31. Il piano di Leo
Leo correva, deciso.
Sapeva dove doveva andare e sapeva soprattutto cosa doveva fare.
Aveva progettato il suo piano nei minimi particolari, senza coinvolgere nessuno. Perché era una cosa troppo importante, Calypso era troppo importante per lui perché qualcuno si mettesse in mezzo o sbagliasse anche solo qualcosa di piccolo.
Tutte le luci erano spente grazie al suo cortocircuito, ma i passi di dozzine di soldati erano ben udibili. Leo e il gruppo al quale era unito riuscì a passare inosservato per i primi tratti della struttura, erano tutti concentrati all’altra parte del gruppo.
Ma non passò molto tempo prima che i soldati si mobilitassero per inseguire anche loro, Eros li aveva avvertiti.
Ormai Leo era più che certo che Eros sapesse.
-Ci stanno dietro- urlò Thalia a quel punto –Dobbiamo combattere.
-Restiamo indietro noi due- aggiunse a quel punto Frank –Leo e Percy, voi due provate ad entrare!
I due ragazzi annuirono senza neanche fermarsi e due secondi dopo era già spariti dalla loro visuale, Frank e Thalia invece si girarono in contemporanea e con i pugni e le armi alzate cambiarono la traiettoria della loro corsa urlando verso il nemico.
Leo e Percy andarono avanti estraniandosi da tutto e da tutti, non ascoltando i rumori della lotta che si stavano lasciando alle spalle e soprattutto i sentimenti che potevano in alcun modo rallentarli. Così come gli avevano sempre insegnato non pensarono alle conseguenze, che magari i loro amici si stavano sacrificando per far andare avanti loro. Questa era la missione e non c’era alcuno spazio per i tentennamenti.
Arrivarono ben presto a un muro laterale della grande villa, si fermarono solo un attimo per riprendere fiato e capire quale fosse la mossa più opportuna da svolgere in quel momento.
-Sicuramente la tengono nei sotterranei- disse Leo –Ma a una rapida occhiata penso che potremo entrare solo da quella finestra al secondo piano.
Detto questo indicò un punto in alto leggermente alla sua destra, continuava a persistere il buio, ma dopo qualche secondo di incertezza anche Percy riuscì a vedere quello che vedeva il suo amico.
Tutte le finestre erano chiuse dalle tapparelle mentre quella era l’unica chiusa solo dal vetro, sicuramente fino a poco prima qualcuno stava utilizzando quella stanza.
Percy annuì, poi i due ragazzi cercarono gli appigli migliori per iniziare la scalata dell’edificio.
Non era una villa moderna, ma una di quelle del secolo precedente, quindi fu abbastanza semplice per i due ragazzi arrampicarsi senza temere di cadere di sotto.
Ovviamente, anche quella stanza era buia e, come avevano già predetto, qualcuno era stato li dentro solo qualche minuto prima, ne era la prova la tazza ancora fumante e mezza piena poggiata sopra lo spesso tavolo di legno.
I due ragazzi si affacciarono in corridoio per capire se avessero la via libera, quando notarono cinque fasci luminosi che venivano nella loro direzione.
Subito rimisero la testa dentro la stanza, poi Leo si preparò a combattere.
-Dannazione, sono troppi e siamo in una stanza troppo piccola per usare le mie armi.
Percy ci pensò un attimo su, poi annunciò –Lascia fare a me, tu nasconditi.
Leo alzò un sopracciglio interdetto –Che diavolo stai dicendo?
Percy si girò a fissarlo offeso –Pensi che mi sia vestito così perché mi piace?
-Hai detto che ti piace.
- … Non è questo il punto! Fammi sfruttare questa cosa, tu resta nascosto li dietro.
Leo alla fine si convinse e fece come gli stava chiedendo, il moro a quel punto si preparò, fece due colpi di tosse e modulò la voce.
Quando ormai i soldati erano vicini cercò di fare il più rumore possibile mettendo a soqquadro la stanza.
Come previsto tutti e cinque entrarono con le armi spianate in una mano e le torce nell’altra. Percy fece finta di non vedere le prime, mise su una faccia indignata e si coprì la gonna con entrambe le mani, come se questi potessero vedere sotto.
-Finalmente qualcuno mi ha sentito!- urlò indignato con una voce modulata in modo vagamente femminile –Stavo cercando le mie mutandine, il signore non è mai troppo delicato quando ci usa, non so dove siano finite, le stavo cercando quando è andata via la luce! Finalmente siete arrivati, ci avete messo un sacco, lo farò presente al signore questa vostra inefficienza.
I soldati abbassarono leggermente le armi, confusi, non capendo del tutto quello che stava succedendo e indecisi su come agire di conseguenza.
-Bè?- Sbottò a quel punto Percy –Volete continuare a puntarmi quelle torce contro? Siete così morti di figa?
Due di loro spensero subito le torce, imbarazzati dalla situazione che non si aspettavano di trovare.
Gli altri tre invece si limitarono ad abbassare il fascio luminoso guardandosi intorno per capire come andare avanti, nessuno però riuscì neanche a formulare una frase perché Leo ne colpì alle spalle due in contemporanea, questi non riuscirono ad emettere neanche un flebile lamento.
Percy colse l’attimo e mise fuori combattimento gli altri tre.
Non ci furono né spargimenti di sangue né urla che fecero scattare nuovi allarmi.
-Wow- commentò a quel punto Leo –Avrei tanto voluto riprenderti, Annabeth meritava di vedere una cosa del genere, così magari ti lasciava per un motivo più che valido.
