Chapter 12 - Hard times
- Sembri persa. - osservò Halsey, mentre mangiavano un hot dog camminando per strada.
Cami si pulì l'angolo della bocca e mandò giù la mostarda.
- Mi sento... Disorientata. Senza qualche newyorkese vicino potrei finire a Brooklyn invece che a Times Square. E' tutto così diverso! Certo, Phoenix è molto grande, ma New York è immensa. Non ha una fine questa città! - rispose Cami.
Halsey diede un'occhiata a quella che era la sua città da una vita. Pareva così strana dall'esterno? Lei si sentiva perfettamente a suo agio, tra le viuzze inaspettate e i negozi che tutto il mondo sognava di avere vicino. Insomma, Starbucks è la vita, pensò Halsey con divertita ovvietà.
- L'ultima tappa importante che ci rimane da visitare è l'Empire State Building. Te la senti di andare oggi?
Cami guardò il cielo. Era rabbuiato dalle nuvole che coprivano il sole e si stava facendo tardi. In più, girare per Central Park tutto il pomeriggio non aveva certo rilassato le sue gambe.
- E' meglio tornare all'Accademia... Sono un po' stanca. - ammise.
Si incamminarono verso la Juilliard e poco dopo videro in lontananza Austin ed Ally.
Cami si sentì subito a disagio. Ally la metteva in soggezione.
- Sbrighiamoci, Halsey. Preferirei non dovermi fermare a parlare con la ragazza di Austin. - sussurrò all'amica.
- Ally è una ragazza così simpatica! Perché non l'aspettiamo? - controbatté Halsey.
- Hals...
- 'Fanculo, sbrighiamoci. - si arrese, guardando il disagio negli occhi di Cami.
Affrettarono notevolmente in passo, tanto da sembrare che quasi corressero.
Fu inutile: Austin chiamò Cami per fermarle.
La ragazza prese un profondo inspiro prima di sbuffare pesantemente e voltarsi, con il sorriso più alla buona che era riuscita a fare.
Ally passò i capelli ricci e luminosi tutti da un lato con la mano, poi rivolse un'occhiata indagatrice a Cami.
Serrò la mascella e assunse una posa leggermente più rigida.
- Che bello vedervi! Stavamo giusto andando in Accademia. Venite a stare con noi nella sala comune? - disse Austin sorridendo ampiamente.
- Ahm... No, voglio dire... Dobbiamo fare... Cioè, dobbiamo vedere... Dobbiamo consultarci. Cose... Cose nostre, sai... - balbettò Cami.
- E poi dobbiamo metterci lo smalto! - aggiunse Halsey con entusiasmo e convinzione.
Austin sembrò confuso.
- Okay... Quando volete, fate un fischio. - fece l'occhiolino.
- Guarda che non sei il loro cane. E non sei sempre a loro disposizione. - obiettò acida Ally.
Lui roteò gli occhi.
- Stai calma, Ally: non ci proverò con nessuna di loro.
- Sarà meglio. - sottolineò lei, lanciando un'occhiataccia ad entrambe.
Halsey e Cami entrarono all'Accademia e andarono in camera di Cami. Halsey era curiosa di vedere la stanza.
- Tu! Tu, lurida stronza! Hai un bagno tutto tuo?! Brutta stronza! - esclamò Halsey entrando nel bagno.
Cami rise.
Guardando la faccia allibita e invidiosa di Halsey non era possibile restare seri. Si aggirava per il bagno aprendo cassetti e armadietti, curiosando qua e là, sempre più incredula.
Lei aveva la fortuna di stare nella stanza con uno dei ragazzi più ricchi di New York e di avere un bagno praticamente tutto suo. Cosa poteva volere ancora dalla vita?
- Tu, amica mia, hai un culo che neanche immagini. Tutto questo! Oh, ci sono ragazze che morirebbero per avere anche solo la metà della tua fortuna!
Cami si strinse nelle spalle.
