21. Truth or dare?
«Mi spieghi perché vuoi giocare a questo stupido gioco?!» chiedo al mio fratellastro mentre inizia a baciarmi il collo, sensualmente.
«Perché devo dire grazie a lui se ora ho questa sottospecie di rapporto con te. Quindi, Holly, prendi le palle in mano e comincia a giocare con me.» risponde posizionando la mano su una mia natica, palpandola senza ritegno.
«Va bene, va bene!» dico arrendendomi alla sua volontà e cerando di formulare una domanda con cui avviare il sadico gioco.
«Hai mai fatto sogni erotici su di me?» subito dopo aver posto questa domanda, i suoi movimenti sensuali, che torturavano il mio collo, si bloccano all'istante.
«Mh?» lo sprono a rispondere alla mia domanda mentre lui si morde il labbro inferiore. È insolitamente dolce, non so come faccia ad esserlo anche nei momenti meno opportuni.
«Sì, okay?! Sì, una sola volta, ma sì! L'ho fatto.» urla frustrato dandomi un morso sulla guancia che mi fa rabbrividire.
«Ora tocca a me.» dice dandomi un bacio sulla clavicola. Mi farà impazzire una di queste sere, ne sono certa.
«Obbligo o verità, tesoro?» mi chiede posizionando una mano sulla mia coscia scoperta a causa del pantaloncino corto.
«Obbligo.» dico ovvia, come a volerlo sfidare. Anche perché, sono sicura al cento percento, che lui voglia questa risposta.
«Levati la maglietta e il reggiseno e resta così per tutta la durata del gioco.» alza il sopracciglio e si avvicina a me cingendomi la schiena con le sue forti braccia.
Sbianco alle sue parole mentre mi slaccia il reggiseno da sotto la maglietta. Incrocio le braccia afferrando gli angoli di quest'ultima e la tiro su, levandola completamente. Faccio lo stesso con il mio intimo e non mi vergogno davanti al suo sguardo, come invece ho immaginato. Strano, ma vero. Le sue pupille si dilatano per la lussuria ed inizia a guardarmi dalla testa ai piedi leccandosi avidamente le labbra. Mi sta facendo morire lentamente, torturandomi usando a suo favore il piacere che mi provoca.
«Sì, però adesso continuiamo.» dico staccandomelo di dosso.
«Tocca a te.» alza gli occhi al cielo e poi mi tira in modo delicato una ciocca di capelli, come per dispetto.
«Legati i ricci e resta in boxer per il tempo che decido io.» lo ricambio con la stessa moneta che, oltre a darmi una leggera "rivincita", mi piace molto. Insomma, Harry che si lega i capelli è una visione che consiglierei a tutti.
«Holland.» mi richiama ed io mi mordo il labbro verso la sua direzione come a volerlo incitare per parlare.
«Non avevo neanche detto se volessi scegliere obbligo o verità.» mi fa notare ed io arrossisco di botto, sentendomi un'emerita stupida.
Dio, che gran brutta figura!
«Ohm ehm, sì certo! Allora obbligo o verità?» chiedo cercando di non far notare il mio imbarazzo che, imperterrito, cresce.
«Obbligo.» dice mentre si lega i capelli in un piccolo codino e si toglie la maglietta, facendomi capire che sta eseguendo il mio precedente ordine. Cerco di non sbavare alla vista del suo corpo e vado avanti con il gioco, facendo finta che la mia sanità mentale sia a posto. Ma, evidentemente, non lo è.
«Okay...» cerco di smorzare l'imbarazzo e la tensione sessuale che, inevitabilmente, si avverte in camera.
«Allora, Holly.» si leva i pantaloni lanciandomeli addosso, colpendomi in piena faccia. Dio se non fosse la persona più bella che io abbia mai visto, lo strozzerei.
«Verità.» rispondo prima che possa formulare la domanda e lui resta un po' sorpreso per la mia scelta.
«Io o Niall?» chiede facendomi strozzare con la mia stessa saliva.
