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11. Party and too drink.

«Sei fottutamente pazza?!» urla Des afferrando Gemma dalle braccia e sollevandola dalla soffice erba su cui eravamo sedute.

~

Venti minuti. Venti orribili minuti che io ed il resto della mia famiglia, esclusa mia madre che sta lavorando, siamo arrivati a casa. Di Harry, come immaginavo fermamente fin dal momento che sono ''scappata'' dalla finestra, nemmeno l'ombra. Sembra che si sia smaterializzato nell'aria, come la cenere. È da quando abbiamo messo piede in casa che Gemma e suo padre Des stanno discutendo di solo Dio sa cosa, dentro l'ufficio dell'uomo di casa. Ed io, invece sono qui, in camera mia a girarmi i pollici, dato che la mia fantasia scarseggia e la noia mi sta rattristando altamente. Afferro il mio cellulare ed inizio a navigare su Twitter.

Ho parecchie notifiche quando apro l'applicazione, così passo tempo leggendo i nomi o gli account di tutte le persone che mi seguono. Finita la varia ed ampia lettura, passo all'icona dei messaggi, dove uno in particolare mi colpisce.

@rockmeplease: Oh cazzo. Amo il tuo corpo e mi fa fottutamente eccitare, piccola.

Appena finisco di leggere cosa viene citato nel breve testo, mi alzo subito dalla mia posizione supina e mi metto a sedere con le gambe incrociate. Corrugo la fronte a guardare quel messaggio così altezzoso, quanto pervertito; quasi mi preoccupo a leggere una cosa del genere.

Mi alzo in piedi e raggiungo frettolosamente la mia scrivania, apro il MacBook nuovo e digito velocemente su Google. Appena entro nel mio account - nel computer posso cercare più velocemente e più chiaramente informazioni, raggiungo subito la casella dei messaggi che ne indica uno nuovo.

@rockmeplease: Piccola, chiudi le finestre.

Istintivamente mi giro verso il vetro della mia camera e apro maggiormente gli occhi per vedere se c'è qualcuno fuori dalla mia dimora, ma, a quanto sembra, nessuno sembra essere nel raggio di venti metri.

Cerco di non pensare molto alla cosa, che spero vivamente sia un brutto scherzo di qualche adolescente annoiato, e mando un messaggio ad Harry, curiosa di sapere dove sia o cosa stia facendo. Sto diventando abbastanza possessiva con lui, ma non voglio che pensi che provi qualcosa per lui, perché si sbaglierebbe di grosso.

A Harry: Hey!

Dice il messaggio che ho scritto in fretta e furia al mio fratellastro per far scorrere più velocemente il tempo. Quando sto per bloccare lo schermo, sicura che lui non mi risponda, sento una notifica e, sul display, mi appare un testo.

Da Harry: Sono ancora infuriato con te, ma scendi giù!

Affaccio dalla porta-finestra che si trova in camera mia. Come avevo immaginato, il mio fratellastro è vicino alla mia Lamborghini con in mano il suo telefono e i ricci scompigliati ad ornargli la fronte. Faccio un piccolo fischio per farmi notare e sembra funzionare. Mi guarda senza sorridere, segno che ancora furioso con me - come me, d'altronde, in parte sto ancora ribollendo dalla rabbia -. Decido di scendere dalla finestra perché non voglio incontrare mia madre che, sicuramente, dato l'orario, sarà di nuovo in casa.

«Sono ancora incazzato con te. Non dovevi urlarmi contro in quel fottuto modo, okay?!» dice con voce calma, ma incredibilmente ed esageratamente roca. Annuisco in risposta e poi inizio ad esternare la rabbia, l'energia e l'adrenalina che mi scorrono in corpo.
«E tu smettila di comportarti così con me, okay? Va bene che abbiamo un accordo, ma non c'è bisogno di far finta che a me non ci tieni per niente!» urlo l'ultima frase con odio e ribrezzo.
«Holland, avevamo detto niente sentimenti e così sto facendo!» grida in risposta lui spezzandomi, letteralmente.

Quando conferma che lui non prova nulla per me, sento una specie di rabbia dentro che non so come definire, ma in realtà non ci sono vocaboli esaurienti per descrivere come mi sento in questo momento.

«Si, beh, okay. Ma almeno fai finta di volermi bene come amica o, meglio, come sorella, no?!» sbuffo guardando nella sua direzione. Lui mi guarda per un paio di minuti, nei quali tra noi regna il silenzio più assoluto, e poi mi fa cenno di salire in macchina.

