10. Cut and psicology.
Gemma si taglia. E questa non è una cosa da sottovalutare; lei, non solo ha un grosso problema, ma non ne ha neanche parlato con suo fratello a giudicare dalla sua espressione confusa e sorpresa.
«Che cazzo sono questi?» urla Harry afferrando il polso lesionato della povera ragazza che, adesso, sta piangendo.
«Oh dio, non dovevi scoprirlo...» comunica a bassa voce cercando di strozzare i singhiozzi che minacciano di uscire dalle sue labbra.
«Gemma, posso parlarti un momento?» chiedo io gentilmente, afferrando la ragazza dal braccio. Quando lei è dietro di me, come se io fossi uno scudo per proteggerla dalla furia del fratello, apro bocca per parlare.
«Puoi ritornare con Angie? Per favore.» piego la testa verso destra e sorrido leggermente ad Harry. Lui annuisce regolarizzando il respiro e dà un'ultima occhiata a sua sorella.
«Andiamo.» la incito dolcemente a raggiungere la riva.
«Prendi le mie chiavi per favore?» chiedo più dolcemente possibile indicandole la mia borsa dov'è riposto il telecomando della mia Lamborghini.
«Sì.» si asciuga la piccola lacrima che si era formata alla fine dei suoi grandi occhi scuri e mi porge l'oggetto.
Saliamo in macchina e la guardo prima di accendere il motore e sfrecciare verso casa.
«Da quanto?» chiedo ad un tratto senza mai staccare gli occhi dalla strada davanti a me.
«Cosa?» con la coda dell'occhio vedo che mi osserva ancora con le lacrime agli occhi.
«Da quanto tempo ti fai del male?» ripeto la domanda in modo più esplicito, cercando di non offenderla.
«Non ne posso parlare.» singhiozza poggiando la testa sul vetro fresco del finestrino - quasi le dico che così me lo sporca, ma sembrerei troppo insensibile.
«Gemma, a me puoi dire tutto. Prometto di non dire niente.» la guardo per qualche secondo, valutando attentamente la sua espressione.
Passano minuti di silenzio, i quali mi sembrano infiniti, ed inizia nuovamente ad aprir bocca.
«Mi dispiace.» dice semplicemente prima di mettere una mano sul mio ginocchio sinistro.
«Beh, se hai bisogno di parlare io sono qui, ricordalo.» parlo come se la conoscessi da tempo e ritorno a concentrarmi sulla strada.
Cinquanta chilometri dopo, infinitamente stanche e sconcertate, arriviamo a casa. Questa mattina era stata organizzata in modo tale che noi piccoli adolescenti dagli ormoni in subbuglio ci divertissimo, ma, ovviamente, è precipitato tutto. Chi l'avrebbe mai detto che Gemma, nonché ragazza splendida, allegra e solare, si taglia? Abbandono i pensieri poco sani per il mio povero cervello ed entro in casa, seguita dalla ragazza frustrata dietro di me.
«Una sola domanda: perché tuo fratello non lo sapeva?» chiedo gentilmente, stranita dal fatto che Harry non l'abbia mai notato in quest'ultimo periodo.
«Holland.» mi ferma bruscamente mentre cerco di salire i gradini che mi distanziano dalla nostra camera.
Mi giro lentamente e annuisco in modo tale che prosegua la frase.
«Vale ancora la promessa del ''non dico niente a nessuno''?» chiede sorridendo leggermente. Inclino la testa verso destra e gli afferro la mano trascinandola, letteralmente, verso la nostra stanza. Questa ragazza ha bisogno di parlare e sfogarsi con qualcuno, non voglio che cominci nuovamente a graffiare la sua candida pelle.
«Bene. Ti dico solamente una cosa: quando ti senti spaventata da quale possa essere il mio giudizio, non preoccuparti; non potrei mai giudicare una persona bella e solare quanto te.» faccio una piccola premessa prima che lei inizi con il suo monologo.
«Okay...» si asciuga una lacrima solitaria che solca il suo volto arrossato e stravolto dagli avvenimenti di questa mattina che in tutto doveva sfociare, tranne che questo dramma.