«Ovviamente il mio ragazzo.» dico mentendo spudoratamente, perché, penso sia già piuttosto chiaro, che mi piace Harry.
«Ah ah.» dice annuendo poco convinto della mia risposta. Anch'io lo sarei al posto suo.
«Beh, basta! Non voglio più giocare.» dissi io istericamente alzandomi dal pavimento.
Non so perché, ma mi sto innervosendo parecchio al momento. Quando balzo in piedi il mio seno fa un piccolo movimento ed Harry, come se avesse un piccolo radar che si accende quando qualche cosa che gli piace si muove, si gira di scatto verso di me. Io, d'altra parte, cercando di essere "crudele", mi infilo la sua maglietta, non mettendo reggiseno al di sotto.
«Ma che ore sono?» sbadiglia sfilandosi i boxer. Ma cosa gli salta in mente?!
«Ehi ehi! Cosa fai?!» lo fermo quando l'unico indumento che lo ricopre gli arriva alle ginocchia. Dio, che panorama!
«Io dormo nudo e non cambierò le mie abitudini per te.» dice semplicemente levandosi del tutto l'intimo, dandomi una buona visione del suo pacco.
«Bene, buonanotte.» replica infilandosi sotto le lenzuola leggere che vi sono dato il caldo.
«Buonanotte.» ribatto con un tono più sotto forma di domanda che altro ed inizio a sfilarmi i pantaloni.
«Holland?» mi richiama mentre cerco di disincastrare il piede dall'indumento.
«Dimmi, Haz.» rispondo mentre lancio i pantaloncini in un angolo remoto della stanza. Li raccoglierò domani mattina.
«Ma ti andrebbe se domani uscissimo io e te da soli? Magari in quella foresta di cui c'ha parlato quel tizio.» spiega riferendosi al discorso che, ieri, un cameriere ha fatto.
«Mh, Haz, non saprei. Domani vorrei solamente rilassarmi. Facciamo dopodomani, va bene?» chiedo cercando di non farlo arrabbiare per il "rifiuto" - se si può definirlo tale.
«Oh, sì tranquilla. Avrei un'idea, però.» anche se non lo posso vedere a causa della distanza, del buio e della coperta che gli copre metà viso, posso dire che sta sorridendo. È come se lo petessi sentire.
«Illuminami.» imito un film famosissimo, portando una mano al cuore e formando, sul mio viso, un'espressione esterrefatta.
«Ah ah, divertente.» ride sarcasticamente ed io ridacchio di rimando prima di fargli proferire parola, per spiegarsi meglio.
«Avevo pensato. Allora, siccome i nostri sono tutto il giorno fuori: ci rilassiamo in piscina, mangiamo qualcosa e poi andiamo in spiaggia fino a tarda sera.» lo sento ghignare ed io sorrido scuotendo la testa.
«Ti sei dimenticato un piccolo particolare.» dico mentre infilo una mano tra i capelli lunghi e sciolti, mentre lo raggiungo nel suo letto matrimoniale.
«E quale sarebbe? Sentiamo.» mi domanda schernendomi. Stupido diciassettenne.
«Tua sorella Gemma. O la vuoi buttare nel cesso?» faccio l'ironica e lui sorride sadicamente, facendomi quasi paura.
«Chi ti dice che io già non l'abbia fatto?» chiede alzando e abbassando velocemente le sopracciglia, con fare strano e, direi, buffo.
Scoppio a ridere e, mentre mi infilo sotto il lenzuolo accanto a lui, gli dò un colpo giocoso sulla spalla per farlo smettere.
«Holland?» mi chiede dopo qualche minuto in cui io ho chiuso gli occhi per provare ad addormentarmi.
«Dimmi, Haz.» ho già vissuto questa scena tante volte, davvero molte.
«Hai mai pensato a come sarebbe la tua vita se io non fossi entrato a farne parte?» mi domanda dolcemente avvicinandomi a lui, trovandoci faccia faccia. Solo pochissimi centimetri a dividere le nostre labbra.
