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9. Pranzo italiano

Dopo quell’uomo non si verificò più nulla di insolito e sospetto.
Piper riprese il suo lavoro mettendoci molto più impegno, credevano tutti che qualcun altro si sarebbe fatto vedere al più presto. Ma non fu così.
Piper arrivò alla conclusione che forse si era davvero sbagliata e il morale dei ragazzi scese ancora più sottoterra.
Quella calma era insopportabile. Sapevano benissimo di essere braccati e la minaccia di morte ronzava ancora nelle loro menti, volevano solo che tutta quella storia finisse al più presto, ma al momento non avevano ancora ricavato neanche un ragno dal buco.
Quel giorno, a sorpresa di molti, fu Nico a decidere di risollevare il morale a tutti preparando il pranzo solo ai suoi amici.
E no, non era un semplice pranzo normale, ma un grande pranzo italiano.
Erano già tutti seduti allegramente a tavola quando Nico fece il suo ingresso portandosi dietro un’enorme pentola di metallo, la teneva dai lati con dei semplici guanti da forno.
Leo sembrò rimanerci veramente male e alla domanda muta di Jason rispose –Già me lo immaginavo con un grembiule rosa addosso.
Qualcuno sghignazzò e Nico, dopo aver poggiato la pentola sul tavolo ed essersi tolto un guanto gli alzò elegantemente un dito medio.
Aprì la pentola e l’odore del ragù si diffuse in tutta la stanza.
-Sono già sazia così- commentò Hazel quasi in estasi.
Fu suo il primo piatto che venne riempito di maccheroni fumanti. La ragazza però si fece violenza fisica e riuscì ad aspettare tutti gli altri.
Finalmente, dopo un lunghissimo minuto e mezzo tutti avevano davanti il piatto pieno e dopo uno squillante “buon pranzo” generale, si portarono la forchetta piena alla bocca.
Nico mangiava svogliatamente, non era per lui una novità quel cibo, soprattutto considerando che gli ultimi mesi li aveva passati proprio in Italia.
Tutto il suo interesse era per i ragazzi di fronte a lui, voleva sapere i loro commenti, soprattutto di una persona particolare.
-Mio dio io amo gli italiani- sospirò Annabeth.
-Quoto- si aggregò Reyna con la bocca piena.
Qualcun altro annuì e chi prima e chi dopo fecero tutti i loro commenti.
-Avevi ragione- borbottò quasi alla fine Will –Quella che qui hanno sempre spacciato per pasta… Bè, se questa è la vera pasta italiana, hanno cercato di imitarvi davvero male.
Alzò lo sguardo, era quasi certo che Nico lo avrebbe ignorato, ormai non lo guardava negli occhi da giorni. Ma il ragazzo stava ricambiando il suo sguardo, quello che fece quasi strozzare Will con il boccone che aveva in bocca fu che non solo non staccava gli occhi dai suoi, ma le sue labbra erano tese in un piccolissimo sorriso.
E i due ragazzi furono consapevoli di star pensando entrambi allo stesso ricordo.
-Sei pazzo?
-Hai appena buttato il mio pranzo. E il pazzo sarei io?
-E hanno anche il coraggio di chiamarla pasta al pomodoro? Io direi più “ammasso informe con ketchup sopra”. Perché si, quella non era di certo pasta e il ketchup non può assolutamente essere il sostituto del passato di pomodoro.
-Io l’ho sempre mangiata così …
-Capisco che la cucina italiana sia la migliore, ma questa non è cucina italiana, questa è un’imitazione venuta decisamente male. E non provare a dirmi che ti piace anche questo schifo.
-In realtà è così …
-Senti Will, un giorno te lo preparo io un vero piatto italiano, poi sentiamo cosa avrai da dire su questo schifo di cibo.
Will sorrise al ricordo, poi entrambi i ragazzi furono riportati sul mondo reale per via dello strisciare di una sedia.
-Scusate- mormorò in fretta Calypso –La pasta è buonissima, ma ieri sera ho mangiato qualcosa che poi mi ha fatto male, vado a riposarmi.
-Vuoi che…- Iniziò Leo, ma lei lo interruppe scuotendo la testa.
-Tranquillo amore, ci vediamo dopo- e dopo avergli lasciato un bacio in guancia corse via.
Nico non le staccò gli occhi di dosso, mantenendo il suo sguardo sulla porta anche dopo diverso tempo che era già andata via.
Aveva un brutto presentimento e sperava di sbagliarsi.
Prese il cellulare e alzandosi fece finta di aver appena ricevuto una chiamata. Andò fuori dalla stanza e, una volta che si fu richiuso la porta alle spalle riposò il telefono in tasca avviandosi lungo il corridoio.
Aveva una meta ben precisa.
Esattamente come immaginava, Calypso era in ginocchio a vomitare in uno dei bagni.
Nico la fissò rimanendo appoggiato allo stipite della porta, quando la ragazza si rimise in piedi tremando lui si decise a parlare.
-Sai che tutto questo è un errore, vero?
Calypso sussultò, non sapendo che qualcuno l’avesse seguita.
-Non ho idea di cosa tu stia parlando- rispose la ragazza avvicinandosi a uno dei lavandini per ripulirsi la bocca.
Nico sospirò.
-Ci sono passato anche io, ci sto ancora passando. All’inizio gli incubi erano così forti che quando mi svegliavo stavo così male da dover per forza vomitare. E adesso il mio corpo ne è dipendente. Non riesco più a fare un pasto completo, non riesco a non tossire sangue – si strinse la maglietta all’altezza dello stomaco – mi sto uccidendo dall’interno. Non ridurti anche tu così, non ne vale la pena.
Calypso boccheggiò cercando qualcosa da dire –Senti, Nico, non ho idea di cosa tu stia dicendo … Mi sono sentita male per quello che ho mangiato ieri, capita a tutti.
Fece per sorpassarlo e correre via dal bagno, ma lui le bloccò il braccio.
-Lo so che non è la prima volta che lo fai, ti ho vista tre giorni fa, o la settimana ancora prima. Qual è il problema? E’ successo qualcosa con Leo? E’ perché vuoi diventare più magra? Ho sentito anche io le voci che girano su di te, sul fatto che non ti vuoi togliere più la maglietta, neanche quando fai il bagno in piscina. Ma non penso che questa sia la soluzione migliore. Qualsiasi cosa sia si aggiusterà tutto.
Fu a quel punto che Calypso esplose urlando.
-No che non si sistemerà tutto! Vomito per le nausee! E sai perché ho le nausee? Perché sono incinta! Aspetto un bambino, Nico. Capisci!? Questa non è una cosa che si può aggiustare.
E Nico rimase spiazzato, completamente immobile, la bocca aperta e gli occhi sbarrati.
La ragazza scoppiò a piangere e solo a quel punto il moro si riscosse, tentò di abbracciarla, quasi in modo impacciato, ma lei gli si aggrappò completamente piangendo direttamente nella sua maglietta.
Nico si ritrovò ad essere ancora più impacciato.
-Oh … Ehm … Hai tradito Leo?
Sentì Calypso sbuffare mentre tirava su con il naso.
-No, stupido. E’ di Leo.
Nico sospirò di sollievo, era già abbastanza complicato così.
-Penso che lo dovrebbe sapere.
La ragazza si staccò di scatto e lo fissò intensamente negli occhi.
-Non ci provare. Con tutto quello che sta succedendo lo ucciderei, non posso dirgli una cosa del genere, non adesso. E tu! – Gli puntò l’indice quasi dentro l’occhio – Non provare a farne parola con nessuno!
-Ehy, è a questo che servono gli amici, sta tranquilla.
 
