CAPITOLO DODICESIMO-Ciao Goldstein
Newt scese di nuovo le scale di corsa, e il buio del tunnel quasi lo rincuorò.
«Monsieur Scamandér! ¿Puede take me a casa?».
Il Magizoologo si rese conto in quel momento della terribile azione che aveva compiuto: Skender sarebbe potuto benissimo tornare da... dove veniva, ecco, ma Newt lo aveva trascinato dietro di lui. Fantastico, insomma. Mai Newt Scamander doveva seguire l'istinto.
«Mi... mi dispiace, signor Skender. Era pericoloso e...» non riusciva a parlare.
Vide l'espressione perplessa, quasi incredula dell'uomo, che lo guardava. Doveva aggiungere qualcosa:
«Ma troverò la strada per farla uscire di qui. Glielo prometto» sentenziò, porgendogli la mano.
L'ex-direttore gliela strinse, e Newt pensò che fosse una fortuna non essere in tre: sigillare un Voto Infrangibile lo avrebbe, forse, rovinato.
«La lettera...» mormorò a fior di labbra «Ho lasciato la lettera!» ripeté, così forte che l'eco risuonò per il tunnel.
«I'm sorry, señor Scamandér. Però penso que Grindelwald sea un homme molto perfído: la senderà alla suà amatà pour farla sofriré!» esclamò, sorridendo.
Newt non sapeva se essere felice o no. Si era impegnato così tanto nel scrivere quelle parole così dirette! E poi, chissà?, magari Tina sarebbe anche riuscita a rispondergli.
Tutto gli stava scivolando tra le dita, di nuovo.
Quando Tina aprì gli occhi sentì un impatto con qualcosa di freddo sulla sua fronte. Prese il fazzoletto bagnato-ormai quasi caldo-e lo mise sul comodino. Per un attimo pensò che Newt glielo avesse posato in testa, ma poi si ricordò che lui non era lì.
Sentì la porta aprirsi in fondo al corridoio:
«È impossibile! Come può anche solo pensare di...» fece la voce di Queenie, accigliata.
«Non ne ho idea, cara» la interruppe la voce di Jacob, che sembrava stesse masticando qualcosa «A questo punto potrebbe essere vero anche tutto quello che ha detto Tina».
L'Auror si alzò di scatto e uscì dalla sua camera:
«Che cosa? Di cosa parlate?» chiese, con il cuore che le martellava nel petto.
«Oh, Teen!» esclamò Queenie, lasciando Diana e Altair in braccio a Jacob e carezzandole i capelli.
«Non mi trattare anche tu come se fossi pazza» replicò lei, con lo stesso tono formale che usava quando cercava di convincere un criminale ad ammettere le sue colpe.
«Teen, non ti sto trattando come se... non pensarlo nemmeno!» ordinò Queenie, mantenendo un tono dolce.
«Voglio sapere di cosa stavate parlando» annunciò Tina.
«Hai ragione» disse Jacob, mettendo i bambini nelle loro culle «Ma devi anche evitare delle simili notizie» le fece notare, agitando il foglio della Gazzetta del Profeta che teneva in mano.
Fu un grave errore, da parte sua.
Queenie provò a fermarla, ma Tina fu più veloce e riuscì a prendere il giornale quasi prima che Jacob potesse accorgersene.
«Teen, davvero, non è il caso...» iniziò la Legilimens.
«Volete smetterla, di grazia?» fece lei, pungente «Sono un'Auror. Non ho un'animo così fragile» commentò.
«Ma Teen, fidati, quella notizia farebbe sbalordire persino Grindelwald, se fosse dei nostri!» esclamò Jacob, rigirandosi le mani.
Tina non disse altro e lesse la prima pagina.
Jacob aveva ragione. C'erano due fotografie.
Nella prima, Newt si stava baciando in un negozio con una ragazza davvero bellissima.
Nella seconda, il Magizoologo sfoderava la bacchetta e uccideva tutti i presenti nella piazza che Tina riconobbe come quella di Alexanderplatz, a Berlino.
Le mani le tremavano. Non sapeva quale fotografia guardare. Nella stanza regnava il silenzio più totale, che venne spezzato soltanto da un leggero picchiettio alla finestra: una civetta bruna stava bussando. Queenie la fece entrare e la Creatura porse una lettera a Tina. Senza nemmeno chiedere i soldi, se ne andò e sparì com'era arrivata.
L'Auror aprì la busta, sperando in una spiegazione, in una rassicurazione, in qualsiasi cosa potesse farle credere che Newt non era affatto un criminale e non aveva baciato quella bella donna.