Appena salita mi informa che stiamo andando ad una festa organizzata da Niall e Louis che, oggi, hanno preso la patente - Niall perché ha compiuto diciott'anni da poco e Louis non aveva passato il primo esame. Rido al pensiero ed Harry mi guarda come se fossi un alieno sceso da un altro pianeta per far solo Dio sa. Ridacchio ancora più forte e cambio argomento abilmente.
«Beh, sei brutto quando alzi il sopracciglio destro e arricci le labbra in quel modo.» indico la sua bocca.
«Però, beh, a letto sei sufficientemente bravo.» la bugia più grande che io abbia mai detto: ecco cos'era quello che mi è appena uscito di bocca. Dico davvero. Non ho mai visto ragazzo più bello di Harry... Lui ha quello charme che ti conquista a primo impatto, quegli occhi verdi che quando ti guardano sembra che ti passino attraverso e quelle labbra che, Dio, mi sento fortunata nel poterle baciare ogni singola volta che voglio.

«Uhm. So che ami il mio corpo; tu pensi che io sia perfetto, te lo leggo in faccia.» ribatte lui facendomi arrossire. Nonostante io cerca di coprirmi il viso con i miei lunghi capelli, per evitare che veda il rossore sulle mie guance, cerco una scusa abbastanza tagliente da dargli.
«Beh, forse. E a quanto pare ai ragazzi non dispiace il mio, di corpo.» lo provoco ricordando i messaggi maniacali e perversi che quello sconosciuto mi aveva inviato. Harry, come previsto e sperato, si irrigidisce sul sedile prima di stringere il volante così tanto, che le sue nocche assumono un colore biancastro.
«Scusa?» chiede lui curioso tutto d'un tratto. «Un ragazzo, poco fa mi ha mandato un messaggio su Twitter.» dico semplicemente, evito di farlo preoccupare, ammesso che lo farebbe, comunque.
«Ero io.» ridacchia ed io ho voglia di mandarlo a quel paese.

Che stupido energumeno: mi ha fatto preoccupare per nulla e, per di più, adesso me l'ha detto solamente perché io ne ho fatto parola. Probabilmente, se solo non avessi parlato, la mia irrequietezza per quel messaggio sarebbe rimasta nei secoli dei secoli, solo perché lui si è divertito a farmi uno scherzo stupido. Che bambino.

«Siamo arrivati?!» sbuffo quindici minuti dopo sentendomi orribilmente intorpidita.
«Mi sta venendo un ictus!» grida Harry, senza però farmi spaventare sul serio.
«È da una fottuta ora che mi tartassi, basta!» chiude gli occhi per qualche secondo e poi si passa una mano sul viso con fare esageratamente melodrammatico.
«Okay okay, la smetto...» nessuno dei due si può trattenere e, così, scoppiamo entrambi a ridere. Poggia una mano sulla mia coscia dolcemente prima di parcheggiare davanti una villa enorme, credo che la festa sia qui.

«Hai visto?! Siamo arrivati!» grida felicemente Harry mentre mi apre la portiera come solo un vero gentiluomo farebbe.
«Sì!» scoppiamo a ridere per l'ennesima volta e, senza un preavviso o una reale motivazione, mi prende imbraccio a mo' di koala e mi porta fino all'ingresso.

Bussa con un piede e, appena Niall apre la porta con un leggero scatto della chiave, mi passa a lui con un piccolo saltello, come se fossi un pallone da football e, sì, questa non era una mossa da vero galantuomo. Sono in braccio a Niall che mi sorride e alza le sopracciglia più volte, con fare malizioso e giocoso.
«Ciao...» lo saluto ridacchiando più per la situazione imbarazzante che per le sue smorfie.
«Ehi.» ribatte facendomi scendere giù con un leggero saltello che, quasi, mi fa perdere l'equilibrio. Sorrido alquanto imbarazzata e poi ci dirigiamo verso il salone già addobbato per il party.

Harry è già seduto comodamente sul divano in pelle di Niall i quali genitori, penso, non siano in casa. Mi metto a gambe incrociate accanto al mio fratellastro che sta scorrendo varie immagini su Twitter e chiudo gli occhi rilassandomi qualche secondo.
«Chi ci sarà? Oggi intendo.» chiedo al biondo che è intento a sorseggiare una birra irlandese dall'aria abbastanza forte.
«Siamo i soliti, viene anche Cindy perché Liam non poteva lasciarla a casa.» dice dopo aver ingurgitato un altro sorso bello pieno di alcool. Sbuffo sonoramente alla pronuncia di quel nome che, solo a sentirlo pronunciare, mi viene un senso omicida indomabile.