-Sei solo invidioso della mia performance.
Detto ciò entrambi si avviarono all’interno della villa.
Luke stava per essere colpito alla testa, un colpo che l’avrebbe ucciso.
-Luke!- Urlò Clarisse per avvertirlo, ma era ormai troppo tardi per il biondo di girarsi.
Fu Will a intervenire, colpendo il braccio dell’assalitore lasciandogli una lunga ferita sanguinante, questo urlò infuriato, si dimenticò di Luke e cercò di colpire alla cieca Will, riuscì a lasciargli un taglio lungo la fronte.
Nico urlò saltandogli sulla schiena, lo fece barcollare in avanti, gli fece perdere l’equilibrio e cadendo per terra sbatté la testa svenendo all’istante.
Il moro non restò neanche un altro secondo sopra il corpo inerme di quel soldato, corse subito dal suo ragazzo che stava cercando di non farsi andare il sangue davanti gli occhi.
-E’ grave?- chiese subito con voce urgente cercando di scrutarlo, anche se non ci capiva nulla.
Will cercò di tranquillizzarlo abbozzando un sorriso –Solo un graffio.
Nico lanciò un’occhiataccia a Luke, che stava ancora cercando di capire tutto quello che era successo –E neanche se lo merita quello stronzo.
-Nico…- lo ammonì Will.
-Lo so, lo so- si arrese subito il suo ragazzo, poi alzò la voce e si rivolse a tutti –Siamo troppo esposti così, dobbiamo dividerci, noi due andiamo di qua.
Clarisse annuì, la ragazza stava già avendo lo stesso pensiero –Per qualsiasi cosa teniamoci in contatto.
I due ragazzi iniziarono a correre, Will rimase leggermente più indietro di Nico, quest’ultimo era preoccupato per le sue condizioni –Will…
Il biondo lo interruppe subito –Sto bene, davvero, solo che non vedo con il sangue che gocciola sugli occhi, tutto qui.
Arrivarono all’ingresso, Nico si fermò, si guardò intorno e adocchiò un posto dove ci si poteva nascondere senza essere troppo esposti ma, allo stesso tempo avere un’ampia visuale di chi entrava e usciva.
-Tu vai li, resta li, se corri la situazione peggiora alla tua fronte e mi saresti d’impiccio. Io entro, coprimi le spalle e uccidi tutti quelli che cercano di entrare. Okay?
Will storse la bocca –Non mi sembra una buona idea quella di dividerci.
-Preferisco combattere da solo. E non abbiamo tempo per discutere, fa come ti ho detto.
Corse dentro ancora prima che Will potesse pensare di fare in modo diverso.
Il biondo sospirò e si mise in posizione, a quel punto controllò tutto quello che gli era rimasto, se proprio doveva stare li, avrebbe aiutato con tutti i mezzi che aveva a disposizione.
Leo continuava a correre, si sentiva sempre più vicino, era più che sicuro che mancavano solo pochi minuti per mettere in atto il suo piano, lo capiva dall’affluenza di soldati preparati a quell’attacco che doveva essere a sorpresa.
Ora doveva solo trovare qualcuno a cui spiegare tutto, si era diviso da Percy precedentemente.
La sua possibilità di riuscita gli giunse quando notò con la coda dell’occhio lo svolazzare di una gonna: Nico.
Era certo che lui sarebbe stato dalla sua parte, perché avrebbe fatto leva sui suoi sensi di colpa.
-Nico!- Urlò il moro raggiungendolo di corsa.
Nico si aspettava di tutto, ma non che Leo lo spingesse e lo sbattesse contro il muro, bloccandolo con un braccio sotto il collo, senza stringere però, non aveva nessuna intenzione di soffocarlo.
-Non abbiamo tempo- iniziò a parlare velocemente il messicano e a bassa voce –Lo ripeterò una sola volta e farai esattamente come ti dico, capito?
Nico era ancora confuso, ma annuì velocemente.
-Bene. Non abbiamo nessuna possibilità di riuscita, Eros sapeva del nostro arrivo, è riuscito a prepararsi in tempo, non ne usciremo vivi se continuiamo e soprattutto non abbiamo nessuna possibilità neanche solo di avvicinarci a Calypso.
Nico strabuzzò gli occhi, perché gli stava dicendo tutto quello solo adesso? Provò a dire qualcosa ma Leo strinse la presa, in modo da avere di nuovo la sua attenzione.
-Ora urlo per la ritirata e farete esattamente così, io invece mi farò prendere e non voglio nessuno che si oppone a questa decisione. Ovviamente non dirai agli altri che è stata una mia scelta. Ho un mio piano ed Eros non deve esserne a conoscenza. Ora non ho tempo per spiegare, sotto il mio cuscino nella mia stanza c’è una lettera, leggila lontano dalle telecamere e ti sarà tutto più chiaro.
-Perché dovrei essere d’accordo con questo tuo piano suicida?
Mormorò Nico con voce roca.
Leo fece il suo tipico sorrisetto di chi ha tutto sotto controllo e di chi sa che tutto andrà come ha programmato.
-Perché sei stato il mio compagno di stanza per mesi. Perché sei mio amico. Perché ci siamo sempre aiutati. Perché io e te siamo uguali, me l’hai detto tu, no? E perché in queste settimane mi hai tenuto nascosto un segreto che avevo il diritto di conoscere. Hai aiutato Calypso, sei stato dalla sua parte, ora devi sdebitarti con me. E se vuoi che davvero tutto torni come prima, devi farlo.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro