36. Bathtub.
La vita è ritornata quella di prima, il che mi rende molto felice e meno stressata di quello che ero. La scuola è finita e gli esami sono andati abbastanza bene, non che mi lamenti: spero solo di essere promossa (anche per un soffio) per poter andare senza tante complicazioni al college.
Finalmente è estate ed io ed Harry due settimane fa abbiamo deciso di partire per un mese circa e, convinti di goderci appieno quei pochi mesi di libertà prima di entrare al college, siamo giunti alle Canarie. Sono felice in quanto siamo solamente io e lui e possiamo veramente goderci la vita al massimo.
«Buongiorno.» Harry, che si è appena svegliato tra le candide lenzuola di questo meraviglioso hotel, mi saluta dandomi un bacio sulla spalla.
«A te.» rispondo massaggiandogli la testa piena di ricci puliti ma spettinati.
«Oggi andiamo a Las Americas, va bene amore?» mi pone questa domanda retorica - tale perché è ovvio che la mia risposta sarà positiva, ed io sorrido apertamente guardandolo in quegli occhi verdi e grandi.
«Sei caldissima.» constata toccandomi una coscia poggiata sopra il lenzuolo.
«Lo so, la temperatura è altissima.» dico passandomi una mano sulla fronte come se ci fosse del sudore che sta ad indicare quando caldo io senta sotto questa lenzuola leggere.
«Non intendevo in quel senso.» ribatte mordendosi il labbro in modo malizioso e con fare scherzoso.
Arrossisco e mi metto a cavalcioni sopra di lui per provocarlo e addento il suo labbro inferiore chinandomi sopra di lui.
«Idiota.» scherzo leccando e succhiando il suo morbido lobo, azione che gli fa risucchiare un lungo e respiro e afferrare i miei fianchi spingendo la mia intimità verso la sua fremente.
Dio, sento gli ormoni che invadono il mio corpo, facendomi riscaldare più di quanto già io non lo sia e facendomi respirare profondamente. È incredibile come siamo eccitati anche di primo mattino, insomma sono solo passate due ore dall'alba e noi già pensiamo solo ed unicamente quello. Ma è come se i nostri corpi fossero troppo attratti l'uni dell'altra, come se fosse la prima volta che ci incontriamo. Ed è soprattutto questa la cosa che mi piace maggiormente del nostro rapporto: non invecchia come lo facciamo inevitabilmente noi (solo Dio sa quanto vorrei fermare il tempo); no, anzi. È rimasto quel fuoco, quella passione che ci tiene uniti come due ragazzini di quindici anni alle prime prese con il sesso e le relazioni.
«Per quanto mi piacerebbe scoparti al momento,» dice ed alza lo sguardo al soffitto, appigliando il suo peso sui gomiti per alzarsi un po', «abbiamo finito i preservativi ieri sera.» mi ricorda ridendo.
Il suo rude modo di parlare mi fa ridacchiare e, da ciò che ha detto, mi ricordo cosa che abbiamo ieri sera. Mio Dio, penso di aver consumato più calorie in sole tre ore di sesso con Harry che in tutta la mia vita da ragazza atletica e sportiva. I ricordi invadono la mia mente ed inizio a pensare che, onestamente, sarebbe molto bello se la vita continuasse sempre così. Noi due soli, in una meravigliosa casa, con il calore del sole che invade i nostri sensi sensibili e Stan che ci corre intorno abbaiando felicemente. Quindi, in conclusione, riflettendo meglio su tutto ciò che in un solo anno della mia vita è accaduto, capisco che essere l'anima gemella di Harry sarebbe un sogno. Condividere con lui la mia intera esistenza finché la morte non ci separi, sì, è il mio desiderio.
«Bene, andiamo.» detto questo, si alza e si reca al bagno dove il rumore dell'acqua già risuona nella piccola ma lussuosa camera.
Qualche ora dopo siamo già nella spiaggia de Las Americas a goderci quel meraviglioso panorama. Le onde che si infrangono sulla sabbia di un colore così scuro da sembrare quasi nero, il sole che riscalda eccessivamente la nostra pelle già abbronzata precedentemente ed i bambini che giocano con i secchielli. Questa è la vera pace, quella che puoi sentire chiudendo gli occhi ed abbandonandoti ai tuoi rimanenti quattro sensi. Respiri la brezza marina, tocchi la sabbia rilassandoti, gusti il sapore salato dell'acqua e senti il mare agitarsi attorno alla gente che si diverte. Sì, questa è pura pace.
