40. Airport and journey in the memories.
Salgo sull'aereo con la testa piena di pensieri e mi guardo intorno, non immaginavo fosse così pieno un volo per l'Inghilterra in un semplice giorno di aprile.
Metto gli auricolari nelle mie orecchie e osservo le mie mani: nella mano sinistra all'indice ho un piccolo e semplice anello che mi regalò Harry all'inizio della nostra relazione, invece al medio ho un piccolo punto luce costato chissà quanto - un regalo per i ventidue anni da parte di Ian.
Non vedo e non sento Harry da praticamente l'era dei tempi e sono veramente curiosa; adesso che ha ventun anni, come può apparire ai miei occhi? Bello, sicuramente. Insomma, egli è sempre stato oggetto delle attenzioni di tutti a Londra - maschi o femmine che fossero. Ho sempre pensato fosse per quegli occhioni grandi e verdi o magari per i ricci, ma la verità è che Harry viene considerato bello perché lo è interamente, dalla testa ai piedi.
Dai suoi capelli ribelli alle sue labbra rosse e carnose; dalla sua altezza quasi intimidatoria alla sua miriade di tatuaggi in bianco e nero; dalle sue fossette quasi infantili ai suoi occhi verdi e sempre limpidi, mai opachi; dal suo modo di comportarsi ed affrontare le situazioni alla sua sensibilità.
Quel ragazzo è perfetto, l'ho sempre pensato; semplicemente, me ne sono accorta maledettamente tardi e, per questo, mi sento una persona stupida.
In realtà mi sento anche egoista, se devo essere sincera. Insomma, io ho vissuto appieno la mia vita fino alla veneranda età di ventidue anni con un altro uomo e, adesso, decido inaspettatamente di voler andare a dire ad Harry tutto ciò che mai gli dissi quando ero in potere di farlo.
E se lui adesso avesse una famiglia, o un qualcosa di vagamente simile?
Mi guardo intorno e sbuffo, non è giusto ciò che sto facendo. Sarei anche disposta a rovinare una famiglia, pur di rivedere quello che, inevitabilmente, ho capito essere l'amore della mia vita.
È stato difficile, ammetto, capirlo. Insomma, come si può essere sicuri di voler passare il resto della vita con una sola altra persona? Complicato, vero. Ma quando penso ad un risveglio tra le braccia stanche di Harry o ai suoi ricci morbidi sulla mia pancia, penso di sapere ciò che voglio.
L'aereo decolla ed io mi mordo un labbro continuando a pensare ciò che sto andando a fare a Londra: ritrovare sì il mio ex ragazzo - di cui sono ancora innamorata, ma allo stesso tempo andare a sfasciare qualcosa che, forse, sempre lui è riuscito a costruire nel tempo senza di me.
Ricordo tutto il dolore che gli inflissi quella famosa sera alle Canarie e, al solo pensiero, mi viene da darmi un pugno in faccia da sola. Fui egoista e, Santo Dio del Cielo, lo sarò anche adesso - forse di più, addirittura.
Aspetto che le dodici ore passino tra sonno, lettura, film, musica e sensi di colpa.
Quando l'aereo atterra a Londra, mi sento un attimo spossata: ho dormito sul serio quattro ore di fila senza neanche mangiare? Sbuffo e mi stiracchio prima di strofinarmi gli occhi con due pugni per potermi svegliare del tutto. Mi guardo intorno e vedo che le hostess stanno ringraziano i passeggeri per aver scelto la loro compagnia.
Mi alzo dal sedile e mi avvio con il mio zaino in spalla verso l'uscita, sperando di arrivare da Gemma il più in fretta possibile.
Mi ha gentilmente detto che posso stare da lei: adesso ha una casa tutta sua ed abita con Angie con cui ormai sta da quasi tre anni. È dolce, penso, come cosa: il loro rapporto non è riuscito a spezzarsi neanche dopo tutto questo tempo. Sorrido intenerita mentre faccio cenno ad un taxi di fermarsi.
Si ferma un auto nera davanti a me e salgo sui sedili posteriori per poi indicare una destinazione al tassista seduto davanti, al posto del guidatore.
Tutto d'un tratto il ragazzo in questione si gira verso di me facendomi portare una mano al petto - Dio, per lo spavento ho quasi preso un infarto.
