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7 Luglio

Ad Olimpia la società è strana. Dico davvero strana, è la città più strana di tutta la Grecia. Il 3 dicembre del 2016 si proclamò indipendente, dato che l'allora sindaco, Crono, voleva diventare il re della casa delle olimpiadi. Quel subdolo di un sindaco venne assassinato, un giorno non ben definito del 2017, quando ormai tutti erano stanchi del suo stupido modo di comandare e del fatto che mangiava solo cuccioli di capre, galline, pecore e tacchini. La sua pancia a Calipso era sempre sembrata una mongolfiera. Non si tenne poi troppo conto del suo omicidio, ma fattosta che divenne sindaco il più piccolo, e stupido, dei suoi figli: Zeus. Piccolo mentecatto di origini alquanto sconosciute, visto che la maggior parte delle persone dubitavano fosse figlio di Crono, in effetti non gli somigliava nemmeno a fargli delle chirugie plastiche all'estremo del possibile. Quell'uomo tutto muscoli, che si vantava dell'uccello spiaccicatogli su quella testa vuota, che lui chiamava capelli, color biondo platino che lo faceva sembrare un ananas, aveva dei tratti asiatici che non c'azzeccavano nè con il nonno Urano (tragicamente assassinato pure quello) nè con la nonna Gea (rinchiusa in galera per aver, appunto, ucciso il marito. Che storia tragica. Qualche imbecille voleva rilasciarla per instabilità mentale, ma Ceo dimostrò che era talmente tanto pazza che, se rilasciata, avrebbe linciato la testa a tutti) e nemmeno a quella santa di sua madre, Rea. Che, santo Polifemo (il pastore della parrocchia), quanta pazienza aveva avuto ad allevare quattro figli (Zeus, che insieme ad Estia avevano tenuto il cognome Grace. Poseidone che aveva tenuto quello della moglie. Ade che aveva adottato quello della moglie deceduta), dei quali solo uno era uscito decente: Estia; Dio se Estia era una santa, la più perspicacie tra le vecchiette, la più religiosa e la più vergine. In sessant'anni di vita quella donna non ha mai toccato un uomo, si diceva che fosse attratta dal suo stesso sesso, ma poi si capì che era semplicemente assessuale.
Una dolce nonnina assessuale.

Calipso vagava per la città con una semplice maglia bianca e jeans, che poi si rimproverò in tutti i modi di essersi messa quelli lunghi a Luglio. Aveva i capelli color caramello racchiusi in una treccia ed era estremamente felice di aver passato l'esame di maturità con un 98. Che poi non sapeva neppure come diamine avesse fatto, dato che si era ridotta a ripassare negli ultimi 15 giorni. E in più a distanza di pochi giorni avrebbe compiuto 18 anni, che cosa magnifica. La madre le aveva organizzato una bellissima festa, e invitato tutte le 12 famiglie più importanti di Olimpia. Non che la sua fosse di basso rilievo, ma il casinò "Mondo sulle spalle", del quale proprietario era suo padre, il grosso e sgorbutico Atlante, aveva perso importanza nel corso degli anni, anche se qualche ubriacone o ragazzo che cercava la fortuna lo frequentavano comunque.
Iniziò a contare quante persone sarebbero state presenti.

