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09. The police.

«Alle quattro a casa mia, intese?» chiedo attraverso il mio iPhone, ad Angie.

«Okay. Grazie mille.» dice prima di attaccare.

«Cos'ha detto?» chiede Gemma impaziente arrotolandosi una ciocca di capelli attorno all'indice.
«Che tra un po' è qui.» rispondo ridacchiando per tutto questo suo entusiasmo.
«Poi andiamo a fare shopping?» sfoggia un sorriso che parte da un orecchio a va all'altro. Sogghigno nuovamente, forse per la seconda volta in un giorno, e annuisco facendo spuntare ai lati delle mie labbra delle fossette.
«Viene con noi Angie, vero?» chiede per l'ennesima volta e io alzo gli occhi al cielo.
«Perché t'interessa tanto?!» sbuffo incrociando le gambe sul mio grande letto.
«No, niente...» fa la vaga e ritorna a guardare il suo cellulare.

Sentiamo un leggero bussare alla porta e così, dopo aver gridato un ''siamo morte'', vediamo i ricci di Harry spuntare attraverso il legno della porta.
«Volete fare un giro?» chiede prima di passarsi una mano tra i capelli che, sono così lunghi, che tra un po' toccheranno terra.
«Okay.» rispondiamo all'unisono io e Gemma prima di alzarci e andare verso la scarpiera per recuperare le nostre scarpe.

Appena infilate ai piedi ci dirigiamo al piano di sotto dove, per mia grande sfortuna, ci sono Des e mia madre - se così si può definire una donna con pensieri del genere, stesi sul divano. Con tutte le mie forze, spero che quella donna stravaccata sul tessuto in pelle, non mi veda, ma ovviamente mi nota prima che possa mettere piede fuori dalla porta d'ingresso.
«Holland, posso parlarti un minuto?» mi chiede la donna prima di alzarsi dal divano e raggiungermi.
«No.» detto questo mi precipito fuori casa seguita da Gemma ed Harry che, invece, da "figli" educati, hanno salutato.

«Dove andiamo?» mia sorella - adoro definirla così, cerca di cambiare argomento e alleggerire la tensione in modo maldestro e impacciato.
«Non so... Pensavo che magari potreste fare un giro con Angie ed io, invece, sto un po' con Zayn e Louis.» propone Harry passandosi una mano tra i capelli, senza mai distogliere lo sguardo concentrato dalla strada.
«Beh, per me va bene.» dice la bionda timidamente, è persino arrossita e non ho ancora capito il perché di tutto questo mistero.
«Anche per me.» alzo la mano in segno di approvazione e poi mi concentro sul mio iPhone.

Blocco lo schermo del mio cellulare, quando, grazie ad un lieve rumore, capisco che Harry ha chiuso la portiera e quindi siamo arrivati. Scendo seguita da Gemma e ci dirigiamo verso la grande villa; bussiamo e ci viene aperto da Zayn che sorride ampiamente.
«Ehi.» saluto prima che Harry dia una spallata amichevole al moro di fronte a noi.
«Ciao...» sorride timidamente la mia sorellastra che, ora, si è avvitata verso il divano in pelle nera.

Ci sediamo comodamente sul sofà: io sul bracciolo appoggiata alla spalla tatuata di Zayn e accanto Gemma e suo fratello.

«Seriamente?!» le urla di qualcuno mi distolgono dai miei pensieri facendomi quasi sobbalzare.
«Luke!» grida la ragazza che, purtroppo, capisco essere Allison. Prendo un respiro profondo portando le mie dita al ponte del naso, in un gesto abbastanza frustato.

«Che cazzo ci fa lei qua?» chiedo calma, ma con un tono di voce aggressivo a Zayn.
«È venuta per prendere le sue cose.» mi risponde cercando di essere il più dolce e gentile possibile.
«Ti prego dimmi che se ne andrà velocemente.» stringo i denti producendo un rumore alquanto fastidioso e mi volto verso la rampa di scale che porta alla camera di quella che una volta era la mia migliore amica.
«Devo uscire immediatamente da qui.» faccio una smorfia abbastanza infastidita dalla presenza di Allison.