Lo guardo interrogativa per la strana domanda, anche perché la risposta sarebbe stata un "sì", ma non in senso positivo.
«Cioè, nel senso: non solo io! Anche Gemma e mio padre, eh!» si corregge appena vede il mio volto corrucciato in una smorfia.
«Sì, avevo afferrato, Harry.» dico ovvia mordendomi il labbro superiore pensando ad una possibile risposta da dargli.
«Comunque, sì. Penso che sarebbe stato tutto molto piatto.» rispondo alla sua precedente domanda arricciando le labbra.
«Piatto?» chiede non capendo, giustamente, la mia risposta forse un po' azzardata.
«Sì, non avrei vissuto veramente. Cioè, sarei stata viva, ma non avrei vissuto. Sarei stata solamente una sopravvissuta ad una vita senza di te, che tutto ti permette ma non di vivere. Semplicemente, non mi sarei sentita abbastanza viva da vivere. Sul serio, Harry. Tu mi hai fatto vivere davvero per la prima volta.» finisco il mio piccolo monologo filosofico e sospiro.
Harry, evidentemente, scioccato dal mio piccolo discorso forse non molto sensato, apre la bocca e sgrana gli occhi osservandomi. Posso dire da come apre e chiude continuamente la bocca che non sa cosa dire. È senza parole.
«Ehm, non pensavo che tu provassi questo.» dice dandomi un bacio sulla guancia. E, nonostante fosse un semplice bacio senza scambio di sangue o saliva, è il più dolce che mi abbia mai dato. Vorrei piangere, veramente.
«Beh ora lo sai.» mi giro dall'altro lato perché non sono in grado di sostenere il suo sguardo e chiudo gli occhi per non fare uscire le lacrime, che non so neanche a cosa siano dovute. Sono un'idiota.
«Sai, sei la prima ragazza che mi morde il labbro fino a far uscire il sangue, senza importarsene più di tanto. Sei la prima a cui ho tenuto di più che a mia sorella e a mia madre. Sei la prima che mi ha fatto capire che significa soffrire, però soffrire per una giusta causa. Sei stata la prima in tutto Holland e voglio che tu lo sia anche in quello.» dice lasciando me, ora, senza parole.
È il discorso più strano, contorto e confusionario che qualcuno mi abbia mai fatto, ma allo stesso tempo è il più dolce e il più sincero. Conosco questo ragazzo già da mesi, ma riesce ancora a sorprendermi, con il suo modo di parlare. La maniera in cui le sue labbra si muovono lentamente - una velocità quasi agonizzante, mentre fuoriesce il suono roco e forte che tanto caratterizza la sua voce.
Prima che possa riflettere su altro, inizia a baciarmi il collo facendomi girare, nuovamente, verso di lui.
Per quanto sia tentata di fare sesso con lui, voglio evitare, sul serio. Nelle camere accanto ci sono Gemma che, nonostante sappia in che storia contorti siamo andati a finire, non sarebbe felice di sentirci gemere e poi ci sono gli adulti nel corridoio di fronte.
«Harry, per stasera non voglio fare sesso con te, scusa. Ma ho paura che nostri ci - » cerco di spiegargli, ma prima che possa finire la mia frase con tanto di scuse lui mi blocca. Si gira dall'altra parte senza neanche degnarmi di uno sguardo.
«Harry, vorrei tanto farlo con te, ma ho paura - » cerco di spiegare e, per l'ennesima volta, mi interrompe facendomi innervosire più del dovuto.
«Buonanotte, Holland.» parla a scatti, nervoso come mai.
Decido di girarmi dalla parte opposta alla sua e, pensando al fatto che si sia arrabbiato per una motivazione poco valida (non voler far sesso con lui), chiudo gli occhi e cerco di dormire.
~
Sento che una mano mi solletica lo stomaco così, infastidita da quell'orribile sensazione, apro malamente un occhio cercando di focalizzare l'immagine che mi si presenta davanti. È Gemma, nel suo bel pigiama.
