Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

13. Died and born.

Sono passati circa tre minuti da quando Harry si è impossessato delle mie labbra e, da quel che vedo, non intende lasciarle andare. Gli unici pensieri che galleggiano imperterriti nella mia mente sono Niall ed il fatto che ora non posso più fare questo tipo di cose con il mio fratellastro perché sono fidanzata.

«Harry.» mugolo nelle sue labbra quando, come se niente fosse e come se non fossimo in luogo pubblico dove le mamme portano i propri figli per giocare, la sua mano entra nei miei stretti pantaloncini.
«Ehi!» lo rimprovero bonariamente quando raggiunge punti che, in un posto del genere, non dovrebbero essere nemmeno lontanamente pensati.
«Dai, staccati.» dico mettendogli le mani sul petto e allontanandolo dal mio corpo per quanto possibile, visto che mi tiene ancora in braccio.

«È fottutamente sbagliato, capisci?» tiro fuori un piccolo e leggero urlo di frustrazione prima di poggiare la fronte sulla spalla di Harry.
«Lui mi piace sul serio. È carino, ma mi piace anche il sesso con te.» confesso avvampando. Ecco come un ragazzo che conosco da pochissimo tempo, riesce a farmi arrossire in modo così innocuo.

«Holland, è tutto sbagliato. Tu sei sbagliata ed io pure, ma potremmo essere sbagliati insieme.» dice accarezzandomi con il pollice destro tutta la superficie della guancia. Alle sue parole, estremamente insensate ma allo stesso tempo dolcissime, il mio corpo si riempie di brividi che, sicuramente, non sono procurati dal freddo.
«Ma c'è Niall di mezzo, e lui non merita tutta questa merda, dico davvero.» rifletto e insisto ancora riguardo al mio fidanzato che, imperterrito, inonda la mia mente di preoccupazioni.

«Harry, sarebbe come tradirlo.» aggiungo poi passandomi una mano sul viso.
«E lui non merita tutto questo.» ripeto per l'ennesima volta dando un bacio sulla guancia al mio fratellastro che, ora, ha un'espressione molto confusa in viso.
«Non posso Harry.» dico un'ultima volta prima di lasciargli un bacio nell'angolo della bocca e andare verso la fine di quell'immenso prato.

Inizio a elaborare milioni di ipotesi nella mia mente contorta e comincio a camminare per ritornare a casa. Mi è dispiaciuto dire quelle cose ad Harry, soprattutto quando lui, invece, è stato molto aperto con me riguardo i suoi sentimenti ed è brutto vedere il suo sorriso sgretolarsi come le speranze che gli rimanevano in corpo. Non posso guardare indietro e pensare al tutto il male che, indirettamente, ho fatto al mio fratellastro minore. Il suo sguardo, sempre vispo e vivo, pieno di quel verde che ti fa sognare di perdertici all'interno, si era fatto improvvisamente più scuro; come se i suoi occhi possano rispecchiare il suo stato d'animo e, penso, che in realtà lo facciano.

Senza accorgermene, sono arrivata a casa e, con uno scatto della serratura, apro la porta ed entro inciampando, quasi, sulla scarpa che riconosco essere quella di Gemma. È davvero incredibile come quella ragazza possa essere così disordinata, insomma, come una scarpa può raggiungere l'area d'ingresso di una casa, tra l'altro singola? Ridacchio prima di afferrarla dal pavimento e recarmi in cucina, dove l'ultima persona che io volevo vedere in questo momento è seduta sul bancone: mia madre.

«Ehi, Holly.» mi saluta dandomi un bacio sulla testa. Dal suo tono di voce e dalle azioni che ha appena compiuto di sua spontanea volontà, capisco che è successo qualcosa di abbastanza grave che l'ha fatta riflettere sui suoi peccati.
«Cosa c'è, mamma?» chiedo sgranando leggermente gli occhi per tutto quello che ha fatto durante questi pochi secondi in cui abbiamo condiviso lo stesso raggio chilometrico.
«Devo parlarti.» ribatte seria indicandomi la sedia che giace immobile accanto a me.
«Mi stai spaventando, davvero...» la guardo con viso preoccupato.