Mi reco fuori dalla casa prima che la mora possa vedermi e iniziare a sbraitare per le parole che gli ho detto l'ultima volta che ci siamo sentite attraverso il telefono. Sono sicura che, se ora ci vedessimo, non andrebbe a finire nei migliori dei modi; lei inizierebbe a tirarmi i capelli e mordermi le braccia, mentre io - aggressiva come sono, gli darei calci e pugni nello stomaco.

«Ma che cazzo ti prende, Holland?» mi chiede Harry appena chiude la porta d'ingresso dietro le sue possenti spalle.
«C'è la mora che sta gridando e imprecando contro di te!» indica con il pollice la direzione opposta alla sua.
«Questa me la paga la stronza!» grido accecata dalla rabbia e, proprio nel momento che sto per salire i gradini che portano all'entrata della casa, Allison, esce da quest'ultima per poi buttarmi a terra.

«Ma che cazzo fai?» mi alzo da terra e vado di fronte alla ragazza che, ora, ha i capelli tutti scompigliati. Prima che possa pensare o, quantomeno, ragionare, gli do un gancio destro nella mandibola che la fa indietreggiare verso il centro della strada.

Come previsto, appena si alza dall'asfalto, inizia a tirarmi i capelli fino a farmi abbassare la testa all'altezza delle sue ginocchia.
«Prova di nuovo a ripetere quello che hai detto per telefono se hai il coraggio!» urla contro di me mentre sputa a destra e a manca goccioline di sangue colate dal suo labbro inferiore - sono fiera di me stessa per quel gancio, nonostante non lo dovrei essere.

«Ragazze! Fermatevi!» urla Harry raggiungendoci allarmato.
«Scusa fratello.» mi scuso e, prima che lui possa capire di cosa diavolo io stia parlando, gli do una gomitata nel fianco destro per farlo spostare e farmi terminare il mio lavoro, ovvero massacrare questa brutta persona.

«Zoccola!» urla lei prima di darmi una ginocchiata nelle parti intime facendomi accasciare a terra.
«Io? Ma se sei tu che ogni sera permetti ad un ragazzo diverso di entrarti nelle mutande!» grido di rimando prima di guaire dal dolore e sentire la porta d'ingresso aprirsi.
«Ferme, cazzo!» urlano all'unisono i tre ragazzi che, prima di ora, erano ignari della situazione.

Prima che Zayn possa raggiungerci dò un calcio nella tibia di Allison e, dopo che quest'ultima è caduta, sento delle sirene avvicinarsi.

Porca miseria!

«Vaffanculo!» urliamo all'unisono io ed Harry che, poverino, è ancora piegato in due dal dolore - gli devo di più di alcune semplici scuse.

Un uomo abbastanza robusto e molto alto viene verso di me e, dopo avermi presa da un braccio - facendomi urlare sia dal dolore che dalla paura, mi fa distendere a pancia sotto sull'asfalto caldo a causa del sole cocente. Ammanetta i miei polsi e, dopo avermi strattonato leggermente, mi fa alzare. Noto che Allison è nella stessa situazione mentre mi guarda con uno sguardo che, se potesse, mi avrebbe già fatto bruciare tra le fiamme.

Ci guidano spingendoci senza ritegno verso la stessa auto bianca con scritto sulla fiancata "polizia'' e ci fanno entrare in malo modo - ho anche sbattuto la testa, porca miseria.

Io ed Allison, la quale è seduta malamente alla mia destra, battiamo le mani contro il finestrino gridando per farci scendere dall'auto che solo Dio sa dove ci stia portando.
«Lasciatemi almeno parlare con mio fratello!» urla la ragazza in lacrime; ora, quasi mi sento in colpa per avergli spaccato il labbro inferiore.