«Che cosa hai fatto ad Harry?» chiede senza neanche darmi il tempo di svegliarmi del tutto. Nonostante io dimostri anche un'aria insonnolita, mi sciocco alle sue parole che, anche da vispa, considererei strane.
«Cosa?» domando allora cercando di trovare un nesso logico a tutto.
«È andato a nuotare, da solo. E lui lo fa solo quando è molto arrabbiato o si sente frustrato.» spiega facendomi corrucciare le labbra.
Che sia ancora arrabbiato per ieri sera?
«Io non ho fatto proprio nulla.» mi difendo velocemente, così velocemente da sembrare colpevole. Ma la domanda che mi pongo da circa tre minuti è: gli ho davvero fatto qualcosa? Certo, ho rifiutato di avere rapporti, ma per ovvie ragioni e, in secondo luogo, Harry dovrebbe sapere che non rimanderei mai una richiesta del genere, soprattutto se il soggetto interessato è lui. Ma, a dirla tutta, quale essere umano rifiuterebbe il mio fratellastro ed una notte selvaggia con lui? Nessuno, appunto. Penso che questo ragazzo dagli occhi verdi sia l'esemplare più bello visto al mondo, nel vero senso della parola.
«Sì, certo.» dice facendomi capire, attraverso il suo tono, che non mi crede per niente.
«Holland io ti voglio un bene dell'anima e questo lo sai, no?» domanda retoricamente ed io mi ritrovo ad annuire velocemente per spronarla a continuare.
«Beh, ma fatti dire una cosa.» dice a mo' di ordine ed io non faccio altro che guardarla negli occhi più intensamente di prima.
«Smettila di pensare a te stessa. È ora di cambiare e far capire agli altri che ci tieni.» assume un tono autoritario e canzonatorio, quasi a volermi rimproverare ed io, non sapendo come reagire, annuisco e abbasso il capo per poi indicarle la porta chiusa alle sue spalle.
«Scusa, ma voglio stare sola per ora.» scandisco bene le parole sperando di fargli capire al meglio in che situazione mi trovo adesso. Sono davvero troppo confusa. E non va assolutamente bene né per la mia sanità mentale né per le persone che mi sono vicine. E che lo sono sempre state.
Sospiro e la mia strana, contorta ed oscura mente inizia a formulare quegli strani ed orribili pensieri su tutto quello che mi circonda. Harry e le sue piccole ire che, nonostante io cerchi di ricordare, non so a cosa siano dovute; alle parole dure ma sincere di Gemma che non vuole fare altro che aiutarmi; a me stessa che, ora come non mai, non so cosa ascoltare, ma soprattutto non ho idea di cosa dovrei ascoltare. Sento solo questo assordante silenzio che mi spacca i timpani, come pregando di essere spezzato con un qualsiasi rumore. Ma, alla fine, quello che penso in realtà è che il silenzio sia uno dei suoni più belli che l'uomo possa mai ascoltare (e non sentire) in tutta la sua vita. Ebbene sì, ascoltare e non sentire, perché tra questi due verbi c'è una differenza enorme nonostante siano perfettamente affini. Ascoltare significa cercare di capire, concentrarsi su un certo suono, su una voce; sentire significa udire un qualcosa di cui, però, non ci interessa tanto o, almeno, non così tanto da metterci lì e ascoltarlo. Ed è questo che penso della mia "relazione" con Harry - se essa si può definire tale: è bella come il silenzio, appunto per questo non tutti la riescono a capire.
E con "non tutti" intendo solamente uno di noi due, ma non saprei dire esattamente chi, ma forse solo perché sono di parte. Ma, chi non lo sarebbe? D'altronde penso sia normale cercare di scaricare la "colpa" (se codesta lo è) su qualcun altro, ma il punto è proprio questo: non riesco ad accusare Harry di qualcosa che ha fatto, figuriamoci di qualcosa che è accaduto senza il suo volere. Quindi sì, penso che la parola "silenzio" sia perfetta per definire il mio fratellastro, nonché persona di cui, forse, mi sto infatuando troppo. Perché, davvero, lui è meraviglioso come il silenzio. Solo che in pochi lo notano, perché alla fine è così: il silenzio (una mancanza di suoni atona) è bello solo per chi lo sa ascoltare e non è semplice. E, Dio, io sono una di quelle poche persone che ci riesce. Quindi sì, ribadisco, penso proprio che Harry sia una di quelle persone meravigliose che, però, all'esterno appaiono poco interessanti sentimentalmente, solo perché non si riesce a capirle.
È semplicemente lui, e non penso ci siano altri modi per descriverlo. Lui è bello a modo suo e, Cristo, non so come faccia, ma riesce ad esserlo anche senza volerlo. Che, poi, quale persona sana di mente non vorrebbe apparire tale davanti agli occhi altrui? Nessuna, infatti.
«Al diavolo!» sussurro prima di infilarmi un paio di pantaloni di una vecchia tuta grigia che non sapevo neanche di aver portato.
Esco dalla mia camera e, guardando l'orologio appeso nella parete dinnanzi a me, noto che si è fatto maledettamente tardi. Davvero, chi poteva pensare che riflettere su così poche cose (anche se io divago - e me ne rendo conto) richiedesse tutto questo tempo? Così, pensierosa sul da farsi, mi reco alla spiaggia più vicina - quella dove, a dicitura di Gemma, dovrebbe esserci Harry.
Mentre prendo l'auto noleggiata di Des - spero mi perdoni dopo questo "prestito" azzardato, continuo a mordicchiarmi il labbro, facendo uscire, talvolta, del sangue che cola sulla mia maglia, o meglio, sulla sua maglia. Davvero, non posso credere a quello che io stia facendo per una persona di cui non dovrebbe interessarmi niente o, almeno, non nel modo in cui inizia ad interessarmi sempre di più. Mi maledico più volte ad alta voce sbattendo le mani contro il volante, come solo un'isterica farebbe; ma ora la domanda che mi pongo è: lo sono? Sono un'isterica? Lo sono diventata per colpa sua o già lo ero? Troppe domande e nessuna risposta completa, odio questo tipo di situazione e detesto ancora di più me stessa, per aver creato questa dannata condizione di vita.
Perché, suvvia, non si può vivere con quest'ansia addosso, no? Ogni volta che c'entra questo ragazzo io sento che questa orribile sensazione mi divora lo stomaco, facendomi venir voglia di vomitare fino a sputare l'ultimo pezzettino di anima che mi è rimasto in corpo. Sbatto la testa al volante quando mi rendo conto di formulare pensieri quasi suicidi, che mi stia venendo un problema psicologico? Dio, spero proprio di no, anche perché non sarei proprio in grado di ammetterlo. O almeno, ammettere che la causa è lui. Perché, alla fine, se ci penso bene bene, soffermandomi sui dettegli, la causa di tutto è lui. E lo è sempre stato.
Arrivo a destinazione e, dopo aver spento il quadro ed aver sbattuto lo sportello dietro di me, mi dirigo in quella grande spiaggia ed improvvisamente mi pento di aver indossato una tuta. La sfilo, ringraziando che le mie mutande assomiglino ad un costume e che la t-shirt di Harry mi arrivi a metà coscia - se non più in basso. Corro sulla sabbia e mi levo le scarpe non appena sono vicino alla riva. Nonostante la poca distanza che mi separa dalle onde, non vedo il mio fratellastro nuotare.
Giro la testa verso destra e verso sinistra, ma nulla; neanche l'ombra di Harry ed io inizio seriamente a preoccuparmi; dove può essere finito? A meno che Gemma non mi abbia dato l'indirizzo sbagliato ma ne dubito dato che l'unica spiaggia raggiungibile a piedi è questa. Solo, mi sto davvero preoccupando.
