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01. Really?

È da circa venti minuti che mi rigiro nel mio letto cercando una posizione comoda, ma non ne trovo neanche una. La mia amica Allison si è alzata qualche minuto fa e, ovviamente, non ha osato toccarmi, perché sa perfettamente che odio alzarmi dal letto in circostanze come queste.

Mi alzo forzatamente da quest'ultimo, quando mi rendo conto che oggi è il quattordici agosto e, questo, significa: festa!

Ferragosto - o, meglio, la notte di Ferragosto, è il giorno più bello dell'intera estate; quel dì in cui puoi ubriacarti e stare con gli amici senza che nessuno ti infastidisca troppo. Non che qualcuno lo faccia comunque, io per i tre mesi estivi vengo sempre ad abitare con Allison e suo fratello Zayn, il che significa: tre lunghi mesi senza adulti. Adoro il fatto di abitare con i miei due migliori amici: non abbiamo regole su niente e, questa cosa, mi piace da impazzire!

Mi dirigo in cucina e, appena vedo la mia mora preferita - Allison, che sfoggia le sue abilità culinarie, la saluto.
«Buongiorno.» dico con un occhio ancora chiuso. Sorride in risposta e mi porge una tazza con del latte macchiato all'interno: sa che amo questa bevanda.

«Cioè, hai ancora la canottiera?» chiede scrutando il mio corpo.
«Sì, perché?» domando con la fronte corrugata.

Mi sorpassa andando verso la nostra camera e, quando torna, mi lancia un bikini da indossare.
«Fai sul serio?» chiedo ridacchiando. Mi vuole fare indossare un costume a fantasia colorata con disegni della marijuana sul sedere e la scritta alcol sul seno. Amo questo genere di cose; credo che rispecchino a pieno la mia strana personalità; non che mi dispiaccia averne una del genere, comunque.

«Sì ed ora sbrigati che dobbiamo preparare le cose in spiaggia.» dice sorridendo a trentadue denti; ho quasi paura che le si spacchi la mandibola.

«Okay okay.» ribatto mentre corro verso il bagno. Inizio a guardarmi intorno e vedo che Zayn non c'è, sicuramente sarà già uscito con Liam, il suo migliore amico.

Sorrido al pensiero di quanto sia buffo il mio migliore amico e mi reco in bagno: devo lavarmi, anche perché, puzzo di alcol. Apro la porta e, prima che me ne possa rendere conto, porto la mano davanti gli occhi, caspita: Zayn con solo un asciugamano attorno alla vita.

«Buongiorno.» mi saluta ridacchiando a causa del mio imbarazzo. Credo di avere mille sfumature rosse diverse sulle guance e le mie poche lentiggini sono diventate un tutt'uno con il viso.

«Porta il culo fuori di qui. Ora.» dico autoritaria al mio migliore amico.
«Tesoro, sei tu che sei entrata senza bussare.» dice sicuro di sè. È davvero incredibile come questo ragazzo mi faccia ridere per cose senza senso.
«Sai, tesoro, le chiavi sono state inventate per un valido motivo.» ribatto indicando con la sguardo la porta ormai aperta. Ride e, finalmente, se ne va dal bagno.

Sorrido all'idea di avere un migliore amico così buffo e mi infilo sotto la doccia. Svogliatamente, dopo quindici minuti, esco da quest'ultima, mi asciugo e mi metto il costume. Mi guardo allo specchio e, stranamente, quello che vedo mi piace: capelli rossi lisci con dei boccoli alla fine, occhi struccati e fossette ai lati delle guance. Decido di mettere ancora un po' di mascara nei miei occhioni verdi e del rossetto rosso scuro, un ultima occhiata al mio riflesso e vado in cucina.

«Allison, come stai?» chiedo sapendo che ancora l'alcol scorre nel suo corpo rendendole ogni movimento alquanto difficile e frustrante.
«Sopravvivo.» ride di gusto.