«Io non sono quello che tutti pensate...» dice così a bassa voce che quasi non la sento, mentre gioca e tortura le sue piccole e sottili dita.
«Mi taglio dall'età di sedici anni.» dice guardandomi negli occhi; quindi deduco che sono già anni che questa tortura va avanti.
«L'anno precedente all'inizio di tutta questa "tragedia",» mima con le dita le virgolette per sottolineare l'ultima parola, «io mi sentivo diversa da tutte le altre ragazze del liceo. Io ero l'unica a cui piacevano maggiormente le moto, le macchine, i film d'azione... insomma, tutto quello che, solitamente, dovrebbero amare i maschi, no?» annuisco e lascio che continui il suo piccolo, ma importante discorso.
«Beh, da quel momento in poi, ho capito di essere diversa, ma ancora non sapevo in che modo, fino a quando...» non termina quella piccola subordinata che scoppia in un pianto liberatorio.
Annuisco lievemente aspettando che continui il suo piccolo ''flashback'' e mi metto in una posizione comoda sul grande letto.
«Fino a quando non ho conosciuto Angie.» la mia espressione si fa sempre più confusa e cerco, inevitabilmente, una spiegazione.
«No, non Angie Foster.» continua sventolando energicamente le mani a destra e a manca.
«Si chiamava Angie Brinley. Era la ragazza più bella che io avessi mai visto: occhi scuri, ma belli a modo suo, capelli castano chiaro e lunghi, fisico perfetto... Cazzo, Holland, era la copia perfetta della Madonna.» ridacchia tra le lacrime forse pensando ad un avvenimento del passato.
Sorrido inclinando il capo di lato aspettando che continui.
«La prima volta la vidi seduta alla mensa scolastica, fui così maldestra che inciampai sui miei piedi per andare a presentarmi.» si copre il viso con le mani diventando rosea sulle guance.
«Da quel momento fummo inseparabili, io ero sempre a casa sua e viceversa; eravamo come la Nutella e un'adolescente con il ciclo, necessariamente insieme.» ridacchiamo entrambe al suo piccolo e strano paragone, ma veritiero.
«Qualche mese dopo lei si mise insieme ad un ragazzo e, da lì, ho capito che non la vedevo solo come un'amica; la vedevo come qualcosa di più.»
La sua rivelazione mi lascia a dir poco sorpresa, che sia mai quello che ho capito io?
«Beh, quando si sono lasciati, io ho provato a parlargliene e lei mi ha confessato di essersi fidanzata con Mike,» intuisco che è il ragazzo di cui parlava prima, «solo perché voleva capire cosa le piaceva dei maschi... Lei mi ha detto esplicitamente che quando l'ha portata a letto e l'ha visto nudo, non ha provato niente. Certo, non poteva negare che fosse un bel ragazzo, ma niente attrazione né fisica né sentimentale.» quando parla di questa Angie, le se illuminano gli occhi.
«Allora io ho confessato tutto quello che provavo realmente e da quel giorno non fummo più ''Angie e Gemma, le migliori amiche", ma ''Gemma ed Angie, la piccola coppia''.» quando pronuncia quella parola, la mia bocca - parte della mandibola per esattezza, tocca terra.
«Beh, è andato tutto bene fino a quando i suoi zii, abitava con loro, non l'hanno scoperto... Ha subito violenze sia fisiche che mentali per alcuni mesi, poi ha deciso di non voler soffrire più e mi ha lasciato, spezzandomi il cuore.» altre lacrime, di odio e tristezza repressa, le solcano il viso.
«Il giorno dopo, quando avevo iniziato a realizzare il tutto, ho afferrato la lametta invitante che era poggiata nella vasca, e l'ho trascinata sulla pelle del mio polso. Il sangue scorreva, Holland, trascinandosi gran parte dei problemi che, cazzo, mi stavano torturando.» si tocca con l'indice i tagli che affiorano nella pelle delle sue braccia, ferite che implorano di essere curate e medicate.