Poco dopo arriviamo alla stazione di polizia e, dopo averci fatto scendere dall'auto che si stava facendo sempre più piccola a causa della mia innata claustrofobia, ci scortano dentro tenendoci dalle braccia, come se fossimo delle criminali.
«Oh! E fa' piano testa pelata!» sbuffo infastidita quando mi fa entrare dentro una piccola cella di fronte ad una specie di cattedra in metallo.
«Sta' zitta, sei già in un mare di guai, ragazzina!» grida lui evidentemente frustato dalla situazione.
«Avete solo una telefonata, veloce!» mi passa bruscamente un vecchio telefono.

Compongo il numero di Gemma - è una fortuna che l'ho imparato a memoria, perché, se chiamassi mia madre, mi verrebbe ad uccidere.

Uno squillo. Due squilli. Tre squilli.

Per quale maledetto motivo non risponde?! Ad interrompere i miei pensieri omicidi rivolti a mia sorella è una mano che, attraverso le sbarre sottili in carbonio, mi strappa il telefono dall'orecchio.
«Ehi!» protesto mentre quell'uomo passa l'aggeggio alla ragazza rinchiusa proprio nella ''cella" accanto alla mia.

«Chi vuoi che chiami?» mi chiede mentre pensa che numero comporre sulla tastiera del piccolo telefono. Metto da parte l'orgoglio e rispondo più dolcemente ed educatamente possibile.
«Chiama chi vuoi, tanto per farci uscire di qua dobbiamo pagare una cauzione.» le spiego sorridendo lievemente e piegando un po' la testa di lato.

«No, si sbaglia signorina.» la voce di un altro uomo richiama la nostra attenzione facendoci girare verso la sua direzione.
«Potete chiamare uno dei vostri genitori, tutore o fratello o sorella maggiore per uscire sotto il controllo di un adulto.» ci spiega gesticolando qualche volta.

«Oh okay.» dico io girandomi di nuovo verso di Allison che già ha il telefono poggiato sull'orecchio sinistro.

«Zayn! Vieni subito alla centrale di polizia. Ci hanno prese questi brutti stron - » non finisce di pronunciare l'insulto che la guardia con il distintivo la osserva in modo anomalo.
«E non ci vogliono far uscire!» conclude gridando istericamente.
«Veloce!» urla ancora più forte e chiude la telefonata prima di passare bruscamente il palmare al poliziotto in piedi di fronte a noi.

Mi appoggio alle sbarre con la schiena e piano piano scendo giù fino a toccare il pavimento con il sedere, porto le ginocchia al petto e inizio a singhiozzare leggermente. Allison fa la stessa cosa e, così, ci ritroviamo nella stessa posizione frontalmente. Gli unici rumori che si possono sentire qua dentro sono i nostri respiri mozzati e il ticchettio della penna dell'uomo seduto al banco.

«Mi dispiace.» inizia a parlare la mora avvicinandosi al lato della mia piccola ed innocua cella.
«Cosa?» alzo la testa per osservare i suoi capelli lunghi scompigliati e bagnati a causa del sudore.
«Mi dispiace, è tutta colpa mia.» si scusa per la seconda volta in pochi secondi e io ripenso alle sue parole. Poche semplici lettere che, però, possono cambiare l'esistenza di una persona, come in questo caso.

«Anche a me. È stata anche colpa mia. Allison mi manchi, voglio di nuovo la mia migliore amica che rimorchia ogni santa sera. Quella che ama fare festa anche quando sta male. Quella di cui mi posso fidare ciecamente. Allison, mi manchi...» scoppio in lacrime e, lei, fa lo stesso per poi abbracciarmi - per quanto sia possibile a causa delle sbarre che ci dividono - e stringermi forte a sé.

Quando ci stacchiamo sembriamo entrambe due zombie: mascara e eye-liner colato lungo le guance di un colore troppo chiaro per essere definito ''umano'', rossetto sbavato e vari lividi sparsi sul viso o sul collo.
«Ci vai giù pesante eh.» mi prende in giro lei toccandosi il labbro inferiore gonfio e pieno di sangue coagulato attorno.

Ridiamo insieme e finalmente capisco che siamo inseparabili, non che io non lo sapessi già, comunque.

Passano venti minuti infernali, prima che Gemma, Harry, Zayn e Louis - non so perché anche lui sia qui ma mi fa piacere - arrivino.

