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13. ...non succede mai nulla di buono.

Jason e Piper stavano dormendo tranquilli ed abbracciati, quando qualcuno cercò di aprire la loro porta.
E non ci provò in modo silenzio, ma fece così tanto rumore che se ne sarebbe accorta anche un’anziana signora di 80 anni quasi del tutto sorda.
Jason si mise a sedere di scatto accendendo la luce, Piper afferrò la prima cosa che ebbe a portata di mano per usarla come arma: il telecomando del condizionatore.
Si guardarono in silenzio, poi Jason si alzò e si avvicinò alla porta sussurrando –Non può essere un nemico… Chi farebbe tutto questo rumore?
In ogni caso, sempre per essere pronto a qualsiasi cosa, non abbassò la guardia e aprì la porta di scatto, per spaventare chiunque ci fosse dietro.
Ma Annabeth non batté ciglio, anzi sembrò molto confusa e collegò quello che era successo solo dopo qualche secondo.
Alzò lo sguardo, strinse gli occhi e cercò di riconoscerlo –Jason! Che ci fai nella mia stanza?
Jason sbatté le palpebre sempre più confuso e si girò per chiedere silenziosamente aiuto a Piper.
Anche Annabeth si accorse di lei e con un sorriso entrò nella stanza –Oh c’è anche la mia amichetta!- Detto questo si gettò sul letto, accanto a Piper, dove poco prima stava Jason.
-Sei ubriaca?- Chiese a quel punto Piper.
-Mhm… Solo un pochino.
Jason sospirò e diede una testata al muro dietro di se, ma possibile mai che non riusciva a passare neanche una notte in pace?
-A Percy piacciono i ragazzi- buttò li la bionda.
-Cosa?- Domandò Piper assonnata, senza ascoltarla del tutto.
Annabeth cercò di prendere il telefono, ma sembrava un’azione troppo complicata. Con uno sbuffo lo afferrò Piper, lo sbloccò e fissò per un po’ lo schermo, poi lo porse a Jason.
Il ragazzo vide la chat con Luke aperta, una sola foto nei messaggi mandata da lui. Nico e Percy che si baciavano sul bordo di una piscina.
-Dal primo momento che l’ho visto ho pensato che fosse un grande stronzo- commentò Piper. Jason portò lo sguardo su di lei che si ritrovò a spiegare –Parlo di Luke.
Fece un nuovo sbadiglio e si girò verso la sua amica –Sono sicura che c’è più di una spiegazione plausibile a tutto questo, però ne parliamo dopo l’alba, si?
E prima di aspettare una risposta era già tornata a dormire. Annabeth la seguì quasi subito, abbracciandosi stretta la ragazza.
Jason si ritrovò senza un letto.
Tornò a fissare lo schermo del cellulare e ripensò a quello che aveva appena detto la sua ragazza.
Luke non aveva stretto amicizia con nessuno di loro e odiava a morte Percy, l’avevano capito praticamente dal primo giorno.
La vera domanda era: perché?
L’unica teoria che venne in mente a Jason fu che Luke era una spia, ma non si sarebbe comportato in modo così evidente no? Un po’ come quando avevano incolpato ingiustamente Nico.
Jason scosse la testa e cancellò la chat ad Annabeth, le posò il cellulare sul comodino e uscì fuori.
Aveva bisogno di spiegazioni.
 