«Harry!» strillo silenziosamente, onde evitare che la mia voce disturbi qualcuno, quando il mio ragazzo mi mette una mano sul sedere, palpandomelo.
«Harry ci sono dei maledetti bimbi.» gli spiego baciandogli una guancia.
«Non è che colpa mia se me lo fai venire duro in questa posizione.» dice normalmente con un tono di voce abbastanza alto da farsi sentire dalle persone sotto l'ombrellone accanto a noi. Arrossisco e gli tiro un lieve pugno sul braccio.
«Idiota.» dico ridacchiando e pensando a quale posizione si riferisca: insomma, sono coricata con la pancia verso il basso e ho il reggiseno slacciato, non pensavo di poter eccitare qualcuno.
«Prendiamo qualcosa?» mi chiede dopo mezz'ora che siamo distesi sui teli poggiati sulla sabbia bollente.
«Sì, certo.» rispondo sorridendo con amore, mi mancava così tanto vederlo scherzare con me che adesso mi sento onorata nel ricevere tutte queste assurde attenzioni.
Prendiamo un Sex On The Beach l'uno ed iniziamo a bere passeggiando mano nella mano, con gli zaini sulle spalle, nel lungomare.
«Stavo pensando al futuro.» ad un certo punto della nostra passeggiata Harry interrompe il rilassante silenzio andatosi a creare durante i passi.
«E a cosa, di preciso?» chiedo incuriosita dal suo veloce cambio di umore: da silenzioso ed un po' scherzoso a serio ed imbarazzato.
«A noi due.» dice facendo dei movimenti circolari sul palmo della mia mano unita alla sua, con l'intento di farmi rilassare; cosa che avviene poco dopo.
«Insomma, staremo per sempre così, vero?» mi chiede con titubanza ed io, girandomi verso di lui, sorrido lievemente per il suo lieve imbarazzo.
Si passa una mano sulla nuca alquanto impacciato ed io mi mordo il labbro inferiore per scaricare la tensione che piano piano si accumula all'interno del mio intero corpo.
«Certo, amore. Te lo prometto, non ti lascio così facilmente.» gli dò il mignolo come un piccolo infante e lui sorride dandomi un bacio sulla nuca. Ciò mi fa notare l'assurda differenza di altezza che ci divide: quindici centimetri buoni, oserei dire. Ricordo ancora quando, un anno fa, il suo maestoso fisico mi intimoriva ma mi eccitava allo stesso tempo.
Continuiamo a camminare e, durante il percorso, incontriamo tantissime tipologie di persone: alcuni dai capelli colorati in modi assurdamente particolari, cani con il costume e ragazzi che camminavano sia con lo skate che senza. Insomma, erano tutta un'altra storia le Canarie ed ero felice di essere lì con Harry, a godermi questa meravigliosa cultura. Le genti spagnole (o comunque di origine latinoamericane) mi hanno sempre affascinata, fin da piccola: hanno questa meravigliosa voglia di fare festa tutto il giorno.
Alle cinque del pomeriggio siamo di nuovo in albergo, seduti al bar con dinnanzi a noi un buon cappuccino dalle dimensioni alquanto enormi, felici di esserci finalmente seduti.
«Allora, stasera andiamo a ballare.» la sua non suona alle mie orecchie come una domanda, ma un'affermazione alla quale non posso ribattere. Sorrido ed annuisco.
«Certo.» dico finendo la mia bevanda ed alzandomi da quella sedia in vimini ed alzandomi il costume che, piano piano, mi sta scivolando dalle spalle.
«Andiamo a fare un bagno, uhm?» chiede retoricamente e poi mette un braccio muscoloso e tatuato intorno ai miei fianchi.
Arrivati in camera ci spogliamo l'uno davanti all'altro senza vergogna e dopo prendiamo una bath-bomb per colorare l'acqua e sentirci un po' più a nostro agio. Almeno io, adoro quando il liquido trasparente diventa blu, ma stavolta per accontentare Harry l'ho comprata rosa - ovvero del suo colore preferito.
Quando entrò nel bagno, trovo la grande vasca piena d'acqua fresca e cosparsa di fiori e petali che galleggiano, rendendo l'atmosfera e il profumo della stanza molto più soave di quello che mi sarei mai aspettata. Un sospiro di relax scappa dalle mie carnose labbra socchiuse e sorrido lievemente dirigendomi verso la vasca con la bath-bomb rosa in mano.
