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Capitolo 7

When the party's over
-Billie Eilish

Emiliano

Non penso di aver sbagliato con Lara.
Molto peggio, ne sono convinto.
Quando è scappata da me, il mio cuore malconcio si è frantumato e ho capito di essere stato un cretino.
Aver visto il suo volto rigato di lacrime, per colpa mia, mi ha fatto sentire male come la sera dell'incidente.
Non avevo il diritto di fare soffrire una ragazza così.
Lei non deve sprecare le sue lacrime, i suoi sorrisi e i suoi anni miglior per stare con uno come me.
Io sono rotto dentro e le cose rotte, anche se le aggiusti, sono sempre spezzate.
Mi sento come uno specchio scheggiato, come un bicchiere di cristallo che si schianta per terra.
Ecco. Il mio cuore ha fatto esattamente quel rumore, che anche solo a immaginarlo sale l'angoscia e vengono i brividi.
E lei non ha bisogno di angoscia, di ansie, di notti insonni o di tristezza. Nessuno ne ha bisogno perché la vita va vissuta bene, con il sorriso.
Perché siamo uomini e gli uomini vivono di felicità.
Siamo piccoli esseri in un universo infinito e pensiamo di essere speciali quando così non è.
Non siamo speciali ma possiamo diventarlo per qualcuno.
Io non mi merito tutta questa felicità, questo star bene e non mi merito neanche qualcuno per cui diventare speciale.
Non merito nulla se non riavere indietro tutta la sofferenza che ho causato.

Penso che Lara abbia fatto bene ad andare via con i suoi amici invece che lasciarmi spiegare.
Che cosa le avrei potuto dire? Che da adolescente bullizzavo quelli più deboli o che cambiavo ragazza come si cambiano le mutande?
Che ho ucciso l'unica che mi abbia mai amato davvero?
Perché è questo quello che ho fatto, lei non voleva farlo quel sorpasso.
È solo grazie a lei se sono una persona diversa, migliore.
E io l'ho ringraziata così. Bella merda.
Tutto questo non spiega il mio comportamento perché il problema principale sono io.
Io sono un codardo, ho paura.
Ho una paura fottuta di poter fare di nuovo del male, di poter perdere qualcuno che amo, di essere abbandonato o, semplicemente, giudicato.
Ho paura di vivere davvero. Ho sofferto troppo quando la vita mi è stata strappata dalle braccia e non voglio stare di nuovo cosí.
Soprattutto non voglio che qualcun'altro stia così per colpa mia.