«Mi dispiace Holland.» ed ecco quelle scuse che aspettavo da tutta la vita: finalmente questa donna orribile si è decisa a chiedermi perdono per tutto quello che mi ha fatto ferendomi.
«Tuo padre, ieri,» non finisce scorrevolmente la frase perché un brutto ma piccolo singhiozzo la scuote.
«era nell'auto di una donna e - » prima che possa dirmi tutto quello a cui il suo cervello sta pensando, la interrompo bruscamente.

«No, mamma.» faccio una smorfia alla pronuncia di quel nome.
«Non ho intenzione di star a sentire le tue lamentale, okay?! Tu ti sei fatta una nuova vita, perché papà non dovrebbe?!» dico abbastanza alterata per il suo infantile comportamento.

«Hollan - » nuovamente le blocco le parole.
«No, non provare a convincermi con le tue lacrim - » stavolta, con mia grande sorpresa, è lei ad interrompere il lungo monologo che sono sicura avrei fatto per zittirla.
«Tuo padre è morto! Okay? Fottutamente morto! Ti stavo dicendo: era con una donna ed hanno fatto un incidente, cazzo!» prima che possa rendermene conto, le lacrime stanno scorrendo lungo le mie guance, imperterrite e calde, molto calde.

«No, non è vero...» dico coprendomi il viso con entrambe le mani immaginando che tutto questo sia solo un incubo che gioca la mia brutta immaginazione.
«Non può esserlo.» ripeto più a me stessa che alla donna di fronte a me, prima di salire le scale due gradini alla volta e recarmi in camera mia.

Chiudo la porta alle mie spalle e scendo lentamente su quest'ultima, tirando le mie ginocchia al petto e mettendoci la testa in mezzo. Le lacrime iniziano a scorrere sempre più forte sulle mie guance e il mio cuore non riesce a battere come dovrebbe fare normalmente. Due braccia mi avvolgono sussurrandomi all'orecchio di calmarmi e non piangere perché la persona che è venuta a mancare, sarà sempre nel mio cuore. Io, d'altra parte, non volendo ascoltare le parole di nessuno in quel momento, respingo Gemma e la mando fuori dalla camera senza dire mezza parola. Lei, perfetta com'è, sembra capire senza nessuna motivazione e, senza dire niente, esce lasciandomi da sola con le lacrime e la tristezza.

I minuti seguenti passano piangendo e pensando a tutti i momenti fantastici che io e mio padre abbiamo passato insieme.

Qualcuno bussa alla mia porta interrompendo tutti i film mentali tristi e, purtroppo, veritieri su mio padre. Grido istericamente portandomi le mani all'altezza delle orecchie e urlo per l'ennesima volta di lasciarmi in pace, ma Des entra lo stesso e mi guarda come solo un padre sa fare.
«Non piangere. Il tuo viso è troppo bello per essere bagnato da queste goccioline.» dice baciandomi la testa.
«Non sostituirai mai mio padre! Vai via!» grido, per l'ennesima volta, istericamente prima di allontanare le sue luride mani dal mio corpo.

Esce dalla mia stanza che, sono sicura diventerà il mio piccolo rifugio - quasi faccio fare una nuova camera per mia sorella -, e si scontra con qualcuno che, sicuramente, stava per entrare.
«Lasciala stare, sta male.» sento dire a Des queste parole alla persona con cui si è imbattuto nel modo veloce e brusco di recarsi fuori dal mio stesso locus.
«Non me ne fotte niente! Devo vederla, spostati dal cazzo, vecchio.» dice la voce maschile che capisco immediatamente essere Harry. Fine il ragazzo.

Quest'ultimo mi raggiunge e si siede accanto a me, osservandomi mentre piango e mi dispero per la morte di una persona che, per me, era la più importante. Lui mette un braccio attorno alle mie spalle e, a quel tocco così naturale e poco significativo, mi ritraggo.
«No, va' via.» dico con tono calmo, ma infastidito.
«No, non vado da nessuna parte senza di te.» ribatte il mio fratellastro mettendo una mano nel mio viso e accarezzandomi, dolcemente, lo zigomo.

