West High School di Los Angeles, California
La mattina dopo mi sveglio in camera di Matty, che dorme beato al mio fianco stringendomi a se. Della sera prima ho pochi ricordi... una bottiglia di un qualche liquore del signor McKibben giace vuota in terra circondata dai nostri vestiti, girando lo sguardo per la stanza qualche immagine sfuocata giunge alla mia mente ancora annebbiata dal sonno.
L'iniziale pace viene poi occupata da un mal di testa pulsante e da un senso di nausea disgustoso, attenta a non svegliare il mio compagno mi alzo dal letto e, indossata la maglia in terra, esco dalla stanza chiudendo piano la porta. Il bagno è due camere più in là lungo il corridoio, la signora McKibben mi sorride passando oltre scendendo le scale, ricambio imbarazzata per la mia misera mise. Entro in bagno e giro la chiave, ormai son di casa a villa McKibben dopo anni che io e Matty ci frequentiamo/stiamo assieme, mi siedo sul bordo della vasca cercando di fare mente locale. Sono le undici di lunedì mattina, fuori c'è un sole stupendo e sono consapevole che tra due giorni ho un esame e mi mancano ancora troppe pagine... solo in un modo posso riuscire a passare, chiamo Liam.
-Ciao Lizzy.- risponde gentile come sempre, immagino stia studiando.
-Ciao Liam, che fai?- domando iniziando a girare una ciocca di capelli attorno all'indice.
-Finisco il ripasso per mercoledì, di che hai bisogno?- mi mordicchio il labbro inferiore, perché non sono diligente come lui?
-Stavo pensando... se oggi pomeriggio non hai nulla da fare potremmo ripassare assieme?- incrocio le dita, l'ultima volta mi aveva detto che avrei dovuto imparare a gestire meglio i miei tempi di studio e che non mi avrebbe più aiutato.
-Ma tu hai finito di studiare, vero?- sospira.
-Si, certo... è solo un ripasso per sicurezza...- mento, un silenzio in cui lui sembra soppesare la veridicità delle mie parole.
-Va bene Lizzy, facciamo alle tre e mezza da te?-
-Perfetto, se vuoi cenare da me a mia madre fa piacere.- concordo con un sorriso soddisfatto.
-Non so, vedremo.-
-Buono... allora ci vediamo alle tre e mezza Liam.- dico scoccando un sonoro bacio.
-A dopo Lizzy.- mi congeda, penso per tornare con la testa sui libri, chiudo la chiamata e resto a fissare le piastrelle del bagno sentendo le tempie pulsare dal mal di testa.
Diligente e determinato, Liam è il mio migliore amico. Siamo compagni di corso all'università pubblica, anche se la nostra amicizia inizia nell'estate tra la quarta e la quinta superiore; quella primavera con la scuola ci eravamo conosciuti durante una gita al campeggio dei suoi genitori, alla mia partenza mi ha lasciato il ritratto fatto un pomeriggio su al lago e scritto in piccolo in un angolino c'era il suo numero... era un periodo un po' complicato in cui la mia vita sembrava andare a rotoli a causa di una relazione malconclusa e Liam mi è stato vicino (se così si può dire con 200 kilometri di distanza) aiutandomi a superarla. Da allora ho sempre potuto contare su di lui. È merito suo se ora faccio una facoltà che non mi fa troppo schifo all'università: "Arte moderna e contemporanea"; se fosse stato per la mia professoressa di storia dell'arte alle superiori non avrei mai scelto tale facoltà, ma Liam è riuscito a farmi amare l'arte.
Son felice che sia il mio migliore amico.
Qualcuno bussa alla porta, mi sollevo dalla vasca per aprire la porta e mi trovo davanti il fratello minore di Matty, un fastidioso adolescente pieno di brufoli e con i capelli unti che mi guarda sempre in modo strano... l'opposto del mio ragazzo; comunque gli serve il bagno e io glielo lascio tornando in camera da Matty che ancora dorme. Raggiungendo il letto la mia attenzione viene attirata da un cartoncino in terra, quello di Avan, per la prima volta lo leggo davvero:
Professor Avan Jogia, laureato in filosofia moderna e contemporanea.
Vicepreside e responsabile di sede all'instituto West High School di Los Angeles, California.
Numero: 372 *** ****
E-mail: [email protected]
Sollevo lo sguardo rigirandomi il cellulare tra le dita: vicepreside alla West High School, la scuola in cui andavo anch'io alle superiori... alla fine vi è tornato ed ha anche "fatto carriera". Apro la cover del cellulare e infilo il cartoncino prima di richiuderla, mi sdraio accanto a Matty aspettando che si svegli.
Una buona mezz'ora dopo Matty da i primi segni di vita, inizia a mormorare qualcosa circa un touch down decisivo e poi si sveglia, il suo volto di addolcisce in un sorriso posando lo sguardo su di me.
Per l'una Matty mi porta a casa, mia madre lo invita a pranzo ma rifiuta, passo le due ore prima che arrivi Liam a leggere disperatamente i capitoli mancanti, ma non sono neanche a metà quando qualcuno bussa alla mia porta e il viso sorridente del mio migliore amico sbuca in camera mia.
-È permesso?- domanda, a un mio cenno della testa entra in camera portandosi dietro lo zaino e il suo solito enorme album da disegno, la matita dimenticata dietro l'orecchio.
-Vieni... siediti.- dico picchettando con la mano sul materasso davanti a me, lui obbedisce e composto si siede davanti a me iniziando a tirar fuori dallo zaino i due libri che sono argomento in quest'esame... due mattoni da cinquecento pagine l'uno, poi poggia sul letto anche due ordinati fascicoli di appunti, la mia salvezza.
