dalla città e non riesco a capire dove stiamo andando.
<<Mi puoi dire dove stiamo andando?>>
Nega con la testa e alza il volume della radio, per non sentirmi.
In effetti è da dieci minuti che gli faccio sempre la stessa domanda. Ma lui mi ignora ed io sono sempre più curiosa.
<<Voglio dirti un'ultima cosa prima di arrivare dove stiamo andando.>>
Abbasso il volume della radio perché non lo sento e non ho voglia di sembrare una che ha bisogno dell'apparecchio acustico.
<<Dimmi.>>
<<Sofia mi ha detto una frase prima di...>>
Annuisco velocemente per fargli capire che ho capito ciò che intende e non c'è bisogno che lo dica.
Deglutisce un paio di volte e stringe lo sterzo.
Fa un respiro profondo e lo stomaco mi si stringe.
<<Mi ha detto che mi amava e poi mi ha detto di vivere, amare e fumare. "Fuma, cazzo.">>
Ridacchia e piange contemporaneamente e con la mano raccolgo le sue lacrime e le faccio diventare anche mie.
Come se raccogliessi un po' del suo dolore.
<<Di fumare, fumi. Dovresti fare le altre due.>>
Ridacchio un po' vedendo un sorriso spuntare sul suo volto.
<<Sai cosa penso? Che sia stata lei a portarmi da te. Diciamo che è un po' colpa sua se ho iniziato a fumare. Se non l'avessi fatto ti avrei detto di no, di non avere sigarette e tu te ne saresti andata.>>
Oddio.
Ora che ci penso potrebbe essere ma non credo molto in queste cose.
<<Non so, non credo particolarmente nel destino.>>
<<Dovresti. Se non ti avessi incontrata per il fumo, ti avrei incontrata per mio fratello.>>
Ha ragione.
Lo so che ha ragione ma non voglio ammetterlo.
Sono testarda, okay?
<<Lo so che ho ragione, non c'è bisogno che me lo dici.>>
Ridacchia quando incrocio le braccia al petto.
Osservo fuori dal finestrino e d'improvviso capisco dove stiamo andando.
La tristezza si sta impossessando di me, ma so che devo essere forte per lui in questo momento.
Se sono qui è perché ha bisogno di me e devo essere utile a qualcosa.
Non devo fare la fontana, punto.
Parcheggia poco lontano dal cimitero e mi prende per mano.
Io la stringo forte per fargli capire che sono qui e lui mi sorride.
Ma è un sorriso triste.
<<Voglio prenderle dei fiori.>>
Mi guarda stranito e mi conduce verso una piccola bancarella.
Scelgo delle rose bianche e cerco il portafogli nella mia borsa senza fondo.
Quando lo trovo, Emiliano ha già pagato.
<<Volevo pagarli io.>>
<<Fai silenzio.>>
<<Non mi dici quello che devo fare.>>
<<Sì, zitta.>>
<<Ma...>>
Mi guarda male e mi tira verso il cancello.
Dopo qualche minuto dall'entrata nel cimitero, Emiliano si ferma di botto ed io mi scontro con la sua schiena.
<<Tutto okay?>>
Mi sporgo dalla sua spalla e leggo il nome sulla tomba davanti a noi.
Sofia Muti.
Guardo la foto e capisco perché se ne è innamorato.
Il suo sguardo esprime talmente tanta dolcezza che mi sento triste come se la conoscessi.
Prendo il mazzo di fiori dalle mani di Emiliano, che al momento sembra congelato sul posto, e lo metto nel portafiori.
Sfioro la foto con due dita e un brivido mi percorre per tutto il corpo.
<<Vuoi che ti lasci solo?>>
<<No, resta... Ho solo bisogno di un minuto.>>
Annuisco senza sapere come comportarmi.
Mi dispiace rovinare un momento così intimo ma lui mi vuole qui e io non me ne andrò.
Emiliano si siede sulla tomba e si prende la testa tra le mani.
Mi sento impotente.
Vorrei tanto aiutarlo ma questo è una cosa che deve fare solo.
Sospira pesantemente e alza lo sguardo verso di me e, d'istinto, gli sorrido.
<<Io non ce la faccio più. Sto impazzendo. Mi sento terribilmente in colpa ma sono anche tanto incazzato. Non mi hai mai ascoltato quando ti davo un consiglio. Quella sera dovevi proprio? Diamine. Sono quattro fottuti anni che sto vivendo una merda. Mi sono stancato di vivere così.>>
Chiudo gli occhi per un attimo e quando li riapro, Emiliano mi guarda fisso.
