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Mi sento completamente stordita, non capisco più se sto sognando oppure se sono talmente ubriaca da dovermi preoccupare, perché se ritorno a casa in queste condizioni rischio guai grossi e mia madre mi ucciderebbe.
Cerco di aprire gli occhi e di far chiarezza nei pensieri in modo da poter decidere meglio che cosa fare prima di presentarmi davanti a mia madre.
Dicendo mille maledizioni in diverse lingue, apro prima un occhio e poi il secondo. La mia vista é del tutto offuscata e non riesco a distinguere il posto in cui mi trovo, ma avverto una strana sensazione al petto. Mi sollevo sui gomiti e mi guardo intorno, acquistando pian piano la vista.
Non riconosco un solo oggetto nella stanza, anzi non riconosco proprio la stanza! Dove cazzo sono finita?
Cerco di sollevarmi dal letto, e mi rendo conto che é enorme. Sembra uno di quei letti delle favole. Faccio un piccolo salto e scendo giù, ma mi sento mancare le forze. Mi appoggio con le mani sul materasso e aspetto che mi passi il cerchio alla testa, cosa che sembra impossibile.
-Tutto bene?-sento chiedere da una voce. Alzo la testa e vedo che si tratta del ragazzo del locale, quello che mi ha offerto il drink.-Che brutta cera.
-Postumi post sbronza.-dico con un filo di voce
-Strano, hai bevuto solo due bicchieri.-dice lui avvicinandosi
-Davvero? E perché mi sento così rintronata?
-Sarà per colpa del sedativo.
Cosa?-Sedativo? Che stia dicendo?
-Dovevamo portavi via e non credo che sareste venute con noi di vostra spontanea volontà.
Il mio cervello, fino ad allora addormentato riprende lentamente a funzionare e e dentro di me prego per aver capito male. Ha detto chiaramente che hanno messo del sedativo nei nostri drink? Dove sono le altre?
Mi guardo di nuovo attorno, la stanza é ben illuminata e questo mi permette di vedere chiaramente la pistola sul comodino. Un brivido mi attraversa la schiena e mi fa scattare dritta. Le mie gambe si muovono da sole e io mi dirigo velocemente verso la porta, abbasso la maniglia e corro fuori.
Prendo la prima direzione che capita, il mio cervello non registra bene ciò che mi circonda, la sola cosa che voglio fare é uscire al più presto da qui e chiudere in un angolo della mia mente...
Mi sento afferrare e sollevare in aria. Inizio ad agitarmi, tirando caalci all'indietro e gridando di mettermi subito giù altrimenti li avrei denunciati alla polizia. Sento qualcuno corre e poi una voce:
-Che cosa succede?
-Si é svegliata.-risponde quello che mi tiene bloccata
-Lo vedo.-dice l'altro e una volta che lo osservo riconosco il ragazzo che ogni cinque secondi controllava il cellulare.
-Lasciami subito andare! Giuro che vi denuncio!
Scoppiano a ridere e questo mi fa imbestialire un pò ed inizio a calciare a vuoto, sperando di prendere uno dei due.
-Se non stai ferma, sarò costretto a prendere la cintura.-mi sussurra all'orecchio con cattiveria
-Per picchiarmi?
-Esattamente!
Riprendo ad agitarmi più forte di prima per liberarmi, continuando ad urlare.
-Ti prego, falla tacere!-esclama quello del telefono-Me duole la cabeza.
-Disculpe amigo.
Come se non pesassi niente, mi porta nella stanza di prima e mi getta sul letto. Chiude la porta a chiave e poi lo vedo dirigersi verso l'armadio e tira fuori una cintura di cuoio. Cerco di scappare via, ma lui mi afferra per la caviglia e mi riporta al centro del letto, mettendomi a pancia in giù e bloccando ogni movimento.
Sento che solleva la cinta e poi come se dividesse in due l'aria, la cinta di cuoio entra in contatto con la mia pelle e delle mie labbra esce il grido di dolore terribile.
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