Quando sto per girarmi per tornare indietro e afferrare il cellulare per provare a chiamarlo, mi imbatto in qualcuno.
«Hola.» mi saluta in lingua spagnola - forse un po' biascicata, un ragazzo a petto nudo.
«Umh, ciao?» chiedo nel medesimo idioma, ringraziando gli anni delle medie dove ho studiato anche questa fantastica materia.
«Ti serve aiuto?» mi chiede ed io, mettendoci tutto l'impegno possibile, cerco di comprendere e rispondere in modo che mi capisca, o almeno, comprenda il mio tono.
«Sì! Cerco mio fratello! È riccio,» con le dita simulo dei finti boccoli al di sopra della mia testa e, lui, sembra afferrare il concetto dato che annuisce. Bene.
«alto, muscoloso,» mi tocco le braccia ed i bicipiti per far capire meglio. Che stupida!
«bello, occhi verdi.» finisco la descrizione e lui che è poco più alto di me, mi indica un punto indefinito dietro di me.
«Harry!» appena mi giro, grido il suo nome notando che mi sta guardando con le sopracciglia corrugate.
In un millisecondo, dopo aver ringraziato con un cenno del capo il ragazzo spagnolo, mi lancio sul corpo lungo di Harry fino ad attaccarmici sopra, quasi fossi un koala. Gli bacio la guancia e lui si imbroncia, forse ancora arrabbiato nonostante siano passate ore intere. Dio, potrei ucciderlo.
«Mi hai fatto preoccupare, stupido!» gli sussurro in un orecchio, sperando che mi perdoni per qualsiasi cosa io abbia fatto.
«Holland, ero semplicemente venuto a farmi i cazzi miei. Nulla di particolare.» cerca di farsi passare l'arrabbiatura, ma, conoscendolo bene, noto che non ci riesce del tutto, o almeno, non come vorrebbe.
«Holland, staccati.» dice un po' infastidito, dirigendosi verso il suo piccolo zaino.
«Harry, dobbiamo parlare.» dico prendendolo dal polso e facendolo girare, anche se per poco, verso la mia direzione.
«Io non ho nulla da dire.» risponde schietto, facendomi quasi pentire di averlo cercato.
«Io invece tanto.» ribatto sicura di me stessa perché, veramente, l'unica cosa che voglio per ora è chiarire con lui.
«Beh, non voglio parlare con te, quindi lasciami in pace.» la sua risposta è così secca che indietreggio dallo stupore. Odio quando la gente si comporta in tal modo, o più onestamente, detesto quando lo fa lui perché non sopporto che lui stia lontano da me.
«Ti prego.» è una delle poche suppliche che, in tutta la mia vita, hanno lasciato le mie labbra. Solo per lui, ovviamente.
«Cosa vuoi?» chiede evidentemente frustrato da questa situazione, ma, d'altronde, non posso non dargli ragione.
«Solo sapere perché sei incazzato.» dico schietta, diretta e senza troppi giri di parole.
«Holland tu non tieni conto dei sentimenti degli altri, è per questo che mi incazzo spesso con te. Devi capire che non ci sei solo tu al mondo, ma anche altre persone, okay? E smettila di farti tanti complessi su cose che non esistono.» dice sfogandosi con la sottoscritta, mettendomi un po' in difficoltà.
«Devi imparare a capire che molte volte un sguardo vale più di mille parole e non solo perché è una fottuta frase fatta! Ma perché è la verità.» conclude il suo piccolo discorso girandosi ed iniziando a camminare verso la piccola strada più indietro.
«Perché scappi?!» urlo mentre lui, a passo elevato - quasi abbia paura, si allontana da me non guardandosi indietro.
Ed è in questi orribili momenti che ho l'orgoglio sovrapposto alla giusta via. Quest'ultima mi dice di inseguirlo e baciarlo, l'altra parte di me - quella che prevale, mi tiene ferma dove sono, dicendomi che o vinco io o vince lui. Testarda come sono decido che non devo perdere e così sbuffo e sto ferma lì.