Dopo aver firmato tutti i fogli che dicevano che io ed Allison saremo tenute sott'occhio, ci dirigiamo verso la porta.
«Ma che cazzo?! Stia atten - » sbraito contro qualcuno che mi ha appena spinto, ma non termino la frase in tempo che Des mi guarda con occhi compassionevoli.
«Oh no, è in macchina, vero?» chiedo riferendomi a mia madre: sono fregata, nel vero senso della parola. Lui annuisce squadrandomi dolcemente prima di abbracciarmi: gesto improvviso e inaspettato, ma ben accetto dalla sottoscritta.

Saluto Louis, Zayn ed Allison, ringraziando tutti per essere venuti in soccorso e poi trascino svogliatamente i miei piedi sull'asfalto fresco.
«Forse vi dovremmo lasciare sole...» parla Des quando vede la sua compagna appoggiata alla fiancata dell'auto con le braccia conserte e un'espressione arrabbiata - dire furiosa è un eufemismo - in volto.
«No, vi prego.» li imploro con lo sguardo, ma purtroppo già si sono allontanati andando al distributore automatico.

«Ciao.» dico così piano che, quasi, non è udibile alle orecchie degli altri.
«Non osare salutarmi brutta stronza.» la donna prende in un pugno i miei capelli annodati e arruffati e li tira verso il basso.

«Sei un rifiuto e, tra l'altro, neanche riciclabile, quindi non servi ad un cazzo! Perché non muori!? Perché non ti trasferisci, eh? Sei una cosa orribile, capisco perché nessun ragazzo ti vuole!» quando dice queste parole le mie guance vengono rigate da infinite lacrime.

Odio questa donna, come non ho mai odiato nessuno in tutta la mia futile vita.

Continua a tirarmi i capelli lunghi e, di tanto in tanto, mentre mi ripete quanto schifosa e inutile sia come figlia o essere vivente, mi dà qualche pugno sul viso e sul petto.
«Ti prego, basta.» la imploro inginocchiandomi.
«Per favore.» incrocio le mie dita a mo' di preghiera e lascio scivolare, lungo il mio viso, altre lacrime calde e salate.

Come può questa donna aver avuto un figlio e aver trovato un buon marito?

Mi viene da piangere al solo pensiero di sapere mio padre da solo, come un cane, solo perché questa l'ha lasciato accusandolo di essere un brutto genitore.

«Sali in macchina, ora!» digrigna i denti e mi dà un ultima spinta prima di farmi entrare in l'auto. Subito dopo ci raggiungono gli altri tre ancora ignari della situazione.
«Allora... Tutto bene tesoro?» mi chiede mia madre, come se prima non sia successo assolutamente nulla.
«Fottiti.» dico semplicemente prima di girare la testa verso il finestrino, cercando inutilmente di trattenere le lacrime.

Arriviamo a casa dopo aver comprato qualche hamburger per poter mangiare velocemente. Io, Gemma ed Harry corriamo direttamente verso la mia camera - quella più grande della casa, ed iniziamo a mangiare sopra il letto. Harry addenta il panino mugolando in apprezzamento mentre Gemma scarta i cetriolini che non le piacciono; io osservo i due ingurgitare il cibo riflettendo su quello accaduto prima. Forse, se ne parlassi con qualcuno, potrei essere aiutata; decido, così, di parlare quando...

«Oh. Ti dobbiamo parlare di una cosa.» improvvisa la bionda pulendosi l'angolo della bocca pieno di senape.
«Dimmi.» la incito a continuare annuendo leggermente con il capo.
«Beh, prima che venissimo da te, siamo andati da Louis e non era solo. C'era un tizio a casa sua, mi sembra si chiamasse Tyler o un nome del genere...» gesticola abbastanza con le mani facendomi capire di chi parla.
«Loro, come dire...» divaga esageratamente, sentendosi in imbarazzo.

«Si stavano, ehm, baciando.» quasi mi affogo con il mio stesso panino.
«C-cosa?» balbetto leggermente scossa dal fatto che i miei fratelli abbiano scoperto che uno dei miei migliori amici è gay.