Decido di mandarlo al diavolo quando riconosco il suo viso, ma perbacco questo è Louis Tomlinson in tanto di cravatta e cappello!
«Holland Jonson?» la sua bocca tocca terra probabilmente per lo shock ed io sorrido contenta di averlo ritrovato così presto in questo caos che è la città di Londra.
«Louis Tomlinson!» grido di rimando scendendo dall'auto per sedermi nel sedile accanto al suo; al diavolo le regole dei taxi!
«Non ci credo! Come stai?» mi chiede sporgendosi verso di me per darmi un bacio sulla guancia ed un abbraccio affettuoso che mi ricorda i vecchi tempi.
«Bene, ma raccontami un po' come va la vita da queste parti.» dico ed è così che un viaggio di un'ora si trasforma in un lungo trip mentale attraverso i ricordi che questa città e le persone al suo interno mi hanno lasciato.
Louis inizia a raccontare ed io ascolto attentamente tutto ciò che ha da dirmi.
«Allora, partiamo dalle cose semplici. Ashton Irwin, te lo ricordi?» annuisco e prosegue.
«Beh, si è finalmente messo la testa a posto, non potrai crederci! Si è innamorato di un'australiana e si è sposato: adesso ha addirittura un figlio di due anni! È stato strano, devo ammetterlo, ma mi fa molto piacere per lui perché adesso, in Australia, è diventato un famoso chitarrista ed è felice di ciò che è. Il suo bambino si chiama Luke come il suo migliore amico.» spiega ed io continuo ad ascoltare.
Non pensavo che Ashton Irwin potesse sul serio innamorarsi e, saperlo, mi ha lasciato piacevolmente sconvolta. È un bel ragazzo, questo lo ricordo, e sono felice per lui se ha finalmente trovato una famiglia con cui si trova bene nonostante i nostri precedenti. Ma, onestamente, adesso l'unica cosa a cui non penso è il rancore.
«Allison invece si è ufficialmente fidanzata con Luke ed adesso lei sta cercando un lavoro come attrice - è davvero bravissima! Lui invece sta studiando per diventare un dentista e siamo tutti molto fieri di lui.» sorride mentre svolta a destra.
«Beh, Michael Clifford ha iniziato a lavorare come parrucchiere ed è molto felice di ciò. È veramente bravo e finalmente dà sfogo a quelle sue strane idee - come colorarsi i capelli di verde e rosso insieme. Dio che pazzo che è!» ride da solo facendo sbellicare anche me mentre lo guardo di sottecchi alla guida.
«Calum, beh, Calum in realtà non è cambiato per niente. Ha ereditato dalla sua famiglia moltissimi soldi ed adesso passa una bellissima vita in compagnia di tantissime modelle. Gira per le spiagge più paradisiache di tutto il mondo in compagnia di bellissime ragazze a cui scatta le foto. È felice, comunque.» spiega Louis guardandomi per un solo secondo.
«Aaah! Poi c'è Zayn!» dice ed i miei occhi si illuminano a sentire quel nome.
«Oh Santo Cielo. Beh, Zayn è un grande. Ha aperto uno studio di tatuaggi per il suo ventitreesimo compleanno e lavora alla grande. Cavolo, sta diventando ricco. Ma ricordi? Gli è sempre piaciuto e, dato che lo fa con passione, la gente adora andare da lui. Comunque si è fidanzato con una modella con la quale ha lavorato per fare lo spot del suo studio, si chiama Gigi ed è una figa sensazionale. Un metro e settanta per pochi chili, è perfetta per lui. Adesso abitano addirittura insieme.» quando finisce di parlare spalanco praticamente la bocca.
È strano parlare di tutte le persone che prima conoscevo, mentre adesso non so neanche se abbiano figli o abitino in paesi diversi.
«Giusto! Poi c'è Liam... è diventato papà da poco più di tre settimane ed è veramente felicissimo.» ed io annuisco sorpresa: il ragazzo in questione mi è sempre sembrato un ottime padre, anche quando l'unica bimba che doveva accudire ero io.
«Adesso sta con la sua ragazza, si chiama Charlotte mi pare abbia detto. Comunque sta veramente bene e dovresti vederlo... quando cambia i pannolini è esilarante.» ride di gusto il ragazzo che sta guidando alla mia destra ed io annuisco divertita ma allo stesso tempo pensierosa.