«Quindi, tu sei lesbica?» chiedo più chiaramente ed esplicitamente possibile.
Lei si guarda intorno, come se qualcuno o qualcosa la potesse ascoltare o quantomeno spiare, e ritorna a guardarmi con occhi lucidi.
«Lo so, sono malata.» ammette scoppiando di nuovo, per la milionesima volta in una sola mattina, in lacrime e singhiozzi.
«No! Non lo sei!» scatto io, tirandola sù.
«Essere omosessuali, non significa assolutamente essere malati!» continuo il mio piccolo progetto d'incoraggiamento.
Odio che la gente pensi che i gay siano diversi dagli etero. Non è assolutamente vero. Perché far finta di provare attrazione per il sesso opposto quando non è vero? Non avrebbe senso; ognuno deve seguire il proprio istinto. Ed io sono una di quelle persone, purtroppo; non che non segua i miei stessi consigli (essi si possono definire tali?), ma a volte esagero.
«È per questo che quando parli di Angie, la nostra Angie, ti si illuminano gli occhi?» ora collego il tutto.
Annuisce e mi abbraccia senza un vero motivo, ma ricambio il gesto con tanta euforia e comprensione.
A Harry: Ti prego torna a casa, tua sorella sta bene.
Mando un messaggio ad Harry per avvisarlo che qui, con sua sorella, è tutto a posto. Testo molto breve, ma di grande importanza. Dio solo sa in che orribile situazione siamo.
Da Harry: Sto arrivando. Oggi ci ha aspetta un'altra lezione! ;)
Non capisco come possa essere così insensibile alla situazione critica di sua sorella! Certo, gli ho comunicato che non è nulla di grave, ma se mia sorella si tagliasse a quest'ora avrei chiamato pure il mago Merlino per poter farla smettere. Ma, ovviamente, dimentico che lui è un maschio dagli ormoni in subbuglio, quindi il suo unico pensiero fisso è il sesso. Ridacchio pensando a quello che oggi mi potrebbe insegnare e ritorno a cucinare la pasta che Gemma tanto vuole.
Mentre aggiungo il pepe all'impasto delle uova strapazzate, sento bussare alla porta e successivamente aprirla direttamente.
«Ehi.» mi abbraccia da dietro il mio fratellastro dai capelli ricci e disordinati in testa.
«Ciao.» sorrido maliziosamente e mi giro verso il suo viso, sapendo che in casa non c'è nessuno - Gemma ha detto che doveva uscire per schiarirsi le idee. Le nostre labbra si sfiorano, ma non si toccano definitivamente; mi piace quando lui usa questi stratagemmi per farmi impazzire lentamente. In pratica, se non fosse per la sua strabiliante bellezza, sarebbe solo un stronzo.
«Stasera io dormirò da Zayn e tu da Allison.» dice facendomi l'occhiolino.
«Ma sono fratelli, abitano nella stessa casa, Haz.» noto il piccolo particolare, cogliendo, solo dopo qualche secondo, il suo vero intento.
«Appunto, prendiamo per il culo i nostri e andiamo, no?» dice come se stesse parlando con la sua complice, quale, in realtà, sono.
«O magari, non ti va...» divaga prima di mordersi il labbro con cotanta forza che assume un colore biancastro.
«O magari, mi va...» dico prima di avventarmi sulle sue labbra.
Avevo programmato di dargli semplicemente un bacio casto, ma lui ha preferito dare inizio ad una vera e propria pomiciata.
«Oh dio. Ho bisogno di te, adesso, cazzo.» ansima tra un bacio e l'altro facendomi eccitare e diventare rossa allo stesso tempo.
«Mh, porca troia.» geme prendendomi in braccio a mo' di koala e spingendo il bacino contro il mio.
«Non offendere Cindy.» ridacchio prima di buttare un piccolo urlo stridulo per l'effetto che il suo corpo tonico e perfetto ha su di me.
«Andiamo di s-sopra.» stringe il mio sedere così fortemente che mi fa quasi trasalire e si avvia, con me tra le braccia, verso la sua camera.