La famiglia Grace: Zeus Grace e la sua ex-moglie Beryl avevano due figli che erano uno l'opposto dell'altro. La prima, Talia, la più grande aveva 25 anni, l'altro 18 e andava a scuola con lei. Quel genio di un Jason Grace era uscito con un 100 più la lode. Calipso sapeva che era molto bravo a scuola, ma dato che il padre era sindaco... non sapeva se era tutto merito suo. Ovviamente Zeus si portava dietro la moglie attuale, Era, e i due figli.
Poi c'era la famiglia Jackson, Poseidone e Sally Jackson con i loro due figli: Tyson, un ragazzino di 11 anni carino e paffutello, Calipso lo adorava. Poi c'era Percy, la sua più grande cotta (dopo altri, quella ragazza era incline all'innamorarsi molto spesso di ragazzi già impegnati), 20 anni e un sorriso perfetto, degli occhi verdi e un corpo da sbavo, capelli neri perennemente scompigliati e una fidanzata di nome Annabeth. Calipso sbuffò.
Famiglia Chase: Atena e Frederike Chase, insieme ai loro quattro figli: Annabeth, Bobby, Matthew e Malcom. Calipso non li sopportava per nulla, tutti geni e cervelloni, che non facevano altro che vantarsi della loro mente, oh, tutti tranne la perfetta Annabeth. Si guardò attorno e notò Percy che si sbaciucchiava la bionda sotto un pino. Calciò ferocemente un sasso, che sbattè contro un albero. Fece dietro-front e ricominciò a fare la lista. Prima si appuntò mentalmente di farla pagare alla madre.
La famiglia Di Angelo: Ade e Persefone Di Angelo, tre fig... Due. Calipso non si capacitava ancora del fatto che Bianca, la dolce Bianca Di Angelo fosse morta. Anche se erano passati sei anni, Bianca era la sua migliore amica. Represse le lacrime e si morse un labbro. Nico e Hazel Di Angelo, il primo di ormai 17 anni e la seconda di 16. Nico e Bianca erano figli di Maria Di Angelo, cognome mantenuto da Ade per l'amore che provava verso la donna e dato a Persefone. Hazel invece era stata adottata da Ade quando Maria e Marie (la madre di Hazel), morirono nello stesso incendio in cui morirono anche Esperanza e Bianca. Il cuore di Calipso prese a battere troppo velocemente ricordandosi di quella tragedia. Il salone di bellezza di Silena Beuregard era saltato in aria per una stupida perdita di gas. Lei era morta con il fidanzato, Charles, figlio di Esperanza. Si morse il labbro più forte, fino a farlo sanguinare odiava ricordarlo. "Forza Calipso, basta" si disse facendosi forza.
La famiglia Solace, quella che le stava più simpatica: Apollo e Cassandra Solace con i loro sei figli, di cui due adottati: Lee e Michael di 26 e 25 anni. Poi Will di 19 (fidanzato di Nico Di Angelo), Austin e Kayla di 22 e infine Ottaviano di 23 anni (fidanzato della rossa ventenne Rachel Elizabeth Dare).
La famiglia McLean: Tristan e Venere McLean, la donna era la madre di Silena, aveva divorziato dal padre della corvina e si era risposata con Tristan, con cui aveva avuto Lacy, 11 anni e una dolcezza infinita, Mitchell, 13 anni ed era già stato fidanzato con una decina di ragazze (ci aveva provato anche con Calipso. Era un piccolo rubacuori) e poi le gemelle diverse Drew e Piper, la prima insopportabile e la seconda sarcastica, fidanzata con Jason Grace e migliore amica di Annabeth.
Dopo ancora c'era la famiglia Castellan: Ermes e May Castellan con i loro quattro figli (sì, se ve lo state chiedendo le donne greche sono moooolto fertili, molto) Luke, fidanzato di Talia Grace, Connor e Travis gemelli della stessa età di Calipso (che si era presa una bella sbandata per Travis, fidanzato epocale della sua amica Katie Gardner) ed infine Chris, ventenne fidanzato con Clarisse La Rue.
Famiglia Gardner: Demetra e Celeo Gardner con Katie e Miranda, la prima 18 e la seconda 15 anni. A Calipso stava simpatica Katie, ma a volte era troppo solare e felice. Che poi Demetra all'età di sedici anni diede alla luce Persefone, con un tipo che non si fece più vedere, così la abbondonò nell'orfanotrofio, non potendosi pccupare della bambina.
La mora si sedette su una panchina, all'ombra di un albero, con lo sguardo rivolto verso la strada. Dall'altra parte c'era la casa del signor. Dioniso Bacco, anche lui, la moglie Arianna e i figli Dakota, Castore e Polluce erano invitati alla festa, la famiglia Bacco era proprietaria della più grande cantina di vini della Grecia. Si sdraiò sulla panchina, e si chiese chi mancasse. Artemide, la madre l'aveva invitata ma lei non aveva proprio una famiglia, avendo fatto voto di castità e avendo ripreso da Suor Estia era propensa nell' odio gli uomini, anche (soprattutto) suo fratello Apollo. Quindi c'erano lei, Estia e Polifemo.
Poi la famiglia Zhang: Marte ed Emily e il figlio Frank, con la compagnia della cugina Clarisse La Rue, figlia di Ares (un cugino di Marte), andata a vivere con gli Zhang perché il padre l'aveva cacciata di casa. Calipso sperò tanto che la madre non l'avesse fatto, che non avesse invitato proprio la famiglia che detestava di più in assoluto. Odiava i Valdez per un motivo: la felicità. La loro felicità andava fuori dal comune, i figli di Efesto avevano perso una madre ed un fratello: Charles ed Esperanza, eppure erano felici. I Valdez erano estroversi, non perdevano mai l'occasione di fare una battuta, spensierati ma anche lavoratori. Efesto aveva quattro figli a cui badare: Elena, di 25 anni che era quella che si dava più da fare, Jake di 23 e Nyssa di 14 loro due aiutavano tantissimo il padre, nonostante una avesse affrontato il primo anno di liceo e l'altro avesse finito gli studi per laurearsi in architettura, nell'università più prestigiosa della grecia: "Ogigia" essa era stata costruita nel 2016 e vi insegnavano i più bravi professori greci e italiani.
E infine l'ultimo e il più felice dei Valdez, lui e le sue stupide orecchie da elfo e i suoi capelli ricci, la pelle perennemente abbronzata e il suo stupido sorrisetto. Leo. "Leo SonoSempreFelice Valdez".

