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39. Tre gruppi

Avevano preparato tutto nei minimi particolari, fu difficilissimo informare tutti quelli che dovevano esserne al corrente senza poter parlare liberamente, mandare messaggi o fare una qualsiasi altra cosa che avrebbe potuto insospettire Eros.
Ma alla fine ce l’avevano fatta, Era si sentiva molto soddisfatta di se stessa.
Dovevano andarsene da quel posto, ma dovevano farlo per un motivo valido che non avrebbe fatto capire a Eros che l’avevano progettato.
Così Era decise di usare delle mine piantate sotto il parco, che dovevano essere utilizzate come ultima spiaggia, per far saltare in aria tutto se mai i nemici avrebbero conquistato il territorio, per distruggere tutte le informazioni e non far cadere nulla nelle loro mani.
Avevano stabilito un orario, orario in cui in una piccola parte non ci sarebbe stato nessuno, volevano fare esplodere un paio di bombe, far scattare l’allarme e far decidere ai superiori di cambiare base perché quella ormai non era più sicura.
Sapevano che Eros non li avrebbe attaccati direttamente li, era l’unica sua possibilità di conoscere le loro mosse, ma Eros non sapeva che loro sapessero questo. Erano un passo avanti a lui.
Così gli avrebbero fatto credere di essere convinti che quell’attacco fosse venuto da parte sua e non avrebbe potuto sospettare nulla su un possibile spostamento della base.
Era come girare un film, ognuno era nella sua posizione, ad aspettare il segnale. Anche se al contrario delle riprese avevano una sola possibilità di girare quella messinscena e dovevano farla senza intoppi, nel miglior modo possibile e in quello più credibile.
Perché ne valeva della loro vita e della vita dei loro amici.
Come da programma, alle 11.34 della mattina le bombe esplosero, la gente iniziò a correre ovunque, gli addetti alla sicurezza corsero in direzione delle esplosioni, per spegnere i fuochi e salvare eventuali feriti.
Nell’aria si diffuse il suono dell’allarme e la voce elettronica che annunciava l’immediato ritrovamento verso un punto di raccolta.
I ragazzi accorsero da ogni parte, con le facce il più spaventate possibile e urlando frasi disperate, sulla ricerca di qualcuno o la conferma di stare bene e non essere feriti.
Avvenne tutto molto velocemente, un pezzo di strada vicino al parcheggio dei clienti del parco si aprì, da questo uscirono una ventina di camion.
Era stava urlando per farsi sentire da tutti –Dobbiamo andarcene! Questo posto non è più sicuro!
Tutti gli agenti salirono nel retro dei vari camion, sembravano una massa scomposta, ma in realtà ognuno sapeva qual’era il suo ruolo.
I ragazzi fecero finta di rimanere sorpresi e di non capire davvero quello che dovevano fare, così costrinsero Era a scendere da un sedile del passeggero, prendere qualcuno a caso per un braccio, che risultò essere Hazel, e spingerla non proprio delicatamente all’interno del resto di questo.
-Forza! Tutti sopra! Non ho nessuna intenzione di ripeterlo! Non permetterò a quel bastardo di prendere un altro di voi!
Fecero tutti come aveva detto e in meno di un minuto erano tutti sopra, la donna si chiuse le porte blindate mentre il furgone partiva, scese il silenzio.
Durò pochissimo, subito si diffuse il sollievo nell’aria, c’era chi sospirava, chi rideva, chi commentava una qualche azione divertente che qualcuno aveva fatto.
Anche Era si permise l’abbozzo di un leggero sorriso, altamente soddisfatta della riuscita del suo piano, ma non si fece vedere da nessuno, quando si girò verso di loro aveva di nuovo il suo sguardo serio.
-Bene, abbiamo 30 minuti dove nessuno finalmente ci spierà. Dobbiamo parlare di cose importantissime, non ripeterò due volte il piano, agiremo oggi stesso per prenderlo in contropiede.
-30 minuti?- domandò Reyna non capendo.
-Si, in 30 minuti può benissimo mandare qualcosa a spiare i nostri furgoni e seguirci alla nuova base, per questo sarete solo voi a fare l’attacco, vi spiego tutto e poi vi lasciamo lungo la strada, tutti gli altri proseguiranno come se nulla fosse. Abbiamo più possibilità di riuscita così che nel mandare tutto il nostro esercito, senza contare il problema delle armi virali. Domande?
Percy sorrise –Aspettavo da tanto questo momento.
Annabeth chiese –E le armi?
-All’interno delle casse dove siete seduti ci sono tutte quelle di cui potete aver bisogno, prendete ciò che preferite.
-Adesso si che si ragiona- commentò Chris soddisfatto.
Mentre ognuno di loro si armava di ciò che preferiva e di tutto quello che riusciva a portarsi dietro, Era spiegò tutto quello che dovevano fare.
-Dovete dividervi in tre gruppi, ognuno avrà uno scopo differente. Ricordate bene, la riuscita dell’intera missione avverrà solo se tutti voi cooperate e riuscite in tutte e tre le cose. Chiaro?
Nessuno rispose, ma la donna sapeva di avere la loro completa attenzione.
-Il primo gruppo ha il compito di salvare Leo e Calypso- aveva iniziato a chiamarli per nome, dopo tutto quello che era successo gli era venuto quasi spontaneo –Will ed Hazel, voi dovete andare per forza, Will serve per le condizioni di Calypso, non sappiamo in che stato la ragazza si trovi, spero che tu sia pronto a tutto quello che potresti provare- il biondo annuì serissimo, sapeva che era quello il suo scopo. Era continuò portando lo sguardo sulla ragazza –Hazel andrà perché voglio che ci sia una ragazza che eventualmente potrebbe aiutare Calypso, penso che lei sia la più adatta, se non se la sente deve dirlo subito.