«Oh dio.» gemo respirando pesantemente, per quanto possibile, quando afferra un mio seno e lo stringe nella sua grande mano. Bacia il mio collo con le sue labbra umide e, poi, ci soffia di sopra facendomi rabbrividire.
«Oh.» dico quando infila una mano nei miei slip, attraversando i pantaloncini.
«Cos...» non riesco a finire di formulare la frase che lui infila un dito dentro di me.
«Sei bagnata, piccola.» dice al mio orecchio uscendo l'indice dalla mia entrata e portandoselo alle labbra. Succhia avidamente la parte della sua mano e, dopo averla inumidita attentamente, la riporta alla mia aera pulsante. Immerge la mano nei miei slip ed inizia a fare cerchi veloci sul mio clitoride, facendomi avvampare.
«Vuoi provare una cosa nuova?» chiede velocizzando i movimenti mentre i miei mugolii producono eco nell'aria. Annuisco incapace di parlare o, per meglio dire, di respirare come una persona normale farebbe.
«Perfetto.» lascia un bacio abbastanza casto e veloce sull'angolo della mia bocca e poi mi fa distendere sulle lenzuola fresche. Dopo avermi fatto mettere maggiormente comoda e aver buttato i miei pantaloncini solo Dio sa dove, si mette sopra di me a cavalcioni. Sento la sua erezione premere contro la mia aerea che, ancora, è impaziente di ottenere un po' di piacere.
«Non gridare, okay?» dice prima di sfilarsi la t-shirt bianca che, prima, fasciava perfettamente il suo corpo muscoloso e tonico.
«Eh?» in un primo momento penso che debba penetrarmi e, così, porto istintivamente le mani davanti la mia intimità impedendogli il tatto o la vista. Ma, successivamente, quando lui scuote la testa divertito, capisco che non vuole portar via la mia verginità e, quindi, sposto le mani dal mio basso ventre.
«Tranquilla, piccola.» mi dà un bacio sulla fronte e poi si sfila i jeans scuri che indossava.
Mi guarda maliziosamente e, dopo, si posiziona tra le mie gambe.
«Cazzo.» da una leggera spinta contro il mio piccolo corpo intrappolato tra il materasso ed il suo peso.
«Ruota i fianchi, tesoro.» ordina dolcemente, prima di afferrare la mia vita e concludere quello che lui aveva appena detto. Inizia a spingere come se stessimo facendo sesso, ma, in realtà, il suo pene è coperto dai boxer, che al momento mi impediscono la visuale di quel meraviglioso panorama. Continua a spingere in corrispondenza della mia intimità che, ad ogni spinta, diventa più bagnata e fremente.
Per una seconda volta in pochi minuti i miei piccoli, ma costanti gemiti e mugolii si diffondono nell'aria sempre più rarefatta.
«Cazzo, di più, porca troia.» affanno tra queste parole in piccoli urli striduli e fastidiosi anche per le mie orecchie, come lo sarebbero le unghia di un gatto su una lavagna.
«Sto per ven-venire!» ringhia Harry afferrando i miei polsi e posizionandoli sopra la mia testa, impedendomi qualsiasi tipo di movimento. Quando aumenta la velocità, lascia andare le mie povere articolazioni doloranti e stringe i miei fianchi adagiando i suoi movimenti veloci e costanti.
Borbotta qualcosa che non è udibile alle mie orecchie ed inizia a respirare molto più pesantemente di prima. Quando sento un dolore molto piacevole - più che un ''malessere" è una sensazione abbastanza sconosciuta, nel basso ventre, afferro i suoi ricci in due pugni.
«Merda.» mugola quando li tiro un po' verso il basso e alzo il bacino cercando maggiore contatto.
«Porca puttana.» lascio uscire dalle mie labbra un'imprecazione prima di venire grazie alle spinte maggiori di Harry.
Quando grido leggermente per la liberazione che nel mio corpo inizia ad espandersi, sento le mutande del mio fratellastro - odio chiamarlo così perché mi ricorda troppo gli errori che stiamo commettendo - bagnarsi, segno che anche lui è venuto.