Annabeth uscì dalla sala ristorante completamente appagata.
Fantasticava di rapire Nico e farlo diventare il suo cuoco personale quando per poco non finì contro una persona.
-Ehy Luke- lo salutò fermandosi un secondo prima di travolgerlo.
-Oi! Ti cercavo, come mai non c’eri a pranzo?
-Oh, abbiamo mangiato nell’altra sala, Nico ha cucinato per noi.
Luke corrugò la fronte –Quel Nico?
Annabeth abbozzò un sorriso annuendo.
-E siete ancora vivi? Insomma… Ha proprio la faccia di uno che potrebbe avvelenare anche la caramella di un bambino.
La bionda soffocò una risata –Nah, diventa adorabile se impari a conoscerlo. Ora scusa, ma dopo tutto quello che ho mangiato ho bisogno di stendermi un po’, o l’acquagym di questo pomeriggio possono farsela da soli.
Luke sembrò deluso –Oh… Pensavo potessimo passare un po’ di tempo insieme prima che tu riprendessi a lavorare.
Annabeth si morse un labbro –Senti Luke, non te la prendere, ma sai che non sono interessata a te, vero?
Ci furono diversi secondi di silenzio, poi il biondo quasi ringhiò –E’ per via di Percy, vero?
Annabeth si guardò intorno, non l’avrebbe mai ammesso davanti a qualcun altro, infine sospirò –Si. Sono ancora innamorata di lui.
Altri secondi di interminabile silenzio, poi un sorriso palesemente finto.
-Va bene tranquilla, sono felice anche solo con la tua amicizia.
-Perfetto- Annabeth gli lasciò un velocissimo bacio in guancia, più per scusarsi che per altro, per poi scappare letteralmente via.
Luke rimase li, fermo a pensare.
Percy Jackson era la sua rovina. Lo odiava.
Non gli interessava davvero Annabeth, ma doveva farla pagare a quello stronzo.
Luke lo odiava per quello che aveva fatto, lo odiava ancora di più perché molto probabilmente il moro neanche lo ricordava.
Gliel’avrebbe fatta pagare e quale modo migliore di distruggere anche l’ultimo residuo di amore nei suoi confronti della ragazza di cui è follemente innamorato?
Luke non gli avrebbe dato tregua, l’avrebbe tenuto d’occhio 24 ore su 24 e al primo passo falso lui sarebbe stato li.

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