Sbagliato.
Era questa l’unica cosa che pensava Nico mentre si avviava dentro con le mani in tasca.
Quando si staccarono Percy fece una smorfia –No, sono certo di essere ancora fortemente etero.
Nico gli diede un buffetto divertito in guancia –Allora ti conviene fare pace con Annabeth, o non ti si alza più a vita.
Percy strabuzzò gli occhi colpito dalla verità di quelle parole e Nico scoppiò a ridere di nuovo.
Il ragazzo dagli occhi color del mare lo fissò male, poi chiese –E invece tu?
Nico arricciò il naso –Non sei decisamente il mio tipo.
Aveva finalmente baciato quel ragazzo per cui aveva avuto una cotta i primi mesi che si erano conosciuti, circa un anno prima, e l’unica cosa che riusciva a pensare fu a quanto fosse stato sbagliato.
Non fu un semplice bacio a stampo, ma non fu neanche un vero e proprio bacio con la lingua. Più una via di mezzo.
Ma per Nico erano sbagliate le labbra, il loro calore e la loro consistenza. Erano sbagliati gli occhi che l’avevano fissato un secondo dopo, di un colore diverso. Ed era sbagliato che non avesse provato assolutamente nulla.
Strinse le labbra e quasi senza accorgersene iniziò a sfregare velocemente la mano sul braccio tatuato.
Ma, prima di arrivare ai dormitori, notò una figura sdraiata su uno dei muretti li vicino.
Avrebbe continuato tranquillamente per la sua strada se non gli fosse stato così familiare il suo profilo.
Quando lo riconobbe la sua mente lo incitò a riprendere il suo cammino ancora più velocemente, ma l’altra parte (Nico non avrebbe saputo dire se quella stupida o razionale) gli disse che c’era qualcosa di strano.
Perché Will se ne stava disteso su un muretto fuori? Al buio, solo e alle 4 e mezzo del mattino?
Non decise proprio volontariamente, i suoi piedi si stavano già muovendo verso il ragazzo.
-Will?- Domandò tentennando un po’ –Stai bene?
Il ragazzo biondo si girò nella sua direzione, lo fissò per un po’, poi tornò a fissare il cielo e mentre si stringeva i capelli tra le mani borbottò –Ora ho anche le allucinazioni… Ma quanto cazzo ho bevuto?
Nico corrugò la fronte e gli si avvicinò di più –Guarda che non sono un’allucinazione.
Will tornò a fissarlo e mise su un broncio –E’ quello che direbbe un’allucinazione.
A Nico scappò una mezza risata che non riuscì a trattenere.
-Dai andiamo, ti porto a letto prima che fra qualche ora ti svegli dentro una qualche piscina- annunciò afferrandolo per un braccio e facendo pressione, in modo che si alzasse.
Riuscì nel suo intento non proprio facilmente e, mentre camminavano, Will si accasciò quasi totalmente su di lui. Non stavano così vicini da tempo. Troppo tempo.
Stavano in silenzio, quando a un certo punto Will ridacchiò senza un apparente motivo, poi spiegò –E’ buffo che la mia allucinazione voglia portarmi a letto, non trovi?
Le guance di Nico andarono a fuoco, ma non rispose.
-In effetti sei un po’ troppo… solido per essere un’allucinazione- rifletté solo in quel momento.
-Si può sapere perché non credi che io sia reale?- Domandò a quel punto il moro mentre cercava di aprire la porta della sua stanza.
-Ma è ovvio- borbottò Will in risposta e, staccandosi dal moro che aveva appena aperto la porta, si andò a gettare sul suo letto come un peso morto, di traverso e sopra le lenzuola.
-Cosa dovrebbe essere ovvio?
Nico dovette avvicinarsi per sentirlo, visto che il biondo aveva deciso di parlare con la faccia affondata nel cuscino.
-Tu adesso sei con Percy. Lo so. Ho visto la foto.
Nico sentì un brivido gelido scendergli lungo la schiena.
-Quale foto?
Will decise di ruotare la testa, forse stava iniziando a soffocare in quella posizione. Aveva gli occhi lucidi.
-Quella che hanno inviato ad Annabeth. Tu e Percy vi stavate baciando, so che ora siete andati oltre.
Nico si sedette di fianco la sua testa –Chi gliel’ha invita?- Chiese freddo.
Will, per quanto quella posizione glielo permettesse, alzò le spalle –A chi importa? Tu hai sempre voluto Percy, lo sapevo. L’ho sempre saputo ma ho pensato… Che magari… Ti saresti potuto innamorare anche di me. Me l’hai davvero fatto credere per un sacco di tempo. Sei solo uno stronzo.
E Nico scattò, lo afferrò per una spalla e lo fece voltare mettendolo a pancia in su, per poi chinarsi sul suo viso.
-Non ho provato nulla baciando Percy. Perché non eri tu. Per Percy avevo una cotta, questo è vero, ma non l’ho mai amato come amo te.
Gli occhi del biondo si riempirono di disperazione e, afferrandogli un braccio, quasi gli urlò –Perché me lo dici ora!? Perché ti comporti così? Sai che domani non ricorderò nulla!
-Lo so- la sua risposta era meno di un sussurro, gli scostò i capelli dalla fronte e gli lasciò un bacio.
Non dovette aspettare troppo prima che si addormentasse, l’alcool lo fece crollare in pochissimi minuti.
Solo a quel punto Nico staccò il cervello e si permise un altro contatto che gli doveva essere proibito. Si chinò nuovamente su di lui e gli lasciò un leggerissimo bacio in bocca.
Qualcosa di nulla in confronto a quello che aveva appena dato a Percy, ma che gli fece provare molte più emozioni.
Si alzò e uscì dalla camera ma, per quanto sonno potesse avere, non si avviò nella sua stanza.
 