Harry si immerge nell'acqua colorata e profumata per primo ed io, nuda e accuratamente depilata, lo osservo in piedi sulle piastrelle del bagno spoglio e asettico.
«Allora vieni, o no?» sorride dolcemente iniziando a muovere attorno a lui le braccia, creando così delle piccole onde all'interno dell'enorme vasca.
Entro prima con una gamba e poi con un'altra e, più lentamente possibile, mi accuccio di fronte al mio ragazzo che con occhi languidi mi guarda eccitato. Lo osservo di rimando e mi mordo il labbro per provocarlo e, così, capisco che non avrò veramente mai abbastanza di lui, del suo corpo e di tutto ciò che lo riguarda. Perché sono innamorata e, che mi caschi il mondo addosso, non dimenticherò mai il ragazzo che mi ha fatto lentamente impazzire sia dal punto di vista fisico che mentale. È così maledettamente bello che rimarrei giornate intere a fissarlo senza far nulla; mi basterebbe solo respirare.
Si avvicina a me e, qualche secondo dopo avermi guardato negli occhi con un interesse ben distinto, poggia le sue labbra sulle mie con delicatezza ma allo stesso tempo una grande voglia. Lecca il mio labbro inferiore e così apro la bocca per potergli dare accesso e permettergli di fare tutto ciò che vuole con il mio corpo inerte ma fremente. Il bacio è passionale, ma riesco comunque a sentire tutto l'amore che entrambi stiamo mettendo all'interno di questo contatto fisico. Morde ripetutamente le mie labbra in modo alquanto forte ed aggressivo ed io gemo dal mix di emozioni che stanno esplodendo nel mio petto: piacere, dolore ed amore.
Afferra con una mano uno dei miei seni e lo palpa dolcemente facendomi indurire i capezzoli sotto il suo paradisiaco tocco facendomi eccitare.
Mi avvicina maggiormente a sé e, appena mi ha proprio di fronte e a pochi centimetri da lui, prende il mio capezzolo tra le labbra mordendolo e giocandoci mandandomi in estasi il cervello. Non è possibile che un ragazzo sia capace di farmi sentire così usando solo la lingua, è assurdo.
Le sue mani adesso vagano imperterrite sulla mia pancia ricoperta di brividi, sicuramente non dovuti all'acqua piacevolmente fresca.
«Dimmi cosa vuoi che faccia.» dice baciandomi il collo e succhiando ogni tanto qua e là, facendomi serrare gli occhi per il troppo piacere che si sta concentrando nel mio basso ventre.
«Ciò che vuoi farmi tu.» rispondo gemendo lievemente quando afferra una mia natica con la mano ben aperta e tastandola come se non avesse mai toccato la mia pelle.
«Holland.» geme quando tiro lievemente i boccoli alla base del suo collo per scaricare la tensione che sto accumulando.
«Amore.» ripete girando il mio corpo con un movimento scaltro, facendo aderire il suo petto muscoloso e tonico alla mia schiena.
Tiene la sua testa nell'incavo del mio collo e continua a mordermi e leccarmi i lembi di pelle che stanno proprio sotto l'orecchio.
«Cacchio.» mi lascio sfuggire un'imprecazione quando la sua mano, piano piano, scende verso la mia intimità facendomi fremere. Ciò che mi eccita, oltre ai suoi gesti e alla sua agognante lentezza nel toccarmi la palle che inizia ad andare a fuoco, è il fatto che la sua erezione si sta indurendo sempre di più. Sento il suo pene premermi sua bassa schiena e, da quel che sento, sta pulsando in modo sfacciato.
Le sue due dita raggiungono il mio sesso ed iniziano ad accarezzarlo dall'alto in basso e viceversa, provocandomi così tanto piacere che butto la testa all'indietro, abbandonandola sulla sua spalla.
Chiudo gli occhi quando, dopo qualche minuti di frementi tocchi delicati, affonda un dito dentro di me facendomi boccheggiare per ottenere dell'ossigeno che, ahimè, mi sta mancando.
«Harry.» mi mordo il labbro e sospiro mentre il suo medio mi penetra in modo lento e sensuale. Arriccia il dito dentro di me ed io mi sento svenire; è possibile avere un orgasmo solo dopo un minuto dall'essere toccata?
Harry, dietro di me, affonda anche un altro dito al mio interno ed io mi mordo il labbro in quanto questo sia troppo per me.