Possibile che da quando me ne sono andata sono capitate tutte queste cose? È orribile pensare che io, per stare con un uomo dodici anni più grande, mi sia persa tutte queste belle notizie e i miei anni migliori. Qui, mi sarei divertita e inizio a pentirmi della scelta fatta alla Canarie solamente adesso.
«Niall Horan!» esclama ad un certo punto facendomi portare una mano al cuore e ridere a crepapelle per la sua espressione assurda. Sembra abbia visto un mostro.
«Il tuo ex...» dice vagamente ed io gli assicuro che può raccontarmi tutto senza ferirmi più di tanto. Voglio bene a Niall, ma come un fratello.
«Beh, allora...» dice Louis prima di iniziare a raccontare.
«Sostanzialmente Niall era ancora innamorato di te fino ad un anno e mezzo fa.» spiega ed io annuisco impensierita con un'espressione triste in viso (mi dispiace ancora per tutto quello che gli ho fatto).
«Comunque è riuscito ad andare avanti. Ha iniziato a studiare giurisprudenza e manca poco che si laurei. È come diventato un'altra persona, ma allo stesso tempo è rimasto il solito Niall irlandese di sempre. Suo fratello, il padre di Theo, purtroppo è venuto a mancare pochi mesi fa.» dice ed io abbasso la testa con le lacrime gli occhi, era una storia troppo triste per essere raccontata.
«Comunque si è rialzato, si è ripreso. Nessuno se lo aspettava, ma adesso è più forte di prima. Ha iniziato addirittura a lavorare in un'agenzia che si occupa di marketing. Adesso lo vedi sempre in giro per strada con i capelli pieni di gel, lo smoking ed il telefono sempre in mano.» io annuisco e lo lascio continuare.
«Ha deciso anche di prendere in custodia Theo, dato che la mamma li aveva abbandonati poco dopo il parto. L'ha preso lui in custodia e non sua madre perché, come ricorderai probabilmente, c'era una particolare intesa tra nipote e zio.» spiega ed io inizio a rammendare tutto il bene che quei due biondi dallo stesso viso si volevano.
«Poi c'è Miley con sua sorella Norah! Te le ricordi?» chiede ed io annuisco come per conferma.
«Beh di loro non so poi così tanto. Mi pare siano andate ad abitare insieme nella periferia di Londra e Miley compra ogni mattina presto il suo solito caffè da Starbucks. Penso lavori come compositrice, ma non ne sono poi così sicuro. Sua sorella, beh, sua sorella adesso va' in primo superiore e, dovresti vederla!, un'adolescente con i fiocchi.» dice ridendo sommessamente e svoltando a sinistra.
C'è molto traffico ma, al contrario di come si potrebbe facilmente pensare, il viaggio non mi sta gravando molto sulle spalle, anzi. Mi sto divertendo ed interessando a causa di tutte queste storie che Louis mi sta raccontando con così tanta enfasi. Ammetto però che, ripeto, mi sento un po' abbattuta a venirle a sapere da lui e non dalle persone in considerazione.
Ma la vita va così, ed è troppo difficile cambiarla per noi semplici umani. È brutto da pensare, ma é cosi e basta. In realtà non mi sembra neanche giusto il fatto che debba per forza essere cambiata.
«Beh, poi ovviamente c'è Gemma con Angie.» ed io sapevo che, inevitabilmente, tra pochi istanti saremmo arrivati alla storia della nuova vita di colui per il quale sono ritornata a Londra lasciando Ian e mandando all'aria ciò che ho costruito.
«Hanno iniziato a convivere un anno fa e sono molto felici insieme.» dice sorridendo tra sé e sé.
«L'altra sera abbiamo fatto un'uscita a quattro: Angie e Gemma con me e Tyler. È stato divertente, fino a quando non abbiamo iniziato a parlare di come sia interessante il sesso omosessuale... diciamo che da lì in poi la cena è andata a catafascio.» ride di gusto e tamburella le dita sul volante facendo ridacchiare anche me.
Non mi sono mai resa conta di quanto, in realtà, i miei amici mi siano mancati. Dio, è così frustrante che io mi sia persa tutto questo ben di Dio solamente per seguire un uomo che, a dirla tutta, non amavo ma volevo bene come si vuole bene ad un fratello o ad un padre. Sono stata stupida ed adesso ne pago le terribili conseguenze.
