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3.Vερό

Frank non aveva mai sofferto il caldo.
Non aveva mai avuto di quei problemi, fino a quel giorno.
Da quelle piccole fessure vedevo pochissimo, per vedere alla sua destra doveva girare tutta la testa di 90 gradi, come a sinistra.
Un bimbo lo fissò da lontano, Frank alzò la mano racchiusa dentro il guanto peloso e lo salutò.
Il bimbo sorrise, poi scappò via.
Frank riprese il giro del parco, salutando i bambini e facendo le foto con chi glielo domandava.
 
-Quindi il fratello pazzo di Piper vuole ucciderci- concluse Leo alla fine del racconto della ragazza in questione –Che dovremo fare adesso?
Fu Era a prendere la parola –Non permetteremo a nessuno che vi venga fatto del male, siete sotto la nostra protezione. Riusciremo a risolvere anche questo problema.
-Avete intenzione di nasconderci da qualche parte fino a quando non l’avrete trovato?- Domandò a quel punto Calypso leggermente agitata.
-No, abbiamo ampiamente capito che con voi non serve a nulla, anzi, abbiamo bisogno di voi o non penso che riusciremo mai a trovarlo.
-Insomma, tipo delle esche- concluse Annabeth.
-Una cosa del genere… Conoscete tutti il parco acquatico “νερό”?
I ragazzi annuirono.
-E’ nostro, da sempre stata una nostra sede. Tutte le persone che ci lavorano sono degli agenti segreti ed è strutturato a più livelli, ovviamente la gente comune conosce solo quello in superficie.
Fece una breve pausa, il tempo che i ragazzi afferrassero per bene il concetto.
-Passerete l’estate li, lavorerete per rendervi utili, abbiamo già trovato una mansione per ognuno di voi. Così sarete perfettamente allo scoperto, il fratello della signorina McLean vi può trovare facilmente, ma allo stesso tempo siete protetti e controllati 24 ore su 24 quindi non riuscirà a farvi nulla. Se le cose andranno per il verso giusto, entro la fine dell’estate tutta questa storia finirà.
Di nuovo scese il silenzio.
Frank allora si schiarì la voce e commentò –Non sembra male come cosa.
Era abbozzò un sorriso –Ne riparleremo dopo che avrà scoperto cosa dovrà fare, signor Zhang.
Frank corrugò la fronte, cosa poteva esserci di così terribile?
La donna cercò di concludere velocemente, quindi si alzò e spronò gli altri a fare lo stesso.
-Se non ci sono domande potete seguirmi, vi mostrerò tutto quello che c’è da sapere e inizierete direttamente domani. Signor Jackson le consiglio vivamente di farsi passare quella sbronza entro l’alba.
 
Fu così che al suo risveglio Frank trovò un enorme vestito da panda, terribilmente caldo, da dover indossare per tutto il giorno.
Erano solo le 11 del mattino e già non ce la faceva più per il caldo.
Perché era toccato proprio a lui fare una delle mascotte del parco?
-Guarda tesoro! Un panda, vuoi farti la foto con il panda?
Davanti a lui si piazzò una donna con il proprio figlio in braccio, il bambino poteva avere sui 3 anni e sembrava vagamente terrorizzato, annuì impercettibilmente, forse solo per far felice la madre.
La donna allora iniziò a sbracciarsi e a urlare –Fotografo! Ehy ragazzo! Qui! Vieni a fare la foto a mio figlio?
Nico smise di guardare le foto dalla macchina fotografica che portava al collo e si avvicinò a loro lentamente, quasi svogliato.
Fece almeno cinque foto al bambino insieme al panda/Frank, poi prese un braccialetto di carta con sopra scritto un numero e lo attaccò al suo piccolo braccio, indicò alla madre una direzione, per andare allo stand dove stava Leo dietro i suoi numerosi schermi, in modo da fargli vedere le foto che aveva appena scattato e in modo che ne potesse comprare una se solo avesse voluto.
La donna ringraziò e si trascinò via il bimbo per una mano, mentre lui con l’altra salutava timidamente il panda e il ragazzo.
-Tutto bene li dentro?- Domandò distrattamente Nico mentre riprese a fissare le foto che aveva scattato durante tutta la giornata direttamente dallo schermo della macchina fotografica.
-Non penso che arriverò alla fine dell’estate, morirò prima.
Nico sorrise, poi aprì bocca per rispondere, ma tutto quello che voleva dire gli morì sulle labbra quando notò con la coda dell’occhio qualcuno che si avvicinava.
-Vado a continuare il mio lavoro- e dopo aver borbottato questo fuggì letteralmente via.
Frank, che aveva una visuale davvero limitata, capì cosa aveva fatto scappare il ragazzo solo quando Will gli si piazzò di fronte.
Il biondo stava fissando il punto dov’era fuggito Nico solo qualche secondo prima, mordendosi un labbro.
Poi abbassò lo sguardo abbastanza deluso, infine tornò a sorridere e a rivolgersi a Frank come se non fosse successo nulla.
-Che dici facciamo cambio?
-Volentieri!- Rispose in fretta il cinese –Non hai idea di quanto caldo abbia qui dentro!
-Oh fidati, stare li dentro non è nulla se messo a confronto a dover badare una ventina di bambini che hanno decisamente mangiato troppi zuccheri… Ma poi, perché io? Ti sembro uno che è bravo con i bambini?
Frank rilasciò uno sbuffo –Ovvio Will, sei il più adatto! Non li affideresti mai a Percy, no?
Il biondo sospirò e si passò una mano tra i ricci –No ma…
Strabuzzò gli occhi quando qualcosa in piscina attirò la sua attenzione.
Poi iniziò a correre verso quella direzione, Frank lo sentì urlare – Harley! Ti ho già detto che non puoi inzuppare i biscotti nell’acqua della piscina e poi mangiarli! Ti fa male!
Okay… Forse Will aveva ragione, non era proprio un paradiso dover combattere con i bambini.
Il ragazzo riprese il suo giro del parco, salutando bambini e facendosi foto con chi glielo chiedeva, fino a quando non arrivò al bar dove avevano messo a lavorare la sua ragazza.
Hazel in quel momento stava servendo un frappé alla fragola a un ragazzo, ma poi non c’era molta fila, ormai era l’ora di pranzo e tutti erano o al ristorante o a riposarsi alle proprie sedie sdraio mangiando ciò che si erano portati da casa.
Lo servì con un sorriso, il ragazzo ringraziò e pagò, poi andò via.
Fu a quel punto che Frank si avvicinò al bancone e si tolse la testa da panda poggiandolo su di esso.
-Oh tesoro…- sorrise Hazel porgendogli un bicchiere di acqua ghiacciata.
Il ragazzo la bevve tutta d’un fiato e ne chiese altra.
Poi restò li con lei per un po’, chiedendole come fosse andata la giornata e come le sembrava quel nuovo lavoro.
Hazel rispose che c’erano attimi in cui tutto diventava abbastanza stressante, soprattutto quando doveva preparare 5 ordinazioni contemporaneamente, ma nel complesso le piaceva.
Fu dopo qualche minuto che vennero raggiunti da Leo, il ragazzo diede un pugnetto nella spalla di Frank e gli chiese come stava andando.
Il ragazzo rispose con uno sbuffo e Leo iniziò a ridere quasi a crepapelle.
-Cosa c’è da ridere!?- Domandò infine un Frank esasperato.
-Scommetto…- un’altra risata gli fece morire la frase in gola –Scommetto che non sai che dentro la testa sta un ventilatore, vero?
E riprese a ridere fortissimo.
Frank lo guardò strabuzzando gli occhi –Sul… serio?
Leo si asciugò le lacrime e annuì –Te lo mostro… O muori prima di finire questa settimana.
Poi si rivolse alla ragazza –Haz, nel frattempo puoi preparami un gelato alla pesca? Calypso dice che ne ha troppa voglia… ora che ci penso mi ha anche detto di fare in fretta… Forse è meglio se mi muovo, devo anche tornare a lavorare.
Così, mentre Hazel preparava quello che il ragazzo le aveva chiesto, il diretto interessato si mise a cercare il pulsante che avrebbe attivato quello che cercava.
Frank pensò che forse non sarebbe andata così male.
 
