34. La stanza di Era
Era pomeriggio inoltrato quando Era diede inizio a quella riunione d’emergenza.
L’unico che mancava all’appello era Luke, sdraiato nella sua stanza, Will gli aveva detto che non aveva una commozione celebrale solo per pura fortuna, ma che non si doveva alzare da quel letto per almeno una settimana.
Tutti gli altri erano attorno al tavolo circolare, molto più numerosi della prima volta che si erano trovati tutti li, ma con delle mancanze essenziali.
Hazel era pallida, sia per quello che stava succedendo sia per la sua situazione fisica, doveva riposare ma era impossibile farlo sul serio con tutti gli avvenimenti che stavano succedendo.
Anche Annabeth aveva una brutta cera, le labbra incurvate in una smorfia, il piede le pulsava tantissimo, aveva bisogno di sdraiarsi e tenerlo il più possibile fermo.
Percy, dietro di lei e in piedi, le teneva una mano sulla spalla, stringeva per darle conforto e per restare ancorato alla realtà.
Nico si torturava le mani ed evitava lo sguardo di chiunque.
Piper aveva gli occhi gonfi e rossi di pianto.
Will aveva delle enormi occhiaie e stava nuovamente disinfettando la spalla di Clarisse, che era riuscita ad aprire i punti in meno di quattro ore.
Oltre a quest’ultima che si lamentava del lavoro di Will, non perché le stesse davvero facendo male ma solo per il gusto di lamentarsi, nessuno fiatava.
Era entrò, posò dei fogli sul tavolo, non si sedette, li scrutò uno a uno prima di parlare.
-Adesso dovrebbe essere chiaro a tutti che siamo in guerra contro gente di tutt’altro livello.
Nessuno osò fiatare.
-Non possiamo ricreare tutte le vicende della scorsa missione, nessun salvataggio andrà a buon fine e, soprattutto, vi dovete mettere in testa che è normale perdere qualcuno durante la strada.
-No- Percy strinse di più la presa sulla spalla di Annabeth.
Era si girò a fissarlo, fredda.
-Invece si, signor Jackson. Come siete usciti tutti illesi dalla missione contro Tristan Mc Lean non ne ho la minima idea. Qualcuno, li sopra, ha voluto aiutarvi. Ma è stato solo caso, fortuna.
-Lei non ha idea…- provò a continuare Percy, ma venne subito interrotto, la donna quasi urlò, nessuno l’aveva mai sentita urlare.
-Invece ce l’ho un’idea, signor Jackson! Cosa crede, che tutti questi anni nella CIA siano stati uno spasso? Un divertimento? Ha idea della quantità di persone che ho perso? Gente che mi è morta tra le braccia? Ne ha una minima idea?
-Noi…- provò a intromettersi Annabeth, ma la donna non glielo permise.
-Per arrivare qui, dove mi vedete voi, ho dovuto fare delle scelte, scelte che mi hanno distrutto. È per il bene superiore.
Reyna sbuffò –Non esiste un bene superiore, ognuno fa quello che deve fare per se stesso, per i propri bisogni.
Thalia la fissò alzando un sopracciglio, Reyna se ne accorse e rispose tranquilla –Tesoro, ti sei scordata che io prima ero dalla parte dei “cattivi”?- alzò le mani facendo delle finte virgolette in aria a quella parola –So come funziona la mente delle persone che sono disperate e disposte a tutto.
Tornò a fissare Era, quasi con sguardo di sfida –E si fidi, questi qui sono abbastanza disperati per la scomparsa di ben due amici, non lasceranno correre. Non li abbandoneranno.
-Esattamente- diede man forte Percy intromettendosi nella discussione che stava finalmente andando a suo favore.
-Non abbiamo abbandonato Nico quando fu rapito, perché dovremmo farlo con Leo e Calypso?
Si girò a fissare i suoi amici, come per chiedere aiuto, di appoggiarlo. Soprattutto guardò Nico, sapeva che poteva trovare il suo appoggio, avevano salvato lui, non si sarebbe tirato indietro nel ricambiare il favore.
Ma il moro, inaspettatamente, distolse lo sguardo.
Fu Hazel a parlare al suo posto –Sono situazioni completamente differenti. Nico dovevamo salvarlo perché l’avevamo messo noi in quella situazione dopo averlo trattato malissimo. Leo ha deciso volontariamente di far parte di questa missione di salvataggio, era consapevole a cosa stava andando in contro.
Jason sbatté le mani sul tavolo, totalmente infuriato urlò –Che diamine stai dicendo, Hazel!?
Frank si alzò puntando un indice contro il biondo –Non rivolgerti mai più a lei così.
Jason lo fissò con la stessa furia, poi abbassò lo sguardo pentito, non voleva rivolgersi così contro una ragazza, soprattutto non con una sua amica che stava ancora male e faceva fatica anche a parlare.
Ma non le chiese scusa, perché non poteva per nulla al mondo condividere la sua teoria. Leo era suo amico, avrebbe fatto di tutto per portarlo indietro, insieme a Calypso e alla loro bambina.
-Ci abbiamo provato a fare una missione di salvataggio- si intromise Will –Hai visto com’è finita.
-E ne facciamo un’altra!- portò lo sguardo su ognuno di loro –Siamo una famiglia, l’abbiamo sempre detto, nessuno resta indietro.
Piper gli strinse la mano, la sentì anche tirare su con il naso, sapeva che lei la pensava esattamente come lui.
-Volete davvero restare tutti in silenzio?- aggiunse a quel punto Percy, ma la situazione non cambiò.