Faccio una leggera smorfia di divertimento con il viso e preparo il mio zaino mettendo all'interno: una palla per fare qualche partita, della birra, un pacco di Marlboro e il mio cellulare. Chiudo la zip e mi avvio verso la cucina per poi abbracciare dai fianchi la mia amica che ancora non ha smaltito la sbornia.
«Andiamo?» proprio appena pronuncio questa frase Zayn fa il suo ritorno in cucina rispondendo per sua sorella.
«Ovvio.» dice, appunto, sorridendo.

Rido e, prima di uscire dalla porta, prendo le chiavi e mi accorgo di non avere qualcosa.
«Zayn, lo porti tu l'accendino?» chiedo al moro che è occupato a chattare con qualcuno.
«Mh?» mugola in risposta.
«Ah, sì. Ma te l'ho detto milioni di volte che devi smettere.» continua con tono serio. Faccio l'espressione più dolce che mi riesce: labbro inferiore posto verso l'esterno, ciglia che battono velocemente e dita che attorcigliano i capelli. Lui istintivamente mi abbraccia e scompiglia i miei capelli rossastri facendomi imbestialire; i miei capelli non si toccano!
«Andiamo, scema.» dice incamminandosi verso l'esterno.

Allison ci segue e, dopo essersi messa al mio fianco, inizia a parlare di quanto ci divertiremo stasera e di quanti ragazzi bellissimi saranno presenti. Ma, a me, interessa solo che ci sia pure il ragazzo di cui sono follemente cotta dal terzo anno di liceo: Ashton Irwin. Lui non mi ha mai notato perché frequenta solamente le cheerleader e, io, non sono né sarò mai una di loro. Odio il fatto che queste ragazze sfruttino il loro posto nella società scolastica solo per farsi vedere sotto una luce diversa dai ragazzi. Poi, ovviamente, ci sono ragazze che lo fanno per passione e talento come Allison: lei ama quello che fa.

Dopo qualche metro arriviamo di fronte la spiaggia e, subito, corriamo verso i nostri amici che sono intenti a montare la rete di pallavolo. Sorrido vedendo che Louis è caduto con la faccia sulla sabbia: non è arrivato ad appendere i cordoncini perché è davvero basso; non che io sia una cima, comunque. Lo aiuto ad alzarsi dopo aver posato il mio zaino vicino a quelli degli altri. Prendo i miei occhiali da sole e, appena finiscono di montare la rete, iniziamo a giocare perdendo, letteralmente, la cognizione del tempo.

Dopo qualche ora di partita sono le 11:10 e, io ed i miei amici, siamo sudati e stanchi. Senza avvisare nessuno, corro verso l'acqua per rinfrescarmi un po'. Appena la mia pelle sfiora l'acqua fredda si rilassa e si ricopre di brividi: ho la pelle d'oca fin sopra le spalle. Prima che possa rendermene conto sono finita sotto l'acqua, schiacciata dal corpo evidentemente maschile di uno sconosciuto. Cerco di riemergere, ma il peso del ragazzo che mi sta ancora schiacciando, è paragonabile a quello di un ippopotamo incinta.

Appena riesco ad uscire dall'acqua gelida e quindi a respirare, prendo una grande boccata d'aria e poi inizio ad imprecare.
«Ma che cazzo ti salta in - » le parole mi muoiono in bocca quando vedo il moro davanti a me: Ashton.
«Cioè vol-volevo dire che...» inizio a balbettare e a sentirmi incredibilmente stupida. Cavolo, che orripilante figura ho appena fatto.
«Oh, scusami tu; non ti ho vista.» dice dolcemente.
«Oh. No, tranquillo.» dico ridendo istericamente. Sorride e si avvia verso la spiaggia, lasciandomi sola a rielaborare la situazione. Mentre lego i miei capelli in una semplice treccia laterale, Ash sventola una mano nella mia direzione per attirare la mia attenzione.
«Vuoi unirti a noi?» grida per farsi sentire dalla sottoscritta che, al momento, sta esultando mentalmente.