Mentre altre gocce d'acqua calda e salata invadono il mio viso turbato e moribondo, il riccio mi prende in braccio facendomi sedere su di lui, in modo tale che il suo petto aderisca perfettamente con la mia schiena.
«Mi manca di già...» dico senza pensarci e affondando la testa nella spalla di Harry che è scomodamente situata dietro di me.
«Lo so, piccola. È difficile.» cerca di tranquillizzarmi lui disegnando forme astratte sui miei fianchi; ma non basta. Tutto questo che sta facendo non basta. E lui, davvero, non può capire; nessuno può farlo.
«No, non capisci!» sbraito alzandomi dal suo corpo caldo.

«Senti piccola, non puoi rifiutare tutti per sempre! Okay? Io sono qui.» dice alzandosi e prendendomi il viso tra le mani. Stranamente, questa volta, il soprannome estremamente dolce e affettivo ''piccola'', l'ha usato in modo molto persuasivo e amoroso, non come di solito fa.
«Fa male, Harry.» la mia voce è poco più di un sussurro quando pronuncio quelle poche parole che, però, dietro celano un significato molto più grande di me.
«Mi dispiace.» dice prima di premere le sue labbra sulle mie.

Il bacio, al contrario di tutto quelli che ci siamo in precedenza scambiati - e sono molti, davvero tanti, è molto più lento e dolce. Non c'è passione, c'è un sentimento ed una sensazione che ancora non riesco a decifrare. È come se necessitassimo delle nostre labbra insieme, ma non c'è nessuna fretta nel farlo. E dico davvero. La sua lingua si intrufola piano piano nella mia bocca senza neanche il mio permesso ed inizia ad accarezzare la mia in modo delicato, quasi troppo. Per rendere il nostro scambio di effusioni maggiormente dolce e necessitato, avvolge i miei fianchi con le sue grandi braccia e mi solleva da terra. Senza, però, mai, farmi incrociare le gambe attorno alla sua vita muscolosa. Anche se è dipendente dal sesso questo ragazzo, ha capito, per mia fortuna, che non è il momento.

In realtà, non è neanche il momento di baciarci e pomiciare, ma quando lui sulle mie labbra sorride e continua a sussurrarmi di stare tranquilla e rilassarmi, capisco che lo fa per farmi sentire meglio. E, stranamente e, con una calma che farebbe invidia pure ad un bradipo, ci sta riuscendo. È sorprendente come un suo piccolo gesto possa ricompensare tutto il vuoto che, in questo momento, sto provando. Continua a sfiorare le mie labbra lentamente in modo sensuale ma allo stesso tempo delicato, quasi come se fossi fatta di un materiale alquanto fragile.

«Aspetta, aspetta.» dico mentre lui continua a tenermi sollevata dal pavimento.
«Harry, perché sei tornato dopo tutto quello che ti ho detto?» chiedo curiosa mentre immergo le dita tra i suoi folti ricci che, disordinati e lunghi come sono, vanno in tutte le direzioni possibili.

Un minuto. Sessanta secondi di silenzio da parte di Harry che, dalla sua espressione, capisco sta riflettendo su quale risposta darmi.
«Non fa nien - » mi interrompe prima che possa terminare la frase.
«Sono ritornato perché sei tu.» a quelle parole, così dolci ed estremamente sensibili, il mio cuore si scalda e, per un momento, solo per qualche minuto - nel quale mi sono ritagliata una fetta di paradiso, dimentico mio padre.

Quando ci stacchiamo e i miei piedi, dopo un lungo lasso di tempo che mi è sembrato durare però troppo poco, toccano terra, mi ricordo di una persona importante: Niall.
«Oh no, l'ho fatto di nuovo.» dico senza pensarci e asciugandomi le lacrime.
«Cosa, cos'hai fatto di nuovo?» chiede Harry mentre le sue sopracciglia si uniscono in un cipiglio abbastanza confuso.
«Il mio ragazzo Harry, il mio ragazzo.» ripeto quell'apposizione per sottolineare la gravità delle mie azioni poco caste e, soprattutto, traditrici.