Sta sera dovevo andare a lavorare ma ho preferito prendermi qualche giorno di malattia.
In queste condizioni non sono utile a nessuno, anzi.
<<Allora noi usciamo. Sei sicuro che non vuoi venire con noi?>>
Camilla non ha fatto domande ma so che si sente con Lara e, sicuramente, lei le avrà raccontato che fratello di merda si ritrova.
<<Tranquilla.>>
Gabriele mi saluta con un bacio sulla guancia e corre da sua sorella, felice di andare a vedere il nuovo cartone al cinema.
Almeno lui è più sereno e contento di prima.
Mi butto sul divano e metto subito un episodio di una serie Netflix.
Mi devo distrarre.
Apro una bottiglia di birra e inizio a mangiare la pizza che ho ordinato.
Sono talmente preso dalla vicenda che non mi accorgo neanche del campanello, almeno finché non sento bussare alla porta.
Più che bussare è qualcuno che la sta sfondando.
Poso il cartone sul tavolo e mi alzo velocemente.
Quando apro la porta, le braccia di Lara mi stringono forte. Sono sbigottito e al tempo stesso scioccato.
Resto con le braccia lungo il corpo.
Se provassi ad abbracciarla, non la farei andare più via.
E non posso.
<<Abbracciami.>>
Indurisco la mascella e cerco di allontanarmi da lei.
Rende debole la mia corazza e mi fa venire da piangere tutto questo affetto e il suo tono dolce.
<<No.>>
Lei mi stringe di più e affonda la faccia nel mio petto.
Speriamo che non senta il mio cuore.
<<Ti prego.>>
Non posso dirle di no se me lo chiede così.
Le accarezzo i capelli e alla fine la abbraccio.
Mi sento come rinato. L'effetto che mi fa non l'ho mai provato con nessuna ed è assurdo che tutto questo avvenga con una persona che conosco da poco più di un mese.
È come se tutto ritornasse al suo posto, dentro e fuori di me.
Lei si scosta e mi guarda negli occhi, sono lucidi e bellissimi.
<<Scusami per ieri sera.>>
Faccio cenno di no con la testa e mi allontano da lei.
Potrei solo farla stare male, non so come si ama. Non me lo ricordo.
<<Non è colpa tua. Io dovrei chiederti scusa e dovresti anche andare via.>>
Mi giro verso il divano, non ho il coraggio di guardarla negli occhi.
<<Perché?>>
<<Perché faccio male a chi mi sta intorno e tu non meriti di soffrire, nessuno lo merita.>>
Mi giro a guardarla e vedo che il suo sguardo è diverso da ieri sera, è più determinata.
Ed è dannatamente bella.
L'ho già detto?
<<Non mi allontanerai di nuovo solo perché hai paura, okay? Ho paura anch'io, chi non ne ha? Ma non c'è tempo di vivere con la paura, domani potrebbe essere l'ultimo giorno per ognuno di noi.>>
Ha dannatamente ragione, ma lei parla così perché non mi conosce.
Se solo sapesse, scapperebbe via da me di nuovo e non so se riuscirei a sopportarlo.
Se la mando via io è un conto, se lei va via di sua spontanea volontà è un altro.
<<Vedo le rotelle muoversi nel tuo cervello. Puoi lasciare a me la scelta se restare o andare via?>>
<<Ti fornirei l'arma adatta per uccidermi definitivamente.>>
<<Non la userei mai.>>
Annuisco e prendo le chiavi di casa sul mobiletto all'entrata, il suo sguardo mi ha convinto.
Le faccio segno di seguirmi e lei non aspetta altro che questo segnale da parte mia.
Salgo le scale che portano al tetto del palazzo e, poco dopo, spingo la grande porta di metallo per farla uscire fuori, nel mio posto preferito.
Un materasso gonfiabile è messo in un angolo e lo trascino esattamente al centro del tetto.
In un religioso silenzio, le faccio segno di sedersi accanto a me sul materasso.
Lei mi raggiunge e non smette per un attimo di guardarmi.
Io invece guardo il cielo, pieno di stelle.

Si sta dannatamente bene qui con lei.
L'aria calda le muove qualche ciocca e, con un gesto rapido, la rimetto a posto, dietro l'orecchio.
Lei sembra rassicurata da questo gesto e io mi convinco sempre di più che sta sprecando tempo prezioso, che non merito.
<<Perché sei qui?>>
Lei abbassa lo sguardo e si strofina le mani, per poi iniziare a giocare con un braccialetto di stoffa.
<<Ieri sera volevo solo andarmene ma già nel tragitto in macchina verso casa mi ero pentita di averti lasciato lì senza darti la possibilità di spiegare. Sarò sincera con te. Ho parlato con tua sorella sta mattina e lei mi ha detto che stavi male e che avevi preso alcuni giorni di malattia. Mi sono preoccupata e sono venuta da te.>>
Annuisco e mi passo una mano tra i capelli.
Sono davvero combattuto tra "sfoghiamoci con Lara" e "mandala via e torna a bere birra."
Ma se è qui con me dopo ieri, penso che sia la mia seconda possibilità.
E le seconde possibilità bisogna saperle riconoscerle e acchiapparle al volo, prima che sia troppo tardi.
<<Io... Devo chiederti scusa. Ciò che è successo ieri è più complicato di quanto tu possa pensare.>>
Annuisce piano e porta la mano nella tasca posteriore del pantaloncino.
Quando prende il pacchetto che le avevo regalato ho un tuffo al cuore.
Lo riconosco perché c'è scritto il mio nome in piccolo di lato, in caso qualcuno dei ragazzi lo avrebbe preso senza permesso.
Lei prende una sigaretta e mi offre l'ultima.
La prendo e l'accendo con il suo accendino, che prima era mio.
<<Non l'hai perso.>>
Ridacchia piano e butta fuori il fumo.
<<Già. Sono stata brava.>>
Sorrido e penso a quanto sia bella mentre si fuma le mie sigarette nel mio posto preferito.