Sorrido vivamente e poi lo raggiungo con il volto verso il basso: sicuramente sono rossa in viso e, ovviamente, non voglio che lui lo veda; mi prenderebbe per una bambina.
«Scusa, puoi ricordarmi il tuo nome?» chiede sorridendo. Sto per rispondere quando noto le splendide fossette che si sono formate ai lati delle sue guance: sono adorabili. Dopo qualche secondo mi accorgo di star fissando il ragazzo davanti a me e, così, mi affretto a rispondere.
«Si. Sono Holland.» sorrido ampiamente prima di uscire i piedi dall'acqua.

«Ehi.» Louis e Liam salutano felicemente il loro amico Ashton e poi, con mia sorpresa, mi abbracciano per poi propormi di fare un giro. Annuisco freneticamente e prendo una maglia da indossare sopra il costume bagnato; purtroppo non ho pensato che, in questo modo, il mio corpo risulta più ''modellato". Devo ammettere però che le occhiate da parte di Ashton non mi danno molto fastidio, anzi...

Arriviamo in un piccolo chiosco bagnato dall'acqua salata del mare e ci fermiamo lì per prendere qualcosa da bere. Quando mi appoggio al bancone per vedere meglio i drink disponibili, vedo Allison che parla allegramente con un ragazzo biondo che, da dietro, non sembra niente male.
«Allison!» la richiamo sventolando una mano per attirare l'attenzione. La sua testa scatta velocemente verso di me e si alza dalla sedia alta per diregersi nella mia direzione e abbracciarmi. Mi fa l'occhiolino e la sua faccia assume un'espressione pervertita, quando vede Ashton al mio fianco. Le mando un'occhiata omicida e poi ordino un aperitivo; continuando a sperare che la mia migliore amica smetta di farmi segni ambigui.

Bevo lentamente mentre rido e scherzo con i ragazzi accanto a me; prima che possa pagare la mia consumazione Allison si precipita verso di me.
«Ti presento Luke.» mi mostra il biondo con cui stava parlando prima.
«Oh, piacere. Sono Holland.» mi presento senza fare troppo scena e gli stringo la mano che aveva teso. Ci alziamo dal bancone e noto che Ashton ha pagato per me; lo tiro leggermente in disparte e gli sussurro un flebile ''grazie". Sorride facendomi vedere quelle fantastiche fossette ai lati delle labbra.

Appena arriviamo dagli altri ragazzi, iniziamo a mangiare, dato che già è ora di pranzo. Scarto un sandwich e prima di addentarlo mi siedo su un telo steso sulla sabbia bollente. Faccio scivolare i miei occhiali da sole sul naso e, quando sto per finire il mio pranzo, vedo Ashton sedersi accanto a me e sorridermi dolcemente.
«Ehi.» mi saluta sbattendo tra loro le mani sporche di sabbia. Rido leggermente del suo improvviso interesse verso di me e mi giro verso di lui.
«Senti, devo chiederti scusa.» dice torturandosi le dita: è palesemente nervoso.
«Per cosa?» domando mentre, grazie ad un po' di coraggio che non so da dove si sia manifestato in me, lo guardo negli occhi.
«Beh, mentre tu eri qui a mangiare, il tuo cellulare stava squillando e io l'ho preso. Era tua madre e, siccome non ho avuto il tempo di dirle che non eri tu, mi ha detto che...» interrompe il suo piccolo discorso. Annuisco per invitarlo a continuare; lui guarda le sue mani e poi continua a parlare.
«Mi ha detto che il suo compagno e suo figlio verrano a vivere a casa vostra domani.» dice velocemente.

Cosa? Aspetta, cosa?! Non può essere vero. Mia madre non mi ha detto nulla ed ha già trovato un altro compagno? Per giunta con un figlio?

«Scusami, eh. Grazie per avermelo detto, ma ora devo dirne quattro a quella stronza che chiamo madre.» dico alzandomi velocemente dal telo. Raggiungo il mio zaino e, dopo aver sbloccato il mio iPhone, digito il numero di quella donna.

«Che cazzo ti salta in mente?» urlo appena mia ''madre'' si decide a prendere quel dannato telefono che squillava da ormai minuti.