«Comunque stanno benissimo insieme, sono dolcissime.» conclude e mi guarda con occhi indagatori.
«Ehi, ma tu invece che ci fai qui?» e quando mi pone questa domanda io ho solo voglia di crollare su questo sedile in pelle nera e piangere fino a quando la mia gola ed i miei occhi imploreranno pietà.
Probabilmente Louis si accorge di questo cambiamento repentino d'umore improvviso perché mi guarda con compassione e mi chiede di raccontargli ciò che è successo durante la mia permanenza in America.
«Ho lasciato Ian.» sorrido amaramente scuotendo la testa impercettibilmente, come se questo gesto possa darmi più forza nell'affrontare un discorso del genere - cosa che, evidentemente, non fa poiché la mia voce trema ancora senza fine.
«Gli ho scritto un'immensa lettera in aereo che spedirò oggi stesso e mi sento così maledettamente stupida, Lou.» tiro su con il naso per evitare che questo goccioli e dia inizio a quello che sarebbe un pianto degno della creazione di un nuovo oceano - pari forse a quello Pacifico.
«Mi sono resa conto di amare ancora Harry, Louis e fa così tanto male.» il mio tono è supplichevole, quasi come se io voglia far capire dalla mia voce quanto dolore sto provando all'interno.
«Sono passati tre anni...» dico asciugandomi gli occhi per essere sicura che nessuna lacrima scenda senza che io non me ne accorga.
«Ed ancora penso a lui.» emetto un piccolo suono stridulo che fa agghiacciare il sangue persino a me.
«Beh, provo a distrarti.» Louis si morde il labbro inferiore concentrato a guidare in questo assurdo traffico che è Londra.
«Io e Tyler siamo andati a vivere insieme poco tempo fa.» inizia a raccontare ed io annuisco grata per la distrazione.
«Beh, è stato difficile all'inizio, ma adesso tutto a posto insomma... ti starai chiedendo come mai io guidi un taxi; beh, lasciami dire che essere un mantenuto non far me. Quindi, sto cercando di guadagnare qualcosa così fin quando non troverò sistemazione migliore.» spiega ed io annuisco convinta: ha ragione, fa bene a voler far qualcosa in più che stare a casa ad aspettare che il suo fidanzato torni con lo stipendio in una mano e la dignità in un'altra.
«E lui?» chiedo con un coraggio che non sapevo di possedere - è una domanda che comporta tante, tantissime cose e, adesso che l'ho posta, non so se voglio affrontare la risposta che, inevitabilmente, sta per arrivare dalla bocca di Louis.
Perché penso, fin da quando ancora ero una piccola bambina incapace di capire cosa veramente fosse il mondo e la gente che lo popolava, che le risposte concrete realizzino la realtà. Insomma, chiedendo a Louis di raccontarmi come stia e cosa faccia adesso Harry, penso di essermi scavata una fossa da sola - voler sapere ciò che l'uomo di cui sono innamorata da anni ed anni fa senza di me, è un tradimento verso me stessa.
«Harry?» chiede Louis guardandomi per un po' negli occhi (siamo fermi nel traffico, quindi non vedo dove stia il problema) con uno sguardo di chi la sa lunga. Come se si voglia accertare che quel banale ed usuale pronome era riferito proprio al riccio dagli occhi verdi.
«Sì.» rispondo semplicemente ed aspetto che Louis mi spieghi cosa ne ha fatto della sua vita il ragazzo con cui tempo addietro feci quel maledettissimo patto.
«Harry, beh- Harry si è trasferito in una bellissima villa poco fuori città.» Louis controlla la mia espressione e, forse, dopo aver decretato che sto bene continua a parlare. Annuisco.
«Uhm, ha soli ventun anni ma si è dato da fare ed adesso lavora come modello e fotografo in un importante studio che ha collaborazioni anche con l'America.» spiega ed io annuisco colpita da ciò che il mio fratellastro è riuscito a fare in così poco tempo.
«È sensazionale, sul serio...» dice vagamente Louis facendo cadere lì il discorso ed io alzo un sopracciglio - che vada avanti, perché si è fermato?
In realtà lo so già, il motivo di questa sua pausa. Non vuole dirmi qualcosa che potrebbe ferirmi a tal punto da scoppiare a piangere; non sarebbe in grado di consolarmi con gli occhi puntati sul parabrezza e le mani sul volante.