<<Io non lo so se lei è la mia possibilità di riscatto ma... È l'ora che io faccia le altre due cose che mi hai detto. Ho iniziato a fumare, ma non le Winston. Facevano davvero pena. Ora dovrei iniziare a vivere ed... Amare. Anche se non mi ricordo come si fa.>>
Il mio cuore batte sempre più forte perché lui parla al vento, ma guarda me. E non mi ha mai guardato così, come se fossi la sua ancora di salvezza.
Il mio corpo si cosparge di brividi nel momento in cui il suo sguardo accarezza tutta la mia persona.
Mi avvicino piano e, quando mi fa segnale di sedermi accanto a lui, mi siedo e poggio la testa sul suo braccio.
Restiamo così per attimi infiniti, in totale silenzio tra i suoi singhiozzi e i miei.
Perché ti pare che non piangevo? Bha.
<<Devo lasciarla libera di andare via da me.>>
<<Devi vivere. Lei sarà sempre con te.>>
Accarezza con due dita la fotografia di Sofia e sorride.
<<Era bella, vero?>>
Annuisco e mi asciugo la guancia, per poi passare la mano sul pantaloncino.
<<Non piangere, okay?>>
Emiliano mi prende il volto fra le sue calde mani e io chiudo gli occhi d'istinto.
Annuisco piano e mi si blocca il respiro quando sento le sue labbra baciare la mia fronte.
Il cuore mi palpita forte nel petto, nessuno mi aveva mai baciata così.
<<Grazie Lara.>>
Abbiamo lasciato il cimitero avvolti in una nube di imbarazzo ma, qui seduta accanto a lui, mi sento dannatamente bene.
Sbruffo un po' perché ho gli occhi rossi dal pianto e un mal di testa terribile.
Va a finire sempre così quando piango e ancora mi ostino a diventare una fontana ogni due per tre.
<<Tutto okay?>>
Il suo sguardo preoccupato mi intenerisce un sacco.
Che carino che è.
<<Sì tranquillo. Ho solo un mal di testa assurdo.>>
<<Allora ci fermiamo a casa di mio padre a prendere un'aspirina, così passa tutto.>>
Annuisco piano e lo ringrazio, chiudo gli occhi e mi riposo.
<<Siamo quasi arrivati, resisti.>>
Ridacchio e apro un occhio, vedendo che sorride scuoto la testa.
<<Non sto morendo.>>
<<Lo so. Ma ti preferisco rompi palle.>>
Sorride quando vede la mia faccia incazzata e dopo poco accosta davanti ad una villa enorme.
Alla faccia dei cactus nel deserto.
Questa villa è tre volte casa mia, con tanto di piscina e garage.
Mi potrei sentire male da un momento all'altro.
Lui si avvicina al cancello e si gira a guardarmi.
<<E non l'hai ancora vista dentro.>>
Ma quanti soldi ha questo?
Sono davvero scioccata.
Mi sveglio dalla trance e corro letteralmente dietro di lui.
Poco dopo mi ritrovo all'interno di questa villa e non posso fare a meno di guardarmi in giro stupita, con tanto di bocca aperta e occhi a cuoricino.
Wow, sembra la villa che spesso viene descritta nei libri.
<<Tieni prendi questa, così andiamo via.>>
Emiliano si sente molto a disagio, si vede.
Probabilmente questa casa contiene troppi ricordi con sua madre, però caspita.
Sorseggio piano l'intruglio che mi ha dato e faccio un'espressione schifata quando sento il sapore.
Bleah. Odio le medicine.
Continuo a sorseggiare quello schifo finché qualcuno non apre il portone e butta le chiavi su un mobiluccio, provocando un tumore fastidioso.
Emiliano sbianca all'improvviso e penso che non dovremmo essere qui.
Me ne convinco quando vedo un uomo fermarsi di botto appena ci vede, con un'espressione tra lincazzato e lo scioccato.
<<Merda.>>
Quello di Emiliano è un sussurro ma, c'è così tanto silenzio in questa casa, che si è sentito forte e chiaro.
Saetto lo sguardo tra i due e noto che sono uguali, solo che l'uomo è leggermente più vecchio.
Sarà di sicuro suo padre.
Prevedo solo guai.
<<Emiliano.>>
<<Papà.>>
<<Che ci fai qui?>>
<<Dovevo prendere un'aspirina, andiamo via subito.>>
Mi scocca un'occhiata e inizio a bere quella cosa disgustosa per il mal di testa.
Dopo che l'ho finita, sciacquo il bicchiere sotto l'acqua e lo metto a scolare, giusto per essere una persona educata.
<<Bene. Noi andiamo.>>
Emiliano mi afferra per mano e mi tira letteralmente verso il portone.
Io decido di non ribattere perché non mi pare il caso per quanto è nervoso.
<<Fermo.>>
Emiliano si ferma di botto e io, ormai presa dai movimenti veloci, sbatto contro la sua schiena per la seconda volta in una giornata.
Oltre ad essere una fontana sono anche diventata un treno. Bene.