Calipso voleva perennemente prenderlo a schiaffi. Si alzò dalla panchina e ricominciò a camminare.
Leo e Calipso avevano lo stesso problema: si innamoravano delle ragazze/ragazzi già impegnati. Era davvero una disgrazia, come se fosse una maledizione. Calipso si levò subito quell'argomento della testa e ancora una volta fu grata che internet avesse diminuito la vita sociale di molte persone, perché non c'era nessuno in giro.
Quando arrivò a casa cacciò le chiavi dalla tasca posteriore dei jeans ed aprì.
-Mamma, papà, Zoe! Sono a casa!- urlò chiudendosi la porta alle spalle, tutte le luci erano spente -Non ci credo- sussurrò mentre andava in cucina e accendeva la luce "Okay, ora cucino qualcosa" si disse aprendo il frigorifero: cucinare era l'unica cosa che la tranquillizzava. "Zoe probabilmente è in giro con le sue amiche" pensò prendendo le uova "Mamma e papà saranno al casinò" cacciò anche il latte e tutto il necessario per fare una torta al cioccolato.

Zoe era uscita quindici minuti dopo i genitori, che non sapevano nulla dell'appuntamento con la sua ragazza. Sorrise mentre si specchiava nello specchietto retrovisore. Doveva ammetterlo, si era fatta davvero molto bella. I capelli neri e lisci le ricadevano sulle spalle, la linea di eye-liner nero le ingrandiva gli occhi scuri. Il rossetto rosso brillava sul suo volto, sorrise e partì. Sperò che non avesse esagerato con la gonna e una maglieta scollata sia davanti che dietro, magari a Phoebe non sarebbe piaciuto quel look fin troppo osè. Zoe non era tipo da gonne e maglie scollate, ma quella sera avrebbero fatto tre anni e sarebbe stata probabilmente la serata migliore della sua vita. Dopo quella del compleanno della sorella, erano due mesi che lei e Phoebe progettavano il piano. Il piano che avrebbe funzionato a meraviglia. Parcheggiò la macchina al posteggio davanti al parchetto e quando vide la macchina di Phoebe sorrise, prese il cestino da pic nic e percorse la strada segreta per arrivare al centro del bosco, il loro luogo segreto. Non avevano mai detto a nessuno della loro relazione, i loro genitori erano troppo tradizionalosti. Quando vide la rossa sorrise ancora di più. Corse verso di lei e posò il cestino a terra e quando anche Phoebe si fu alzata si baciarono.
-Ti ho comprato una cosetta- Phoebe le fece la linguaccia e si sedette sulla coperta che aveva portato per il pic nic.
-Non dovevi, Phib- si sedette vicino la ragazza.
-Oh, invece sì- cacciò un pacchetto viola dal suo zaino e glielo porse. Zoe era elettrizzata, ma lo aprì comunque con molta calma. Quando vide la collana rimase senza parole. La alzò per ammirarla alla luce del sole che brillava ancora nonostante fossero le 20 passate. C'era una freccia, nella punta vi erano quattro diamantini, dall'impennaggio e dal cuspide partivano i due lembi della catenina in argento, essi erano congiunti con una strana chiusura: due cuori, di cui uno si apriva per far passare l'altro
-È... È bellissima-
-Se avessi potuto ti avrei comprato qualcosa di più costoso-
-Non fa nulla- disse entusiasta -È bellissimo- iniziò a frugare nel suo cestino e finalmente trovò quello che cercava. Si girò verso Phoebe.
-Non è qualcosa che puoi indossare, ma è qualcosa finalmente possiamo avere insieme- si morse il labbro e le passò il pacchetto. Phoebe era agitatissima, e non riuscì a trattenersi come aveva fatto Zoe. Quello che trovò nel pacchetto erano delle chiavi e un biglietto con scritto "Benvenuta nella convineza"
-Avevo soldi da spendere e dato che dobbiamo farlo, lo facciamo bene-
-Non dovevi, Zoe-
-E invece sì-
-Potevo aiutarti a pagarla-
-Non fa nulla, pagherai il primo mese di affitto- alzò un sopracciglio e sorrise.
-Sfruttatrice- le diede un pugno leggero sul braccio.
-Ti amo-
-Ti amo anch'io- sorrisero e stettero in silenzio per minuti interi. Mangiando panini e guardandosi.
-A che ora devi andartene?- chiese Zoe.
-Quando vuoi tu-
-Io posso tornare quando mi pare, i miei non stanno a casa, tornano verso le 5 di mattina-
-E i miei non ci sono fino al compleanno di tua sorella, il 7-
-Approposito di compleanni, perché il figlio del sindaco non ha festeggiato il compleanno?-
-Perché non ha fatto nessuna festa, è uscito con i soliti otto-
"Certo," pensò Zoe, "i soliti otto, il fantastico gruppo dei nove". Hazel e il fidanzato Frank, Percy e Annabeth, la coppia perfetta, Nico, Leo, Piper e Jason e infine Reyna. L'ultima aveva un anno in più della cugina, Annabeth, lei e la sorella Hylla sono figlie della sorella di Atena, Bellona. Entrambe in grado di fare da leader in modo che Zoe invidiava da morire.