«Ancora pensi a lui, sul serio?» chiede passandosi una mano sul viso, in un segno ovviamente frustrato. Scuoto la testa in segno di disapprovazione per il suo egocentrismo ed il suo stupore e ritorno a guardarlo in quegli smeraldi che lui chiama occhi.
«Harry, non possiamo...» dico avvicinando le mie labbra alla sua guancia per stampargli un bacio su quest'ultima. Ma lui, in un movimento molto veloce e scaltro evita il nostro contatto e mi guarda in modo anomalo.
«Non mi toccare, Holland.» digrigna i denti facendomi abbassare il capo verso i miei piedi che, al momento, sembrano la cosa più interessante in questa camera.

«Haz.» cerco di addolcirlo con quel soprannome che sembra avere un potere grandioso su di lui; ma non questa volta.
«No! Non chiamarmi così, cazzo, eh! Mi dispiace per tuo padre!» dice in modo brusco prima di aprire la porta della mia camera ed uscire fuori chiudendo la mia porta alle sue spalle producendo un frastuono terribile.

Ed improvvisamente, nonostante l'uomo a cui ero molto legata nonché la persona che ha contributo per la mia sfortunata nascita sia appena morto, io, quando il corpo di Harry è scomparso dietro il legno della porta, ho sentito un vuoto enorme. Un vuoto che, purtroppo e con mio grande dispiacere, non può essere colmato da chiunque. Mi sento egoista ora, insomma, quale brava figlia starebbe peggio per un litigio che per il padre che è venuto a mancare? Sono solo una stupida che non mantiene mai le promesse, ecco cosa sono e cosa mi sento adesso. Non posso credere che Harry mi abbia preso così tanto; sono un'illusa.

Così, per la seconda volta in soli trenta minuti, passo le poche ore della giornata tra lacrime amare che mi scorrono lungo le guance chiedendo pietà. Ma, forse, me lo sono meritato.

«Holland, la cena è pronta.» la testa di mia madre sbuca dal nulla e mi sorride con compassione. Mando al diavolo la sua compassione e decido di saltare questo pasto, non ascoltando le prediche del mio migliore amico che mi inondano la testa dicendomi che sono troppo magra e devo mangiare prima di diventare anoressica e cose varie. Sbuffo e asciugo le mie lacrime affondando la testa sotto il cuscino, a contatto con il materasso fresco. Lascio che le lacrime scorrano lungo le mie guance senza, però, mai emettere singhiozzi o suoni.

Così mi addormento, con gli occhi offuscati dalle lacrime, il viso arrossato dal pianto imperterrito e la mente piena di occhi verdi e morte.

~

Mi sveglio con un dolore atroce al collo, sicuramente, a causa della posizione scomoda che ho tenuto per circa dodici ore. Mi alzo lentamente e, dopo essermi scrocchiata il collo, mi dirigo verso il bagno. Appena la mia figura entra in corrispondenza con lo specchio e, di conseguenza, vedo il mostro che sono diventata la scorsa notte, urlo. Ho due occhiaie da paura, porca miseria! Prendo subito il correttore e lo passo aggressivamente sulla pelle diventata, purtroppo, bluastra; dopo aver coperto questi orribili difetti mando un messaggio a Niall.

A Niall: Oggi saltiamo le prime due lezioni? Ti prego, sto male e devo parlarti. xx

Questo è il testo che invio al mio ragazzo senza esitazione. Invece di rispondere come un normale adolescente farebbe, mi chiama per poter parlare direttamente e per poter sentire la mia voce.

«Ehi, piccola!» risponde il ragazzo appena trascino il dito sul tasto verde del mio iPhone.
«Vengo a prenderti? Ho la macchina stamattina.» dice dolcemente sospirando sul microfono del suo cellulare.

