27. L'idea di Piper
Scese il silenzio.
I due ragazzi erano stesi nel letto, Nico aveva appena finito di raccontare come era entrato nella CIA.
Will non disse nulla, aveva bisogno di alcuni minuti per assimilare il tutto.
Nico gli lasciò il suo spazio, dopo un po’ però si mise seduto, quando le prime luci dell’alba iniziarono a entrare dalla finestra.
Prese una mano del ragazzo fra le sue e la portò nel suo braccio destro facendola scorrere lentamente.
Will lo fissò corrugando la fronte, non capendo.
-Cosa senti?- Sussurrò allora il moro tenendo lo sguardo basso.
Il biondo allora avvicinò anche l’altra mano e le passò sul braccio, ma stava facendo troppa pressione.
Nico gli disse di farlo più delicatamente e fu a quel punto che Will le sentì.
Delle linee più rialzate non a intervalli regolari si trovavano all’interno del polso del ragazzo, non si vedeva nulla, perché tutto era coperto dall’inchiostro nero dei tatuaggi, ma Will le sentiva.
Trattenne il fiato –Sono… sono…
-Cicatrici.
Concluse per lui Nico distogliendo ancora di più lo sguardo.
-Io… ero solo un bambino e pensavo di essere una persona cattiva e… Mi avevano sempre insegnato che le persone cattive si puniscono. Durante gli allenamenti quei coltelli erano sempre li e sembravano chiamarmi e ricordarmi quello che avevo fatto. Gli incubi che avevo ogni notte poi non aiutavano.
-Così hai iniziato a tagliarti- concluse Will con voce dura.
-E’ durato poco, ho poi capito che non serviva a nulla, che era solo stupido quello che stavo facendo e che avrei solo fatto pena alle persone, ma che non mi avrebbero amato comunque. Mi sono odiato e ho cercato di cancellare ogni prova del mio passato, mi sono riempito il braccio di tatuaggi per nascondere tutto quanto.
Strinse gli occhi e le labbra, poi si fece coraggio e alzò velocemente la testa per puntare i suoi occhi in quelli blu dell’altro.
-Dimmi Will- quasi lo aggredì –Mi hai chiamato amore, ma come potresti amare una persona così distrutta? Ho ucciso mia sorella, la persona che più amavo al mondo, sparandole nel petto. Sono stato stuprato quando ero solo un bambino, sono diventato un autolesionista, mi sono odiato per questo e tutti, prima o poi, se ne sono sempre andati. Come puoi amare una persona simile?
-Non penso che qualcuno te l’abbia mai detto, infondo come hai detto tu eri solo un bambino- iniziò il biondo avvicinandosi di più al suo volto e afferrando quest’ultimo con entrambe le mani –non sono quelle solite parole di circostanza quindi ascoltami bene.
Nico non rispose, ma Will intuì che aveva la sua piena attenzione, così continuò.
-Tu non sei una persona cattiva, Nico Di Angelo. Sei una persona stupenda a cui hanno fatto del male solo per divertimento. Ma tu non meritavi nulla di tutto questo e non sei assolutamente come queste persone. Tutti gli incubi, tutto quello che hai passato- e gli sfiorò l’interno del polso destro –Sono la chiara dimostrazione che tu non sei come loro.
Poi lo baciò, gli sembrò quasi di tornare a respirare.
-Will…- Nico cercò di parlare una volta che le loro labbra furono di nuovo divise, ma il biondo non glielo permise.
Rotolarono sul letto, Will era al settimo cielo, quasi non ragionava più, aspettava quel momento da troppo tempo, sentire la sua pelle nuda contro le sue mani e poi… Percy.
Percy, con un volto radiante rispetto i giorni precedenti, entrò nella camera senza neanche bussare e chiamando Nico a gran voce.
Metabolizzò solo dopo qualche minuto la situazione –Vi disturbo?
Nico sbuffò e allontanandosi da Will si alzò dal letto, quest’ultimo invece borbottò –Se fossi venuto qualche minuto più tardi forse avresti davvero capito come fanno sesso due ragazzi.
Nico gli lanciò un cuscino, poi si rivolse al nuovo arrivato –Cosa c’è?
-Era vuole vederci, ha indetto una riunione per parlare di quello che è successo e trovare una soluzione.
-Dobbiamo agire, subito- fu la prima cosa che disse Era non appena si furono riuniti tutti nella stessa stanza.
-Subito? Senza mettere a punto nulla?- Chiese Annabeth un po’ scettica, era una grandissima fan dei piani dettagliati e studiati nei minimi particolari.
Leo si mosse irrequieto, voleva protestare a quello che aveva appena detto la sua amica, ma prima che riuscisse anche solo ad articolare la prima parola della frase Era intervenne.
-Si, subito, così il nemico non se lo aspetta. E’ un’operazione molto delicata, non possiamo permetterci di aspettare oltre, fra tre ore si parte. Dobbiamo solo scegliere gli elementi per la squadra.
Annabeth alzò la mano.