Erano bellissime, con i loro capelli neri, gli occhi scuri e la pelle abbronzata che ricordavano le loro origini argentine, insieme all'accento e ai lineamenti. Loro che di cognome facevano Ramirez-Arellano erano due donne a dir poco apprezzate dagli uomini, solo che non erano fidanzate. Alcuni le definivano "troppo combattive" o "inclini alla violenza", ma che l'amica non avesse un fidanzato, a Jason, non dava certo fastidio. Lei era sua, anche se aveva messo in chiaro che tra loro c'era solo un rapporto di amicizia, lui era follemente geloso della sua amica d'infanzia.

Reyna in quel momento guardava fuori dalla finestra, si chiese se fosse giusto scendere da lui, in fondo non sarebbe stato completamente sbagliato, se non avessero fatto nulla, nessuno li avrebbe mai scoperti. Non fece in tempo ad aprire la finestra che Hylla entrò, anche con una crocchia fatta a caso, struccata ed assonnata, era bellissima.

-È l'una, che fai ancora in piedi?- chiese con la voce impastata dal sonno.
-Nulla, non ho sonno- rispose Reyna, andandosi a sedere sul letto. Piano fallito, eppure aveva un bisogno fisico di lui.
-Non ci credo, oggi ti sei allenata più del solito, dovresti essere stanchissima-
-Se voglio vincere i prossimi tornei devo essere perfetta-
-Sei perfetta, sono quattro anni che fai karate e sei già cintura nera, hai un talento naturale. Come tutta la tua famiglia-
-Tu hai un talento naturale per tutto-
-Ti stai sbagliando, sorella.-
-Sei tu quella che si sbaglia, sei bella, intelligente, forte e non vergine a diciannove anni-
-Ne ho ventisette- precisò -E non sono sposata-
-So che Polluce ti va dietro-
-Ma se quasi nemmeno ci conosciamo-
-Avete la stessa età, potreste uscire- la maggiore fece una smorfia.
-Lo farò se mi prometti che uscirai con Jake Valdez-
-Scherzi? È troppo vivace-
-Provaci, almeno-
-No-
-Ed io non uscirò con Polluce-
-Tipo di scorta?-
-Il figlio della prestigiatrice, Ecate. Lui ha la tua età-
-No. È uno di quelli che mi considerano troppo violenta- la donna parve pensarci, prima di rivolgere un sorriso sornione alla sorella.
-No-
-Eddai, lo sai che gli piaci-
-Ma non è vero!-
-Ma se tra poco lo sanno anche gli alberi!-
-Non uscirò con il figlio di Nemesi-
-Ma Ethan è pazzo di te, sono anni che prova a chiederti di uscire-
-No-
-Ma perché!?-
-Perché no!-
-Escici una volta, almeno-
-E va bene! Ma tu dà una chance a Polluce-
-Domani gli chiedo di uscire-
-Brava sorella, ora andiamo a dormire-
-Notte, Rey-
-Notte, Hyl- la maggiore uscì dalla stanza, Reyna aspettò 10 minuti e poi si calò giù dalla finestra, raggiungendo il suo amante. Bussò alla finestra di camera sua, e il biondo andò subito ad aprire. Le sue braccia grandi la avvolsero in un abbraccio non appena lei entrò. Andarono verso il letto e parlarono, parlarono e parlarono. Tra baci proibiti e incontri nascosti, la loro relazione andava avanti da tre anni. Lei sedici e lui diciasette, abbastanza grandi da capire quello che gli stava succedendo, troppo piccoli per sapere che si sarebbero così follemente innamorati.