Non sapeva cosa risponderle. Forse Shawn non rappresentava esattamente un colpo di fortuna, data la sua scontrosità, ma Cami credeva di poterci convivere senza grossi problemi.
Si sedettero sul letto di Cami e con del succo di ananas preso dal minifrigo.
- Allora... Raccontami della tua estate! - propose Cami.
Halsey si rabbuiò. Il ricordo le faceva ancora male.
- Non è stata una bella estate? Non ti va di parlarne? - domandò Cami dolcemente.
- No, non è stata una bella estate, ma forse parlandone con qualcuno di totalmente esterno riuscirò a sbloccarmi quando ricade l'argomento.
L'amica attese.
- L'anno scorso è stato per me un po' diverso rispetto a quello degli altri. E' stato... Difficile. Sapevo che lo sarebbe stato, ma non così tanto.
Sai, mia madre era una donna molto forte. Allegra, dinamica, solare... Il tipo di persona che tutti vorrebbero accanto. Per questo mio padre se ne innamorò: sapeva farlo ridere sempre.
Tre anni fa ha scoperto di avere un tumore, ma i dottori non sapevano dire se sarebbe morta o quanto tempo poteva avere in caso di morte. Era una forma di tumore tra le più recenti scoperte e nessuno aveva le conoscenze necessarie a trovare una soluzione.
Gli occhi di Halsey divennero lucidi. Stava provando a trattenere le lacrime.
- Il tempo passava - aspirò col naso - e noi non sapevamo nulla. Continuavamo a vivere con il terrore che da un momento all'altro si sentisse improvvisamente male e morisse poco dopo.
Come puoi forse capire, era terribile. Vivevamo in una casa che si era trasformata dal sole splendente alla depressione vivente. Nemmeno mia madre aveva più la forza di essere sempre allegra: il suo essere si stava deteriorando.
Le cellule tumorali maligne le stavano succhiando la vita lentamente... E noi lo vedevamo, con tristezza, senza poter fare nulla. Non sapevamo cosa fare.
Le cadevano i capelli, dimagriva visibilmente, era sempre stanca...
Sembrava che avesse la leucemia, ma i dottori dicevano che non era propriamente quella la diagnosi. In ogni caso, ci... Ci la-lasc-lasciò... E... E io... E noi eravamo... - singhiozzò forte - Eravamo distrutti...
Cami sentì un moto di compassione pervaderle l'animo.
Come poteva essere capitata una cosa tanto terribile e tragica alla sua povera Halsey?
- E cosa ne è stato di te? - chiese con tatto.
Halsey mise le ciocche di capelli che cadevano sul viso dietro le orecchie. Rialzò il volto e incontrò gli occhi castani di Cami, che la guardavano con compassione.
- Non voglio essere compatita, che sia chiaro. - disse Halsey, ritrovando un po' di fermezza nella voce.
Cami scosse la testa. - Non volevo offrirtela. So che non serve, fa solo incazzare.
In realtà provava compassione davvero, ma sapeva che non era una cosa buona e cercava di convincersi ad ascoltare Halsey senza mostrare pena.
Halsey annuì.
- Dopo la morte di mia madre, avvenuta l'autunno dell'anno scorso, ero disperata. Non avevo mai avuto tante amiche e con quelle che avevo non c'era abbastanza confidenza per poter parlare di un argomento serio come questo. E soprattutto ero molto, molto scossa. La notte piangevo, il giorno ero incazzata o triste.
Mi sentivo proprio male. Male nel senso pieno della parola. Sentivo tutta la negatività premermi addosso, penetrarmi dentro e fuoriuscire dagli occhi, sottoforma di lacrime.
Mi chiedevo perché stessi piangendo l'anima. Faceva terribilmente male, un dolore fisico oltre che emotivo.
A ogni singhiozzo arrivava un colpo più forte e mi veniva da gridare per il dolore.
Ashley, dalla stanza attaccata alla mia, sembrava un fossile.
Non mi era d'aiuto per superare la sofferenza, non piangeva mai. Stava da sola in camera per ore, in silenzio, e io mi sentivo ancora peggio.