«Non usare questo tono con me.» risponde alquanto calma.

«Ah, e quale dovrei utilizzare? Una cosa così importante tu me la dici via telefono?! Sei una, uhg. Ti detesto!» urlo di rimando non trovando le parole adatte con cui descriverla.

«Domani mattina alle 10:00 ti voglio a casa! Intesi?» ribatte irritata. Certo! Come se quella irritata non dovessi essere io. Porca miseria quanto la odio.

«Fanculo.» dico prima di chiudere la chiamata, bloccare lo schermo e lanciarlo dentro lo zaino.

Raggiungo Zayn e gli spiego meglio la situazione; la sua espressione cambia velocemente da accigliata ad infuriata.
«Ma cos'è? Cogliona?» chiede riferendosi a mia madre. Onestamente, non posso biasimarlo; insomma, chi darebbe una notizia del genere il giorno prima e per giunta via telefono?!
«Godiamoci l'ultimo giorno estivo.» annuncio sforzando un piccolo sorriso che sembra tutto tranne che vero. Ricambia abbracciandomi e poi mi trasporta verso i nostri amici che, nel frattempo, hanno iniziato a giocare.

~

«Ehi. Vi va di giocare al gioco della bottiglia?» propone Zayn. Siamo quasi tutti ubriachi, forse io, al momento, sono la più sobria.
«Per noi va bene.» dico riferendomi al piccolo gruppo che mi è accanto. Ashton, Luke (il biondo che ho conosciuto questa mattina) ed Allison sono seduti nel mio stesso telo, mentre tutti gli altri stanno barcollando lungo tutta la spiaggia. Louis, che sta ridendo e salutando vivamente gli insetti, ci raggiunge con in mano una bottiglia di Beck's vuota. Giocheremo con quella: è il solito gioco, dove i ragazzi colmi di ormoni saziano le proprie esigenze. «Bene! Primo giro.» annuncia Zayn facendo girare la bottiglia. La sfortuna, come sempre, d'altronde, è dalla mia parte: così il beccuccio della bottiglia dal vetro verde si ferma verso la mia direzione.
«Mmh.» Michael inizia a pensare alla mia possibile pena da scontare.
«Bene. Trenta secondi per te ed Ashton.» afferma sicuro di sè il ragazzo dai capelli verdi.

Quando sento quelle parole, il mio corpo si congela sul posto, rendendomi difficile ogni minimo movimento; non che io non lo voglia baciare, sia chiaro. Non sono proprio il massimo come baciatrice e, ovviamente, non voglio testare le mie abilità e le mie poche esperienze sul ragazzo di cui sono follemente cotta da ormai anni.
«Trenta?» chiede il riccio al mio fianco riferendosi alla durata del nostro possibile bacio.
«Mh mh.» annuisce il ragazzo dai capelli colorati.
«Allora...» dice prima di avvicinarsi a me e sfiorare le mie labbra con le sue.

Sta per baciarmi. Sto per toccare con le mie, le labbra che ho sempre bramato. E se qualcosa andasse storto? Accantono i miei pensieri in una parte anteriore del cervello e,  prima che me ne possa rendere veramente conto, sono sopra le sue gambe. Preme le sue dita affusolate sulla mia vita scoperta a causa del bikini e la sua lingua esplora curiosa e giocosa la mia bocca. Sto pomiciando con Ashton Irwin, cavolo! Devo ritenermi altamente fortunata; dopo alcuni secondi - secondo me troppo pochi, stacca le sue labbra dalle mie e ci soffia sopra. Lo guardo negli occhi, in quelle iridi color caramello che però sfumano al verde chiaro, quasi giada. Mi sorride facendomi vedere quelle adorabili fossette - voragini se vogliamo dire la verità e mi alzo delle sue gambe. Quando sto per sedermi sul telo ormai inumidito dalla sabbia mi prende dalla vita e mi fa accomodare sulle sue gambe.
«Non ti ho detto di alzarti.» sussurra al mio orecchio; brividi percorrono tutto il mio corpo infreddolito. Poggia il mento sulla mia spalla calda a causa del suo respiro e continuiamo a giocare, mentre lui si diverte a toccare i miei capelli: non che la cosa mi dispiaccia.