-Dovremmo dirglielo- disse lui tra un bacio e l'altro.
-Ti prego, non adesso, ti prego- la sua voce era roca e supplichevole. Lo bramava, bramava le sue labbra, il suo corpo, le sue mani che vagavano ovunque su di lei.
-Rey, dovremmo farlo prima o poi-
-Devo dirti una cosa- divenne rossa, ma fortunatamente era troppo buio per far sì che il ragazzo lo notasse.
-Dimmi- sussurrò baciandola ancora.
-Voglio andare oltre, ti prego, ti desidero così tanto-
-Non voglio toglierti una cosa così importante-
-Ma io voglio che tu lo faccia-
-Oh, Rey, mi sono trattenuto così a lungo, e il fatto che tu lo stia chiedendo direttamente mi fa trasalire- ammise.
-Ma io ti voglio, voglio tutto di te. Prima non mi sentivo pronta, è vero. Sono stata io quella che ha sembre rovinato tutto quando ne avevamo l'occasione, e ora siamo qui.- non riusciva a togliere gli occhi dal suo viso perfetto -E hai tutta la tua famiglia a casa- disse abbassando la voce.
-Abbiamo aspettato così tanto...- stette un attimo zitto -Il 7. C'è la festa di Calipso, non vado. Mi fingo malato, te lo prometto-
-Tre giorni, ce la farò. Ma sono quasi le cinque, devo tornare a casa prima che mi addormenti qui. Anche se sarebbe fantastico- gli diede un altro bacio e si alzò, dirigendosi verso la finestra. Il ragazzò la prese per la vita e la spinse verso di sè.
-Rey, ti amo- il suo perse qualche battito, era la prima volta che se lo sentiva dire. Lui non glielo aveva mai detto. Mai. Sorrise.
-Se solo due parole riuscirebbero a descrivere cosa provo per te- sospirò e si liberò delicatamente dalla sua presa.
-Ti amo- e così tornò a casa.

Jason e Piper quel giorno si erano alzati contemporaneamente, ovviamente non lo sapevano. Presero il cellulare e scrissero il messaggio nello stesso momento.
"Giorno, Super-man biondo"
"Giorno, Beauty Queen"
Appena arrivarono i rispettivi messaggi, i loro sguardi si addolcirono e sospirarono.
"Quanto ti amo, Piper McLean"
"Sapessi io, Grace. A che ora oggi?"
"Alle 16, come sempre"
"Ovvio. Allora a dopo, amore"
"A dopo, tesoro"

Un discorso del genere fu anche quello tra Percy e Annabeth, solo più smielato. Come se fosse possibile.

Hazel e Frank avevano dormito in tenda insieme, e loro avevano un rapporto più scherzoso e casto. Anche dopo quasi quattro anni assieme erano ancora felici del loro rapporto più da bambini, innamorati ma pur sempre bambini.

Nico e Will non si parlavano da giorni, avevano litigato. Se solo quello stupido di un figlio di Ecate, Killian Ellen non avesse baciato Nico, tutto sarebbe stato al suo posto. Tutto. E invece no, lui doveva baciarlo, e quella pettegola di Drew non poteva farsi i cavoli suoi. Nico non aveva acconsentito al bacio. Il castano lo prese per un braccio e lo baciò. Il corvino, nonostante i suoi diciassette anni, era magro e fin troppo debole per contrastare il ventenne. "Potrebbe definirsi stupro?" si chiese Nico dopo aver avuto l'ennesima discussione con Will. Non si erano lasciati ufficialmente, ma si parlavano ben poco. Anche se entrambi erano stufi della situazione, nessuno dei due voleva scusarsi. Troppo orgoglisi, troppo. E così passò un'altra noiosa giornata senza che uno parlasse con l'altro.

Leo si era svegliato tardi, erano le 13:25. Il 31 giugno aveva fatto uno strano discorso con la sorella, Nyssa. Le aveva promesso una cosa stupida, stupidissima: di fare pace con Calipso. Dovete sapere che Calipso e Leo erano amici, molto amici prima dell'incidente del salone di bellezza. Poi Calipso aveva iniziato ad essere più distante ed esasperante. Cominciarono a vedersi meno frequentemente, a parlarsi ancora meno. E finirono per non parlarsi per sei anni. Cosa aveva convinto Leo a far pace con la ragazza? Il fatto che mancasse a Nyssa. Da bambina adorava Calipso, ballavano, cantavano, cucinavano e pulivano anche.