-Lo farò.
-Bene, con loro due andranno anche Reyna e…
-Io- Nico neanche aveva fatto finire di parlare Era, infatti la donna gli lanciò uno sguardo gelido, odiava essere interrotta.
-Era esattamente quello che stavo dicendo. Voi avete il compito di proteggerli, qualsiasi cosa accada.
I due ragazzi annuirono, Era sapeva di potersi fidare di loro, tra tutti sapeva che erano quelli più adatti. Per quanto riguarda Nico sapeva che avrebbe davvero rischiato la vita per salvare sia Will che Hazel, non era così stupida da non aver notato il legame che il moro aveva instaurato con quei due ragazzi. Per quanto riguarda Reyna si era resa conto che si era quasi attaccata morbosamente a Nico, come se si sentisse ancora in colpa per quando l’avevano torturato sotto richiesta di Tristan, e allora cercasse in tutti i modi di redimersi. Sapeva che avrebbe combattuto molto meglio di chiunque altro al suo fianco.
A quel punto la donna uscì un foglio dalla tasca, era formato A4, spiegazzato e all’interno vi era stampata una foto a colori di un uomo –Questo è uno scienziato che lavora per Eros- iniziò, doveva spiegare dall’inizio perché metà di loro non era ancora al corrente di quella storia, allo stesso tempo però cercò di fare in fretta, il tempo che avevano a loro disposizione stava scadendo.
-Sappiamo per certo che insieme hanno modificato la teoria dell’arma creata da Tristan McLean e non abbiamo idea del punto in cui sono ora, forse hanno già qualcosa di pratico, che potrebbero pure usare. Inutile dirvi della gravità della situazione.
-Non ci aveva mai parlato di tutto questo- fece presente Annabeth.
-Avevate i vostri problemi, inutile darvi notizie se poi eravate impossibilitati ad agire. Non avevo bisogno di un nuovo motivo per farvi fare di testa vostra e disubbidirmi.
Nessuno si lamentò, anzi, qualcuno chinò anche il capo a quel rimprovero.
-Quindi ho bisogno che un’altra squadra trovi quest’uomo e lo faccia parlare, dobbiamo sapere tutto su questa nuova minaccia- fece una breve pausa –Sono abbastanza certa che capite bene la gravità, che dovete farlo parlare con qualsiasi mezzo.
Chris fece un sorrisetto –Sono sempre stato bravo in queste cose. Mandi me!
La donna annuì –Oltre Chris andrà Clarisse, Luke e Thalia.
Quest’ultima non osò contraddire la decisione del suo capo, ma si morse un labbro e si girò a fissare il fratello, preoccupata.
Jason capì all’istante, sorrise per tranquillizzarla –Tranquilla, andrà tutto bene.
-E l’ultimo gruppo invece si occuperà di Eros. Quindi Percy, Annabeth, Piper, Jason, Paolo e Frank. Dovete prenderlo di sorpresa, cercare di non dare troppo nell’occhio. Quando tutte queste cose saranno svolte e tutti e tre i gruppi mi darete l’okay, interverremo anche noi e distruggeremo totalmente Eros McLean. Questa storia sarà chiusa per sempre.
Quell’ultima frase fu come una sentenza.
-Noi andremo, ma lei mi deve tenere al sicuro Ombra.
La donna quasi sorrise, poi annuì, Nico si sentì molto più sollevato.
I ragazzi finirono di prepararsi, passarono solo due minuti prima di arrivare al punto stabilito.
Vennero lasciati li in fretta, Era li fissò quasi con premura, sembrò voler dire loro qualcosa, aprì la bocca, ma ci ripensò e la richiuse, solo mentre andava via urlò –Tutto il mondo è nelle vostre mani, non deludeteci.
-Certo che in quanto a incoraggiamento lei è la migliore- borbottò Clarisse ironica.
Il sole era alto nel cielo e non c’erano nuvole ma la temperatura era bassissima, nonostante questo però nessuno aveva freddo, l’adrenalina era a mille in ognuno di loro.
-Bene, dobbiamo andare, non possiamo permetterci di perdere altro tempo, dividiamoci nei gruppi che ha detto Era e andiamo.
Hazel si avvicinò a Frank, lo baciò dolcemente.
-Ricorda, farò di tutto per tornare da te, ma devi promettermi lo stesso.
Il ragazzo l’abbracciò, stringendola come se non ci fosse un domani, non voleva dividersi da lei, ma sapeva che servivano per scopi diversi.
Non aveva neanche provato a protestare, l’unica cosa che fece fu stringerla, respirare il suo odore e continuare a mormorarle quanto l’amasse come un mantra.
In contemporanea Jason strinse la mano a Piper, poi la lasciò andare e si avvicinò a sua sorella, le circondò le spalle con le braccia, stringendola a sé in un lungo abbraccio.
Non ci furono bisogno di parole, quel gesto e lo sguardo intenso che si scambiarono subito dopo fu più espressivo di qualsiasi altra parola.
Jason poi lanciò uno sguardo freddissimo a Luke, che era a pochi passi, con voce piatta e seria quasi lo minacciò –La affido a te, proteggila, se le succede qualcosa te ne riterrò l’unico responsabile.
Prima che il biondo potesse rispondere in qualche modo o Thalia potesse indignarsi e imbarazzarsi per quella conversazione Jason tornò verso il suo gruppo.
Ognuno prese la sua strada.

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