«Niall, vieni a prendermi. Sto morendo, la tristezza mi sta mangiando viva! Non ce la faccio più. Ti racconto tutto di persona, okay?» dico mentre gli occhi diventano lucidi e la gola secca, come se non beva da tempo addietro. Ma la cosa che mi tortura di più di tutte è il fatto che io, solamente qualche ora fa, ho tradito spudoratamente il mio ragazzo, con il mio fratellastro. E, questo, non è per niente giusto.

«Sto arrivando, amore.» ed è quando pronuncia quel soprannome che il mio cuore, già in subbuglio com'è, sprofonda nel mio stomaco facendomi quasi piangere. Annuisco, anche se ovviamente il biondo dall'altra parte del telefono non può vedermi, e rilascio un lungo sospiro mozzato.

Spengo il display del mio smartphone e mi dirigo in camera mia per indossare una semplice tuta. Non ho intenzione di vedere nessuno questa mattina se non Niall; se solo vedo Harry o, peggio ancora, mia madre, sono sicura che scoppierei in lacrime o, ipotesi più negativa, potrei iniziare ad urlare e sbraitare cose poco carine e volgari. Scarto questa chance e mi concentro su quello che ho davanti a me: un armadio. Purtroppo, la mia scelta si scopre presto molto sbagliata, visto che vedo un vestito - che sono certa non mi entri in più a causa della sua vecchia data - che mio padre mi aveva regalato quando avevo circa tredici anni.

E, cavolo, lì sono scoppiate le mie più remote emozioni; ora, solamente ora, ho capito veramente la situazione. Ieri, quando non ho voluto né sentire né parlare con nessuno era a causa dello shock temporaneo; ma ora, ora capisco il vuoto che il mio genitore ha lasciato. Tutte le risate per la sua irruzione in camera mentre stavo da sola con un ragazzo; tutte le grida legate al rendimento scolastico; tutte le punizioni in relazione con i miei più grandi sbagli (come tornare ubriaca alle tre di notte quando avevo solamente sedici anni). Tutto questo, anche se comprende cosa ''brutte'', come la privazione del mio cellulare, facevano parte di quell'uomo fantastico che era mio padre.

Ad interrompere i miei suicidi pensieri, è Niall che, con un messaggio secco e veloce che non tarda ad arrivare, mi avvisa che si trova sotto casa; non mi ero neanche accorta di essere già pronta. Infilo la scarpa sinistra e mi avvio al piano di sotto; a quanto sembra, nessuno momentaneamente è in casa e, per quanto ora non mi possa interessare, mi chiedo dove abbia dormito Gemma - sicuramente non nella nostra camera, dove, stanotte gli unici suoni udibili erano i miei singhiozzi spezzati.

«Ehi.» mi saluta dolcemente il mio ragazzo prima di stamparmi un bacio nella fronte.
«Come va?» chiedo anche se, piuttosto, questa domanda la dovrei ricevere io.
«Io? Come stai, tu?» domanda stizzito facendomi ridacchiare amaramente per la sua espressione.

Gli stampo un bacio nell'angolo dove le labbra si uniscono lateralmente ed inizio a parlare, iniziando dalla morte di mio padre, arrivando ai miei pensieri. E vorrei davvero tanto confessargli cosa ho fatto alle sue spalle con il mio fratellastro, ma non ho il coraggio, né la sanità mentale per dirglielo - e se poi mi lasciasse? L'unica cosa che potrebbe essere costante nella mia vita andrebbe in fumo. Quando parlo o, per meglio dire, espongo il mio lungo e, forse, noioso monologo, il biondo non toglie gli occhi dai miei.

«Mi dispiace tantissimo, piccola.» dice infine dandomi un bacio nella fronte.
«Non sapevo, a quest'ora sarei venuto ieri sera.» si scusa anche se indirettamente ed io mi chiedo cos'ho fatto di tanto bello per meritarmi questo ragazzo meraviglioso. Ciononostante, in quei meravigliosi occhi blu che mi ricordano perfettamente il fondo dell'oceano, vorrei vedere delle pietre verdi; il mio unico pensiero gira intorno al mio fratellastro Harry, anche quando il biondo mi bacia dicendomi che andrà tutto bene.