Dopo che io sorrido lievemente come a spronarlo a dirmi tutto ciò che sa, decide di parlare senza peli sulla lingua. E non so se ringraziarlo per questo oppure no; sto per venire a scoprire se Harry è andato avanti, e questo mi fa paura. Sto rabbrividendo.
«È da pochi mesi che si è messo con una ragazza che sia chiama Nadine. È veramente dolcissima, ma non penso che la ami. Certo, le vuole un bene dell'anima, ma l'ultima volta che li ho visti insieme sembravano cugini.» dice Louis abbassando poi leggermente lo sguardo un po' abbattuto, conscio forse di avermi dato una notizia non poi così bella.
«Ma non vivono insieme, se è questo ciò che ti chiedi.» mi assicura il ragazzo alla mia destra e mi sento un attimo più tranquilla mentre ritorno a guardare il traffico davanti a noi.
È strano, mai avrei potuto pensare che le nostre vite avrebbero preso questa svolta ed è una cosa che mi fa infuriare. Spesso e volentieri non riusciamo neanche a tenere la nostra vita per le redini che qualcuno deve averci pur dato alla nascita! Adesso l'unica cosa che farei è sbattere i miei pugni al muro, perché è così maledettamente ingiusto. Tutto, tutto quello che ho fatto nel corso degli ultimi quattro anni è stato un buco nell'acqua - buco nel quale ho buttato tutto ciò a cui di più tenevo: Harry, la mia carriera e la mia indipendenza.
Lascio quaranta sterline nel cruscotto di Louis che mi guarda stranito (sono sicura non mi avrebbe fatto pagare neanche un pound) ed esco dall'auto in mezzo alla strada.
Andrò a piedi fino a casa di Harry, anche se mi dovessi girare ogni maledetta villa prima di leggere il nome Styles sullo zerbino e sul campanello.
Inizio a camminare tra le auto quando finalmente avvisto un marciapiede ed inizio a muovere i piedi lì - non vorrei che proprio adesso qualcuno mi investisse. Comunque sia, continuo a marciare verso la parte opposta della città, decisa al cento percento di vedere Harry oggi stesso: dovesse cadermi il mondo addosso, io vedrò le sue fossette tra poco.
Inspiro e sento delle lacrime scendere sul mio viso: non so dire precisamente se siano di tristezza, di felicità, di malinconia o di orgoglio. So solo che queste piccoline gocce d'acqua salata stanno addirittura scendendo sul mio collo bagnandomi le clavicole scoperte dalla maglietta bianca.
Ed uno stupido pensiero balena nella mia mente facendomi ridacchiare da sola... Dio, non vorrei puzzare arrivata a casa di Harry. Sicuramente l'ultima cosa che desidero è essere salutata dopo tre anni da quest'ultimo con un bel "puzzi come una capra".
Piccoli flashback di me ed Harry continuano a presentarsi imperterriti nella mia mente che, non potendone più di resistere, li fa accedere facendomi piangere ancora di più.
Il primo ricordo che invade la mia mente è quello dove sono seduta nel cortile del mio vecchio liceo, con le lacrime agli occhi a scrivere ad Harry ciò che avrebbe cambiato tutto. Ricordo ancora la lettera.
Caro Harry,
so perfettamente che questa è una delle cose più stupide che io possa fare in un contesto del genere. Ma scrivere, mi sembra l'unico modo per poter esprimere tutto ciò che al momento mi passa per la testa; perché se dovessi parlare, rimarrei bloccata e non meriti di sprecare tempo.
Non volevo ferirti, men che meno perdere la tua fiducia, perché chiaramente l'ho persa. Ma devo dirti la verità, non mi pento di ciò che ho fatto, insomma... il tuo diario mi ha aperto gli occhi più di quanto tu stesso potessi fare. Comunque, hai una calligrafia così bella che provoca i brividi ed il tuo modo di scrivere è così soave che mi fa emozionare e commuovere. Dio, perdo sempre il filo del discorso per questa mia sorta di "puntualizzare".
Sto scrivendo ciò che non riesco a dire a parole. Harry, mi manchi da morire. È stato un mese a dir poco orribile senza di te e, per quanto io voglia fare la dura del cazzo, sono debole. Tale perché te ne sei andato, lasciando una scia di dolore dietro di te.