-No- si precipitò subito a dire Percy.
-Non può partire con quella gamba- si affrettò subito a dire Era, per chiudere li quella discussione.
-Non mi stavo offrendo volontaria- specificò la ragazza –Volevo solo chiedere se già si sa la loro collocazione.
-Abbiamo un paio di idee, ne abbiamo già parlato con la signorina McLean, conosce tutti i posti dove suo fratello si possa nascondere, li proveremo tutti, da quello più prevedibile in ordine.
-Will deve andare per forza- la voce era flebile, apparteneva a Hazel, era mezza sdraiata in una poltrona, non si era ancora del tutto ripresa dopo il lungo intervento del giorno prima, ma era un suo diritto partecipare a quella riunione. Continuò a parlare dopo aver scrutato tutti molto attentamente –Calypso è incinta, è di vitale importanza che un dottore come Will prenda parte a questa missione.
Era annuì –E’ rischioso perché potrebbero riconoscerti, ma sei indispensabile. Tu andrai. Insieme a Thalia, Luke, Frank, Clarisse e Leo.
-Andrò anche io- annunciò subito Nico.
-E io- continuò Percy –Non potete lasciar i migliori combattenti qui!- Guardò gli altri –Senza offesa.
-Ci ho già pensato a lungo, signor Jackson, ma lei, Di Angelo e Grace siete troppo riconoscibili, non vi posso mandare in missione.
-Ma…- Percy stava continuando a protestare, fu zittito da uno sguardo di fuoco lanciato dalla donna, il caso era chiuso.
Nico però non si fece intimidire e continuò la sua protesta stringendo le nocche dei pugni chiusi e sforzandosi di restare seduto e calmo.
-Non mi fermerete- la sua voce era fredda e bassa.
-Vuoi mandare in aria tutto?- Proruppe Thalia.
-Sarete voi a mandare in aria tutto. Io vi servo- poi si corresse, perché se erano in due a combattere per quella cosa forse avevano più possibilità di convincerli in un qualche modo –Noi vi serviamo.
-Non puoi venire. Ti conoscono, faresti saltare la nostra copertura in meno di un attimo.
Cercò di farlo ragionare Chris.
Nico gli riservò un’occhiata piena d’odio. Anche se si era salvato grazie a lui, nella missione precedente, non poteva di certo dimenticare tutte le torture che aveva subito, alle quali Chris aveva assistito senza battere ciglio.
Stava per urlare qualcos’altro quando intervenne Piper.
-Penso di sapere come aggiustare la cosa- nessuno mai faceva troppo caso a lei, era nella CIA da troppo poco tempo perché qualcuno si interessasse al suo parere, ma ogni volta che si trovavano in una situazione disperata alla ricerca di una soluzione la sembrava trovare sempre le soluzioni più semplici e allo stesso tempo più strane.
Annabeth la scrutò con un mezzo sorriso in volto
-Cioè?- Chiese dopo qualche secondo di silenzio Jason.
Tutti gli altri la fissarono scettici, con qualche sopracciglio alzato, curiosi davvero di capire cosa avesse in mente la ragazza.
Ma lei non spiegò, semplicemente si alzò e si avviò alla porta.
-Venite con me- disse ai due mori, poi si rivolse a tutti gli altri –Partite fra tre ore come stabilito, ci vediamo al garage. Sistemate tutte le cose, anche per loro, vi porterò questi due appena in tempo, fidatevi di me.
Annabeth sorrise ancora di più, forse aveva capito il piano della sua amica.
-Che hai in mente?- Le domandò Percy una volta in corridoio.
Lei lo ignorò, si concentrò invece su Nico, lo fissò intensamente, con gli occhi socchiusi, quasi a voler cercare qualche segno di vacillamento. Ma Nico era estremamente convinto della sua decisione.
-Sai che Will se la sa cavare da solo, vero?- Se ne uscì a quel punto Piper.
Nico strinse le labbra –Lo so. Ma è una missione suicida, non lo lascerò mai andare senza di me. Mai.
Sulle labbra della ragazza spuntò un sorriso.
Nico distolse lo sguardo e borbottò –Non… Non dirgli che ho detto questo.
-No, ma dovresti farlo tu.- continuò a sorridere -Comunque, ho ben capito che sei disposto a tutto. Non ti piacerà quello che ho in mente, ma è l’unico modo.
Solo a quel punto tornò a rivolgersi a Percy e sorrise ancora di più –Invece, sono quasi certo che ti divertirai tu dell’idea che ho in mente.
Si girò e si avviò velocemente lungo il corridoio –Dai muovetevi- gli urlò dietro –Abbiamo solo tre ore e devo preparare entrambi.
Nico si mise le mani in tasca e sospirò, guardò di sottecchi il suo amico che aveva già iniziato ad avviarsi e borbottò –Se piace a Percy… Forse sono ancora in tempo per scappare…
Ma scosse la testa e dopo un ultimo sospiro li seguì. Aveva ormai preso la sua decisione.
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