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Capitolo 11 • Sabbia

SHAWN

«Avrei ancora una domanda: perché chiami "vacanza" lavorare in una caffetteria qui? Se non sbaglio, hai detto di esserti laureata e per servire caffé non serve una laurea.»

Gli occhi felini di Cami immergono le pupille scure nel mare cristallino e ondeggiano in uno sfogo momentaneo.

«Mi sono laureata, è vero, ma avevo bisogno di dimenticarlo. Sono stati degli anni molto lunghi e pesanti, quelli in cui ho frequentato l'università. I miei genitori, immigrati come tanti, non sono certo ricchi e non si sono mai potuti permettere di mantenermi in un'altra città affinché potessi studiare in autonomia. Nonostante i sussidi, non è un sacrificio che hanno creduto valido compiere. Potevo benissimo frequentare le lezioni prendendo il treno ogni giorno e studiare a casa. Studiare tra le mansioni casalinghe, le commissioni in posta e la spesa al supermercato. Ma certo, una passeggiata. A parte la difficoltà nel trovare il tempo e le condizioni ideali per concentrarmi, iniziava davvero a pesarmi essere costretta fra le mura di casa, sottostare ancora alle leggi dei miei genitori e litigare con mia sorella. Volevo andarmene, conquistare la mia indipendenza, la mia libertà. Senza un becco di quattrino è difficile farlo, ma ogni volta che ne parlavo con mia cugina Ines mi pregava di venirla a trovare e, insieme, abbiamo pensato ad una soluzione concreta. È così che ha chiesto ai miei zii di ospitarmi e darmi la possibilità di mettere da parte qualcosa per costruirmi un futuro, solo che proprio non potevo entrare in laboratorio dopo quello che ha significato per me laurearmi. Avevo bisogno di staccare completamente la spina da quell'universo. Biologia, chimica, tecnologie e innovazioni... Non ancora. Per adesso, voglio vivere come una giovane squattrinata senza limiti. E basta. Voglio assaporare la mia libertà.»

Rimango in silenzio, colpito da tutto quello che mi ha raccontato. Io nemmeno mi sono iscritto al college o all'università. Ho lasciato gli studi a quindici anni per dedicarmi alla musica, totalmente.

«E non ti sembra uno spreco lavorare in caffetteria quando potresti dare una mano alla ricerca scientifica? Sembra che tu stia buttando anni e anni di studio all'aria. Tanto valeva non farli.»

Lei sbuffa e alza gli occhi al cielo.

«Perché nessuno capisce? Non voglio fare la cameriera a vita. Voglio riempire le mie giornate di cose che non hanno a che fare con ciò che facevo prima, finché non avrò metabolizzato tutto lo stress accumulato e non avrò respirato abbastanza da tornare in Italia a svolgere il mio lavoro.»

«A me sembra ancora insensato, ma non voglio intromettermi. È più probabile che sia tu a sapere meglio cosa fa per te in questo momento. Una pausa può aiutare, se ti sembra di aver vissuto senza respirare per troppo tempo.» convengo.

Le rughe d'espressione sul volto di Cami si appianano.

«Vedi che con un po' di sforzo ci si arriva? Non era così difficile.» sorride.

Per alcuni minuti rimaniamo così, in silenzio, ognuno con le orecchie piene dell'infrangersi delle onde sulla battigia, gli occhi colmi di blu e il cuore gremito di desideri. In questa pace che sa di sale e calore solare, la spiaggia appare vuota, affollata soltanto dei sentimenti che sgomitano dentro di me quando i nostri occhi s'incontrano.

C'è qualcosa di diverso in lei. Qualcosa che la rende attraente come nessun'altra ai miei occhi. In un qualche modo ha scoperto che non sono tanto anonimo come volevo farle credere, ma si è limitata ad informarsi un po' sul web e scherzarci sopra con me, invece di chiedermi esibizioni dal vivo, autografi o quant'altro. Non è impazzita come alcune fan con cui ho avuto sfortunatamente a che fare. Ancora una volta, mi ha trattato esattamente come un ragazzo normale.

Il suono della sua voce interrompe questo silenzio leggero. È la mia infatuazione a renderla melodiosa o lo è realmente? Mi era parso che cantasse piuttosto bene, quando stavamo mettendo insieme i primi versi della canzone che sto componendo. Forse, dovrebbe lasciarsi andare un pochino di più e fare pratica, ma i presupposti mi erano sembrati ottimi.