Qualche minuto dopo ci alziamo entrambi e andiamo a fare una doccia.
«Ma dai!» si lamenta Harry afferrando la maniglia della porta del mio bagno riferendosi al fatto che non voglio lavarmi in sua compagnia.
«Abbiamo appena finito di fare quella cosa.» divento leggermente rossa essendo consapevole del fatto che non so il nome con cui indicare quelle nostre azioni poco innocenti.
«Sesso a secco, Holly.» si avvicina e mi preme contro il vetro della doccia, facendolo cedere e, di conseguenza, caderci dentro come degli ebeti.
«Sei unico, dico davvero.» rido allegramente prima di appendermi alle sue spalle e baciarlo con foga.
Le nostre lingue si sfiorano casualmente qualche volta e, l'unico rumore che si sente in casa mia è quello dello scorrere dell'acqua della doccia - si è aperto il rubinetto quando c'ho sbattuto la schiena contro - e quello delle nostre labbra che si scontrano e succhiano ogni volta che ne hanno l'opportunità. Porta la sua grande mano sul mio seno per poi stringerlo delicatamente e massaggiarlo come se fosse qualcosa di prezioso.
«Cazzo.» dice guardandomi negli occhi e, dopo aver esaminato attentamente le mie iridi verdi, mi bacia di nuovo fregandosene dell'acqua che sta uscendo imperterrita cadendo sulle nostre nuche ormai fradice.
«Harry.» mi stacco qualche minuto dopo in modo svogliato per poter parlargli serenamente.
«Possiamo parlare dopo esserci lavati?» chiedo gentilmente sistemandogli una ciocca di capelli caduti sulla fronte bagnata.
«Okay.» dice semplicemente prima di alzarsi bruscamente da sopra il mio corpo e di lasciarmi sola nel bagno.
«Lavati velocemente, devo farmi anch'io una doccia.» urla attraverso la porta del bagno quando io mi alzo dalla ceramica bianca che è il piatto della doccia.
Mentre mi pongo un bel po' di domande sull'atteggiamento scontroso che Harry ha avuto pochi istanti fa, entro nella doccia ed inizio a lavarmi. Passo lo shampoo sui miei capelli arruffati e disordinati che, ormai, hanno assunto la forma e la consistenza di un nido. Appena sono soddisfatta del profumo che il mio corpo ha preso, esco da quel piccolo spazio e avvolgo un asciugamano bianco attorno al mio corpo dove noto sono presenti alcuni lividi - tra la rissa con Allison e i succhiotti di Harry, il mio corpo cederà presto. Non che mi dispiaccia, comunque; non mi lamento.
Mi dirigo in camera mia cercando ancora, invano, di capire perché Harry si è voltato in quel modo quando prima, invece, era stato ''normale'': né troppo dolce, né troppo scontroso. Quel ragazzo è davvero strano e, giustamente, non lo penso solo io. Più penso al fatto che sia lunatico, più mi arrabbio, anche se, infine, non presto molto attenzione a quello che il mio cervello elabora. Prendo un paio di bermuda, una canottiera abbastanza larga per essere indossata da una ragazza magra come me ed un paio di Vans. Infilo il tutto velocemente e mi avvio verso la cucina non solo per mangiare, ma anche per avvisare Harry che, se vuole farsi una doccia, ora può.
«Stavo pensando...» inizia a parlare mentre vede che entro nella grande sala. Lui è seduto sul divano con in mano una bottiglia di birra e i piedi incrociati poggiati sul tavolino difronte a sé.
«Questa sera mi va di uscire con Zayn, quindi rimandiamo.» afferma in tono abbastanza deciso afferrando il suo cellulare che era riposto sul bracciolo in pelle del divano.
«Beh, non puoi rimandare con lui?» chiedo speranzosa di una risposta affermativa, la quale non arriva o, almeno, non esplicitamente.