«Uh, ci farò un pensierino.» dice Harry, assumendo un'espressione maliziosa e pervertita in viso, cosa che mi altera, maggiormente; mette una mano sulla mia spalla.
«Harry?» dico richiamando la sua attenzione.
«Mh?» risponde girandosi completamente verso di me.
«Ti serve quella mano, fratello?» pronuncio il nome con molta enfasi e fastidio singolare, indicando l'arto che ha poggiato sulla mia pelle.
«Perché?» chiede ignaro della situazione, continuando a stringere la mia spalla nuda.
«Perché se non la levi subito di lì, te la stacco.» rispondo infastidita dal fatto che abbia pensato a Cindy e al suo corpo in quel modo.

Niall scoppia in una fragorosa risata mentre Harry mi guarda spaventato e leva la mano dal suo precedente posto. Penso che sia abbastanza buffo il fatto che un ragazzo come il mio fratellastro - ragazzo dall'altezza unica e i muscoli alquanto sviluppati, possa avere paura di una piccola e mingherlina ragazza come me. Sorrido per la sua faccia sconvolta e poi decido di non fare complimenti e chiedere al mio amico biondo dove tiene la birra.

«Irlandese o bionda?» risponde con un'altra domanda ed io alzo gli occhi al cielo pensando a quale di queste due scelte sia più alcolica e, di conseguenza, forte.
«Irlandese.» rispondo con un tono abbastanza retorico. Niall annuisce e mi porta in cucina, dove apre un piccolo bancone basso, all'altezza delle ginocchia, e ne estrae una bottiglia verde da un litro. Apro il tappo a pressione e, per mia ovvia sfortuna, esce tutta la schiuma schizzandomi i vestiti.
«Ma vaffanculo.» urlo in tono canzonatorio alzando le mani verso il cielo e pregando che sia tutto uno scherzo.

«Tieni, indossa questa io me ne prendo un'altra.» dice tirandomi in pieno viso la propria maglietta.
«Grazie.» sorrido sfilando la mia t-shirt e i miei pantaloncini di jeans.

Infilo il nuovo indumento e mi reco in salone dove mi siedo nuovamente vicino ad Harry con la bottiglia di birra in mano, anche se poco liquido n'è rimasto all'interno. Prendo un sorso e, quando la sostanza frizzante scorre lungo la mia gola, quasi mi affogo per il sapore troppo forte.
«Da' qua.» dice Harry strappandomi dalle mani la bottiglia per poi portarsela alle labbra e prenderne un lungo ingurgito. Appena ingoia si lecca le labbra e fa un verso d'apprezzamento che mi fa pensare di più ad un orgasmo mal riuscito.

«Non è male.» dice infine passandosi una mano tra i lunghi ricci color cioccolato. Annuisco in accordo e mi sistemo meglio il mio indumento tirandolo giù sulle cosce, in attesa che Niall faccia il suo ritorno. Quest'ultimo arriva in camera con indosso una nuova maglietta, che, per la cronaca, gli sta davvero bene, e si mette comodo sul divano accendendo lo schermo piatto che si trova di fronte a noi.
«Partita?» chiede il biondo irlandese portandosi nuovamente la bottiglia contenente l'alcol alle labbra. Io ed Harry annuiamo contemporaneamente prima di ridacchiare.

«Ehi, puoi venire un attimo con me?» chiede Niall scuotendomi leggermente una spalle nel bel mezzo della partita. Caspita, il quarterback stava per segnare!
«Certo.» sorrido leggermente e mi alzo dal mio posto facendo corrugare la fronte di Harry.

«Beh, ti prego di non uccidere Cindy stasera, okay?» dice porgendomi un'altra birra e delle patatine con del formaggio di sopra. Ne prendo una per poi mangiarla pensando ad una possibile risposta da dargli.
«Beh, basta che non mi provochi, Niall.» dico masticando avidamente quel triangolino croccante. Lui mi squadra dalla testa ai piedi e poi annuisce insicuro della mia risposta.