Harry beve un grande sorso di birra dalla sua bottiglia di vetro verde e poi si pulisce le mani in un tovagliolo.
«Poi ci ha confessato di essere finocchio e -» lo interrompo istantaneamente dandogli uno scappellotto sulla nuca.
«Non lo chiamare finocchio!» lo rimprovero.
«Okay okay.» ridacchia massaggiandosi il punto dolente.

«Comunque, dicevo: ci ha confessato di essere gay.» pronuncia la parola con una lieve smorfia e, dopo, finisce di spiegare prima di chinarsi in avanti verso il mio viso.

Siamo davvero vicini quando lui si sporge ancora di più verso il mio viso prima di ruttare come un emerito energumeno. Ma che schifo!

«Razza di lurido stronzo!» il mio cervello inizia a formulare, imperterrito, insulti contro il riccio che si trova davanti a me.
«Harry, fai schifo!» lo rimprovera Gemma tirandogli un pugno sulla spalla destra.
«Ehi, era spontaneo!» si lamenta lui dando un bacio sulla guancia alla sua vera sorella. Ridacchio per quella scena alquanto adorabile ed inizio a mangiare qualcosa, se non metto sotto i denti del cibo ogni qualvolta mia madre mi massacra - sia psicologicamente che fisicamente, diventerò anoressica.

Dopo tante risate e qualche piccola lotta con i cuscini, a cui Harry ha partecipato con tanto entusiasmo - sembrava una strana cheerleader - tutti andiamo a letto.
«Buonanotte.» ci saluta il riccio prima di chiudere la porta dietro le sue spalle.
«Ehi, metti tu la sveglia?» mi chiede Gemma quando si porta il lenzuolo sopra le braccia.
«Sì, tranquilla.» la rassicuro prima di spegnere la luce e coprirmi con la coperta estiva.
«Buonanotte.» la saluto animatamente prima di chiudere gli occhi per provare a dormire.

~

Mi sveglio con il leggero rumore del mio iPhone. Maledico quello schifoso suono che ogni mattina, da quando sono venuta al mondo, interrompe i miei sogni facendomi sobbalzare. Stropiccio con i pugni chiusi i miei occhi e mi alzo per poi andare da Gemma e scuoterla in modo tale da svegliarla. Dato che, nonostante tutti i miei richiami non si sveglia, decido di andare a prepararmi per prima e lasciare riposare ancora un po' la ragazza.

Mi avvio verso il bagno e, dopo essermi fatta la doccia e aver asciugato i miei lunghi capelli, indosso dei vestiti puliti. Applico sul mio viso pallido un po' di trucco e, per quanto possibile, cerco di diventare quantomeno presentabile. Mi reco di nuovo in camera mia dove, dopo aver sbloccato il mio iPhone, mando il ''buongiorno'' alla mia migliore amica. Mi perdo nei pensieri e, troppo tardi, mi accorgo che io e i ragazzi dovremmo essere già per strada, cavolo.

«Bionda.» la chiamo toccandole ancora il braccio facendolo muovere avanti e indietro.
«C'è scuola oggi.» continuo a disturbarla mentre i suoi occhi, finalmente, si aprono pian piano.

Solleva una palpebra, mentre l'altra giace ancora sull'occhio che non ha ancora intenzione di aprirsi.
«Buongiorno.» sbadiglia aprendo la bocca ampiamente - caspita, ho quasi visto quello che ha ingerito la sera prima - e mi abbraccia.
«Ti prego, saltiamo per oggi.» mi scongiura appendendosi al mio braccio; come se non ne possa più di scuola, ma è appena iniziata!

Rifletto meglio sui i pro e i contro della situazione e decido di parlare senza pensarci più del dovuto.
«Okay, chiama tuo fratello.» proprio appena pronuncio queste parole la testa riccioluta di Harry sbuca dalla mia porta e le sue labbra si piegano in un sorriso adorabile.
«Mi avete chiamato, sorelle?» quando pronuncia quel nome che ha, comunque, un legame di parentela, mi agito un po' sul mio posto.