«Scusa ma voglio andare in quel pub di cui mi parlava la scorsa volta Liam. Ha detto che ci sono belle ragazze.» finisce di darmi una minima spiegazione un po' urtante - devo ammettere con mio grande sconcerto - e mi da fastidio questo suo menefreghismo.
«Sai che c'è?!» alzo un po' il tono della voce per rendere più chiaro il concetto.
«Vai a farti fottere da quelle troie, poi chiedi a loro aiuto!» urlo ancora più forte di prima diventando rossa in viso, facendo salire la mia adrenalina alle stelle.
«Pezzo di merda.» mormoro a bassa voce prima di iniziare a correre su per le scale cercando di sbollire la rabbia, perché è questo. Rabbia. Ed odio.
Detesto il fatto che lui debba sempre far quello che vuole fregandosene di quello che, magari, la gente possa pensare o provare.
«Che cazzo ti prende?» mi blocca un polso proprio appena poggio il piede nell'ultimo gradino che mi divide dal corridoio principale.
«A me? Cazzo prende a te, semmai!» strattono via la mia articolazione e vado verso la mia camera, appena giunta all'interno chiudo con violenza la porta fregandomene del parere dei vicini su come ''questa ragazza fa troppo rumore''.
«Apri questa cazzo di porta!» urla sbattendo il pugno chiuso nel legno duro e bluastro della porta che ci divide. Appoggio la schiena a quest'ultima e scivolo piano piano giù, fino ad atterrare con il sedere a terra e le ginocchia vicino al petto.
«Holly, scusa. Ma ti prego apri!» implora il mio fratellastro bussando ancora sperando di farmi aprire. Si sbaglia di grosso se pensa che una futile scusa possa farmi cambiare idea; non mi conosce ancora bene.
Senza farmi sentire giro la chiave per sbloccare la serratura e scappo - sempre in assoluto e regnante silenzio, verso la finestra, da dove esco. Mi arrampico sulle tegole del tetto e raggiungo quest'ultimo cercando la piccola scala antincendio che mia madre, donna che non ho ancora perdonato, ha insistito tanto per far montare. Appena atterro sulla ghiaia del piccolo giardino che fa da confine alle altre case, sento la porta di camera mia sbattere e, così, corro più veloce che posso verso il retro dove è posteggiata la mia auto.
Entro in quest'ultima e digito velocemente il numero di Gemma per vedere dove si trova e se la posso raggiungere. Sono ancora sconvolta del fatto che lei si tagli, che lei non sia etero non me ne potrebbe fregare di meno, ma il fatto che a causa di questa cosa lei abbia iniziato a farsi del male, mi dispiace. Dopo qualche squillo risponde e, senza esitare, sorrido e le chiedo dove si trovi.
«Sono al parco vicino casa nostra, raggiungimi se vuoi, Holland .» dice attraverso il microfono del mio iPhone.
Non me lo faccio ripetere due volte e raggiungo il luogo da lei nominato. Non c'è molta gente quando arrivo a destinazione. Le panchine sono vuote, le altalene cuociono al sole senza che i bambini le usino e i tavoli da picnic posizionati sotto gli alberi sono inutilizzati. E forse è per questo che oggi la gente è rimasta a casa a quest'ora: fa troppo caldo. La pelle sudata, i capelli che si appiccicano al collo e i piedi esageratamente intorpiditi: questi sono gli effetti del caldo umido di Londra. Per quanto io ami questa città, non posso non ammettere che è davvero strana. Domani, o da un momento all'altro, potrebbe iniziare a piovere.
Ad interrompere i miei pensieri climatici è Gemma che mi chiama da un posto all'ombra sull'erba.
«Come va?» l'abbraccio più forte che posso sperando che abbia capito che io sono qui per lei e per nessun altro. Quando ho saputo che si taglia ed il motivo per cui commette queste azioni considerevoli al suo piccolo e innocente corpo, stavo impazzendo. Mi chiedo come una ragazza così perfetta e solare possa nascondere tutta questa sofferenza, tanto dolore al tal punto da arrivare a lesionare il proprio corpo con tagli e marchi che non scompariranno.