«Sì! Succhia!» sentiamo urlare Harry dal salone, così, non certi sul da farsi, lo raggiungiamo. Ci tranquillizziamo appena vediamo lui che esulta perché la squadra degli EMI ha segnato all'ultimo minuto. Restiamo interdetti prima di sorridere e annuire nella sua direzione, come se fosse normale quello che i nostri occhi hanno appena avuto la sfortuna di vedere. Ci sediamo, io nel bracciolo del divano e Niall accanto ad Harry - che ancora non si decide a chiudere quella fogna di bocca che si ritrova. Porca miseria, abbiamo capito che hanno vinto, ma ora basta!

Dieci birre irlandesi e due film d'azione dopo sentiamo bussare alla porta. Il proprietario di casa apre scoprendo i numerosi tatuaggi che ricoprono il corpo del mio migliore amico Zayn.
«Ehi.» si danno una spallata in segno amichevole e fraterno e si recano in salone. Dopo vari saluti e alcune battute orribili, così orripilanti da non far ridere, da parte del mio fratellastro e del biondo in questione, la casa si riempie di persone.

La testa rossa tinta di Cindy Payne sbuca dall'angolo dell'ingresso facendomi quasi, anzi, del tutto rivoltarmi lo stomaco. Non sopporto né il suo atteggiamento, né il suo culo che si aggira per casa in cerca di peni da sfamare. Ho sempre pensato che le sue gambe siano come le porte di un albergo: si spalancano per ogni cliente.

~

«Quanto cazzo abbiamo bevuto, eh?» urla Louis per coprire il suono della musica che suona, decisamente, troppo alta in casa di Niall. Rido senza un reale motivo mentre Louis si aggrappa alla mia t-shirt - quella del biondo irlandese, è l'unico indumento che ancora indosso - e la tira fino a far intravedere il seno attraverso il reggipetto di pizzo. «Lou!» lo rimprovero, per quanto possibile, in modo abbastanza bonario.

«Piccola!» Harry fa il suo ritorno dall'inferno cingendomi la vita con un braccio e scortandomi verso la gente che balla nella grande sala, dove la musica techno e l'odore del fumo mischiato a quello dell'alcol, mi fanno girare un po' la testa. Iniziamo a ballare e, a dirla tutta, questo non è una coreografia da veri e propri fratelli... insomma, i miei fianchi stanno strusciando contro la patta dei suoi jeans, ma, al momento, poco mi interessa.

«Scusa un attimo.» dice dopo avermi baciata sul collo. Spero soltanto che nessuno abbia visto questo gesto dolce, ma non tanto per appartenere ad un ''membro'' della mia famiglia.

Mentre mi guardo un po' intorno per trovare qualche altra persona con cui divertirmi, Zayn - potrei riconoscere il suo magnifico profumo maschile tra tanti - mi tira verso l'esterno della casa offrendomi una sigaretta. La prendo senza fare complimenti e, appena l'accendo, mi metto a ridere senza un motivo, cosa che fa girare il moro verso di me con faccia stranita.
«Cioè, ma ci pensi?! Sembra un cavallo!» dico indicando la chioma di foglie dell'albero sotto cui siamo.
«Si vede che hai bevuto davvero tanto, tesoro.» dice abbracciandomi e facendomi poggiare la testa sul suo petto. Sorrido a quel gesto e chiudo gli occhi rilassandomi e beandomi di quel meraviglioso profumo che ogni giorno Zayn si ostina a spruzzare sul suo corpo - non che la cosa mi dispiaccia.

«Ehi! Ti stai divertendo?!» Niall, più ubriaco di me, una cosa che mi straluna, barcolla verso di noi con un sorriso sornione in viso.
«Sì! Tu?» dico poggiando un braccio sulle sue spalle alquanto larghe rispetto alle mie minute e meno muscolose.
«Vieni con me.» dice semplicemente prima di farmi salire in malo modo le scale che conducono al corridoio dove ci sono le stanze dei ragazzi.

Mi tira dentro una di quest'ultime senza farmi ribattere nemmeno sulle sue rudi maniere. Mi sbatte alla porta bianca di legno dopo averla chiusa alle mie spalle e mi bacia con foga e prepotenza. Se non fosse per il fatto che litri e litri di alcool scorrono nelle mie vene e per la mia testa pulsante, a quest'ora gli avrei chiesto per quale motivo stia facendo scontrare le nostre labbra, ma lascio correre e mi abbandono alla passione.

