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CAPITOLO V:


-Tu? Sei tu che mi hai mandato per un'intera settimana rose rosse? – domandò Ellie sorpresa, fissando l'uomo che le stava davanti in modo quasi sconvolto – si. Sono io – rispose Peter – perché? - - davvero non lo capisci? -  Elisabeth continuava a guardarlo senza parlare, non sapeva a cosa pensare e non riusciva a dire nemmeno una parola – vengo qui ogni giorno alle sette, parlo solo con te, solo a te chiedo di prepararmi da bere... sono venuto anche a vederti cantare... - Ellie sembrò rianimarsi – come faceva a sapere dove cantavo? – diamoci del tu, ti prego – disse Grant, poi aggiunse – ho chiesto a un tuo collega, non sono uno stalker – Elisabeth parve sollevata – allora, ti va di uscire insieme un giorno di questi? – le chiese Peter, nei suoi occhi c'era un nonsoché di strano, quell'iride grigio-azzurra sembrava nascondere segreti inconfessabili eppure, per qualche strano motivo Ellie acconsentì ad uscire con lui, in fondo che male c'era? Era solo un cliente. Un cliente apparentemente ricco e, doveva ammetterlo, con un fascino tutto particolare, sempre ben vestito nei suoi completi firmati. Era il classico businessman. Si, Peter Grant era decisamente il "classico uomo d'affari" e la sua logica opportunista aveva sempre guidato ogni sua mossa: anche in amore, ma questo Elisabeth non lo sapeva. Non ancora.  


Uscirono insieme la sera dopo, quando Dave disse ad Ellie che il suo turno era finito. Peter la portò in un locale ultra chic, mettendola in imbarazzo dato che non aveva avuto il tempo di cambiarsi e darsi una rinfrescata. Non appena entrò si sentì subito fuori posto e desiderò con tutto il cuore andarsene o magari diventare invisibile. Nonostante tutto la serata proseguì bene, Grant si comportò da perfetto gentleman e alla fine della serata Elisabeth non si sentiva più così tanto a disagio. Lui la riaccompagnò a casa – sono stato molto bene con te, sei davvero una ragazza fantastica – Ellie arrossì – grazie. Sono stata bene anche io - - usciremo ancora? - chiese Peter, la sua voce era impregnata di speranza; Elisabeth non rispose subito, ma poi sorrise e gli promise che si sarebbero rivisti.


I giorni passarono, Ellie uscì ancora con Peter e si ritrovò ad ammettere che in fondo era un tipo interessante, anche se c'era sempre qualcosa in lui che la turbava, non sapeva cosa fosse, ma c'era qualcosa di sbagliato in lui, nei suoi modi sempre così carini e gentili eppure distanti, come se su di lei avesse dei progetti. Con il passare dei giorni quelle strane sensazioni svanirono, fino a che un giorno Elisabeth non ne parlò con John, durante la pausa pranzo.


-Sul serio esci con quel tizio? – le domandò l'amico, sembrava preoccupato – si, che c'è di male? – John fissò i suoi occhi in quelli di Ellie e lo fece tanto intensamente che lei abbassò lo sguardo – tu non hai proprio idea di chi sia, vero? – disse, il suo tono di voce si era vagamente indurito, sembrava quasi la stesse rimproverando – è un uomo come tanti altri... - tentò di rispondere Elisabeth, ma John la interruppe – no Ellie, non lo è... - - ma che dici?!- questa volta fu lei a interromperlo – dico la verità! Ascolta, da amico, dovresti lasciarlo perdere... - la sua voce era sincera, era preoccupato per lei, ma Ellie si era arrabbiata troppo, non sopportava essere ripresa a quel modo, così si alzò e senza finire di mangiare se ne andò.



***



– Sediamoci qui – le disse Peter offrendole una sedia – ti piace il locale? - - oh... si, molto. È davvero bello – rispose Ellie sedendosi e guardandosi un po' in giro  – si, lo è. Canti davvero molto bene, sai? – esordì Peter – grazie – Elisabeth abbassò lo sguardo imbarazzata – lo dici tutte le volte che usciamo... dovresti smetterla!- – dovresti farlo di professione – le disse lui e poi aggiunse – la cantante intendo -  – già... bhe, si... diciamo che mi piacerebbe ma... - tentò di dire Ellie, quando un cameriere la interruppe portando al tavolo una sorta di piccolo libricino argentato che doveva essere il menù. Peter lo ringraziò poi riprese a parlare, come se si fosse dimenticato quello che Ellie stava dicendo prima che la interrompessero – sai – disse iniziando a sfogliare il menù – nel locale dove lavori canterà presto un ragazzo, un certo Edward Burke, dicono che sia molto bravo e secondo amici di amici ci sarà ad ascoltarlo il rappresentante di una importante casa discografica... - -ah, si... ho sentito Dave che ne parlava l'altro ieri – ricordò Elisabeth – si, si... e, non senza faticare, credimi, ho convinto il tuo capo a lasciarti cantare - -cosa?!- esclamò Ellie visibilmente sorpresa – tu hai convinto Dave a farmi cantare? Proprio quella sera? La sera in cui ci sarà...? - - esatto – rispose Peter – spero di non averti fatto un torto... ho pensato che... - Elisabeth non lo fece finire di parlare, senza pensarci e totalmente trasportata dall'euforia si sporse in avanti e gli diede un bacio a stampo. Inizialmente, quando lei si staccò dalle sue labbra, Grant la guardò tra lo stupito e il contento, non se lo aspettava, poi si avvicinò a sua volta, le scostò una ciocca di capelli corvini dal viso e la baciò.



***



Era agitata. Molto agitata, poteva sentire il suo cuore battere all'impazzata nel petto e pensava seriamente che sarebbe scoppiato. Cercò di calmarsi ripetendosi che tutto sarebbe andato bene, Peter era in platea e così anche John, con il quale aveva fatto una momentanea pace, e i suoi colleghi. Camminava avanti e indietro nella stanza zero sperando di ricordarsi il testo della canzone che avrebbe cantato, una adatta agli anni venti dato che il Dave's era ispirato a quegli anni. Proprio mentre non la smetteva di misurare a grandi passi agitati la stanza sentì qualcuno aprire la porta ed entrare – ok grazie – la voce era maschile, decisamente bassa, quasi rauca eppure molto bella – hey ciao! – disse lo sconosciuto, poi le allungò la mano destra – il mio nome è Edward -  Ellie lo fissò per secondi che le parvero un'eternità un certo Edward Burke aveva detto Peter, se lo era dimenticata. Completamente. Continuò a guardarlo, lui sorrideva mettendo in mostra denti perfettamente bianchi e gli occhi verde smeraldo che la stavano guardando sembravano brillare di luce propria, erano così magnetici... all'improvviso Ellie si accorse che lui aveva ancora la mano tesa verso di lei – Elisabeth – disse stringendola – bel nome – - grazie – Ellie arrossì, quel ragazzo le faceva uno strano effetto e non riusciva a capire perché – in bocca al lupo! – le disse lui, con quella voce profonda eppure rassicurante – crepi... - rispose poi lo guardò uscire dalla stanza zeroSembra così sicuro di se... pensò Elisabeth, poi uscì a sua volta: era ora di cantare.


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