Mi massaggio la base del naso mentre capisco di essere tra due fuochi.
Sta per succedere qualcosa me lo sento.
<<È la tua ragazza?>>
<<No.>>
Emiliano ha la mascella serrata, le braccia tese lungo i fianchi e la sua mano stretta alla mia.
Suo padre sembra guardare proprio nella direzione in cui sto guardando io e sorride malvagio.
Oh no.
<<Sta attento a non uccidere anche lei.>>
Emiliano si scaglia contro di lui, lo prende per il colletto e lo sbatte al muro.
<<Non osare dire una cosa del genere e, soprattutto, non avvicinarti a lei.>>
Corro verso di lui e gli poggio una mano sulla spalla, facendo pressione per allontanarlo da suo padre che gli sta ridendo in faccia, facendo aumentare la sua rabbia.
Che stronzo.
Emiliano mi guarda e sembra riscuotersi da quel momento di oblio.
<<Dai, lascia perdere.>>
Annuisce piano e mi guida nuovamente verso l'uscita ma quella voce ci ferma, di nuovo.
Mi sto un po' seccando, ma solo un po'.
<<Io ti conosco.>>
Emiliano mi scocca un'occhiata e io alzo le spalle, non ho mai visto questo uomo.
<<Tu sei la figlia di Bianchi, il giardiniere.>>
Annuisco piano ma non capisco che cosa voglia ancora da noi.
Questo uomo mi infastidisce, mi inquieta e mi fa venire voglia di scappare.
Capisco ora come si sentano Emiliano, Camilla e soprattutto Gabriele.
<<Ora frequenti pure le figlie della povera gente?>>
Il sangue mi si gela nelle vene e non riesco a formulare una risposta adeguata da dare a questo stronzo.
Emiliano si para davanti a me, come se fosse uno scudo e gliene sono grata.
<<Smettila di offendere Lara, lei non c'entra niente tra me e te. La ricchezza non fa di te un uomo migliore e, ti posso assicurare, che lei lo è molto più di te, moralmente parlando. Ma a differenza tua, a me i soldi non interessano.>>
Ghigna malefico e si sporge per riuscire a vedermi ma io mi faccio più piccola dietro la schiena di Emiliano.
<<Vedremo quanto durerà. Ah, lo sai che chi esce domani dalla prigione? L'amico di tua madre, quello che l'ha uccisa. Io starei attento.>>
Quell'uomo orribile, gira le spalle e va verso le scale, salutandoci con la mano.
Prendo la mano di Emiliano e lo porto via da quell'inferno.
In macchina non dice una parola e io non so davvero come comportarmi. Con lui è tutto più intenso ma anche molto più difficile.
<<Scusa per mio padre.>>
Alzo le spalle e gli sorrido, ma lui neanche mi guarda.
<<Non è colpa tua, è lui lo stronzo.>>
Annuisce piano e continua a guardare la strada.
Io gioco con il mio braccialetto di tessuto e gli scocco un'occhiata di tanto in tanto.
<<Sono stato bene con te in questi due giorni.>>
Una certa angoscia si impossessa di me, perché sento che c'è un "Ma" che aleggia nell'aria.
Continuo a mantenere un sorriso finché lui non accosta davanti al mio cancello e si gira a guardarmi.
Dal suo sguardo, dal suo modo di passarsi la mano tra i capelli capisco che c'è qualcosa che non va.
Il sorriso mi si spegne sulle labbra e aggrotto le sopracciglia.
<<Ma?>>
<<Ma non possiamo più vederci.>>
Scoppio a ridere sarcasticamente.
<<Ma sei serio?>>
Annuisce e guarda verso il basso.
<<Cioè. Prima mi dici che mi vuoi baciare, dopo che lo faccio mi respingi e io scappo via. Tu vuoi parlare per risolvere e, dopo un solo giorno, vengo a casa tua per darti la possibilità di spiegarti. Passiamo una notte a parlare, fumare, piangere e dormire abbracciati. Ti accompagno a dire addio al tuo grande amore, mi prendo gli insulti di tuo padre in silenzio e tu mi dici che non possiamo più vederci?>>
Il suo sguardo non mi molla un attimo e io ho il fiatone.
Ma ha il ciclo o cosa?
<<Perché non potremmo più vederci? Illuminami.>>
<<Perché...>>
<<Perché in realtà io non ti sono mai piaciuta, vero?>>
Il suo silenzio mi fa capire solo che ho ragione e io sono davvero stanca.
Mi sento una stupida ad andare ancora dietro a uno che mi usa solo per superare traumi.
Bella merda.
<<Non è vero. Tu mi piaci ma...>>
<<Sì, come no. Ma? Cosa!>>
<<Dannazione, sei bella anche quando scleri.>>
Vengo colpita da un pugno allo stomaco e il respiro mi si ferma.