~

Mi sveglio grazie al mio essere abbastanza mattiniera e mi guardo intorno con un occhio ancora chiuso. Questa non è la mia stanza né quella di mio fratello, quindi, il quesito che il mio cervello al momento continua a porsi è: dove caspita mi trovo?! Giro la testa verso un rumore che sento dal mio risveglio e quello che vedo mi sconvolge nettamente. Che cosa ci faccio io nel letto di Niall?!

Mi alzo lentamente da quest'ultimo ricoperto dalle lenzuola bianche, cercando di far meno rumore o movimento possibile, affinché il ragazzo che giace sul materasso non si svegli. Mi reco in bagno e, dopo aver vomitato anche l'anima nella tazza aperta del water, mi guardo allo specchio. Indosso una maglia bianca senza reggiseno al di sotto e i miei capelli lunghi sono sistemati, per quanto possano definirsi "ordinati", in una crocchia disordinata abbastanza alta. Mi sciacquo il viso cercando di mettere insieme i pensieri offuscati che inondano la mia testa. Non capisco davvero, nonostante la sbronza sia finita, perché sono seminuda in casa di un mio amico.

Raggiungo di nuovo la camera da letto e osservo il ragazzo che ancora dorme; sento il suo leggero russare, quasi un mormorio piacevole che si espande per la stanza. Cerco di riflettere meglio sugli avvenimenti che sono accaduti la notte scorsa, ma, per l'ennesima volta, l'unica cosa che riesco a ricordare è il bacio con Niall e tanto, tantissimo alcol.

Mentre sospiro per la mia scarsa memoria, il ragazzo mugola e si sveglia girandosi completamente verso la mia direzione. Io sorrido timidamente e gli do il buongiorno, avvicinandomi ed esitando a parlare subito per il suo sguardo confuso.
«Che cazzo è successo?» chiede strofinandosi gli occhi e guardandomi in modo dolce e stranamente comprensivo.
«Non lo so, non ricordo niente; tu?» domando sperando di una risposta positiva che, però, non arriva.
«No, ero troppo ubriaco...» si guarda intorno massaggiandosi le tempie.
«Beh, vuoi fare colazione?» chiede guardandomi il seno per poi leccarsi le labbra e mordersi quello inferiore roseo e carnoso.

Cavolo, avevo dimenticato di essere praticamente quasi nuda e aver dormito con lui in questo abbigliamento. L'imbarazzo che sto provando si manifesta facendomi diventare tutta rossa in viso e la cosa sta facendo ridacchiare Niall che, dopo essersi alzato, mi abbraccia calorosamente. Ricambio quel gesto dolce alquanto infantile con un po' di riluttanza e dopo ci avviamo in cucina.

Mentre estrae due tazze dalla mensola più alta sopra il frigo, tanto alta che si deve mettere in punta di piedi per poterla raggiungere, il mio stomaco brontola a gran voce facendo scoppiare il mio amico a ridere.
«Shh.» cerco di zittire il mio stomaco massaggiandolo per bene.
«Sei affamata eh?» ridacchia ancora prima di passarmi la tazza piena di caffè all'interno. Sorrido portandola alle labbra beandomi di quel profumo e quel meraviglioso gusto amarognolo che tanto mi rilassa.

«Quindi... Tu proprio non ricordi niente?» chiedo riferendomi alla sera prima, sorseggiando un po' del liquido scuro che è ancora caldo.
«No, so solo che ti ho baciata.» dice guardandomi con un espressione interrogativa, come se aspettasse una conferma.
«Sì, questo lo ricordo anch'io.»  dico sorridendo lievemente per non fargli capire che forse è stato un enorme errore.
«Cazzo!» alla fine sbuffo sonoramente e sbatto la tazza al tavolo facendo riversare il liquido un po' al di fuori bruciandomi la mano destra.
«Porca troia.» tiro via la mano dal suo precedente posto e la agito avidamente in aria, sperando che quel poco di ''vento'' fresco, creatosi dal movimento veloce del mio arto, mi dia un po' di sollievo.

«Oh dio, vieni Holland.» nonostante la mia pelle gridi pietà per il dolore e il mio cervello cerchi di sviluppare dei ricordi meno offuscati della notte precedente, non ho potuto fare a meno di cogliere il lato perverso della frase. Lo seguo fino al bagno dove, dopo aver preso bende e disinfettante necessario, mi fascia la mano in modo a dir poco delicato.
«Grazie e scusa.» abbasso lo sguardo sulle mie mani che, improvvisamente, sono diventate interessati.
«Per cosa ti stai scusando?» chiede sorridendomi lievemente e prendendo la mia piccola mano fasciata tra le sue grandi. Alzo lo sguardo verso il suo, perdendomi in quell'immenso blu scuro, e inizio a formulare varie parole, sperando che lui capisca nel migliore dei modi.
«Beh, per aver gridato ''cazzo'' prima, tu non c'entri niente, ma io vorrei davvero tanto sapere cosa ho fatto ieri sera.» gli spiego mordendomi il labbro inferiore.