La piccola Valdez aveva provato a riprendere contatti con la mora, ma lei la ignorava completamente. Così quel genio di un'adolescente aveva ben pensato che la causa fosse il suo stupido fratello.
-Gnomo!- lo aveva chiamato entrando nella stanza. Tre giorni al 7, Leo sapeva cosa voleva, ma lo chiese lo stesso.
-Che vuoi, fenicottero?-
-Deciso quale tattica usare per fare pace con Cali?-
-Non chiamarla Cali- Leo continuò a disegnare il suo progetto su una nave che sarebbe riuscita perfino a volare, incredibile.
-Perché no?-
-Perché non siete amiche- rispose frustrato.
-Lo eravamo-
-Appunto. Eravamo. Passato, non presente, e soprattutto, non futuro-
-Quindi non ti farai perdonare?-
-Non le ho fatto niente, non mi devo scusare con niente e con nessuno-
-Ma potresti prenderti la colpa- suggerì sedendosi sul letto.
-No- il suo tono era freddo.
-Non vuoi fare pace con Calipso?-
-Non voglio assumermi colpe di cose che non ho fatto, è lei che si è allontanata. Non mi frega nulla, lo faccio solo per te. Ma non le chiederò scusa-
-E cosa farai?- il ragazzo sbattè una mano sul tavolo.
-Basta scocciare, ragazzina. Vai via. Ci penso io- Nyssa si morse un labbro.
-Ciao, fratellone-
Leo ricominciò a lavorare al suo progetto, anche se la sua mente era altrove.

Ecco passati tre giorni. Tre giorni di uscite e di amore per Annabeth e Percy, lo stesso per Jason e Piper. Tre giorni di cazzeggio e divertimento per Hazel e Frank. Tre giorni di ansia e tortura psicologica per Will e Nico. Tre giorni di pura felicità e adrenalida per Reyna e il suo lui. Tre giorni di organizzazione per Phoebe e Zoe. Tre giorni di puro stress emotivo e fisico per Calipso e Leo.

Tutti avevano passato quei tre giorni come meglio era possibile. Il sette non ci sarebbe stato solo il compleanno di una ragazza.