«Invece, piccola, posso darti una notizia?» mi chiede abbastanza eccitato estraendo dalla tasca posteriore dei suoi jeans attillati il cellulare. Annuisco alquanto interessata a quello che mi sta per far vedere.

Gira il display illuminato verso di me e, l'unica cosa che vedo, è tanta tenerezza in una sola foto: Niall con un bambino piccolissimo tra le braccia. Alzo gli occhi verso il suo viso e, nonostante cerchi tanto di nasconderlo, vedo il suo ampio sorriso che cerca disperatamente di farsi strada nel suo volto.
«È bellissimo, ti assomiglia. Chi è?» chiedo sorridendo lievemente per la felicità che dimostra davanti una semplice immagine.
«Mio nipote.» risponde scompigliandosi i capelli con la mano libera.
«Oh mio Dio, è nato? Sono felicissima per te! È bellissimo, cazzo!» urlo eccitata cercando di sembrare molto contenta, anche se la storia di mio padre e gli occhi di Harry bruciano fissi nei miei pensieri.

«Grazie; per questo mi assomiglia.» dice scoppiando a ridere; stranamente, stavolta, non faccio finta di divertirmi, ma lo faccio davvero. Rido cacciando fuori un urlo stridulo quando Niall mi prende in braccio inaspettatamente e mi poggia sul bagagliaio della sua auto per intrufolarsi tra le mie gambe.
«Ehi. Meglio non davanti casa mia, mh?» chiedo retorica ridacchiando un po' per la sua espressione delusa dal fatto che non possiamo fare niente nel viale di casa mia.

«Beh, ti va di andare al parco?» domanda dandomi la mano. Io, senza pensarci due volte, la afferro e ci avviamo insieme verso il luogo che ha precedentemente nominato.

Appena arrivati tra tutti gli alberi fioriti a causa della stagione calda - per quanto calda posso essere Londra, ci sediamo in una panchina; o meglio, lui si siede e mi fa mettere sopra di lui. Mi lascia un bacio casto nel collo e poi inizia a guardarsi intorno, come se ci fosse qualcosa o qualcuno che ci guarda da lontano.
«Niall, tranquillo.» gli stampo un bacio in bocca e immergo le mani tra i suoi meravigliosi capelli folti e tinti.

Il bacio, per quanto voglia far crederlo al mio cervello, non è come uno di quelli che ci siamo scambiati io ed Harry. Sì, c'è la passione, ma niente in confronto a tutte le emozioni che, inconsapevolmente, il mio fratellastro mi fa provare. Provo rabbia nei miei confronti, ma soprattutto nei confronti dei miei sentimenti che hanno deciso la loro strada, ovvero non amare Niall. Per quanto mi sforzi di amarlo, non ce la faccio. E questa cosa mi fa arrabbiare!

Le sue braccia abbastanza muscolose avvolgono il mio busto, circondando anche la schiena coperta dall'inutile e priva di gusto tuta grigia. Le mie mani vagano tra i capelli e mi maledico fortemente quando, nella sue testa coperta da capelli lisci, corti e biondi, cerco ricci lunghi color cioccolato che però al sole tendono al biondo cenere. Paragono come la lingua del ragazzo sotto di me accarezzi solo la mia a come Harry, invece, esplori tutta la mia bocca, come a volerne ricordare il sapore. A proposito di sapore, Niall non ha per niente il gusto che immaginavo di trovare all'interno di una bocca: lui sa di fragola e un gusto misto alla menta; mentre, il mio fratellastro, cavolo, lui ha il sapore migliore che io abbia mai assaggiato. Sa di menta e tabacco, ma allo stesso tempo ha la fragranza dei pancake che ogni mattina prepara e mangia - se li facesse mia madre, a quest'ora, il suo alito saprebbe di cacca.