Tutto questo mi fa pensare a quanto sia sbagliato prendere lezioni sul sesso dal mio fratellastro.

Sospiro leggermente, cercando di non farmi sentire dagli altri presenti nella mia camera, e annuisco alla domanda retorica del moro.
«Allora, andiamo?» chiedo facendo alzare Gemma dal letto.
«Sì, mi preparo e possiamo avviarci.» ridacchia prima di afferrare le sue infradito e correre verso il bagno.

Harry avanza verso di me e prende posto accanto al mio corpo che giace maldestramente sul letto.
«Ehi.» mi da un bacio umido nel collo per poi soffiarci sopra sensualmente.
«Ehi.» rispondo allo stesso modo poggiando una mano sul suo petto tonico coperto solamente da una t-shirt bianca molto sottile e leggera. Oggi è vestito come un personaggio famoso: maglietta bianca, jeans attillati e neri - come è solito indossare, giacca marrone chiaro di un particolare tessuto e stivaletti del medesimo colore.
«Mmh.» mugola nell'incavo del mio collo, facendomi rabbrividire e accapponare la pelle.
«Scarichiamo Gemma?!» pronuncia questa frase più come un'affermazione che come una domanda.
«No.» respiro pesantemente per il suo tocco paradisiaco.

«Holland!» mi chiama la ragazza dal bagno; a quella voce io ed Harry ci allontaniamo velocemente e cerco di regolarizzare il respiro.
«Sì?» rispondo allungando il collo verso la porta che conduce al bagno.
«Dov'è l'asciugamano?!» grida facendomi quasi sobbalzare.
«Lì, vicino il cesto.» urlo di rimando sbuffando e alzando gli occhi al cielo, come se lei possa vedermi.
«Okay, grazie!» dice prima di aprire di nuovo il getto forte dell'acqua.

«Dicevamo...» si avvicina di nuovo il mio fratellastro prima di farmi sedere sulle sue gambe.
«Scarichiamo Gem - » non finisce di pronunciare la frase che quest'ultima esce dal bagno ed entra in camera mia con solo un asciugamano addosso.
«Stavate parlando di me?» fortunatamente, mentre si avvicina al letto ha la testa china per asciugarsi i capelli con l'asciugamano e quindi non ha visto la mia posizione. Scendo subito dalle gambe di Harry e mi siedo sul letto, come una sorella normale farebbe.

«No no.» diciamo all'unisono io e il riccio accanto.

Lei alza un sopracciglio - gesto che somiglia molto a quello di Harry, e ci squadra dalla testa ai piedi con le labbra leggermente arricciate.
«I fratelli qui dentro, sembrate solamente voi due.» continua a guardarci attentamente prima di ridacchiare alla sua stessa ''battuta'' - spero che lo fosse -, e raggiunge l'armadio spalancando le ante.

«Uhm, cosa potrei mettere?» chiede retoricamente portandosi una mano tra i capelli bagnati.

Io ed Harry ci guardiamo e ci scambiamo occhiate fugaci, non capendo perché voglia essere sempre così stranamente perfetta.

«Beh, Angie secondo voi viene?» chiede ad un tratto girandosi completamente verso di noi, facendo scivolare così di poco la poca stoffa che le ricopre il corpo bagnato.
«Non so. A primo impatto mi sembra una ragazza che ci tiene molto alle lezioni, al contrario mio.» aggiungo con un tono più basso del precedente.
«Oh, okay... ma glielo possiamo chiedere?» ribatte con un sorriso smagliante sul viso. Ancora, per l'ennesima volta da quando la conosco, non capisco perché tutto questo entusiasmo verso Angie.
«Sì, certo.» risponde suo fratello per farla smettere di mettere il broncio in viso.

Dopo aver annuito energicamente si gira verso di me e mi chiede se i jeans che ha in mano le facciano un bel culo; ridacchio ed annuisco mentre suo fratello mi manda occhiate di fuoco. Non ho mai visto Harry geloso di qualcuno, ma a quanto pare ho trovato il suo punto debole: Gemma. Quest'ultima corre verso il bagno e va a cambiarsi mentre Harry sbuffa pesantemente e si passa le dita tra i capelli con fare nervoso.

«Cos'hai?» chiedo poggiandogli la mano sugli addominali ben definiti coperti solo da una leggera maglietta.

«Il ciclo.» risponde lui ridendo.

~

Siamo in spiaggia da circa venti minuti e, nonostante il leggero venticello, sento molto caldo. Mi alzo dal mio telo e corro verso l'acqua; appena i miei piedi toccano il liquido freddo si rilassano e corrono ancora più veloce fino ad arrivare in una parte più profonda. Immergo anche la testa e mi rilasso sentendo che non c'è più quel caldo asfissiante che il mio corpo avvertiva. Apro gli occhi sott'acqua vedendo tutte le piccole pietre - più che altro ciottoli, che costituiscono il fondale.

Ad un tratto, immersa nei miei pensieri, sento due braccia avvolgermi la vita e tirarmi in superficie.
«Ehi.» mi saluta Zayn dandomi un bacio sulla guancia come è solito fare.
«Sei venuto?!» gli salto addosso attaccandomi al suo corpo muscoloso. Lui sorride e, quando sto per infilare le dita nel suo ciuffo, noto una cosa: si è rasato i capelli.

Oh no.

«Che cazzo hai combinato?!» rido prima di accarezzargli la testa ormai maggiormente scoperta a causa del taglio corto. Scoppia a ridere e poi si ''passa'' una mano sui corti capelli che alloggiano sulla sua testa.
«Ho pensato che fosse carino cambiare un po' il mio look.» dice semplicemente facendomi quasi morire d'infarto. Cosa gli salta in mente?! Però, devo ammettere che gli stanno bene.

Qualche minuto dopo si aggiungono alla conversazione anche Angie con Gemma ed Harry. Mi chiedo per un momento dove sia Allison, non la vedo dal momento che ci hanno ''scagionate'' per quel piccolo errore.
«Allora, questo stronzo mi ha infilato la sabbia nel costume!» grida mia sorella furiosa indicando il riccio che sorride soddisfatto, quasi malignamente - mi fa quasi paura -.
«Ah, tipo così?» in un movimento velocissimo il ragazzo in questione immerge il suo corpo nell'acqua e, quando risale, infila un pugno di ciottoli e sabbia nel mio costume.

Caspita. Che sensazione fastidiosa.

«Non lo hai fatto davvero.» l'ultima parola esce dalle mie labbra come un urlo stridulo e, da lì, inizia una guerriglia tutti contro tutti. Io schizzo con l'acqua la faccia di Harry che gocciola, mentre sempre lui tira sabbia da tutte le parti e, con "tutte le parti", intendo quelle del mio corpo.
«Stronzo.» sibilo saltandogli addosso cercando, invano, di farlo annegare, spingendo la sua testa riccioluta verso il basso.

«Piano, piano.» mi prende dai fianchi e mi allontana un po'. I nostri nasi si toccano e sento perfettamente il suo respiro infrangersi, come onde negli scogli, sul mio viso accaldato nonostante l'acqua fresca del mare. Mi ricordo che con noi sono presenti anche altre persone e, così, mi stacco velocemente.

«Cos'è?» chiede Angie scrutando il polso di Gemma.
«Cos'è, cosa?» ci avviciniamo io ad Harry a guardare la pelle di nostra sorella.

Delle ferite ricoprono la sua carne.

Delle ferite volute.

Gemma, si taglia.

Angolo autrice

Ehilà, scusate l'attesa, ma la scuola in questo periodo mi sta massacrando.
Ho gli esami ed ho una paura tremenda. Se qualcuno li ha già fatti, vi prego, mi dica che sono facili.
Altra motivazione: sono ritornata in Sicilia per qualche giorno (mi sono trasferita un po' di tempo fa) e quindi ho cinque giorni di vacanza, cercherò di aggiornare almeno una volta, ma capitemi... vedrò i miei amici, quindi non penserò molto a prendere il mio iPhone a iniziare a scrivere, però, chissà... Un capitolo forse ci scappa.
Grazie di tutto, vi amo.

La vostra Tori.

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