Siamo qui da già mezz'ora e nessuno dei due ha detto più nulla. Non so come iniziare il discorso e lei sembra tranquilla anche in questo silenzio.
<<Mi vuoi parlare di qualcosa?>>
Alzo un sopracciglio, mi giro a guardarla e trovo già il suo sguardo puntato su di me.
Alzo le spalle.
<<Sento che c'è qualcosa che vuoi dirmi.>>
<<In effetti sì. Ma non so come iniziare il discorso...>>
Annuisce e sospira.
<<Perché mi hai detto che fai male a chiunque ti sia vicino?>>
La domanda mi mette un attimo in confusione.
<<C'è tutto un passato che mi condiziona.>>
<<Se si chiama passato c'è un motivo.>>
Annuisco.
Come darle torto.
Ma come faccio a spiegarle che non si supera con un battito di ciglia?
<<È difficile.>>
<<Sono brava a capire le cose difficili e mi piacciono anche.>>
Era un'allusione quella?
È testarda eh.
<<Se non te lo dico ti avrò tutti i giorni qui?>>
Lei annuisce convinta e incrocia le braccia al petto.
<<Meglio. Ti preferisco qua a rompermi le palle piuttosto che lontana e spaventata da me.>>
Non l'ho detto veramente.
Sono pazzo.
Lei aggrotta le sopracciglia e si avvicina a me.
<<Io non ho paura di te.>>
Appoggia la testa sulla mia spalla e decido di aprirmi come il vaso di Pandora.
Ora o mai più.
<<Mi prometti una cosa?>>
<<Sì.>>
<<Mi prometti che non mi eviterai?>>
<<Okay, ma mi stai facendo preoccupare.>>
Prendo un grande sospiro e mi preparo a tornare nel passato.
<<Quattro anni fa, stavo con una ragazza. Lei era bellissima e la persona più dolce che avessi mai conosciuto. Lei è stata l'unica in grado di amarmi davvero, soprattutto nei momenti in cui ero intrattabile e sgorbutico.
Lei è stata la mia ancora di salvezza da una adolescenza piena di sbagli, sono cambiato tanto grazie a lei e io... Io ho fatto un errore.>>
Deglutisco.
Non posso farcela.
<<Sono qui.>>
Mi sale magone ma lo respingo giù.
<<Un pomeriggio avevamo litigato perchè lei doveva andare a studiare a casa di un amico. Io ero maledettamente geloso perché non volevo che mi portassero via l'unica cosa bella che avevo, capisci ciò che intendo?>>
Lei annuisce e continua ad accarezzarmi la gamba, per farmi capire che mi è vicina.
<<Non ero possessivo, solo che quello stronzo ci provava spurodatamente con lei ma lei non lo capiva perché non lo credeva possibile. Sì sottovalutava sempre. Comunque, avevamo litigato. Lei aveva deciso di andarci lo stesso e casa mia veniva di passaggio, quindi mi ha dato uno strappo. Nel tragitto io ho alzato la voce e le ho detto di superare la macchina che stava davanti a noi perché volevo solo scendere il più veloce possibile e smettere di litigare.>>
Sospiro e deglutisco.
L'immagine mi ritorna in mente e chiudo gli occhi.
Lara si accovaccia più vicino a me e io mi sento un po' meglio.
Non ne parlavo da anni e mi sento triste e angosciato.
<<Lei...>>
Chiudo gli occhi e poggio la testa su quella di Lara.
Mi concedo una lacrima soltanto e sospiro.
Devo lasciarla libera di volare via da me, sono passati quattro anni.
<<Lei ha sorpassato la macchina e si è girata a urlarmi un "contento adesso?". Mi ricordo i fari che mi accecavano, il suono stridulo dei freni sull'asfalto e la sua voce. D'istinto ho preso lo sterzo e l'ho girato verso di me. Lo scontro non è stato frontale, non per me. Lei era piena di sangue e...>>
Lara singhiozza accanto a me e io la stringo un po' di più.
Mi ricordo i suoi occhi grigi, le sue labbra sempre sorridenti, i suoi capelli biondissimi e lunghissimi.
La sua immagine si materializza nella mia mente come se fosse una fotografia e poco dopo viene sostituita da lei stessa, china sullo sterzo con un rivolo di sangue che le usciva dalla bocca.
Stringo gli occhi per cancellare questa immagine che mi perseguita ma la vedo sempre più nitida, come se fossi lì.
Mi asciugo una lacrima e osservo gli occhi verdi di Lara, ora un po' rossi.
<<Come si chiamava?>>
<<Sofia.>>
La voce mi esce come un sussurro ma quel nome mi riporta a mille ricordi felici e a tanta tristezza.
Mi manca la stabilità che avevo quando lei era qui.
<<Ti dai la colpa, vero?>>
Annuisco.
Come non potrei.
<<Certo. Se solo non avessi alzato la voce lei sarebbe ancora qui con me.>>
<<Non è colpa tua. La colpa è di tutti e di nessuno, ma non è solo colpa tua. Non dannarti così... Non te lo meriti.>>
Nego con la testa e vorrei sotterrarmi.
<<Merito tutto questo dolore.>>
Lei prende il mio volto con entrambe le mani e mi guarda fisso negli occhi.
<<Non dirlo mai più. Fai del bene tutti i giorni, okay? Aiuti un sacco di persone, salvi vite e sei buono. Tutti commettiamo errori, più o meno gravi. Ma io sono sicura di una cosa.>>
<<Di cosa?>>
<<Lei non vorrebbe vederti così.>>
Questa frase è come un pugno in pieno stomaco e non posso fare altro che ripensare alle ultime parole di  Sofia.
"Ti amo, Emiliano. Vivi, ama e fuma. Fuma cazzo."
Vivere. Come se fosse facile.
Amare. Come se ne avessi il coraggio.
Fumare. Come se sapesse che questo mi avrebbe portato a Lara.
Scoppio a piangere come un bambino di due anni e subito Lara mi stringe tra le sue braccia e piange con me.