«Perché scappo?! Perché scappo?!» si gira velocemente, quasi di scatto, verso di me e ripete la domanda, nonostante assomigli maggiormente ad una affermazione - quasi sia stupito - due volte per rendere meglio l'idea. Mi mordo il labbro.
«Perché io non ce la faccio più! Non c'è la faccio fottutamente più! Ora basta Holland. Scegli: o me o lui, tutti e due non ci puoi avere!» urla a squarciagola ed io mi sento morire di vergogna quando tutti si girano a guardarci. Che figura! Ma, soprattutto, perché cavolo sono una persona così orribile da pensare al giudizio della gente mentre litigo con la persona più importante della mia vita?
Mi blocco quando mi rendo conto di aver pensato una cosa alquanto strana. Davvero considero Harry la persona più importante della mia vita?
«Io-io... Dio, io non lo so!» esclamo avvicinandomi a lui piano piano.
«E allora sai cosa c'è, Holland Jonson?» mi domanda retoricamente ed io cerco di sostenere il suo sguardo in tutta risposta.
«Va' al diavolo! Fottiti!» urla alzando il dito medio verso la mia direzione, fregandosene altamente delle persone che, ora, non ci guardano più interessate come prima.
Mentre una mamma copre gli occhi del proprio piccolo, probabilmente per oscurargli la visuale e non fargli vedere il gesto volgare del mio fratellastro, quest'ultimo si avvicina pericolosamente a me. Resto immobile per nulla spaventata dal suo atteggiamento scontroso e aggressivo, perché so per certo che non mi toccherebbe mai, neanche con un dito. Ma, giuro su Dio, che in questo momento preferirei mi picchiasse piuttosto che sentire queste grida.
Mi afferra per il colletto della sua maglietta che ho indosso e mi guarda intensamente con i suoi occhi che, adesso, sono più scuri a causa delle pupille dilatate. Mi alzo in punta di piedi visto che lui tira sempre di più da quel punto del tessuto e lo osservo.
«Ora tu sali in macchina e ti levi la mia maglietta.» ordina staccandosi da me ed iniziando a camminare verso la mia macchina.
«E non provare a metterti addosso la mia roba, mai più.» scandisce bene le parole quando ci ritroviamo seduti dentro la mia auto. Vorrei urlargli che non posso, perché questo sarebbe il primo passo per allontanarmi da lui (come è già successo nei due mesi precedenti), ma mi ritrovo ad annuire. Mi maledico fortemente e lui mi squadra da capo a piedi.
«Jonson.» mi richiama ed io alzo la testa, che ho precedentemente abbassato, verso lui: occhi lucidi ed una piccola speranza a causa del suo strano tono, quasi indecifrabile.
«È finita.» dice con calma assoluta scendendo poi dall'auto, sbattendo lo sportello così forte che quasi avevo paura potesse lanciarmelo addosso.
E solo ora mi rendo conto che sto piangendo come una dannata, perché sì, ho perso l'unica fonte di vita in questa sopravvivenza che tutto ti permette tranne di vivere.
Angolo autrice
Ed ecco il nuovo capitolo! Prima di tutto mi scuso per il leggero ritardo ma ho avuto tanto da studiare e tantissimi allenamenti.
Sarò breve perché non vedo l'ora di schiacciare quel "pubblica" ed andare a dormire, o meglio, leggere. Rido.
Comunque: votate e commentate perché davvero ci tengo tantissimo ed amo trovarmi vostri complimenti nelle chat private o qui nei commenti. Siete unici, veramente. Grazie.
Due solite domandine:
1) come sta procedendo l'anno scolastico?
2) di che colore avete gli occhi?
Non so quando pubblicherò di nuovo, ma ripeto che non abbandono la storia anche se ci metto due/tre settimane per un capitolo. Solo, se non ho ispirazione non voglio rovinare la storia.
La vostra Tori.
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