Calipso quella mattina si svegliò presto, anche se la festa sarebbe iniziata alle 16. Aveva sette ore per prepararsi, tanto avrebbe comunque aspettato l'ultimo momento. Seguendo questo suo principio ascoltò la musica, lesse fumetti e giocò alla PS3 sino alle 14, quando la madre, a gran voce, la chiamò.
-DIAMINE, RAGAZZA! VATTI A CAMBIARE E FARTI UNA DOCCIA, SEI SUDATA COME UN MULO!-
-Mamma, placati- disse Zoe con tranquillità
-Vestitevi, ragazzine ormonalmente frustrate- disse il padre.
-Sissignori- risposero in coro le due, andando una in un bagno e l'altra nell'altro. Si fecero una doccia a dir poco lunga e poi mentre una si asciugava i capelli, l'altra si vestiva. Finirono per le 15:40.
-Bellissima come sempre, Zoe- si complimentò la castana.
-Lips, sei semplicemente stupenda- la prese per una mano e la tirò verso sè. Sarebbe stata l'ultima volta che l'avrebbe vista, e l'abbracciò il più calorosamente possibile.
-Sei perfetta, Calipso- ripetè con la voce attutita dai capelli della ragazza.
-Dai, faccio solo diciotto anni, niente affetto- si liberò e le fece l'occhiolino. Comunque era vero, quell'oggi le due sorelle Nightshade erano bellissime. La castana era avvolta in un abito rosso, semplice. Con qualche strato di velatura sulla gonna che arrivava sopra al ginocchio. Era senza spalline e a volte minacciava di farla restare a seni scoperti. Le scarpe con il tacco erano nere e la alzavano di 10 cm. I capelli mossi erano sciolti e le ricadevano sulle spalle nude. Le palpebre erano immacolate, se non fosse per un lieve strato di obretto che lasciava solo dei brillantini. La maggiore invece aveva i capelli legati in una coda di cavallo alta, molto alta. Era avvolta da un vestito nero, aderente. Le scarpe dello stesso colore erano alte 15 cm e lei aveva una linea di eye-liner e un obretto sul marrone.
-Allora ragazze- il padre le raggiunse davanti al portone d'ingresso -che nessuno salga sopra, sapete che mamma non vuole- annuirono entrambe.
-Fantastico, ora scendiamo- fece l'occhiolino ed iniziò a scendere le scale. Le due lo seguirono a una certa distanza.
-Mamma?- chiese la corvina
-È già sotto- quasi non perse l'equilibrio -Penso- aggiunse dopo aver ristabilito il suo baricentro.
-Okay.-
La stanza era normale, e Calipso che si era immaginata completamente un'altra cosa. Ovviamente gli ospiti già c'erano tutti. E nessuno le degnava attenzione. Erano ormai due ore che andava avanti la cosa e lei vedeva Annabeth e Percy, lei in un vestito azzurro e lui in smoking, ballare e farsi gli occhi dolci. Il figlio del sindaco, anche lui in smoking, giocava con una ciocca della fidanzata, che indossava un abito bianco floreale. Hazel e Frank giocavano a biliardino. Lei era in jeans e maglia dorata e lui in skinny e camicia blu. Nico non si vedeva e Will si annoiava con il sentire Miranda parlare. Katie e il fidanzato probabilmente erano fuori in girdino e gli altri o erano con i genitori o soli ad annoiarsi. Che merda di festa. Non si chiese nemmeno perché non avesse visto i Valdez, non gliene importava. Magari la madre le aveva risparmiato la tortura. Ma poi vide Elena e Nyssa ballare e sbuffò. Sua sorella, ovviamente, non si vedeva e Calipso si chiese perché la sua vita fosse così noiosa. Fece molta attenzione al fatto che i suoi genitori non fossero nei paraggi ed iniziò a salire le scale, cautamente. Arrivò in cima e svoltò a destra per raggiungere la porta di casa. Prima che potesse raggiungere le chiavi nella borsetta delle mani la spinsero contro la porta, non prima di averla girata. Calipso era faccia a faccia con Leo.
-Ma sei scemo!? Toglimi le mani di dosso- disse provando a liberarsi dalle sue mani, che tenevano le spalle inchiodate alla porta.
-Perché, Raggio di Sole? Pensi che potrei ucciderti?- non la liberò dalla stretta.
-No. Mi fa schifo avere un contatto con te- non si pentì della frase. Ma vacillò quando vide l'espressione addolorata sul volto del moro.
-Perché, Raggio di Sole?- la sua voce mal nascondeva del sarcasmo.
-Perché sì. E non chiamarmi in quel modo-
-Ti piaceva così tanto, da bambini- rammentò, nostalgico -Che diamine è cambiato sei anni fa? Cosa ho fatto io, o cosa ha fatto la mia famiglia di così sbagliato?- la sua presa si alleggerì, quando Calipso provò a liberarsi la strinse più forte di prima.
-Lasciami, Valdez- ringhiò.
-No. Dimmi che diavolo ti è preso-
-Perché me lo vieni a chiedere adesso? Cosa, prima non avevi il coraggio? O è perché te lo ha chiesto la tua sorellina?-
-Fatti miei-
-E sono fatti miei quelli per cui ho escluso te e la tua familia dalla mia vita-
-No. Dimmelo. Dimmelo o non faremo mai pace-
-Non voglio fare pace- il ragazzo la mollò.
-Grazie- si girò e aprì la porta, entrò dentro. Spinse con un piede la porta, per chiuderla. Ma non sentì mai il tonfo. Si girò di nuovo.
-Oh ma dai, che cosa vuoi?- si portò una mano alla tempia.
-Te l'ho detto. Se non chiariamo, non me ne vado-
-Hai presente che potrei denunciarti per stalker?-
-Hai presente che il tuo papino verrebbe a sapere che io sono stato a casa tua mentre eri sola? Che cosa penserebbe della sua casta e pura bimba?- si appoggiò allo stipite della porta. -Parla, Raggio di Sole-
-No, elfo domenstico- si girò ancora e andò verso camera sua.
-Calipso Nightshade!- la richiamò.
-Che vuoi!?-
-Stai facendo la bambina viziata- iniziò a seguirla. Calipso entrò in bagno, sperando che almeno lì avesse avuto un pò di pace, ma Leo non si fece scrupoli ed entrò, chiuse poi la porta a chiave e se la mise in tasca.
-Non ti faccio uscire finché non me lo dici-
-Farai meglio ad iniziare a cacciare la selvaggina, allora- si sedette sul bordo della vasca da bagno.
-Ah, ah, ah. Davvero molto divertente.-
-Visto? Il mio senso dell'umorismo è andato migliorando. Il tuo invece...-
-Zitella-
-Elfo-
-Gattara-
-Verginello-
-Idiota-
-Stupido-
-Serpe-
-Coglione-
-Oca-
-Maiale-
Continuarono così per una decina di minuti.
-CANGUINONE ZOPPICANTE!- Leo scoppiò a ridere.
-Cosa è il Canguinone?- Calipso non potè non seguirlo a ruota.
-Canguro, pinguino, leone. Non sò perché mi sia uscito-
-È peggio di Statua sanguinolenta-
-Ma è figo-
-Calipso,- tornò immediatamente serio -dimmi co...-
-Okay.- una litigata in più, una in meno, non avrebbero fatto comunque mai pace. -La vostra felicità mi dà fastidio, immensamente fastidio- andò verso la porta e, incapace di guardarlo in faccia. Per la prima volta si stava vergognando.
-Che c'entra?- Chiese andando verso di lei.
-Avete perso una madre ed un fratello, e siete comunque felici-
Leo iniziò ad agitarsi. -Che ne sai, tu?- chiese per nulla calmo. Il segreto dei Valdez? Non erano felici. Erano bravi a nascondere le emozioni, erano bravi a recitare. Nulla più. Quello che avevano dentro era dolore nella sua forma più distruttiva, ma quello che si vedeva al di fuori era solo un guscio, quel guscio che gli permetteva di non crollare ogni volta.
-Ti vedo!-
-Non sai nulla di me, Nightshade- al sentir nominare il suo cognome si girò di scatto.
-Ah no?- fece un passo avanti, e Leo uno in dietro. -E allora perché ti conosco così bene da sapere che non mi avresti mai chiamato solo per cognome, se non fossi sotto estrema pressione?- fece un altro passo, e Leo di nuovo uno in dietro.
-Le cose sono cambiate, Raggio di Sole-
-Ti conosco meglio di te stesso-
-Le cose cambiano, in sei anni-
-Forse, solo che tu odi i cambiamenti- gli disse con una punta di sarcasmo. Il ragazzo distolse lo sguardo.
-Tu invece sei cambiata- alzò il mento, e fù la sua volta di fare un passo avanti, mentre Calipso ne faceva uno in dietro.
-Bè, sono una che non ha paura di farlo-
-Lasciami finire, sei cambiata in peggio-
-Non tocca a te giudicarmi-
-Ti sto solo dicendo come stanno le cose, e tu, mia cara-
-Non chiamarmi "mia cara". Non solo la tua cara, e soprattuttò non sono tua- aveva continuato ad indietreggiare ed ora si trovava con le spalle alla porta.
-Mia cara, tu sei cambiata in peggio- continuò il moro fregandosene delle parole della ragazza. -Ti sei allontanata da me-
-E quindi?-
-E quindi odio questa situazione-
-Hai avuto sei anni per cambiare le cose, perché non lo hai fatto prima?-
-Perché ero uno stupido ed incosciente ragazzino che non voleva fare nulla per cambiare la situazione-
-Lo sei ancora-
-Calipso, diamine- poggiò le mani ai lati della testa della mora.
-Cosa, Leo?- continuò a guardarlo negli occhi, non si sarebbe lasciata intimorire.
-Ti odio- Calipso divenne rossa dalla rabbia e gonfiò le guance, rilasciò il respiro.
-Senti, stupido armadillo, quella che de...- non finì il suo sclero colpita dalle lacrime che stavano scendendo dal viso del ragazzo. -Leo...-
-Senti, okay. Non fa nulla- le mise le mani sulle guance.