«Possiamo parlarne?» chiede lei mettendosi più vicina a me. Io annuisco impercettibilmente e ricordo a me stessa che devo essere una buona sorella per Gemma.
«Beh, non voglio dell'aiuto, okay?» mi chiede guardandomi dritto negli occhi, come se volesse farmi capire e afferrare l'importanza colossale del concetto.
«Non voglio che mio padre o mia madre mi portino in un ospedale psichiatrico, o peggio ancora da uno psicologo, perché non mi serve.» prende un sospiro profondo e continua a parlare appoggiando la sua schiena al tronco dell'albero dietro di noi.
«Beh, potrei smettere, ma non voglio.» dice semplicemente.
Quando pronuncia quelle parole vorrei gridargli che quello che sta dicendo è da persona malata e dipendente, ma mi contengo e pronuncio un flebile ''okay''. Cerco di mettermi nei suoi panni e provare a sentire le sensazioni troppo forti che la investono dal momento che ha scoperto questa sua ''diversità'', se così si può chiamare. Per quanto io possa capire quanto è stato difficile vivere con questo segreto - dato che, prima di stamattina, nessuno sospettava che lei potesse essere un'autolesionista, non riesco ancora ora a comprendere come lei possa preferire fare del male alla propria pelle.
«Mi stai ascoltando?» mi richiama mia sorella scuotendomi leggermente un braccio. Scuoto la testa e mormoro uno ''scusa'', maledicendomi per il semplice fatto che non sto ascoltando una persona che ha bisogno d'aiuto.
«Perché Harry non lo sapeva?» chiedo d'un tratto pensando al ragazzo dai capelli ricci e gli occhi verdi.
«Lui si è sempre preoccupato per me, anche quando subivo atti di bullismo lui...» non le faccio terminare la frase che l'abbraccio di scatto, senza un minimo preavviso.
«Tu subivi atti di bullismo.» dico più come un'affermazione che una domanda. Non capisco come lei possa nascondere dentro di sé tutte queste emozioni a dir poco forti solo per una ragazza di diciannove anni.
«Sì...» lei risponde ugualmente stampandosi in faccia un sorriso troppo grande per affrontare l'argomento di cui stiamo parlando.
«E allora perché ora stai sorridendo?» mi stacco un po' dal suo corpo caldo per guardarla negli occhi: voglio vedere se è sincera.
«Perché sono felice di avere quella sorella che non ho mai avuto.» dice lei prima di sorridere ancora di più svelando due meravigliose fossette sulle guance che tanto caratterizzano la famiglia Styles.
Prima che possa rispondere altro per farle capire che io penso la stessa identica cosa, qualcuno si avvicina a noi a grandi falcate. Quasi mi rannicchio sul mio posto per lo spavento.
«Per quelle assurdo motivo lo fai?!» grida il ragazzo a Gemma.
Angolo autrice
{CAPITOLO DEDICATO A RICCARDO CARUSO CHE MI SOSTIENE SEMPRE E MI AIUTA IN SITUAZIONI DIFFICILI}.
Ed eccoci di nuovo qui! Ho aggiornato in soli tre giorni! Il capitolo vi piace? L'ho scritto in un momento d'ispirazione e, devo ammettere, è stato un piccolo regalo perché ora avrò gli esami e quindi non pubblicherò come prima. Prometto però che, durante i tre mesi estivi, pubblicherò almeno un capitolo ogni due settimane.
Gli esami si avvicinano, auguro a tutti buona fortuna (compresa me stessa, perché ne ho bisogno di tanta) e come sempre vi ringrazio. Quasi 400 voti in soli 9 capitoli, wow.
[1] Se non vi dispiace, oltre a cliccare quella bellissima stellina, potete lasciare qualche commento su cosa vi aspettate in un nuovo capitolo o cosa ve ne pare fin ad ora? Grazie.
[2] Ho preparato il prologo per una storia Larry Stylinson, chi la leggerebbe? Stasera o domani pubblico.
Grazie di tutto. Buonanotte.
La vostra Tori.
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