- Era apatica?
- Più che apatica era sconvolta. Non dava segni di vita, mangiava e parlava pochissimo, appena lo stretto necessario. Sembrava che stesse processando il colpo e che piano piano stesse cercando di uscirne.
Inutile dire che dopo la prima fase di intollerabile sopravvivenza invisibile è sfociata in un'irruenza assurda.
È come se avesse immagazzinato tutto e poi l'avesse trasformato in acidità e insolvenza da vendere.
- È... Sconcertante. - commentò Cami.
Halsey chiuse gli occhi e sospirò.
- Ha sempre avuto un modo di fare tutto suo. È diversa. - disse.
- È più grande di te, giusto?
- Lasciami finire. Mentre ero persa nel mio mondo incasinato, mi sono data alle feste.
Avevo bisogno di trovare un briciolo di vita, qualcosa che mi facesse sentire meglio.
Mi ubriacavo a volte e non solo di sabato sera. Mio padre si arrabbiava, ma non aveva la forza di impedirmi di uscire.
Ho cominciato a frequentare un posto in cui passava per le mani la cocaina. Puoi immaginare cos'è successo dopo.
Cami aveva il cuore martellante per l'ansia. Cosa era successo dopo? In che guai si era cacciata?
- A ogni festa trovavo il modo di farmi una striscia. Saltavo la scuola perché tornavo a casa tardi e non studiavo, discutevo con Ashley quando mi si parava davanti con la sua aria di successo e ignoravo mio padre che appena tornato dal lavoro si chiudeva in camera a lavorare al computer senza parlarmi quasi mai.
Non so come tre persone talmente slegate fra loro abbiano potuto vivere nella stessa casa. Eravamo come estranei. Tutti si facevano i cazzi propri.
Halsey bevve un sorso di succo.
- Non so nemmeno perché io ti stia raccontando tutto. - disse Halsey con un piccolo sorriso.
- Vai avanti, mi interessa. - rispose Cami, ricambiando il sorriso.
Halsey sospirò.
- Nonostante mio padre si facesse i cazzi suoi e, fino ad un certo punto, anche Ashley, lei cominciò a non reggere più il mio comportamento. Forse non me ne rendo conto, ma deve essere stato terribile per lei. Ha insistito tanto con mio padre per fargli notare come stessi.
Il mio anno scolastico era già andato a rotoli, l'unica cosa che restava da fare era disintossicarmi.
Non è stato per niente facile. Per niente.
Cami non riusciva ad immaginare la situazione.
Non poté fare altro che deglutire e aspettare il seguito.
- Sono stata ricoverata da metà marzo e ne sono uscita a fine luglio, quasi due mesi fa. La cosa triste è che mi sono accorta che Ashley non mi aveva fatta ricoverare perché si preoccupava per me, ma perché si preoccupava della sua immagine. Che figura avrebbe fatto con una sorella drogata e sofferente in famiglia e un padre pressoché assente, inghiottito nel suo dolore?
- Oddio. Non posso crederci... E io che stavo iniziando a provare simpatia per lei! - esclamò Cami, scioccata.
- Non è venuta a trovarmi una sola volta. Non una. E fa male. - sibilò Halsey con rabbia.
Cami si coprì la bocca con le mani.
- Inoltre, ha avuto la faccia tosta di venire ad abbracciarmi quando sono stata dimessa!
- No! Non ci credo! - esclamò Cami, più sconvolta che mai.
Sentirono dei passi e delle voci avvicinarsi da fuori.
Forse Shawn stava tornando in camera, pensò Cami.
La sua ipotesi venne confermata: lui ed Ashley entrarono qualche istante dopo.
- Lupus in fabula.
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UUUUH!
Che fatica!
Mi andava di scrivere il capitolo ed ecco qui, più lungo di quanto pensassi.
Adesso corro a fare i compiti, perché ne ho una marea!!
Ciao fanciulle ❤❤
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