Sono cullato dal battito costante del cuore di Lara e dalla sua mano che accarezza i miei capelli.
Mi sento svuotato da ogni energia, come se avessi combattuto per ore.
Ma so che non ho detto tutto ciò che mi rimprovero e voglio continuare a parlare con Lara.
Mi sento meglio, sempre angosciato ma molto meglio.
<<Mia madre è morta due anni dopo, lo stesso giorno della morte di Sofia.>>
Il suo cuore batte molto più velocemente e anche il ritmo del suo respiro è cambiato.
<<Non ho potuto fermare quel pazzo perché non ero a casa. Sai dov'ero?>>
Lei nega con la testa e continua ad accarezzarmi i capelli.
<<Al cimitero, a piangere sulla tomba di Sofia. Da quel giorno non ci sono più tornato.>>
<<Ti incolpi anche della morte di tua madre?>>
Annuisco.
Se solo fossi stato a casa quel pomeriggio, avrei potuto fermare quel pazzo e avrei potuto evitare quella scena a Gabriele.
Ero troppo impegnato a vivere il mio dolore per accorgermi che la mia famiglia stava male da tempo.
Questo egoismo non me lo perdonerò mai.
<<Quindi ti incolpi anche del trauma di Gabri e delle responsabilità che ha tua sorella.>>
Annuisco.
<<Mh...>>
<<Cosa?>>
<<Devi smettere di darti la colpa. Se non ti perdoni tu, gli altri non lo faranno mai.>>
Ha ragione ma non so come fare.
La madre di Sofia mi amava più di sua figlia ma io non ho mai avuto il coraggio di andare a casa sua.
Mio fratello ora è più tranquillo ma ho paura di farlo soffrire di nuovo.
Mio padre non lo voglio vedere neanche in fotografia.
<<Scusami.>>
<<Per cosa?>>
La guardo negli occhi e alzo le spalle.
<<Per questo sfogo.>>
<<Non scusarti. Io voglio scoprire cosa ti passa per questa testolina.>>
<<Perché?>>
Lei arrossisce e inizia a balbettare qualcosa di incomprensibile.
Mi spinge un po' per riuscire ad alzarsi e si siede a gambe incrociate.
Si contorce le mani in grembo e mi butta un'occhiata di tanto in tanto.
Non l'ho mai vista così agitata.
<<Ti faccio pena?>>
Sgrana gli occhi come se avesse scoperto un segreto di stato e nega velocemente con la testa.
<<No! Solo che...>>
La esorto a parlare.
Sto morendo dentro.
<<Io non ho mai sentito queste cose per qualcuno. Ecco l'ho detto.>>
Si copre il volto con le mani e sono sorpreso da quanta tenerezza esprima in questo momento.
<<Neanche io.>>
Apre un spiraglio tra le dita e mi osserva con un occhio solo.
<<E... Sofia?>>
<<Sofia è stata il mio primo grande amore. Ma per te sento cose mille volte più forti. Con lei dopo un mese che ci sentivamo e vedevamo quasi sempre neanche un bacio...>>
Si ricopre la faccia, più rossa di prima.
Le scosto le mani e la guardo negli occhi.
Il suo sguardo determinato mi dà la forza per dire ciò che penso.
<<Devo perdonarmi. Mi aiuti?>>
Lei sembra sorpresa da questa richiesta ma anche felice.
Mi getta le braccia al collo per poi staccarsi e sussurrare un "scusa, scusa" talmente tanto dolce che mi viene voglia di baciarla.
Ma non lo faccio.

Guardo l'orologio del telefono e vedo che sono già le due di notte.
Il tempo passa sempre troppo un fretta con lei, non mi basta mai.
<<Ti va di parlarmi di Damiano?>>
Lei è sdraiata e sta osservando le stelle.
Mi sdraio vicino a lei ma di fianco, in modo da poterla guardare.
<<Damiano è il classico fighetto. L'ho conosciuto cinque anni fa e ci siamo fidanzati dopo due anni d'amicizia. Una relazione segreta per un periodo, poi un continuo tira e molla da parte sua. Dopo vari tradimenti, che ho perdonato come una scema, ho deciso di lasciarlo. Solo che a lui non va bene non avere ciò che vuole e quindi si comporta di merda.>>
Annuisco e vedo che sta osservando il piccolo taglio sulla guancia.
<<Ha manie di protagonismo, a volte è violento ma non lo è mai stato con me. Non è solo abituato a ricevere dei no visto che tutte cadono ai suoi piedi.>>
Sospira pesantemente e si gira a guardarmi.
Mi piace questo gioco di sguardi che c'è tra di noi.
Gli occhi dicono tanto e i suoi dicono che ha tanta voglia di amare e di essere amata.
<<Dormiamo?>>
Lei si guarda intorno e alza le spalle.
<<Okay. Ho sempre voluto dormire sotto le stelle.>>
Prendo una coperta leggera arrotolata a mo' di cuscino e la stendo sui nostri corpi.
Lara senza dire una parola, si avvicina e poggia la testa sul mio petto.
Inizio ad accarezzarle i capelli e restiamo così, sotto le stelle e in silenzio.