Quando riconobbe la sua grafia, il cuore le balzò in gola e iniziò subito a leggere:
Ciao Goldstein,
sono vivo. È tutto ciò che riesco a realizzare ora, ma ne sono certo. Sono a Berlino. Ti starai sicuramente chiedendo il perché, e sarò contento di dirti che non me ne importa nulla. Non voglio più rivedervi. Soprattutto tu.
Ci sono così tante cose che devo dirti... per esempio, della mia nuova ragazza. La sposerò a breve, e la amo moltissimo. Starai sicuramente cercando un modo per recuperarmi. E io ti dico di non provarci nemmeno.ll
E Mel? Come sta? Bene, che domande. Lì, a casa, al calduccio. Si sente in colpa, vero? Beh, fa bene.
Jacob e Queenie? I loro figli stanno bene? O sono morti per le carie ai denti? Forse per il diabete?
A mai più!
Ti odio,
Newton Artemis Fido Scamander
Tina buttò a terra il giornale e la lettera e tornò in camera, scuotendo la testa. Quello non era Newt. Quelle fotografie la insospettivano, ma quel Magizoologo non avrebbe mai pronunciato o scritto quelle parole.
Non Newt Scamander.
«Ehm... e ora?» chiese Katie, sdraiandosi sul letto di Melody.
«Mi sto annoiando» commentò Gladys, sbuffando e dondolando le braccia lungo i fianchi.
«Questa stanza è più disordinata della tua, Glad» osservò Katie, aggiustandosi gli occhiali sul naso e facendo scorrere lo sguardo su tutti i fogli e i libri sparpagliati in giro per la camera.
«Tu hai una mania, mia cara» disse Gladys, scuotendo la testa. Poi, senza dire nulla, si trasformò in un Augurey e volò fuori dalla finestra aperta. Fece un verso che probabilmente equivaleva a "Metti a posto bene, quella camera!" e volò sopra la strada di Londra.
In lontananza, vide il ragazzo con cui aveva parlato prima che camminava sul marciapiede, con le mani nelle tasche.
Iniziò a planare e tornò normale a pochi centimetri davanti a lui:
«Ehi!» lo salutò.
Credence sobbalzò:
«Oh mio Dio!» esclamò, mentre Gladys rideva talmente forte da piegarsi in due «Mi hai spaventato» le fece notare lui, arrossendo.
«Lo so!» commentò lei, continuando a ridere «A che pensavi, tutto solo?» domandò.
«A tante cose» rispose semplicemente lui, vago, senza poter evitare di pensare che Gladys fosse davvero carina, quando rideva «Ho scoperto qualcosa su una persona che ritenevo leale e... e poi Melody aveva ragione» tagliò corto lui, serio.
La ragazza smise di ridere:
«Oh... beh, mi dispiace» mormorò, all'improvviso insicura. Lanciò uno sguardo alla cartoleria dall'altra parte della strada:
«Ah, parli di Newt Scamander. Bel libro, comunque. Anche lui è molto carino. Ma non mi aspettavo che avrebbe mai potuto compiere un atto del genere...» commentò.
«Come hai fatto a leggere...?» domandò Credence.
«...così da lontano? Beh, gli Augurey hanno una buona vista. Non te lo ha spiegato Newt Scamander?» chiese.
«Credo che me lo abbia ripetuto più volte, ma ero troppo occupato a pensare a...»
Pensava di iniziare a parlare delle Caccabombe e dei Furfanti, ma si fermò, imbarazzato.
Fortunatamente, Gladys non chiese altro sull'argomento:
«Mi accompagni?» chiese invece.
«Dove?» domandò lui, confuso.
«Sono di Oxford, Credence Barebone o Lestrange. Sono stata moltissime volte a Londra, ma mai per visitarla. Perciò pensavo che potessi farmi da guida» spiegò la ragazza, sorridendo.
«Perché no?» fece Credence, ripassando l'intera cartina della città nella sua testa.
"Spero solo di non confondermi con New York" pensò.
~My space~
Fidatevi, non ho la più pallida idea di come io abbia fatto a scrivere tre capitoli in tre giorni di fila, ma l'ho fatto. E nulla, HO I BIGLIETTI PER I CRIMINI DI GRINDELWALD E STO PRATICAMENTE URLANDO.
E nada... me ne vadoh!
Grilli: *grillano*
Sempre presenti, voi. Alla prossima!
Camy❤
P.S. la mia reazione alla foto sopra:
"Ma... ma io sono miope..."
Viva i Graphorn.
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