«E tu da che cosa scappi qui?»

Provo a guardarla negli occhi, ma il mio sguardo scivola inavvertitamente sulle sue labbra. E poi sul bikini. Un bellissimo costume, tra l'altro, ricco di colori vivaci che accendono la sua pelle abbronzata di una luce radiosa. Torno alle sue iridi profonde.

«Dalla preparazione ad un tour infinito. Viaggerò per tutto l'anno, in tutto il mondo. È una prospettiva meravigliosa, non fraintendermi: in molti ucciderebbero per essere al mio posto e ne sono ben consapevole, ma mi aspetta una tabella di marcia frenetica. Fra un paio di settimane inizieranno le prove e avrò un mesetto scarso prima di prendere il primo volo. Non passerò più di due notti di fila nella stessa città.» sospiro.

«Non oso immaginare quanto sia stancante... Be', vorrà dire che mi berrò un mojito sulla spiaggia anche senza di te. E mi farò i bagni di notte. Oh sì, eccome se li farò! Così mi burlerò di te che starai su un palco dopo l'altro a cantare cose sdolcinate e melodiose che fanno innamorare all'istante ogni cuor di ragazza. Il mio no, assolutamente, ma parlavo così, in generale.»

Scoppio a ridere. È buffa quando si accorge di essersi scoperta troppo e malgestisce l'imbarazzo. Pensa che, parlando più velocemente, io mi perda dei pezzi. Invece ascolto tutto quanto, dalla prima all'ultima parola. Da quella più ragionata a quella più sfuggita.

Lei, dando prova della sua immensa infantilità nascosta, raccoglie una manciata di sabbia bagnata e me la lancia addosso, facendomi colare la poltiglia scura sul corpo. Che grave affronto! Non lo sa che ho uno spirito competitivo da paura? Ho passato tutta la mia infanzia e parte della mia adolescenza a tendere tranelli di questo genere a mia sorella minore: non penserà certo di fregarmi così, questa novellina!

«Oh, adesso ti faccio vedere di cosa sono capace io!» ribatto, agguerrito.

Ci lanciamo la sabbia bagnata, della stessa consistenza del fango, a vicenda, come due bambini. Quando lei inizia ad allontanarsi, io mi avvicino, al che lei si alza e si mette a correre per la spiaggia.

«Non pensare di liberarti di me così in fretta! Vinco sempre!» la metto in guardia.

«Io non avrei tutte queste certezze ferree, se fossi in te... » cantilena lei, di rimando.

La rincorro per tutta la spiaggia, senza mai smettere di lanciare e ricevere poltiglia di sabbia bagnata sul corpo, con bambini e adulti che ci guardano stupiti. Soltanto alcune donne sorridono, forse consapevoli che è un bene curare il proprio lato ludico anche quando non se ne hanno più le sembianze. C'è sempre un bambino dentro di noi che non cresce mai. Impara ad alternarsi alla maturità, al buon senso, alla pazienza... Ma necessita dei suoi spazi, della sua libertà, e si diverte molto di più quando ha un compagno di giochi.

Ad un certo punto, mi stufo di lasciare a Cami il distacco necessario per non interrompere la caccia e la raggiungo. Imprigiono il suo corpo tra le mie braccia, pelle rovente baciata dal sole, sabbia che sfrega tra di noi, un respiro caldo tra le onde dell'oceano. Trova le mie labbra prima ancora che sia la mia sete di baci a reclamarla. Scivolosa, non sfugge tuttavia alle mie mani arenose che marchiano i suoi fianchi e la sento vicina, incollata al mio corpo come plasmata dal secchiello per aderire al castello di sabbia.

La sua lingua schiocca contro la mia, le sue dita si insinuano fra i miei capelli e mi fanno impazzire, soprattutto quando mi passano distrattamente dietro le orecchie.

Friabile, mi schianto contro le tue labbra come scogli. E mi lascio baciare, sussurrare. Velluto sulla mia pelle ogni tuo tocco, ogni tuo sospiro. Respirami, vivimi. Non smettere mai. Incolla alla mia schiena le tue ali, prendimi per mano, andiamo via. Tuffiamoci nella libertà come se l'avessimo da sempre anelata.

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Non so perché, ma il verbo anelare mi piace da morire, a partire dal suono 😍

Comunque buon Natale a tutti 🎅🏻❤

Besos 💖

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