Hazel si inarcò sul tavolo facendo un lamento di dolore, Frank le fu subito accanto, la ragazza gli sussurrò qualcosa con voce così fievole che, nonostante il silenzio, nessuno riuscì a sentire.
Frank cercò con lo sguardo Era, la donna annuì, capendo subito cosa volessero.
L’orientale prese in braccio la sua ragazza, quasi come se fosse senza peso, la ragazza si lamentò per il dolore, poi lui la portò via.
-Solace, va con loro, lei ha bisogno di te.
Will annuì, prima di andare però cercò con lo sguardo Nico, voleva chiedergli se ce l’avrebbe fatta, se stava andando tutto bene.
Ma il ragazzo continuava a tenere lo sguardo basso, ignorando tutti mentre si torceva le mani sotto il tavolo dalla superficie trasparente, ignorava anche il suo sguardo.
Il biondo sospirò, poi guardò Jason, mormorò un semplice “mi dispiace” e andò via dalla stanza anche lui.
Annabeth era china sul tavolo, Percy stava dando per scontato che la ragazza fosse dalla sua parte, ma lei ancora non aveva detto neanche una parola.
Tutta quella situazione la stava facendo impazzire, non sapeva se le faceva più male il piede rotto o la testa ormai troppo piena di pensieri.
Qual’era la cosa giusta da fare?
Perché tutto si riduceva sempre a questa domanda?
Paolo, Chris e Clarisse non dicevano una parola, seguivano la conversazione perché era giusto che fossero presenti, ma nessuno si intrometteva.
Perché loro non avevano nessun tipo di legame né con Leo né con Calypso e sapevano benissimo che questo era il tipo di avvenimenti che potevano capitare durante le missioni, sapevano che Era aveva ragione.
Ma non potevano darle man forte, perché gli altri ragazzi si sarebbero infuriati ancora di più, dovevano arrivare da soli alla loro conclusione.
Thalia si mordeva il labbro combattuta, non aveva mai visto suo fratello così, così deciso a combattere per qualcosa. Voleva stare dalla sua parte, sostenerlo, dirgli che avrebbe fatto di tutto per lui. Ma era al servizio di Era, era al servizio della CIA da così tanto tempo che non riusciva neanche a pensare a un modo per disobbedire.
Reyna sorrideva, non perché fosse felice o le andava a genio tutta quella situazione, ma perché sapeva che tutto sarebbe andato in quel modo, l’aveva detto a Era poco prima di svolgere quella riunione, ma la donna non l’aveva ascoltata.
-Adesso basta- la donna voleva concludere il discorso, non aveva tempo per continuare a discutere con dei ragazzini, aveva un sacco di altre cose da fare, cose molto più importanti a cui pensare, soluzioni che richiedevano la massima urgenza.
-Non permetterò a nessun’altro di intraprendere missioni suicide. Nessuno proverà a salvare né Leo né Calypso. Ormai dovete darli per morti. E non rischierò di perdere altri uomini. Questa è la mia sentenza.
Fissò sia Jason che Percy e riprese a parlare prima che questi potessero protestare –Non scapperete di nascosto, non cercherete di creare un piano vostro. Non riuscirete a portare nessuno dalla vostra parte. Vi terrò d’occhio, statene certi, non vi permetterò di andare a morire per nulla. Perché sapete che sarete solo voi due, contro una forza così grande che non riuscite neanche a immaginare.
-Non siamo soli- borbottò Percy
Era alzò un sopracciglio –Ah no? Volete portarvi dietro la signorina Mc Lean? Che ha iniziato il suo allenamento solo poche settimane fa? Sapete entrambi che non è per niente pronta a un compito del genere. E la signorina Chase? Con un piede rotto?
Li fissò con sfida, aprì le braccia per indicare tutto ciò che gli stava intorno –Altri?
Ci fu solo silenzio, quello che la donna si aspettava –Esatto. Nessun’altro. Ora se non vi dispiace devo cercare di capire come non far crollare il mondo sotto il dominio di un pazzo dispotico.
Andò via, aveva fatto solo pochi passi prima che Percy aprì la bocca per risponderle, dirle che non aveva intenzione di arrendersi, che nessuno di loro l’avrebbe fatto.
Ma Annabeth lo afferrò per un braccio trattenendolo.
-No Percy, è finita, ha ragione lei.
Quella frase chiuse definitivamente la conversazione.
Frank venne raggiunto da Will che correva –Andiamo nella sua stanza, veloce- disse il biondo e il ragazzo allungò il passo.
-Le avevo detto di stare a riposo, che diamine ha fatto oggi?
Frank si morse un labbro –Ho provato a ripeterglielo, ma aveva questioni importanti da sbrigare con Era, è stata un sacco di tempo fuori… Non so…
Will sospirò, quante volte aveva già sospirato quel giorno?
-Vado a prendere quello che mi serve, tu portala in camera, stendila sul letto e non farla muovere, non toccarla, non fare nulla che possa peggiorare la situazione, okay?
L’orientale annuì, Will lo fece a sua volta, poi si divise da lui imboccando un’altra strada.
Frank sentì Hazel ridere debolmente, la sentì anche avvicinarsi al suo orecchio nel quale sussurrò –Siete stati bravi, avete seguito bene il piano.
Frank corrugò la fronte, non aveva idea di cosa la sua ragazze volesse intendere con quella frase, ma non riuscì a chiederlo, perché Hazel svenne tra le sue braccia.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro