CAPITOLO XXX:
Houston, Texas.
Meno di un'ora e sarebbero arrivati... il suo posto sicuro. L'ultima spiaggia. Avrebbe voluto guidare fino in Messico, ma dopo quell'ultima e strana telefonata l'unico alleato che aveva si trovava lì: a esattamente 1630 miglia, ovvero 2623 Km da New York, la città dalla quale lui ed Elisabeth erano partiti e dalla quale stavano fuggendo...
Peter spinse sull'acceleratore e pregò di arrivare in città in tempo... così come sperava che il suo contatto non lo tradisse e gli fornisse la casa sicura di cui aveva bisogno, almeno fino a che non fosse stato certo che Savannah, perché era certo ci fosse lei dietro le sue ultime preoccupazioni, non fosse stata più un problema.
***
Aeroporto Internazionale JFK, New York City - Jamaica (Queens)
Savannah's P.O.V:
ultima chiamata per Houston, tutti i passeggeri sono pregati di presentarsi al terminal 2
l'avviso era stato chiaro e così aumentò il passo, non poteva perdere quel volo, non dopo aver capito che Peter ed Elisabeth sarebbero andati là, proprio nella città natale del vecchio partner di Grant, proprio dove abitava ancora il figlio. Devi essere disperato per fare una mossa tanto scontata e stupida... pensò Savannah e continuò a camminare sorridente e disinvolta fino a che non arrivò al terminal 2, presentò la sua carta d'imbarco, tutti i suoi documenti e accompagnata da un "buon viaggio signorina" si avviò verso l'aereo che l'avrebbe portata a concludere, finalmente, la sua missione. Una volta accomodatasi al suo posto si mise la cintura, accavallò le gambe e reclinò la testa all'indietro: chiuse gli occhi e si riposò come se dovesse andare a Houston per una semplice e rilassante vacanza non mi sfuggirai... pensò rivolta a Peter ti troverò, troverò te ed Elisabeth e allora sarà la fine per entrambi.
Quando atterrò all'aeroporto internazionale George Bush erano le 17:30, l'aereo non aveva neanche un minuto di ritardo così Savannah chiamò con calma un taxi e disse al conducente dove sarebbe dovuta andare. - È quasi in periferia... - commentò l'autista non appena gli fu detto dove doveva andare - beh, si... - confermò la ragazza sorridendo - sa, a Chris non piace il frastuono della città, preferisce starsene tranquillo... - - capisco - disse il taxista - Chris è il suo ragazzo? - - si - mentì Savannah questo vuole proprio attaccar bottone pensò poi, e quasi le venne da sbuffare - si esatto. Non ho chiamato lui perché voglio che il mio arrivo sia una sorpresa... - - ah, capisco... - annuì l'uomo - anche la mia ragazza abita lontano da me, in Virginia! È difficile stare lontani... ma non impossibile! - - già... - disse Savannah, poi con sua grande felicità il conducente si zittì e pensò solo a guidare. Quasi mezzora dopo erano arrivati - spero la sua sorpresa riesca bene - le disse l'autista prima di sfrecciare via - lo sarà... - sorrise la ragazza lo sarà eccome... pensò poi mentre il sorriso dolce e innocente che aveva scoccato al taxista si trasformava in un ghigno malefico. Guardò dritto davanti a se: una casettina più che anonima circondata da altre case altrettanto noiose e da un giardino ancor più patetico. Dalle stelle alle stalle Mr. Grant... pensò Savannah ma, credimi... tra le stelle ci tornerai tra pochissimo poi iniziò a camminare decisa verso il suo obiettivo, con molta eleganza e disinvoltura tirò fuori dalla borsetta la sua 9mm, un gioco da ragazzi portarsela dietro, perfino in aereo, quando hai l'Agenzia alle spalle... sorrise nuovamente, si avvicinò alla porta... era già pronta a far saltare la serratura con un colpo di pistola quando si accorse che era aperta... ma che succede? pensò turbata poi si ritrovò praticamente davanti Grant.
-Credevi davvero fossi così stupido? -
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