Deadshot
A volte è una frase, altre uno sguardo. O ancora un gesto, un movimento. Qualsiasi cosa può tramutarsi in un colpo mortale.
Il proiettile ti scava così affondo che non te ne rendi conto, fino a che non cadi con gli occhi spalancati. Non è come qualcosa che ti consuma piano piano.
Tu non te l'aspetti, non lo cerchi con lo sguardo cercando di capire da dove possa arrivare. Non è un pensiero fisso, che sai si trova ovunque e da nessuna parte. Arriva e non te ne accorgi, finchè non è troppo tardi.
Tu non lo sai, ma il tuo assassino sì.
Lui lo ha calcolato il dolore, la velocità con cui spedirlo. Sa che morirai con la pelle perforata. Con un buco che non si riparerà.
Preciso e veloce, lo farà volare verso di te che inconsciamente avrai fatto tutto quello che aveva previsto.
Cadrai, e non ti rialzerai più.
L'assassino è raro che fallisca. Ma c'è chi si salva.
Vuoi per un calcolo sbagliato, un piccolo incidente di percorso. Un'altrimenti inutile granello di sabbia nel posto sbagliato al momento sbagliato. Magari quel granello di sabbia potrebbe salvare proprio te, che hai capovolto i suoi piani, fermato il suo proiettile.
Metaforico o concreto che sia, però, il colpo mortale arriva.
Non ti salvi, non per sempre.
E tu, oh sì, anche tu caccerai la tua pistola di precisione, e con un freddo calcolo punterai il bersaglio.
Inspirerai ed espirerai, esattamente come la tua vittima.
Chiuderai gli occhi, per svuotare la testa.
Li riaprirai e vedrai quell'essere umano poco distante non aspettarsi niente.
Ti farai coraggio, magari lo avevi già trovato, magari ti manca all'ultimo momento ma devi farlo.
Lo sai. Aspetta a te. Finalmente lo metterai al tappeto.
Il mirino è perfetto, la tua mano ferma.
Colpisci, e qualcuno cade.
Ma sei tu o lui?
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