«Ti piace?» il suo tono è languido e, se solo non lo conoscessi, non capirei che la sua non è una affermazione ma una domanda. È sempre abbastanza insicuro quando si tratta di preliminari, e la cosa mi fa ridere perché è bravissimo in tutto quello che riguarda il sesso. Comunque annuisco.
«Harry.» strillo quando le sue dita smettono di penetrarmi ed iniziano a stuzzicare piacevolmente il mio clitoride.
«Ti amo, piccola.» dice mentre inizia a muovere un po' più velocemente la sua mano sul mio punto più sensibile, facendomi genere in modo del tutto incontrollato.
«Haz.» gemo nuovamente quando quei movimenti circolari diventano troppo da gestire; non ho idea di come sfogare il troppo piacere.
Così, presa dall'adrenalina, mi giro e mi posiziono di fronte a lui, guardandolo in quei meravigliosi occhi verdi chiari.
Afferro il suo membro che si può ben definire durissimo ed inizio a masturbarlo lentamente ed in modo assolutamente agognante. Applico movimenti molto lenti sul suo pene e, sotto al mio tocco, sento che si fa ancora più duro di prima e sorrido per l'effetto che gli faccio. È appagante, sapere che al solo pensarmi il suo pene divento di marmo - parole sue, non mie.
Inizio a velocizzare i movimenti che vanno su e giù per tutta la sua lunghezza e lui mi bacia ardentemente mentre continua a disegnare piccoli cerchi immaginari sulla mia intimità. Quindi, praticamente, siamo seduti in una vasca piena d'acqua rosa e petali di fiori meravigliosi, a masturbarci baciandoci come farebbero solo due sedicenni e a baciarci come se non ci fossimo mai visti nella nostra vita. Ma mi va perfettamente bene così, con questa assurda eccitazione che è palpabile nell'aria e questo amore che sento sprizzare dai pori di entrambi.
Urlo e gemo, così come fa lui e afferro in modo più deciso la sua lunghezza facendo scorrere su e giù la mano con più forza e velocità.
«Amo vedere liberarti in un orgasmo.» dice mentre e mordo il mio labbro e continuo ad emettere piccoli lamenti e ansiti.
«Allora impegnati, amore.» balbetto tra un gemito e l'altro e lui, le mie parole, le prende come una vera e propria sfida.
Aumenta i movimenti sul mio clitoride e mentre inizia a baciarmi e a mordermi la pelle del collo e i capezzoli e, preso da una voglia incredibile di fare sesso - proprio come me -, mi gira facendomi mettere a carponi. Mi tira i capelli da dietro ed inizia a masturbarsi da solo mente continua ad applicare una tenera pressione sulla mia intimità bagnata, sia per l'acqua che ci circonda che per l'eccitazione.
«Mio Dio, Harry.» urlo aprendo la bocca e spingendo il mio bacino verso le sue dita, poiché sento un piacere implacabile e non so neanche dove sfogarmi.
~
Dopo aver mangiato una pizza che, onestamente, era molto più buona di quelle che si assaggiano a Londra, ci siamo recati nel pub a pochi passi dal nostro hotel. Almeno, se ci ubriachiamo, siamo sicuri di arrivare sani e salvi e senza problemi di ostacoli vari alla nostra temporanea dimora.
«Harry, vuoi una birra?» chiedo picchettando le dita sul bancone con fare paziente ma rassegnato all'idea di dover aspettare per poter ordinare una bibita.
Il mio ragazzo annuisce comunque ed io sorrido chiamando il tizio con il grembiule nero allacciato basso sulla vita.
Quattro birre e due o tre shot dopo siamo in pista a ballare accompagnati da queste assordanti note musicali che mi ricordano le vecchie feste studentesche a cui andavo all'età di sedici anni.
«Smettila di essere così bella.» qualcuno, che riconosco essere il mio ragazzo, mi grida tali parole in un orecchio in modo tale da sovrastare la musica ed io arrossisco.
Continuo a ballare muovendo i fianchi e ad un certo punto sento delle mani afferrarmi i fianchi e tirarmi in modo brusco via da Harry che, all'improvviso, si ritrova a ballare da solo. Mi guardo intorno, chi è questo?
«Oh, ma che cazzo stai facendo?» mi giro rudemente verso di lui e cerco di staccarmi dalla sua forte presa.
«Senti, sono lusingata ma sono impegnata, quindi...» urlo per fargli sentire ciò che dico nonostante l'alto volume che invade la sala.