-Quando gonfi le guance vuol dire che sei incazzata forte- sorrise.
-Valdez, ti odio- spalancò gli occhi ed arrossì quando vide il moro avvicinarsi a lei, con la bocca socchiusa e gli occhi chiusi. Poteva spostarsi, menarlo, insultarlo o urlargli contro. Ma inspiegabilmente rimase ferma, e rispose al bacio quando le loro labbra si toccarono. Immediatamente entrambi furono colti da una specie di scossa, che però non li divise. E così entrambi capirono quanto fossero stati stupidi, mentre di sotto Percy portò Annabeth sotto il gazebo, e cacciava una scatolina blu, lei rispose sì. Calipso era così distratta che non si accorse che qualcuno aveva chiuso la porta d'entrata, le persone di sotto non sentirono che una macchina partiva, così Zoe era andata.
Piper sussurrò all'orecchio di Jason, sarebbe stato un casino spiegarlo ai genitori. Ma il bambino sarebbe stato bellissimo. Will aveva letteralmente preso Nico in braccio e sbattuto contro un muro della casetta di legno nel giardino, per poi baciarlo con foga. Frank acquistò per la prima volta un preservativo, perché Hazel glielo aveva chiesto. Malcolm Chase era "malato", ma a letto con lui c'era una bellissima corvina, che non aveva mai vissuto momento più bello.
Leo si staccò finalmente da Calipso.
-Tuo padre ci ucciderà- lei gli diede un pugno, per poi baciarlo di nuovo.

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