Il primi raggi del sole mi infastidiscono gli occhi pesanti.
Mi muovo piano per non svegliare Lara ma lei non c'è, è già in piedi affacciata a guardare il panorama.
Mi fermo ad osservarla per qualche secondo.
È così bella in questo sfondo di rosa pesca ed arancione.
Vorrei svegliarmi così tutte le mattine.
<<Ehi.>>
La mia voce è un po' rauca ma lei mi sorride comunque.
<<Sigaretta mattutina?>>
Annuisco, prendo il pacchetto di Camel e l'accendino nuovo.
Mi avvicino piano a lei, già con il braccio teso a darle le sigarette.
Ne prende una e la mette tra le labbra.
Credo di non aver visto niente di più bello fino ad oggi.
Neanche Sofia era così figa mentre fumava, forse perché era una piccola ciminiera e, per questo, l'ho sempre rimproverata.
<<Si vede il Colosseo da qua. È così bello.>>
Roma è stupenda.
Roma all'alba, al tramonto e di notte è paradisiaca.
Ma Roma nello sfondo e lei davanti ai miei occhi è qualcosa che non riesco a descrivere con parole umane.
<<Oggi non lavori vero?>>
Mi guarda.
<<No perché?>>
<<Così.>>
Annuisco piano e cerco di pensare a qualcosa di carino da poter fare ma non mi viene in mente nulla.
È vero che la notte si vive meglio, io riesco a vivere meglio.
Nessuna luce mette in evidenza i tuoi errori o le tue imperfezioni.
Di notte ci sei solo tu, il cielo scuro e le stelle.
Tutto è più facile restando nascosti nella penombra.
<<Ho una domanda.>>
<<Dimmi.>>
<<Dopo quattro anni, non hai voglia di tornare a vivere?>>
<<Sì, ma ho paura. È come quando impari ad andare in bici. Quando cadi hai paura di ritornare in sella e di ritornare a correre. Per me è così. Sono caduto e sono ancora seduto per terra, semplicemente perché non ho un motivo per cui rialzarmi.>>
Lei mi guarda come se comprendesse tutto ciò che sto dicendo e ci credo.
È difficile far mentire gli occhi.
<<Ti capisco. Anche io ho paura di essere usata di nuovo come ha fatto Damiano. Ma non puoi e non devi cercare il pretesto per vivere.>>
<<In che senso?>>
<<Nel senso che non ti deve servire qualcuno per vivere. Semplicemente devi farlo e devi goderti ogni attimo, soprattutto ora che sai cosa significa essere così vicini a perderla questa vita di merda.>>
Scoppio a ridere per la sua ultima constatazione e scuoto la testa.
<<Perché, ammettiamolo un po' di merda è.>>
Annuisco e alzo le mani al cielo.
Come darle torto.
<<Già.>>

Poggio le mani sul muretto e faccio forza, in modo da sedermi dando le spalle al vuoto.
<<Ma sei pazzo?!>>
Lara mi prende la mano e fa per tirarmi giù ma io ridacchio.
<<Sta tranquilla, lo faccio sempre.>>
<<Sì ma c'è il vuoto.>>
<<Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.>>
Lei mi guarda come se le avessi appena recitato tutta la Divina Commedia.
Montale è un grande, obbiettivamente.
<<Mi hai conquistata.>>
Scoppio a ridere e le do un pizzicotto sul fianco.
Lei fa un salto di almeno un metro e alzo gli occhi al cielo per quanto è esagerata.
<<Sono un uomo di cultura io.>>
<<Avojia.>>
<<Che stai insinuando?>>
Sorrido pronto ad attaccarla e a farle il solletico.
<<Niente, niente. Ma davvero, con Montale mi hai definitivamente conquistata.>>
Sorrido orgoglioso della mia mossa e mi pavoneggio citando il resto della poesia.

Sta notte non ho sognato né incidenti e né Sofia.
Ho dormito bene come non succedeva da anni.
Ha ragione Lara, devo perdonarmi.
Forse è arrivata l'ora che io sia felice come merito.
Non scorderò mai Sofia, non potrei. Ma voglio prendere solo la parte positiva vissuta con lei.
Lo devo a lei che mi ha amato, a mia madre che ha continuato a proteggermi quando tutto andava a rotoli e, infine, lo devo a Lara che non è ancora scappata dopo il mio racconto.
<<Che c'è?>>
Sorrido e continuo a osservarla.
<<Niente.>>
Alza le spalle e continua a guardare il panorama.
<<Hai da fare sta mattina?>>
<<Sì, devo andare dalla mia tutor a consegnare gli ultimi disegni di tuo fratello e l'ultima relazione. Poi devo andare a comprare i pannolini per Aurora e poi sono libera.>>
<<Va bene se ti accompagno io a fare tutte queste cose?>>>
Aggrotta le sopracciglia e leggo sul suo volto una serie di domande inespresse.
<<Volevo... Volevo portarti in un posto, per chiudere il capitolo di sta notte.>>
Lei annuisce sorridendo e finisce la sigaretta.
Metto a posto il materasso e la copertina prima di scendere giù e mi sento leggermente osservato mentre mi muovo.
<<Che c'è?>>
Arrossisce perché l'ho beccata e va verso la porta in metallo.
<<Niente, sei bello.>>
Scoppio a ridere e scuoto la testa.
Mi farà impazzire.
Ma non vedo l'ora di scoprirla questa sua pazzia perché si sa che solo i folli sono davvero felici.
Ed io voglio esserlo.

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