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CAPITOLO XIII


Elisabeth prese il cellulare, sbloccò lo schermo e lesse l'SMS:



Ciao piccola, spero di non disturbarti...


Volevo sapere com'è andata questa


sera, mi hai detto che avresti cantato...


Comunque, potresti mandarmi le canzoni


che hai scritto? Me ne parlasti quando mi


raccontasti del tuo arrivo a NY e dei tuoi


primi anni lì...


la mail la conosci, altrimenti c'è William.


Buona notte.


 


Era un messaggio bello lungo, doveva ammetterlo. I testi delle mie canzoni? Pensò Ellie, non ricordava di averne parlato, ma non importava a che gli servono? Si chiese poi, quindi si alzò – ma dove ho scritto la mail di Peter? A memoria proprio non la ricordo... - disse tra se e se – mi toccherà disturbare William! Di nuovo! – Elisabeth si arrese, era troppo stanca per indugiare nella ricerca ci penserò domani... sì, appena mi sveglio chiamo William e gli chiedo la mail di Peter, poi scannerizzo i testi e glieli mando... decise Ellie e tornò a dormire.


 Quando si svegliò, la domenica mattina, erano già le undici. Guardò l'orologio, si stiracchiò, si buttò giù dal letto e con il pigiama ancora in dosso e i capelli arruffati si trascinò in cucina, dove le scappò un –John! – aveva dimenticato che l'amico era rimasto da lei a dormire – ti prego non strillare.... – supplicò il ragazzo – il tuo divano è una favola... ma anche io mi sono appena svegliato... - disse, Ellie lo guardò e sorrise: aveva una faccia adorabilmente sconvolta dal sonno e dal post-sbronza – e devo ammettere che all'inizio ero particolarmente disorientato... ci ho messo un po' a capire dov'ero! – esclamò John, ed era sincero, glielo leggeva negli occhi cerchiati di rosso e grigio – ah sì? – domandò scherzosamente Elisabeth – credevi ti avessero rapito? – entrambi scoppiarono a ridere all'affermazione  - eri talmente ubriaco che non ti reggevi in piedi – lo informò la ragazza – la cosa migliore era portati qui - -grazie – disse John e poi aggiunse – brunch?- Ellie sorrise e annuì: troppo tardi per la colazione, troppo presto per il pranzo; si, il "brunch" era quello che ci voleva! Aprì il frigo, tirò fuori l'occorrente, accese i fornelli e si mise all'opera: un odore incantevole di uova e pancetta si diffuse per l'intero appartamento, facendo venire l'acquolina a John, che si era dato da fare apparecchiando per entrambi. Non appena fu pronto i due amici si sedettero e iniziarono a mangiare –complimenti Ellie, non pensavo sapessi anche cucinare... - disse John, sinceramente colpito, anche se di fatto si trattava soltanto di uova e pancetta; Elisabeth lo ringraziò, poi gli raccontò di Edward – tu lo sapevi? – chiese poi guardandolo dritto negli occhi – no, non me lo aveva detto – rispose il ragazzo senza abbassare lo sguardo: era sincero – ma avevo qualche sospetto... - ammise poi – ah... - disse Elisabeth – e tu?- gli chiese John – io? Io sto con Peter. Lo sai tu. Lo sa Edward. Non sarebbe neanche da chiedere... – rispose Ellie – sì, certo...-  disse l'amico poco convinto, così Elisabeth (che se ne era accorta) cambiò argomento, senza accennare al fatto che Peter le aveva scritto chiedendole i testi delle sue canzoni, quelle che aveva scritto ma, di fatto, mai cantato in pubblico. Quando finirono di mangiare John si alzò – grazie di tutto Elisabeth. Ricambierò –promise e si fece accompagnare alla porta. La ragazza lo salutò – ci vediamo domani! – disse e lo seguì con lo sguardo mentre lui ricambiava salutandola con la mano. Quando l'amico scomparve allo sguardo Ellie rientrò in casa e chiamò William, per farsi dare la mail di Peter. L'uomo rispose subito, sempre con i suoi modi freschi e cortesi.  Elisabeth gli disse subito senza troppi giri di parole che cosa le servisse e lui le rispose che gliela avrebbe mandata per messaggio il prima possibile, ora non era a casa e sul cellulare non la aveva memorizzata. Ellie lo ringraziò, ma prima che potesse chiudere la chiamata lui le chiese a cosa le servisse.



E: Peter mi ha chiesto di mandargli i testi di alcune canzoni che scrissi tempo fa...


W: ma certo, scusa l'indiscrezione... era pura curiosità...



Quell'uomo è così gentile pensò Elisabeth, in fondo non c'era nulla di male nella sua domanda, ma si era sentito in dovere di scusarsi per "l'indiscrezione" sulla quale si era permesso di indugiare



E: figurati! Tu sei sempre così carino con me! Non farti problemi!


W: (risata) grazie, ma temo sia il mio carattere. Buona giornata.


E: buona giornata anche a te!



 Ellie chiuse la chiamata, ora doveva solo aspettare il messaggio di William e inoltrare le scannerizzazioni, che ancora doveva fare, delle canzoni a Peter. Si mise a cercare i vecchi spartiti in ogni cassetto possibile e immaginabile, ma non riusciva a trovarli! Ma dove li ho messi? pensò dove?! E iniziò a mettere sottosopra la casa, senza esiti, rivoltò addirittura i materassi... ma niente! Dove, dove, dove? Continuò a domandarsi, non riusciva a capacitarsi di dove potessero essere, poi le venne un'idea: avrebbe chiamato Scarlett, lei sapeva sempre tutto!


Prese nuovamente in mano il cellulare e compose a memoria il numero, sentì squillare dall'altro capo, incominciò a muoversi freneticamente avanti e in dietro, fino a che l'amica non rispose...



S: hey, tutto bene?


E: si, si.. senti ho bisogno di chiederti una cosa, è abbastanza urgente...


S: ok, dimmi...


E: ricordi dove sono i miei spartiti?  


S: quelli delle tue canzoni?


E: si! Si, proprio quelli!


S: (sospiro sconsolato)


E: che c'è? Così mi fai preoccupare....


S: non ricordi?


E: ricordare cosa?


S: eravamo sbronze, io sarei dovuta partire per Chicago il giorno dopo e...


E: e...?


S: abbiamo deciso che a New York sarebbe comunque rimasto qualcosa di mio. Abbiamo preso il mio ultimo dipinto e tutte le tue canzoni (avevi detto che avrebbero fatto compagnia ai disegni... pensa te come eravamo messe....) ma, il succo della questione è che abbiamo messo tutto in una scatola, la abbiamo chiusa con due lucchetti, una chiave per me e una per te, e la abbiamo sotterrata a Central Park...


E: cosa?!


S: già... mi dispiace Ellie... anche se tu avessi ancora la chiave dovresti comunque venire qui a Chicago a prendere la mia... e poi, insomma, tu non ricordi nulla di quella sera e io non saprei spiegarti in che zona abbiamo sotterrato la scatola... sempre che sia ancora li...


E: oh... ok, troverò una soluzione. Grazie Scarlett.


S: figurati! E ricordati che qui le porte sono sempre aperte... se vuoi passare... e non solo per recuperare una vecchia chiave!


E: certo, lo so!



Dopo Elisabeth chiuse la chiamata, quello che l'amica le aveva raccontato era surreale e l'aveva lasciata molto perplessa: e ora?


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