«Impegnata, o in prigione?» domanda ironicamente e si avvicina con malizia al mio viso contornato da un'espressione schifata.
«Sono fidanzata, stupido idiota!» strillo quando con le mani scende al mio sedere toccandomelo.
«Senti, è solo una scopata.» mi tranquillizza e, da quel tono burbero e strascicato, capisco quanto ubriaco sia da uno a dieci: ovvero dodici; e puzza anche alquanto.
«Spostati!» gli tiro un pugno sul braccio o almeno spero sembri ciò.
«Porca puttana.».
E dopo queste parole non capisco più niente. Il ragazzo non mi sta toccando più, ma è appoggiato al muro con il mio ragazzo che torreggia sopra di lui, mettendolo in ombra.
«Che cazzo! Ci provi con la mia ragazza, pezzo di merda?» urla Harry e lo sbatte nuovamente al muro, facendolo gemere dal troppo dolore che, penso, gli stia attraversando la spina dorsale.
«Vaffanculo.» gli tira un pugno così violento sul viso che quasi mi spavento, così mi avvicino a loro facendomi spazio tra la gente.
«Harry!» lo richiamo sperando che si giri.
«Prova a rifarlo, figlio di puttana!» urla serrando la mascella così tanto che, Cribbio, ho quasi paura che gli si spacchi qualche dente a forza di stringerli tra loro.
«Madonna, rilassati.» dice il ragazzo appoggiato al muro sputando un po' di sangue dalla bocca, schifando sia me che quelli intorno.
Due minuti dopo senza aver capito nulla, trovo Harry catapultato addosso a me ed entrambi cadiamo sul pavimento in mezzo alla gente. Io mi faccio male al gomito ed alla gamba destra ma, fortunatamente, ho ammortizzato la caduta di Harry che, a quanto mi sembra, non si è fatto molto male. Meglio, preferisco star male io che vedere soffrire lui; comunque, al momento, ho altro a cui pensare. Il ragazzo che ha spinto Harry si avvicina e si prepara a sganciare sul viso del mio ragazzo un bel gancio destro che, però, il riccio schiva prontamente.
Anzi, contraccambia e tira un colpo serrato e secco sul naso del tipo barbuto davanti a noi, mentre io mi reggo il gomito e cerco di stare in piedi nonostante la gamba dolorante.
«Andiamocene, Harry.» dico semplicemente prima di afferrarlo dal polso e strattonarlo verso di me.
Arrivati nella nostra camera ci buttiamo sul letto ed io gemo dal dolore per la gamba: Dio del Cielo, mi fa veramente malissimo.
«Mi dispiace.» dice ad un certo punto il mio ragazzo seduto accanto a me, scrutandomi minuziosamente dall'alto in basso, come per cercare la mia fonte di dolore più acuta.
«Tranquillo.» ribatto accarezzandogli il braccio privo quasi del tutto di peluria.
«Che gran coglione; l'ha pure visto che stavamo pomiciando!» urla all'improvviso e dà un pugno sul cuscino, per allentare la tensione che si è creata.
«Lo so, amore,» dico e gli accarezzo i capelli cercando di tranquillizzarlo, «ma non pensarci, okay?» gli sorrido lievemente ed aspetto una reazione da parte sua che, però, ahimè, tarda ad arrivare.
«E se stessimo sbagliando tutto?» mi chiede guardandomi intensamente negli occhi, facendomi intendere che quella domanda se la porta dentro da molto tempo.
«Cosa intendi?» domando di rimando prendendo la sua mano ed iniziando a giochicchiarci pigramente.
«A noi.» dice con semplicità, spiazzandomi del tutto, fino a farmi desiderare di piangere.
«Alla nostra relazione.» ed ecco la seconda pugnalata che arriva dritta nel mio stomaco fino a farmi sentire l'aria che manca dai polmoni.
«Ci amiamo, giusto?» continua a parlare senza che io possa fare niente ed annuisco, non capendo perché stia facendo questo assurdo discorso quando, poco prima, mi ha chiesto se saremo stati sempre uniti.
«E se finisse?» mi guarda ed io resto con la bocca aperta tirandomi di scatto su, mettendomi seduta a gambe incrociate.
«Siamo solo dei ragazzini. Holland, io sono un anno più piccolo di te.» constata cercando di avvicinarsi a me, ma io mi sposto furiosamente squadrandolo in malo modo.