Arrivati al ventesimo giro circa siamo tutti molto stanchi di usare la bocca: insomma, le penitenze si basano tutte sull'utilizzo delle labbra. Mancano solamente due minuti allo scoppio dei fuochi d'artificio per lo schioccare della mezzanotte. Poi, appena vedremo le luci lampeggiare nel cielo, sceglieremo con chi dormire nelle tende. Facciamo l'ultimo giro di quel gioco che mi ha permesso di baciare il riccio di cui sono infatuata da anni e finalmente è mezzanotte.

Mezzanotte.

I fuochi d'artificio lampeggiano nel cielo con tutta la loro giocosità. Amo il modo in cui quelle fantastiche luci si alternano tra loro formando queste piccole stelle luminose. Fisso già da circa due minuti il cielo illuminato da questi piccoli scoppi e, con mia sorpresa, sento un piccolo ed innocuo bacio nell'incavo del collo. Mi giro istintivamente e trovo Ashton sorridermi ampiamente.
«Buon Ferragosto.» dice prima di portare una ciocca di cappelli rossastri dietro il mio orecchio. Sorrido inconsciamente e, dopo aver visto per altri quattro minuti i fuochi d'artificio, scegliamo con chi stare durante la notte. Io capito con Zayn; certo, magari preferirei il riccio con la bandana, ma il mio migliore amico mi va più che bene.

Ci alziamo dal piccolo circolo che i nostri corpi avevano formato sulla sabbia e ci avviamo verso le piccole tende in cui passeremo la ''notte". Quando sto per stendermi sopra il piccolo telo a pois Zayn mi richiama.
«Dimmi.» rispondo sorridendo lievemente.
«Mi dispiace per quella cosa che mi hai spiegato oggi, davvero.» dice passandosi una mano nei lunghi capelli corvini. Per quanto lui sia serio, non riesco a capire di cosa stia parlando.
«Scusa Zayn, ma non so di cosa tu stia parlando, l'alcol gioca brutti scherzi.» rido leggermente portando una mano sul suo ginocchio scoperto. Il mio migliore amico guarda prima la posizione della mia mano e poi i miei occhi, come a voler studiarli. «Beh, quella cosa di tua madre...» dice un po' incerto.

Adesso ricordo. Ricordo di quel mostro che io fermamente chiamo "mamma", ricordo che il suo fidanzato si deve trasferire da noi, per giunta con un ragazzo di cui non so nemmeno l'età; ricordo perfettamente... come potrei dimenticare? I miei lineamenti inconsciamente si induriscono e, Zayn, notandolo si schiarisce la voce e cerca di riprendere il discorso più dolcemente e delicatamente possibile.

«Tranquillo Zayn. Non sono incazzata per il fatto che tu me lo abbia ricordato; sono arrabbiata con quella stronza che chiamo madre. Tranquillo, davvero.» affermo abbracciandolo dolcemente. Al mio tocco noto che si rilassa e allaccia le braccia attorno alla mia esile vita.
«Mi mancherai per queste due settimane.» dice lui riferendosi al fatto che domani me ne dovrò andare da qui per colpa di mia madre.
«Anche tu.» ribatto prima di dargli un bacio sulla guancia; mi corico e, con mia grande sorpresa, ma graditissimo gesto, il braccio di Zayn mi circonda la vita con fare protettivo.
«Buona notte, piccola.» mi sussurra in un orecchio il mio migliore amico, sorprendendomi per tutta questa improvvisa dolcezza. In risposta mi accoccolo meglio tra le sue braccia e appoggio la schiena sul suo petto nudo.