-Dunque da dove vuoi iniziare? David Hockney? Jeff Koons? O Robert Rauschenberg?- chiede alzando lo sguardo con un largo sorriso che si spegne capendo che non ho la più pallida idea di quello che ha appena detto.
-Che ne dici se tu parli e io ti ascolto?- propongo prendendo un blocco di appunti e una penna.
-Come al solito...- commenta con un sospiro, mi sporgo in avanti per abbracciarlo.
-Sai che ti voglio bene Liam...- sorrido, gli scocco un bacio sulla guancia, torno seduta e tiro su i capelli in una coda disordinata.
-Si, anch'io te ne voglio, soprattutto quando ti prepari da sola per gli esami e il ripasso lo facciamo da pari.- sbuffa marcando l'ultima parola, apre l'ultimo fascicolo segnato con un 2 in pennarello indelebile e lo sfoglia scorrendo le immagini e gli appunti.
-Ah, inizia pure da Andy Warhol e la Mary di Montron.-
-Marilyn Monroe.- mi corregge trattenendo una risatina.
-Si beh, quella.- confermo, lui scorre con il dito la pagina e si ferma a metà iniziando a parlare spiegandomi e approfondendo gli argomenti che mi mancano, io prendo appunti e di tanto in tanto alzo lo sguardo sul libro per guardare le opere che mi racconta.
Dopo un paio di ore di studio mia madre ci porta due tazze di the e dei biscotti per fare merenda, Liam mi concede una pausa
sostenendo che effettivamente sono abbastanza preparata, anche se mancano una trentina di pagine per finire, e che domani dovrò dedicarmi a un ripasso; alzo lo sguardo al cielo e sposto di lato libri e quaderni posando sul letto tra di noi il vassoio con la merenda.
Tutto prosegue bene fin quando, tra un biscotto e l'altro, la conversazione cade nuovamente sull'università e sul tirocinio da fare prima della laurea... ovviamente Liam ha già fatto tutte e settanta le ore previste nonostante manchi ancora un esame alla tesi mentre io devo ancora iniziare a cercare la scuola in cui fare le mie ore.
-Hai provato a chiedere alla scuola in cui andavi tu al liceo?- borbotta Liam portando la tazza alle labbra e sorseggiando il the.
-Oh, io alla West non ci torno neanche morta... ti immagini io che chiedo alla GutenMayer se posso affiancarla alle lezioni? Piuttosto mi sparo ad una gamba!- esclamo.
-Non devi mica chiedere a lei, ma al preside o al responsabile di sede... io ci proverei, non è detto che finisci nelle classi della tua prof delle superiori.- osserva, io mi mordicchio il labbro inferiore soppesando l'idea del mio migliore amico.
-Non so... non ho idea di...- mi interrompo, il cellulare che ha appena vibrato nella mia tasca mi ricorda che so perfettamente chi sia.
-Cosa?- domanda inarcando un sopracciglio.
-In realtà lo so, so perfettamente chi è il responsabile alla West High School, lo ho scoperto questa mattina.- sbuffo aprendo la cover ed estraendo il cartoncino, lo passo al moro che lo legge velocemente e un sorrisino si posa sulle sue labbra.
-Mbeh? Non potevi chiedere di meglio!- esclama riporgendomi il cartoncino, la mia espressione confusa lo spinge a continuare: -Il professor Jogia non è quello con cui hai avuto quella storia in quarta superiore?- annuisco muovendo leggermente in avanti la testa, lui aggiunge: -Ti basterà chiamarlo, fissare un appuntamento ed "usare le tue doti" per convincerlo.-
-Temo di non seguirti.- dico confusa.
-Oh, andiamo, nessun uomo si scorda nessun amore, tu e lui siete stati assieme un paio di mesi, no? Ti basterà indossare una gonna corta, una camicetta scollata e vedrai che quel posto è tuo... anche se è fine anno.- spalanco occhi e bocca, sorpresa dalla capacità di manipolazione di Liam che è sempre precisino e rigoroso nel seguire le regole.
-Liam mi stupisci... è così poco corretto...- lui arrosisce abbassando lo sguardo.
-Oh, suvvia Lizzy, mi sembri troppo ingenua; la maggior parte delle ragazze del corso hanno ottenuto quella firma senza neanche fare un paio di quelle ore, questo è scorretto... sai che non ti permetterei mai di infrangere le regole, ma non è scritto da nessuna parte che non si può "spingere" la decisione del responsabile.- soppeso le sue parole e mi convinco che non ha torto.
-Bene, che dovrei scrivegli?- domando sentendo un po' di nervosismo al dover ricorrere all'aiuto di Avan dopo la discussione di ieri.
-Da qui...- borbotta porgendomi la mano, gli passo il telefono e lui inizia a digitare velocemente, mi ripassa il cellulare e leggo il messaggio:
372 *** ****:
Cortese professor Jogia, le scrivo perché mi piacerebbe incontrarla per un caffè uno di questi giorni... le è possibile?
Elizabeth Gillies
-Se vuoi aggiungici un cuore.- ridacchia al mio sguardo perplesso.
-Io... invio.- e così faccio, una scarica mi scuote la spina dorsale e porta con sé il desiderio di non averlo fatto.
-Bene, riprendiamo da Robert Rauschenberg... l'autore nella seconda metà del novecento...- inizia Liam spostando di lato il vassoio e posando al suo posto nuovamente i libri, io prendo il mio quadernino e torno a prendere appunti.
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