«Mi stai lasciando, Harry?» parlo con tranquillità, con gli occhi che bruciano animatamente all'interno delle mie palpebre. Mi faccio schifo al momento e mi fa schifo lui, come può parlare così dopo che ha chiaramente detto di amarmi?
«Cosa? No.» risponde velocemente cercando di prendermi le mani con le sue, ma ancora una volta mi sposto.
«Harry va' a farti fottere, te ne devi andare!» urlo con tutta la voce che ho e alzo verso la sua direzione il dito medio, allontanandomi sempre di più verso la porta d'ingresso.
«Buonanotte, stronzo!» grido prima di chiudere alle mie spalle la porta.
Ho le lacrime agli occhi e sto camminando in una città che non conosco, piena di gente di cui non ci si può fidare ed ho paura. Ma mai, e dico proprio mai, sarei rimasta dell'altro tempo con Harry. Mi ha veramente fatto schifo quel discorso che ha cercato di portare a termine poco prima in camera; porca miseria.
Cammino verso il pub dove siamo andati all'inizio della serata, desiderando solamente di prendere qualcosa da bere e non pensare ad Harry per soli quattro secondi. Sono infuriata e, neanche con tremila scuse o centosessanta mazzi di fiori, mi potrei calmare. Cavolo, ho solamente bisogno di un'amica ma, ahimè, non è possibile che il mio desiderio venga esaudito e così accelero il passo verso il bar che era lungo la strada.
Entro e mi dirigo subito al bancone per poter ordinare almeno dieci shot, per poter ubriacarmi fino a star male, fino a vomitare anche l'anima in qualche lurido bagno pubblico, tanto peggio di così... ho quasi voglia di sotterrarmi viva e di sentire il respiro abbandonarmi lentamente i polmoni, ma no. Non posso stare uno schifo per quell'energumeno che mi ostino a chiamare "fidanzato"; quindi respiro profondamente. Nonostante mi faccia schifo la situazione e abbia solo voglia di piangere fino a sentire uscire sangue dagli occhi, non lo farò perché non mi sembra giusto, rovinarmi la serata per una sola e determinata persona.
«Una birra e quattro shot.» dico al cameriere che, solamente adesso posso notare, è veramente carino.
«Che tipo di shot?» chiede ammiccandomi ed io sorrido distrutta e stanca di tutto ciò che mi circonda al momento.
«Sorprendimi.» rispondo semplicemente e mi giro verso la pista con la birra in mano che mi è appena arrivata e osservo la gente ballare. Sono le due del mattino, ma c'è comunque ancora tanta gente, il che mi sembra normalissimo visto che siamo in pieno luglio e mi trovo alle Canarie.
Noto un ragazzo molto carino con gli occhi azzurri e i capelli neri corvini che mi sta guardando da più di un quarto d'ora. Ammetto che in questo momento vorrei fare qualcosa, solo per fare un dispetto ad Harry che mi ha ferito profondamente con quelle sue maledettissime parole.
«Ehi, bellezza.» neanche mi accorgo che, quello stesso ragazzo che mi stava osservando già da tempo, si è seduto accanto a me con uno sguardo malizioso ma gentile in viso. Sembra il classico "cattivo ragazzo", ma non mi importa al momento.
«Sono Ian.» si presenta dandomi la mano, e questo gesto mi fa notare quante vene gli spuntino dal braccio scoperto a causa della maglietta a maniche corte.
«Holland.» sorrido cordialmente e gli porgo la mano che lui non esita a prendere.
Ma, lasciandomi completamente senza parole, invece di stringerla, la prende e la bacia in modo umido, continuando a guardarmi negli occhi. Dio, è così maledettamente strano che mi guardo intorno pur di non fissare i suoi occhi che assomigliano al colore del ghiaccio.
«Balliamo?» mi domanda mettendomi un braccio intorno alle spalle e guidandomi verso la pista piena di corpi sudati. Dio, sembra quasi un'orgia, quell'ammasso di gente. Che schifo.
«Perché no?» rispondo con uno sguardo eccitato e perverso.
Angolo autrice.
Gente eccomi qui con il nuovo capitolo! L'attesa è stata breve rispetto alle altre volte e spero ne siate felici, io sono molto contenta. Manca molto poco, quindi mi raccomando sopportatemi e arrivate fino all'ultimo capitolo.
Votate e commentate.
E niente vi ringrazio come sempre e vi lascio con l'ansia di scoprire cosa succederà.
La vostra Tori.
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