Quando ti guardo non so cosa mi prende, l'unica cosa di cui sono sicura è che il mio cuore si ferma per un po'. È come se tu fossi troppo per me, troppo pur tutti, in realtà; sei così maledettamente perfetto. I tuoi occhi sono i diamanti più belli che io abbia mai visto, pagherei milioni di sterline per vederli ogni secondo della mia inutile vita.
Sei la mia maledetta priorità, la mia debolezza, il primo pensiero quando mi sveglio e l'ultimo quando mi addormento. In realtà, sei il mio pensiero tutto il giorno. E ti amo.
Ti amo così tanto che non so neanche come spiegarlo ad alta voce: è una cosa che non si può dire, solo provare. È incredibile come un perfetto sconosciuto sia diventato una delle persone a cui tengo di più. Giuro, ho sempre avuto un cuore a dir poco di ghiaccio; come sei riuscito a scioglierlo, amore? Eri semplicemente lì. Come sempre, d'altronde. Ti seguirei dovunque amore mio, fino in capo al mondo, perché, ad essere sincera, tu il mondo me lo stai regalando. Sei così perfetto per me, i tuoi difetti sono la cosa che amo di più. Ed io ti amo perché sei riuscito a far battere una pietra. Lo so, so che sono una persona difficile (forse la più complicata che tu abbia mai conosciuto); ma sopportami. Non sono pronta ad essere abbandonata da una persona così importante; amore.
Amore mio, mi fai sentire così bene che le mie lacrime si compiono in qualcosa di così armoniosamente stracolma di gioie. Ti amo, come non ho mai amato nessuno; nemmeno me stessa. Mi sei entrato sotto pelle e per questo ti ringrazio, ma ti sgrido anche. Sei la mia debolezza, Dio del Cielo.
Sei tutto ciò di più bello che potessi mai desiderare da questa vita crudele.
Tua, Holland.
Ed è triste pensare che siano passati tutti questi anni. Tempo che mi è scivolato tra le dita senza che me ne accorgessi in tempo per poterlo raccogliere tra le mie mani - ma, forse, anche in quel caso non sarei riuscita a rimediare ai danni fatti.
Ricordo il nostro primo "ti amo" e rammendo quanto naturale sia stato sentirlo uscire dalle nostre labbra orgogliose e così vogliose l'une delle altre.
«È stata colpa tua!» ripete urlando e piangendo, facendomi sentire uno schifo.
«Sei tu che mi hai fatto innamorare... avevamo detto niente sentimenti!» grida ancora più forte di prima e in un primo momento io annuisco, sapendo che è veramente colpa mia se sta succedendo tutto questo, ma c'è qualcosa che non capisco.
Harry si blocca e di conseguenza anch'io non riesco a far nessun movimento se non alzarmi e andare a fronteggiarlo.
«Harry?» lo richiamo e gli alzo il viso bagnato dal pianto sommesso e silenzioso.
«Cos'hai appena detto?» chiedo retoricamente o forse no: voglio sentirglielo dire nuovamente e sempre e per sempre.
«La verità, sono innamorato perdutamente di te, Holland.» e non aggiunge altro.
Successivamente accade tutto troppo in fretta, ci baciamo così appassionatamente che non riesco neanche a capire cosa stia succedendo. Pronuncio un "ti amo" tra un bacio ed un altro mentre lui mi slaccia i pantaloncini da basket che, subito dopo, lancia a terra lontano da noi. Mi bacia il collo ed io vado in estasi, sono completamente sua, ho sola voglio di fare l'amore con lui.
Con tutti questi ricordi per la testa mi accorgo solo dopo di essere arrivata davanti una grande villa con scritto sulla cassetta della posta "Styles". Destino? Sicuramente.
Busso ed aspetto che qualcuno mi venga ad aprire.
Aspetto pazientemente con un labbro fra i denti e l'ansia addosso che grava sulle mie spalle, quando, all'improvviso la porta si apre ed io sospiro di sollievo appena riconosco il ragazzo di cui sono follemente innamorata.
«Holland?».
FINE.
Angolo autrice
Sto piangendo come una forsennata e non ci credo che sia finita.
Non ho la forza di dire altro, perciò... ci vediamo all'epilogo.
La vostra Tori.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro