24. Tutto come prima (parte 1)
Jason non staccava gli occhi da Leo.
Aveva paura che se si fosse distratto anche solo per un secondo, questo sarebbe scomparso, andando via, peggiorando di gran lunga la situazione.
Il ragazzo infatti non faceva altro che camminare velocemente lungo il corridoio, avanti e indietro, come un animale in gabbia.
Erano tutti li, sapevano che al momento non potevano fare nulla per Calypso, non prima di aver pensato a un piano nei minimi particolari.
In quel momento però stavano aspettando tutti dietro quella porta, dove all’interno c’erano Hazel, Will e altri dottori.
Nessuno ancora era uscito a dire nulla sulle condizioni della ragazza.
-Non riesco a vederlo così- sussurrò Piper a Jason, si stava riferendo ovviamente a Leo.
Il biondo le strinse la mano, ma non disse nulla, perché non c’era nulla da dire, sapevano benissimo entrambi che non potevano fare nulla, non in quel momento.
Anche Frank non era messo meglio, stava seduto a terra, appoggiato lungo la parete esattamente di fronte la porta, l’avevano fatto uscire dalla stanza contro la sua volontà quando le cose avevano iniziato a peggiorare.
Era pallidissimo, fissava un punto impreciso del pavimento, totalmente perso nel suo mondo, non più ancorato alla realtà, cercando di non impazzire del tutto e attendendo delle risposte.
Qualcuno ci aveva anche provato a fargli delle domande, se volesse un po’ d’acqua o avesse bisogno di altro. Frank, però, semplicemente non rispose, perché non li aveva nemmeno sentiti.
Anche Nico era seduto a terra, diversi metri più lontano dall’altro ragazzo.
Aveva le ginocchia raccolte al petto che si stringeva con le braccia, il mento poggiato su di esse, la sua mente che lavorava veloce, ripensava a come tutta la sua vita continuava a crollare costantemente. A come riceveva una piccola speranza per poi essere subito spazzata via da tutto il dolore.
Forse aveva ritrovato Will, forse aveva capito di essersi sempre sbagliato, neanche il tempo di capirlo che in pochi secondi perde il resto dei suoi amici, della sua famiglia. Calypso, Leo che lo odia, Hazel in condizioni critiche. Perché?
Anche se, in fondo al suo cuore, sapeva qual’era la sua colpa, sapeva di meritarselo.
Di fronte a lui, anche se più spostati verso destra stavano infine Percy ed Annabeth.
La ragazza si era addormentata, ormai stremata, in una posizione abbastanza scomoda perché doveva comunque tenere la caviglia ingessata.
Percy l’aveva attirata delicatamente a se e appoggiata al suo petto per farla mettere in una posizione più comoda, le stava accarezzando i capelli come aveva sempre fatto.
Per alcuni minuti si perse in lei, cancellando tutto quello che avevano passato, come se quei mesi orribili non fossero mai esistiti.
Passò più tempo di quanto si immaginassero, intere ore.
Gli unici attivi erano Jason e Piper, furono infatti loro a non far cadere nella disperazione tutti gli altri, portando cibo, acqua e conforto. Perché nella famiglia ci si aiuta, sempre.
Fu solo quando gli ultimi raggi del tramonto illuminavano la struttura che la porta finalmente si aprì.
Né uscì un Will pallido e tremante, barcollava.
Quasi subito tutti gli furono addosso, prima che anche solo riuscissero a chiedere qualcosa il biondo annunciò –E’ stabile.
Leo fece un sospiro di sollievo, ma si limitò solo a quello, non poteva provare felicità, non in quel momento.
Piper lanciò un piccolo urlo di gioia e saltò su Jason abbracciandolo, si era ormai affezionata a tutti loro più di quanto si aspettasse.
Annabeth sorrise e, con un peso in meno nel petto, si lasciò nuovamente andare contro il petto di Percy, che la strinse a se senza pensarci due volte.
Frank non riuscì a dire nulla, per poco non scoppiò a piangere, infine corse dentro. Nessuno gli avrebbe impedito di vedere la sua ragazza, non dopo tutto quel tempo senza nemmeno una piccola informazione.
Anche Nico sorrise, poi però si accorse di Will e tornò serio.
Ricordò che quel ragazzo era stato coinvolto in un’esplosione in modo ravvicinato, forse aveva sbattuto la testa ed era rimasto svenuto per un po’, subito dopo l’avevano messo a lavorare per delle ore, senza pause, per salvare una vita.
Era più che ovvio che ora fosse pallidissimo e barcollante, Nico lo afferrò prima che si accasciasse a terra.
-Ti devi riposare adesso- disse con un tono quasi freddo.
E Nico capì quanto davvero fosse stanco quando Will si limitò ad annuire e aggrapparsi di più a lui, senza nessuna protesta.
Era aveva detto a tutti che potevano ritirarsi nelle loro stanze.
Erano tutti stanchi e stravolti per quello che era successo, dovevano riposare per poi pensare meglio a mente lucida.
Quando Leo aveva cercato di protestare lei non l’aveva neanche fatto finire di parlare, sapeva dove il ragazzo voleva andare a parere, sapeva quello che si sentiva dentro mentre i minuti passavano con Calypso nelle mani di quel pazzo sadico, ma sapeva anche che al momento non potevano fare nulla.
“Ora peggioreremo solo la situazione, signor Valdez, domani penseremo a un piano, a mente lucida, si vada a riposare adesso, ne ha bisogno.”
Leo non si convinse subito, lo fece solo quando intervenne anche Piper che, con gli occhi lucidi per la preoccupazione verso il suo amico, gli mise una mano sulla spalla e gli fece capire che in quelle condizioni non avrebbe aiutato Calypso, in alcun modo.
Solo a quel punto si divisero, prendendo strade diverse per i diversi alloggi che avevano.
Percy accompagnò Annabeth nella sua camera, l’adagiò delicatamente sul letto e sorrise debolmente al suo grazie.
Fece per andarsene, visto che lei non le aveva detto più nulla e forse aveva solo bisogno di riposare.
Si fermò però mentre poggiava la mano sulla maniglia, sapeva che momento più opportuno di quello non ci sarebbe stato, doveva farlo.
-Ti va…- sussurrò girandosi –di parlare?
Sul volto della ragazza passarono diverse emozioni contrastanti, come prima cosa lo stupore, non si aspettava che Percy gli chiedesse una cosa simile, così mansueto e distrutto internamente. Poi la rabbia, perché ovviamente, quelle quattro semplici parole fecero riaffiorare tutti i ricordi. Infine la rassegnazione, perché sapeva benissimo anche lei che prima o poi sarebbe arrivato questo momento, dovevano parlare, proprio come due persone adulte.
Annabeth annuì, sistemandosi meglio sul letto, nella sua posizione seduta, e spostando più verso il centro la caviglia fasciata, un chiaro invito silenzioso al ragazzo per sedersi.
Percy obbedì, poi alzò lo sguardo e arrivò subito al punto –Voglio che torni tutto come prima, io…- si rese conto che non poteva fare pretese così grandi, allora modificò leggermente la frase –Farò qualsiasi cosa perché tutto ritorni com’era prima. Te lo giuro Annabeth, non mi arrenderò mai, né mi darò per vinto. Perché ti amo, da sempre.
-Davvero pensi di non esserci andato a letto?- Chiese lapidaria la ragazza.
Percy rimase confuso, lei sospirò e diede le giuste spiegazioni.
-Me l’ha detto Piper, Jason ha parlato con lei.
Percy annuì –Lo penso davvero, non ricordo nulla di quella notte. Inoltre, avevo i pantaloni quando mi sono svegliato… Anzi, quando tu mi hai svegliato con quello schiaffo. Non te ne sei accorta?
-Bè, non era il mio primo pensiero al momento- rispose distogliendo lo sguardo.
-Annie- il ragazzo le si avvicinò con un impeto di disperazione –Devi credermi, ti scongiuro.
-Non lo so Percy- la ragazza scosse la testa continuando a non fissarlo direttamente negli occhi.
-No- Percy non si dava per vinto, si avvicinò ancora di più e con una mano intrecciò a forza le loro dita, con l’altra le afferrò il mento in modo da poterla guardare in quegli occhi grigi –Lo sai, amore mio, sai che ti sto dicendo la verità. Lo sai, perché mi ami tanto quanto io amo te, non puoi far vincere Luke.
-Io…
-Non sono riuscito a stare con nessuna, nessuna! Dopo quella notte, non ti ho mai tradito neanche quando non stavamo più insieme, perché nessuna è come te. Nessuna mi fa provare quello che mi fai provare tu semplicemente guardandoti, sei il mio tutto e non posso immaginare un futuro senza di te.
Prese fiato mentre Annabeth restava immobile, non sapeva come rispondere a un discorso simile, sicuramente era qualcosa che non si aspettava.
-Luke può anche aver escogitato tutto nei minimi particolati, farmi drogare e farmi portare via da quella ragazza. Ma non aveva messo in conto il fatto che io non avevo nessuna intenzione di collaborare con il suo piano- continuò Percy, sempre più deciso –Non ho nessuna prova concreta che ufficialmente ti possa assicurare che quella notte io non abbia fatto nulla. Ma io, dentro di me, so che è così, mi basta questo per avere la certezza.
Percy sorrise al ricordo –Stavo diventando pazzo, ho anche baciato Nico, con la paura che magari fossi diventato gay.
Questo fece ridere anche Annabeth –Sei un idiota.
-Il tuo idiota.
Le guancie della ragazza divennero rosse, poi si scostò dalla sua vicinanza e si sdraiò sul letto dandogli le spalle.
-Possiamo riprovarci, per far tornare tutto come prima.
Gli diede le spalle soprattutto per non fargli capire quanto in realtà era felice.
-Davvero?- Chiese Percy incredulo, certo, aveva fatto tutto il discorso, ma non pensava davvero di poterla convincere in così poco tempo.
-Con molta calma- chiarì lei –E alla prossima cazzata per me sei morto.
-Certo! Fidati di me!
Annabeth sorrise.
-Posso restare qui per questa notte?- Chiese poi il ragazzo con un tono quasi innocente.
La bionda sospirò –Basta che stai dalla tua parte di letto.
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