«Sta' tranquilla. Ti aiuterei, ma purtroppo neanche io so cosa abbiamo realmente fatto.» dice mordicchiandosi un unghia a causa del suo nervosismo. Non lo biasimo, però.
«Beh, se vuoi cerchiamo di ripercorrere piano piano la giornata...» propone sorridendo lievemente.

Senza dargli una risposta, mi alzo e mi metto la testa tra le mani, sforzandomi di ricordare tutto, ma niente. Non ricordo assolutamente niente e la cosa mi fa infuriare.

«Beh, fino al bacio ricordiamo, no?» mi conduce in camera sua e chiude la porta.

«Allora, potremmo chiedere a qualcuno, no?!» mi viene in mente un'idea e, così, chiamo velocemente Harry, ma quest'ultimo non risponde neanche dopo dieci squilli.
«Chiamo Angie?» chiede rigirandosi il ciuffo tra le dita. Annuisco e aspetto che le risponda.

Dopo qualche minuto di conversazione, lasso di tempo in cui la faccia di Niall cambia espressione continuamente, riattacca il telefono lanciandolo sul letto.
«Mi ha detto solamente che quando è andata in bagno,» indica con la mano la stanza accanto alla sua, «ha sentito vari rumori, ma non se n'è curata più di tanto perché gli veniva da vomitare.» dice massaggiandosi per l'ennesima volta le tempie.

«Quali vari rumori?» chiedo aggrottando le sopracciglia, spaventandomi letteralmente.

«Non so, mi ha detto solo ''vari rumori, come qualcosa che sbatteva''. Tu pensi che...?» chiede retoricamente ed io, per mia sfortuna e pura ovvietà, mi affogo con la mia stessa saliva.

Mi siedo nel letto senza rispondere e prendo la testa fra le mani riflettendo su quello che ha appena detto Niall.

«Niall che stiamo facendo?» chiedo mentre continua a baciarmi sbattendo il suo bacino contro il mio che, di conseguenza, batte alla porta chiusa della sua camera.
«Non lo so, piccola.» mi dice continuando a lambire la pelle sotto il mio orecchio - punto che da leggermente fastidio.
«Oh, cazzo!» dico ansimando quando palpa avidamente e possessivamente il mio sedere facendomi strabuzzare gli occhi.

«È vero?» chiede mentre mi spoglia dalla sua t-shirt che indossavo da ormai qualche ora. Resto in reggiseno davanti ai suoi occhi famelici che, ora, a causa della lussuria, sono diventati più scuri e le pupille si sono dilatate più del normale.

«Cosa, scusa?» domando ignara della situazione, mentre con una mano raggiungo i suoi folti capelli biondi.

«Sei davvero ancora vergine?!» chiede prima abbassarmi le mutande e posizionare una mano nel centro.

Risucchio un respiro e annuisco timidamente, anche se, in questa situazione, tutto siamo tranne che imbarazzati.

Strabuzzo gli occhi quando mi rendo conto di quello che ho appena ricordato.

«Niall! Abbiamo un grave problema.» urlo scoprendo le lenzuola che giacciono sul letto.

Urliamo all'unisono quando vediamo la macchia color rosso sangue nel materasso.

Angolo autrice

Ciao a tutti! Bene, oggi è il 13 giungo ed io ho concluso il primo esame: la prova scritta d'italiano. Quella che dovrebbe festeggiare sono io, ma non vedevo l'ora di farvi un regalo e, così, ho deciso di pubblicare un nuovo capitolo.
E allora... Che ve ne pare? Ve l'aspettavate tutto questo?
Spero che il capitolo vi piaccia. Cliccate quella magnifica stella e commentate anche per farmi sapere se volete che continui o che elimini la storia.
Fino a settembre pubblicherò una volte ogni due settimane o prima.
Grazie di tutto. Grazie a chi visualizza, a chi vota, a chi commenta, a chi mi fa complimenti in privato e a chi mi sostiene.
Alla prossima.

La vostra Tori.

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