In mezza giornata Percy aveva aiutato una vecchietta a uscire dalla piscina senza scivolare e aveva ripreso per 7 volte un ragazzino che insisteva a voler fare un tuffo dove l’acqua era alta sui 30 centimetri, nonostante gli innumerevoli divieti dove stava scritto “vietato tuffarsi”.
Si, in effetti era stato proprio utile come bagnino.
Stava giocherellando con gli occhiali da sole che aveva indossato per non far vedere le occhiaie quando sentì qualcuno poggiare una sedia di plastica accanto alla sua e sedersi.
Era Jason, il moro notò che aveva il suo stesso costume e la maglietta rossa.
-Fai anche tu il bagnino?- Domandò anche se non era davvero interessato alla risposta.
Jason scrollò le spalle –No, per quello sei più bravo tu, semplicemente tengo d’occhio gli scivoli e faccio scendere le persone una alla volta.
-E ora non dovresti essere a lavorare?
-Le attrazioni chiudono dalle 2 alle 3, per l’ora di pranzo.
Percy si limitò ad annuire e portò di nuovo lo sguardo sulla piscina davanti a se, non che ci fossero pericoli nell’immediato, inoltre era appunto ora di pranzo, non era rimasto quasi più nessuno in acqua.
Quel silenzio durò solo per pochi altri secondi, poi Jason fece quella domanda che Percy si aspettava, ma alla quale non voleva risponde.
-Senti Percy… Che hai combinato con Annabeth?
Il moro si morse un labbro, discostò ancora di più lo sguardo dal biondo e iniziò a parlare a raffica –Come sta Piper? Ho saputo che si è allenata molto in questi mesi che non ci siamo visti, sicuramente diventerà bravissima. Ora l’hanno messo a lavorare all’ingresso vero? E’ una decisione intelligente, così può vedere il volto di tutti quelli che arrivano e riconoscere il viso di suo fratello se ce ne fosse bisogno e…
-Percy!
Il moro si interruppe e non disse più nulla.
Jason sospirò –Senti fratello, ti voglio bene e voglio solo aiutarti, non ti giudicherò. Ti fa bene parlarne con qualcuno… se hai bisogno sai dove trovarmi.
Poi si alzò pronto ad andarsene.
Percy ripensò a quella mattina, quando aveva visto Annabeth fare il suo lavoro, ovvero l’animatrice, ballando davanti a tutte quelle persone.
Ricordò quanto fosse perfetta, le gambe lunghe e abbronzate coperte solo da un paio di pantaloncini di jeans, sopra una magliettina corta che le arrivava sotto il seno.
Ricordò il dolore che provò alla consapevolezza che non era più sua.
Jason aveva fatto solo due passi quando si bloccò di scatto alla semplice frase che uscì dalla bocca dell’amico.
-Io l’ho tradita.

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