~

Apro un occhio e guardo il display del mio iPhone che segna le 07:20, ebbene sì, sono una ragazza che si sveglia molto presto. Ma, mi chiedo, perché sprecare la vita a dormire? Non avrebbe senso secondo me; perché, insomma, sprecheremo un'eternità a dormire in una tomba, quindi, perché farlo adesso? Piano piano mi ritraggo dalla forte presa del mio migliore amico - che ad ogni movimento mugugna ed emette strani versi, ma non si sveglia e poi esco fuori. La giornata è davvero bella e il sole splende nonostante sia ancora presto. Sgranchisco le mie gambe intorpidite e, dopo aver preso un piccolo telo, mi ci stendo al di sopra cercando di rilassarmi. Ma, non mi riesce facile, dato che troppi pensieri balenano nella mia mente imperterriti.

Mentre sto lì a commiserarmi, sento una voce maschile che attira la mia attenzione.
«Ehi. Cosa fai già sveglia?» chiede l'anonimo. Giro leggermente il capo per vedere chi è il ragazzo che mi ha parlato, ma per questo maledetto sole non vedo nulla. Quando sto per rispondere con un misero "mh?'', grazie al mio Ashton radar, capisco che si tratta di quest'ultimo.
«Oh, beh. Non sono una che dorme molto.» rispondo con nonchalance. Lo sento ridacchiare e si avvicina al mio corpo disteso.
«Beh, neanch'io.» ribatte abbassandosi alla mia altezza. Quando con il capo indica il poco spazio tra il telo e la sabbia, capisco che vuole mettersi accanto a me. Gli faccio un po' di spazio e, per mia felicità assoluta, si stende attaccato al mio corpo che freme dalla voglia di saltargli addosso.

Ride leggermente mostrandomi quelle dannate, ma allo stesso tempo adorabili, fossette e mi accarezza con il pollice il labbro inferiore.
«Senti, quando saremo di nuovo a Londra, beh, ti andrebbe di, come dire... uscire?» chiede grattandosi la nuca.
«Oh, certo.» accetto la sua magnifica proposta e gli chiedo se vuole fare colazione.
«Sì. Il mio stomaco chiede pietà dopo tutto quell'alcol.» ridacchia e poi ci alziamo insieme per dirigerci verso casa mia. Arrivati sul ciglio della strada mette una mano sulla mia schiena come per ''guidarmi'' ed io non faccio altro che farmi film mentali su come potrebbero chiamarsi i nostri futuri figli; ma questi sono dettagli irrilevanti.

«Posso usare il bagno?» mi chiede appena posato il cellulare nel comò.
«Certo, seguimi.» gli rispondo sorridendo. Giunti davanti la stanza del bagno apro la porta socchiusa e rimango disgustata dalla scena raccapricciante che mi si presenta davanti. Allison e il biondino, Luke, avvinghiati l'uno all'altra dentro la vasca da bagno; sono completamente nudi.
«Ma che cazzo?» impreca Ashton ridacchiando per il mio evidente imbarazzo.
«Va bene, faró a meno del bagno. Mangiamo?» chiede infine. Annuisco velocemente e mi avvio verso la cucina.

«Vuoi le uova?» chiedo gentilmente.
«Quello che mangi tu, mangio io.» afferma sicuro di sé. Sorrido e, dopo aver cucinato delle uova con le mie straordinarie abilità culinarie, iniziamo a mangiare. Prima che finiamo di riempire il nostro stomaco gli porgo una domanda.
«Posso parlarti?» chiedo cautamente.
«Certo.» risponde portando la forchetta alle sue labbra formose.

Gli spiego meglio la situazione imminente che riguarda la mia famiglia. Mi guarda con compassione e poi finisce il suo cibo portando il piatto al lavandino.
«Io sto preparando la valigia, okay?» domando retoricamente dirigendomi verso la mia camera da letto.

Ho quasi finito di sistemare le mie cose quando vedo appoggiato allo stipite della porta Ashton che mi osserva.
«Ti posso aiutare?» domanda porgendomi un reggiseno che era poggiato sul letto.
«Sì, grazie mille.» accetto la sua proposta e, dopo qualche minuto speso a ridacchiare sulla fantasia dei miei reggipetti, abbiamo già finito di sistemare la mia roba.

«Posso accompagnarti?» chiede con un sorriso che potrebbe far sciogliere chiunque. Annuisco felicemente e mi reco dalla mia amica e da Luke, che nel frattempo si sono svegliati e vestiti. Saluto i due ragazzi davanti a me con due sonori baci sulla guancia e poi mi dirigo in spiaggia per salutare le ultime persone. Abbraccio Zayn e, appena vedo Louis gli salto letteralmente addosso per poi dargli un bacio sulla guancia.
«Ci vediamo a Londra.» saluto l'ultima volta e, con malinconia, entro in macchina.

«E così avrai un fratello...» dice Ashton mentre non toglie gli occhi dalla strada.
«Fratellastro.» sputo acida.
«Cioè, scusa, ma non mi va a genio che un energumeno viva con me.» cerco di sembrare il più dolce possibile, ma l'argomento mi altera un tantino.
«Oh, tranquilla ti capisco.» sorride e poggia la mano calda sul mio ginocchio. Fremo dalla voglia di assaggiare per una seconda volta le sue labbra rosee.

Appena arrivati davanti il giardino di casa mia saluto e ringrazio il moro al mio fianco.
«Allora ci vediamo a scuola.» dico sorridendo timidamente. Mi schiocca un bacio sulla guancia e, dopo essere scesa dalla sua Audi nuova di zecca, apro la porta di casa mia. Urlo un ''sono viva'' per avvisare quella splendida (c'è da cogliere lo spesso velo di ironia presente in questo aggettivo) donna. Mi viene incontro e mi saluta.

«Amore mio.» dice abbracciandomi come se non fosse successo nulla. E poi afferma che non dovrei essere irritata e perennemente arrabbiata con lei.
«Quando arrivano quelli?» chiedo senza far trapelare nessuna emozione dal viso.
«Prima di tutto... il mio fidanzato si chiama Des, mentre suo figlio Harry. E comunque arrivano verso ora di pranzo.» risponde poi nuovamente. Faccio il falso miglior sorriso che mi riesce e corro verso la mia camera portandomi dietro la valigia. Entro in camera mia e ho già una fitta che mi attraversa il cuore: non voglio che l'estate voli via come fa ogni anno. Inizio a sfare la valigia con la musica negli auricolari e i pensieri che inondano la mia mente.

~

«Holland. Scendi, sono arrivati.» grida mia madre dal piano di sotto. Mi guardo l'ultima volta allo specchio del mio bagno privato e mi preparo psicologicamente a quella che diventerà la mia vita con un moccioso tra i piedi: un inferno.

Scendo le scale e l'unica persona che entra nel mio campo visivo è un ragazzo molto alto, con i capelli ricci e gli occhi verdi. Lo guardo sbigottita e la prima domanda che esce dalla mia bocca è ''dov'è mia madre?''. Lui, con un cenno del capo, mi indica il salone, dove ho la sfortuna di osservare una scena disgustosa: mia madre e quel presunto Des che pomiciano sul divano.
«Che schifo.» sputo acidamente.
«Comunque piacere io sono Harry.» mi porge la mano.
«Holland.» dico fredda, anche se sono molto sorpresa dalla bellezza e grandezza di questo ragazzo.
«Quanti anni hai?» chiede guardandosi intorno; già non va bene; perché non si fa gli affari suoi?
«Diciotto.» questo ragazzo mi suscita odio e interesse allo stesso tempo.
«Tu?» lo guardo con un cipiglio sul viso. «Tra qualche giorno ne compio diciotto.» dice fiero di sé.

Bene, non solo ho un nuovo "fratello" più piccolo, ma anche un nuovo "padre'' che si può ben definire un demente.

Andiamo di bene in meglio, davvero.

Angolo autrice

Sarò come sempre molto breve, in quanto io non abbia tempo o, comunque, odi farvi leggere cose poco interessanti sul mio conto.
Vi volevo semplicemente avvisare che i capitoli in media saranno di questa lunghezza e che aggiornerò almeno una volta alla settimana.
Votate e commentate, ci tengo moltissimo.

La vostra Tori.

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