Ha appena detto che sono bella subito dopo aver detto che non possiamo più vederci?
Sono confusa.
<<Senti. Fai quello che ti pare, schiarisciti le idee e quando sarai pronto sai dove trovarmi. Io non ti cercherò più, sappilo.>>
Apro lo sportello ed esco fuori dall'abitacolo senza aspettare una risposta.
Mi sono davvero stancata, debbellerei il genere maschile se fosse possibile.
Soprattutto Damiano ed Emiliano.
Tra l'altro sembra uno scherzo di cattivo gusto il fatto che i loro nomi siano molto simili.
Mi perseguiteranno per tutta la vita, me lo sento.
Maledico me stessa mentre non riesco a trovare le chiavi del cancello.
È colpa di Emiliano che mi sta guardando dalla macchina.
Perché non va via?
<<Perché sei così incazzata sorellina?>>
Diego mi scocca un bacio sulla fronte e apre il cancello al posto mio.
Lo ringrazio con un sorriso ed evito palesemente la domanda.
Entro in casa e vengo accolta da mia sorella che mi urla "Dove sono i pannolini?!"
Maledizione. Torno subito fuori ma la macchina di Emiliano non c'è più.
Mi avvicino disperata verso il cancello e proprio qui trovo la busta del supermercato con un bigliettino.
"Perdonami, ma sappi che mi hai guarito."
Gli occhi mi si riempiono di lacrime e non riesco a non pensare a lui. Maledizione.
Gaia mi strappa la borsa dalle mani appena varco la porta e corre da sua figlia che non fa altro che piangere.
Il mal di testa era passato ma quella discussione più tutti questi pianti, me l'hanno fatto ritornare.
Esco nel giardino sul retro e mi butto sulla mia amaca.
Finalmente silenzio.
Neanche il tempo di pensarlo che vengo disturbata da Gaia e Diego.
Mi sento osservata mentre guardo il cielo blu sopra la mia testa.
È un bel pomeriggio di fine agosto e io non ho neanche mangiato.
Come se mi avesse letto nel pensiero, Gaia mi porge un piatto di insalata di riso e io mi metto a mangiare sotto lo sguardo di quei due.
<<Che c'è?>>
Gaia alza le mani al cielo e ridacchia per il mio nervosismo.
Diego invece si alza e si avvicina a me.
<<Che hai? Sei strana da un mese.>>
Alzo gli occhi al cielo e continuo a mangiare senza dare una risposta.
<<Passi dall'essere felicissima a essere... Così.>>
Poggio la forchetta sul piatto e li guardo entrambi.
Magari loro possono darmi qualche consiglio.
<<Ho conosciuto un ragazzo.>>
Mia sorella scatta in piedi e batte le mani felice mentre mio fratello sbruffa e si dispera.
Ridacchio silenziosamente e scuoto la testa.
<<Quello dell'ospedale, vero?>>
Non è inquietante il fatto che se lo ricordino bensì il fatto che lo urlino insieme, contemporaneamente.
Annuisco e alzo gli occhi al cielo.
<<Che ti ha fatto?>>
<<Niente, niente solo che ha alcuni problemi personali che deve risolvere. Anche se non sono neanche sicura di piacergli.>>
Gaia scaccia ciò che ho detto con la mano e mio fratello sorride.
<<Lara, non farti questi problemi. Ma poi, a chi è che non piaci?! Ho dovuto levarti di torno un sacco di ragazzini alle superiori.>>
Ridacchio e mando un bacio volante a mio fratello.
Il mio cavalerie senza macchia e senza paura.
Gaia si offende immediatamente perché a lei non ho inviato nessun bacino, quindi scendo dall'amaca e corro ad abbracciarla.
Diego si unisce a noi e mi sento leggermente meglio anche se il mio umore rimane sempre bassissimo.
Oggi ho vissuto troppe emozioni e riscoppierei a piangere in meno di due minuti se solo non fossi circondata d'amore e disagio.
L'abbraccio viene sciolto perché Aurora inzia a piangere e mia sorella deve correre da lei.
Diego mi prende il volto tra le mani e mi osserva con tutto l'amore del mondo.
<<Ci sono solo io. Ora puoi piangere quanto vuoi, sfogati.>>
Mi tuffo tra le sue braccia e inizio a piangere appena mi poggia una mano sulla testa.
Piango perché mi sento illusa, delusa e amareggiata.
Piango perché anche se lui mi ha detto che l'ho guarito, ne esce una nuova ogni giorno e non capisco perché il mondo ce l'abbia con me.
In poco tempo è diventato più importante di quanto immaginassi ed è stata una cosa che non ho potuto controllare.
Io ho guarito Emiliano da sé stesso ma adesso chi guarisce me dalla sua mancanza?
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