-Luke.
Quello di Jason non fu un urlo, ma nel parco buio e deserto il ragazzo lo sentì chiaro e forte.
-Che vuoi?- Il ragazzo si girò a fissarlo, era leggermente più alto di lui.
Jason andò dritto al punto –Fai davvero parte della CIA o sei un traditore?
Luke sembrò confuso, non si aspettava una domanda del genere.
-Ovvio che faccio parte della CIA- rispose sicuro.
-Allora qual è il tuo problema? Cosa hai contro Percy? Pensavo che fossi stato ingaggiato per proteggerci.
-Appunto, per proteggervi. Nessuno ha detto niente però sul rovinargli la vita. E non provare a difendere il tuo amichetto, non sai quello che ha fatto.
Jason stava per rispondere, ma una nuova presenza si intromise in quella discussione.
-Tu!- Urlò semplicemente e, mentre Luke si girava verso di lui, Nico gli rifilò un potente pugno sul naso dal quale iniziò subito a uscire del sangue.
-Nico!- Jason lo bloccò per le braccia, il moro era intento a continuare la sua rissa.
Impossibilitato a muoversi Nico lo aggredì verbalmente –Perché gli hai inviato quella foto!? Sei un bastardo! Come ti sei permesso! Perché tutti volete rovinarmi la vita!?
Luke cercò di tamponarsi il fiotto di sangue con il dorso della mano, poi rispose con voce nasale –Non volevo rovinare la tua vita, sei stato solo un effetto collaterale. Inoltre, dovresti solo prendertela con te stesso. Non sono io quello che va in giro a baciare ragazzi.
Nico per poco non gli saltò addosso, ma Jason riuscì nuovamente a trattenerlo, lo afferrò per le spalle e lo fece girare verso di lui.
-Calmati cazzo!
-Non capisci!- Gli urlò a sua volta il moro –Già Leo mi odia per Calypso, non posso permettere che anche tutti voi iniziate a farlo per una cazzata. Voi… Siete la mia famiglia. Non posso perdere la mia famiglia… non di nuovo.
-Non succederà, nessuno ti odierà. Non c’è bisogno però di ucciderlo.
Nico distolse lo sguardo e strinse le labbra, non rispose ma si calmò.
-Riguardo a te…- Jason aveva portato di nuovo la sua attenzione su Luke, ma il ragazzo era già andato via.
Il biondo sospirò e promise a se stesso che avrebbe portato alla luce del sole quella storia che sembrava non avere né capo né coda.
 
Hazel camminava lungo il corridoio come una zombie.
Tutti i suoi pensieri rivolti a quello che aveva appena visto.
Tornata nella sua stanza si mise a letto e fissò il tetto senza vederlo realmente.
Al suo fianco, Frank si mosse.
-Hazel?- Chiese con la voce impastata dal sonno.
E solo quella voce fece tornare al presente la ragazza.
Si girò e si strinse al suo petto scoppiando a piangere.
-Ehy… Che succede? Ti senti male?- Domandò il ragazzo con la voce piena di preoccupazione.
Hazel continuò a singhiozzare mentre si faceva stringere dalle sue braccia. Alla fine parlò con voce rotta –Non ne posso più! Non voglio più capire se qualcuno mente o no… Non voglio più questa responsabilità, non voglio più mantenere tutti questi segreti!
Il cuore di Frank si strinse, l’amava tantissimo ma non poteva aiutarla in alcun modo.
La strinse ancora di più fra le sue braccia e sperò che questo potesse alleviare, anche di un minimo, il suo dolore.
Ora capiva perfettamente cosa volesse dire sua nonna, tanti anni prima.
 
Niente di tutto questo sarebbe avvenuto se ognuno fosse rimasto nel suo letto a dormire.
Perché si sa, dopo le due di notte non succede mai nulla di buono.

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Buonpomeriggio!
Scusate per l'assenza ma i miei giga hanno fatto caput d'altronde non ho potuto aggiornare :"
Anyway spero che quest'aggiornamento vi abbia reso felice alla prossima ;)

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