Non mi accorgo nemmeno che il biondo mi stia chiamando quando alzo gli occhi verso il suo viso.
«Cosa c'è che non va?» chiede preoccupato. Io scuoto la testa come a voler dire che non c'è nulla d'importante a cui pensare, ma, la verità, è tutta un'altra. Chiudo gli occhi cercando di rilassarmi al massimo, ma purtroppo l'unica cosa che ottengo è un immagine di Harry sfocata difronte a me.

È brutto come la mente possa giocare brutti scherzi nei momenti meno opportuni. Per scordare l'immagine torno a guardare dentro il blu profondo che i bulbi oculari di Niall ospitano e mi concentro su ogni striatura mista al celeste chiaro. Prima che me ne possa rendere conto gli sto lasciando un succhiotto dove la mandibola ed il collo s'incontrano, un punto che piace molto ai ragazzi - pare mi abbia detto Harry durante una delle nostre lezioni. Il biondo geme poggiando le sue mani alla fine della mia spina dorsale e spinge il mio corpo verso il suo rilassato sul verde scuro della panchina.

Quando vedo il sangue affiorare in un superficie poggio e trascino la mia lingua su quel punto, come a voler alleviare il forte dolore poco prima provato.

«Niall...» mormoro nel bacio mettendo le mie mani sul suo petto tonico - mai quanto il suo e con ''suo'' so bene a chi mi riferisco - come per potermi sostenere e non cadergli addosso.
«Mh, Holly?» mi chiede dolcemente come a rispondere a quella sensuale supplica.
«Non respiro.» ci stacchiamo e, tra tutto quello che ci aspettavamo facessimo, scoppiamo in una fragorosa risata contagiosa.

Ma le mie urla e le mie risate si fermano quando vedo quello che i miei occhi non avrebbero mai dovuto vedere: Harry. Ma non semplicemente il mio fratellastro o il mio insegnante riguardante le mie baso sul sesso, no. Harry, mano nella mano, con un'altra! La cosa che mi infastidisce maggiormente, è che quella scrofa al suo fianco è una delle mie grandi nemiche: Cindy.

Cindy ed Harry spensierati che camminano mano nella mano, sicuramente per raggiungere la scuola.

Sento un rumore che mi fa scendere dalle gambe di Niall.

È il mio cuore in frantumi.

Angolo autrice

Eccoci qui con un altro capitolo! Come sempre, spero vi piaccia. Già, sto preparando altri capitoli così da poter aggiornare in modo frequente durante l'estate.
Finalmente ho finito gli esami; devo dire che gli orali sono una scemenza assurda (chiunque abbia gli esami orali stia tranquillo perché sono facilissimi).
Volevo parlavi di due cose e vi prego continuate a leggere perché mi servono delle maledette risposte.
[1] Ho letto AFTER qui, su Wattpad, circa due volte. Beh, quando ho saputo che l'avevano trascritto in cartaceo e in lingua italiana, mi sono precipitata in libreria e ne ho preso uno. Momentaneamente, è disponibile solo il primo della trilogia. Beh, ho iniziato a leggerlo per l'ennesima volta e ho notato una cosa che mi ha lasciato sconvolta: i nomi. Io capisco che non potevano mettere i nomi dei componenti del gruppo One Direction, ma che nomi orribili, suvvia! Per chi lo volesse sapere: Harry Styles prende il nome di Hardin Scott; Liam Payn - Landon Gibson; Niall - Net (ancora il cognome non ho avuto l'onore di leggerlo); Zayn - Zed (idem per il cognome); Danielle (la fidanzata di Liam o, meglio, Landon) - Dakota. Beh, dire che si cono rimasta male è un eufemismo.
[2] Avete visto Zayn alla sfilata a Parigi?! Si è fatto biondo e, cavolo, anche se lo odio per come ha litigato con il nostro Lou, lo amo ancora. Sì, sono contraddittoria. Ma è bellissimo cavolo! Comunque, volevo che andaste ad ascoltare su YouTube una sua cover ovvero "No Type", per chi non la conoscesse. È stupenda e ci accorgiamo sempre di più del talento enorme del nostro Zayno.
Alla prossima. Buona estate a tutti.

La vostra Tori.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro